"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Iran e l’asse della Resistenza: i garanti di una integrazione regionale indipendente

La collaborazione tra Siria, Iraq e Iran è riuscita a contenere l’avanzata dei takfiri  dell’ISIS  sostenuti dall’Occidente (USA, Francia e GB) e dai suoi alleati regionali (sauditi, quatariani, turchi)

Por Hakim Gutiérrez

La rivalità confessionali in cui si manifesta il conflitto (sciiti contro sunniti) e la demonizzazione dell’Iran e di tutti i movimenti popolari di resistenza svolta  attraverso i media atlantisti  e la loro propaganda, persegue vari obiettivi chiave. I primo è quello di nascondere davanti all’opinione pubblica gli interessi di egemonia che si trovano dietro questi conflitti che stanno martirizzando la regione. Quindi  continuare  in modo occulto con  l’afflusso  dei terroristi promuovendo l’intolleranza. Alla fine la loro propaganda tende a invertire i ruoli e presentare l’Iran come un paese aggressore con aspirazioni di dominio imperiale sulla regione e gli altri (i paesi che hanno concorso nell’armare il terrorismo jihadista) come  le vittime.

Il nuovo Asse della Resistenza, una solida alleanza contro l’imperialismo

L’ostilità contro la Repubblica Islamica dell’Iran, non è un fatto nuovo. L’Occidente e l’Arabia Saudita finanziarono l’aggressione dell’Iraq nella guerra Iran-Iraq che costò milioni di morti. La strumentalizzazione fatta dalla CIA dei gruppi terroristi iraniani, il tentativo abortito di “rivoluzione verde” attuato in Iran nel 2009 ed il blocco economico furono queste le altre tattiche utilizzate dagli USA e dall’Occidente per cercare di piegare l’Iran in tutti i modi.

Tuttavia, nonostante l’aggressione permanente ed il blocco economico subito, l’Iran è riuscito a progredire in forma autonoma sviluppando la sua propria industria e tecnologia fino al trasformarsi in una potenza regionale indipendente che ha costituito, assieme allo stato laico della Siria, unitamente alle diverse organizzazioni popolari palestinesi e libanesi, una solida alleanza politico-militare che ha potuto sbaragliare l’esercito israeliano in Libano e resistere eroicamente contro l’offensiva dell’ISIS e di Al Quaeda.

L’Hezbollah libanese ha cambiato il corso della guerra in Siria conquistando posizioni strategiche e riuscendo a rompere così le lineee logistiche dei gruppi takfiri e bloccando sul nascere i loro piani di entrare nel Libano. Nel sud della Siria, Hezbollah e l’Esercito Arabo siriano sono riusciti a mettere in scacco i piani israeliani di creare una zona tampone dalla quale, i takfiri attaccherebbero Damasco, come anche le posizioni di Hezbollah nel sud del Libano. Sul fronte iracheno, l’esercito iracheno e le milizie popolari sciite sono riuscite a recuperare diverse città che erano cadute previamente in mano all’ISIS: Attualmente le forze patriottiche irachene si trovano  nella fase di  preparazione  per affrontare la battaglia decisiva di Falluja.

Hezbollah missili

Nello Yemen, la monarchia saudita ha aperto un nuovo fronte  con una aggressione fatta in nome e per conto degli Stati Uniti. I bombardamenti massicci attuati dai sauditi e dai loro indegni alleati arabi non hanno potuto impedire l’avanzata della resistenza patriottica yemenita ma hanno prodotto centinaia di vittime civili innocenti, nella totale indifferenza delle nazioni occidentali.

Prendendo a pretesto un preteso “espansionismo” iraniano, l’Arabia Saudita è riuscita a mettere assieme, grazie alla sua forza economica, una coalizione di eserciti di diversi paesi arabi sunniti che hanno bombardato in forma costante lo Yemen, il paese più povero della regione, per cercare di sottometterlo nuovamente al gioco saudita. Perfino Abou Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha appoggiato l’Arabia Saudita.

In questo contesto complicato. la pressione coordinata della Russia, della Cina e dell’Iran sull’Occidente, ha reso fattibile la firma di un possibile accordo sul tema nucleare tra Iran e le 5 potenze + 1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU + la Germania).

L’entità sionista (Israele) e l’Arabia Saudita hanno reso pubblica la loro più alta preoccupazione alludendo al presunto pericolo che significherebbe una bomba nucleare iraniana per la loro sicurezza. In realtà quello che realmente preoccupa entrambi i regimi e gli stessi Stati Uniti è il rafforzamento dell’Iran e di conseguenza l’asse della Resistenza, nel caso in cui si levino le sanzioni economiche verso l’Iran e questo paese potrebbe beneficiare di tutti i suoi attivi bloccati nelle banche internazionali. Si calcola che l’Iran potrebbe recuperare circa 120.000 milioni di dollari. Inoltre una normalizzazione delle realazioni con l’Iran potrebbe implicare il ritorno degli investimenti stranieri in questo paese come anche l’aumento dell’offerta iraniana sul mercato del petrolio. L’arrivo di investimenti occidentali in Iran consentirebbe a Teheran nuovi margini di manovra nelle realzioni con i paesi occidentali.

Guardie della rivoluzione iraniane

La Resistenza nel Libano ha vinto il nemico sionista

L’Iran sarebbe in condizione di raddoppiare i suoi sforzi per dare impulso ai piani di integrazione regionale convincendo i popoli e le nazioni della regione sulla fattibilità di realizzare Stati sovrani politicamente e culturalmente indipendenti dall’Occidente.
Il progetto di integrazione regionale iraniano è inclusivo. Soltanto l’entità sionista rimarrebbe fuori.
Davanti ad una simile minaccia contro  le sue ambizioni regionali, enunciate nel progetto di dominio imperiale statunitense, i regimi sionista e wahabita, in una sorta di “coming out”, denunciano l'”espansionismo” dell’Iran nella regione, ammettendo davanti al mondo la convergenza dei loro interessi strategici e la loro volontà di impedire ad ogni costo, la nascita di un progetto di integrazione regionale indipendente dall’Occidente.

Per questo motivo, il Medio Oriente vive di sicuro il momento di più alta tensione da molti anni a questa parte. Se  risulta un fatto assodato che Israele è l’unica potenza nucleare in Medio Oriente, la struttura militare dell’Asse della Resistenza è in condizione di poter distruggere  Israele con armi convenzionali. Il concetto di distruzione mutua assicurata, quello  che ha mantenuto nel mondo il teso equilibrio della guerra fredda,  sembra essere applicato adesso per la regione. Tuttavia, le forze di distruzione scatenate da Riyad stanno provocando forti tensioni interne anche in Arabia Saudita. In questo contesto, la minaccia saudita di dotarsi di un armamento nucleare o la disperazione israeliana,  sono i fattori che potrebbero rompere il fragile equilibrio.

Fonte: Al Ahed News

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Nella foto in alto: sostenitori di Hezbollah e della Siria di Bashar al-Assad

Nella foto al centro: un reparto lanciamissili di Hezbollah

Nella foto in basso: un reparto dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran

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