"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’invasione USA della Siria: il respiro profondo prima del tuffo

di Tony Cartalucci

Quando la rivista Foreign Policy ha recentemente affermato, nell’articolo dallo stesso titolo: “La Turchia entra in guerra”, in realtà intendeva dire: “Gli USA entrano in guerra”. Questo perché il lungo piano descritto nell’articolo non è creazione turca, ma un vecchio progetto USA contenuto nei documenti programmatici almeno dal 2012.

L’articolo afferma:
“Stati Uniti e Turchia concordano sul fatto che bisognerebbe espellere l’ISIS dal suo territorio lungo il confine turco, sebbene gli ufficiali statunitensi parlino solo di una ‘zona sgombra dall’ISIS’ mentre quelli turchi di una ‘zona sicura di fatto’ dove i ribelli siriani potrebbero trovare rifugio sia dal regime che dagli attacchi degli jihadisti.”

Tuttavia queste “zone sicure” sono esattamente ciò che il pensatoio Istituto Brookings ha suggerito di creare durante l’intero conflitto siriano, con vari pretesti: prima per finte preoccupazioni “umanitarie” simili a quelle usate nel 2011 per giustificare l’intervento NATO in Libia, e adesso usando il pretesto del cosiddetto “Stato Islamico” (ISIS).

Il “Memorandum num. 21 per il Medio Oriente” dell’Istituto Brookings affermava:
“Un’alternativa è che gli sforzi diplomatici si concentrino prima su come mettere fine alla violenza e guadagnare un accesso umanitario, come sta avvenendo sotto la guida di Annan. Questo potrebbe portare alla creazione di ‘santuari’ e corridoi umanitari che dovrebbero essere protetti da forze militari limitate. Il che ovviamente non porterebbe a raggiungere gli obiettivi statunitensi in Siria e potrebbe lasciare Assad al potere. Partendo da tale situazione, tuttavia, un’ampia coalizione con appropriato mandato internazionale potrebbe aumentare la capacità coercitiva degli sforzi.”

E’ chiaro che, mentre la giustificazione per le intromissioni occidentali cambia continuamente a seconda del vento politico, permane il piano sottostante di dividere, distruggere, invadere gradualmente, occupare e infine annientare la Siria.
In realtà l’ultimo pretesto, cioè l’ISIS, è stato creato e viene perpetuato dal supporto di USA, Arabia Saudita, Israele, Giordania e Turchia. L’ISIS non può procurarsi armi, denaro e combattenti solo all’interno della Siria e dell’Iraq, e non fa segreto di ricevere la gran parte di tutte queste cose dall’estero. Solo in Turchia, centinaia di camion attraversano ogni giorno i posti di controllo al confine per entrare in territorio siriano e iracheno. Questi convogli di rifornimenti sono così alla luce del sole che un gruppo di cameramen del Deutsche Welle ha trascorso un’intera giornata filmandoli e intervistando i locali, che descrivevano il torrente quotidiano che rifornisce il terrorismo sponsorizzato dallo stato appena oltre il confine, in Siria settentrionale (Vedi: dw.de/is-supply-channels ).

Anche i resoconti dello stesso giornale israeliano Haaretz ammettono che la Forza di Difesa israeliana prestava aiuto ad al-Qaeda e al-Nusra, sebbene fossero da tempo elencate dal Dipartimento di Stato USA come organizzazioni terroristiche straniere e avessero in passato collaborato apertamente con l’ISIS. L’articolo, dal titolo “Israele non fornisce più cure mediche ai membri del siriano Fronte di al-Nusra”, ammette che:
“Un alto ufficiale delle Forze di Difesa israeliane ha rivelato lunedì che Israele ha smesso di fornire cure mediche ai membri di un gruppo di ribelli siriani estremisti, rimasti feriti nella guerra civile in corso nel paese. La decisione, riguardante il Fronte di al-Nusra, collegato con al-Qaeda, è stata presa circa 6 settimane fa. Secondo l’ufficiale, numerosi combattenti feriti di al-Nusra avevano ricevuto cure mediche in Israele.”
Sono state le crescenti lagnanze della comunità israeliana drusa a spingere alla dichiarazione pubblica, la quale dimostra che Israele, come la Turchia, sta fornendo supporto materiale ai terroristi di al-Qaeda: gli stessi terroristi che l’Occidente e i suoi alleati regionali stanno cercando di usare come pretesto per intensificare ulteriormente il conflitto siriano.

Se la Turchia volesse veramente fermare l’ISIS…

Se la Turchia intendesse sul serio mettere fine alla minaccia dell’ISIS, prima di tutto smetterebbe di ospitarne i combattenti nel suo territorio. Implementerebbe misure più severe lungo i confini per impedire l’afflusso di nuovi combattenti in Siria, e interdirebbe completamente anche il torrente infinito di rifornimenti diretti all’ISIS in Siria ed Iraq.
Si potrebbe notare come la Turchia sia il luogo di raduno virtuale di tutti i combattenti che dalle varie parti del mondo cercano di unirsi all’ISIS: che siano terroristi uiguri fatti arrivare dalla Cina da USA e Turchia, o gonzi reclutati dai servizi d’intelligence occidentali in Nord America ed Europa e spediti in Turchia prima di eseguire spettacolari attacchi terroristici una volta tornati a casa. In effetti è proprio in Turchia che uno dei vari sospettati di Charlie Hebdo aveva cercato di scappare, nel tentativo di tornare tra i combattenti dell’ISIS in Siria.
Queste opzioni sono state disponibili alla Turchia ormai da anni, e avrebbe potuto metterle in pratica in qualsiasi momento. Ma non l’ha fatto. Questo perché eliminare l’ISIS non è l’obiettivo di quest’ultimo tentativo di intervenire militarmente in Siria; l’obiettivo è piuttosto di ricavare delle “zone sicure” come descritto dagli esperti statunitensi nel 2012, da cui poi rovesciare il governo siriano.

La Turchia non ha alcuna intenzione di “fermare l’ISIS”. Non ci sono combattenti “moderati” che essa debba supportare con la sua presunta prossima operazione militare. La Turchia ricaverà porzioni di territorio siriano con un’invasione di fatto, e sposterà il fronte più vicino a Damasco nel disperato ennesimo tentativo di far crollare la determinazione del popolo siriano e dell’Esercito Arabo Siriano, così come quella degli alleati che finora hanno combattuto con Damasco. Minacciando di ricavare porzioni di territorio con un’invasione di fatto e con il pretesto di “combattere l’ISIS”, mentre in realtà all’ISIS verrà fornita la copertura aerea della NATO per aumentare le sue capacità di combattimento, la NATO spera di costringere gli alleati della Siria a fare delle concessioni, per salvare ciò che resterebbe una volta conclusa l’operazione.

Il piano di USA e Turchia per l’invasione della Siria settentrionale è la mossa nata da una cospirazione frustrata e arenata che prevedeva di rovesciare il governo siriano subito dopo la caduta della Libia nel 2011. Per contrastarla occorre una contromossa ben calcolata da parte degli alleati della Siria.

Fonte: Journal-neo.org
Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: truppe turche schierate al confine siriano

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