"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Licio Gelli, i misteri d’Italia e gli alibi di una colonia

di Adriano Scianca

Che Licio Gelli, ex venerabile della loggia P2, morto a 96 anni nella sua residenza di Villa Wanda, ad Arezzo, porti con sé nella tomba tanti segreti d’Italia è cosa sin troppo scontata da dire in questo momento.

Il nome del massone toscano – era nato a Pistoia il 21 aprile del 1919 – è stato per anni il jolly da giocare in ogni inchiesta vecchia e nuova, in ogni episodio poco chiaro della storia d’Italia, in ogni ricostruzione di ciò che ci sfugge su delitti, stragi, scandali, truffe. Lui, divertito, assecondava la sua fama, concedendo di tanto in tanto interviste piene di allusioni e ammiccamenti, su cui poi la stampa ricamava per settimane.

Questo non vuol dire che Gelli fosse soltanto una macchietta o uno specchietto per le allodole: di trame ne ha sicuramente fatte un bel po’ e su tanti misteri della nostra storia ne sa molto più di noi. Ma è un po’ l’ossessione per il “Grande Vecchio” che va smontata. L’idea, cioè, che la Grande Spiegazione sia tutta concentrata in un punto: un uomo o magari un archivio. E che quindi, se il male è tutto lì, noi non abbiamo nulla da rimproverarci.

Ricordate quando Renzi sparò la boutade dei documenti riservati da desecretare? Molti credettero che a quel punto sarebbe uscita fuori una stanza del Viminale in cui trovare tutte le risposte a tante domande sulla nostra storia recente. Una cosa tipo: “Bologna, strage di”, “Ustica, verità su”, “Sindona, identità dell’assassino”. Ovviamente non esiste nulla del genere. Sarebbe troppo comodo ed è anche un alibi per tutti noi: ci fa credere che tutti i nostri problemi siano racchiusi in grandi bugie che entità malefiche ci hanno sempre propinato. Noi siamo innocenti, è il potere che è cattivo, noi vorremmo un’Italia migliore, ma con tutti questi complotti non è possibile averla.

Purtroppo non è (solo) così, perché in Italia lo status di colonia – che è alla vera origine di tutti i cosiddetti “misteri” – è da sempre palese, rivendicato. E il servilismo dei tenutari locali che intendono mettersi in luce con i colonizzatori è altrettanto esplicito. Cosa può aver fatto nell’ombra Gelli che Letta, Monti o Renzi non abbiano già attuato alla luce del sole? Quando la cessione di sovranità è programma di governo, l’opera dei mestatori vari è tutt’al più manovalanza sporca. Del resto se esiste il Grande Vecchio, basta eliminare lui e tutto torna a posto.

E invece questo non accade (allo stesso modo, nel neofascismo molti sono convinti di riassumere il fallimento di una storia politica puntando il dito contro il Grande Traditore, dimenticando invece i tanti tradimenti diffusi, che tuttavia vengono perdonati se si trova un capro espiatorio unico e generale). Ora, i complotti, le trame, le guerre sporche esistono. Ma prosperano sulla resa di tutta la classe politica e prima ancora sul fatalismo, l’ignavia e la passività di un popolo. È inutile scandalizzarsi per il gioco sporco di soggetti che sono sempre esistiti, in ogni luogo e in ogni epoca. Faremmo molto meglio a incazzarci per la nostra resa che a tali personaggi ha reso la vita sin troppo facile.

Fonte: Il Primato Nazionale

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  1. barbara 1 anno fa

    ridicoli pensare ed attribuire il marcio ad una persona sola, patetico cascare in questi giochetti ed il drammatico è che funziona con un popolo tanto bue…ottimo articolo

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