"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Libia: la persecuzione dei cristiani non interessa agli esponenti della sinistra mondialista

La sinistra mondialista per bocca di personaggi come Laura Boldrini o di Giancarlo Perego (direttore della fondazione “Migrantes) nega o minimizza il fatto che esista una persecuzione contro i cristiani, in particolare in Libia, paese destabilizzato dall’intervento militare occidentale. Vedi: Liberoquotidiano

Non è di questo parere invece Il sacerdote eritreo don Mussie Zerai, candidato al Nobel per la Pace, il quale, conoscendo bene la situazione dei cristiani in Africa, nei paesi mussulmani, denuncia le discriminazioni ed i maltrattamenti subiti nei campi di detenzione.

“Una tragedia che potrebbe ripetersi. Vi sono molti altri migranti nelle mani di Isis». Così il sacerdote eritreo don Mussie Zerai commenta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre l’uccisione dei circa trenta cristiani etiopi ed eritrei per mano dello Stato Islamico, ripresa in un video diffuso dal gruppo terrorista il 19 aprile.
Don Zerai, fondatore e presidente dell’agenzia Habeshia, è noto per il suo impegno in difesa dei richiedenti asilo e dei migranti in fuga da guerre, dittature, terrorismo e persecuzione. Un impegno che nei mesi scorsi gli è valso la candidatura al premio Nobel per la Pace.

«Le persone uccise dai jihadisti speravano di iniziare una nuova vita e ricevere protezione in Europa». Come loro molti altri cristiani affrontano lunghi viaggi, anche per fuggire da situazioni di persecuzione. E nel loro cammino incontrano gravi discriminazioni a causa della loro fede.
«Nei campi di detenzione in Libia i cristiani sono sempre stati discriminati e maltrattati – riferisce il sacerdote ad ACS – Nei giorni scorsi mi hanno informato che in un centro di Misurata i cristiani sono obbligati a pregare assieme ai musulmani e ad osservare il digiuno nel mese del ramadan. Con la differenza che mentre al calar del sole i detenuti musulmani ricevono del cibo, ai cristiani è negato anche questo diritto».

In merito alla tragica vicenda dei dodici cristiani gettati in mare nel Canale di Sicilia lo scorso 14 aprile, il sacerdote invita invece alla cautela. «Le dinamiche non sono ancora state confermate dalla magistratura ed è la prima volta che si hanno notizie di discriminazioni religiose tra i migranti sui barconi. Spero che non sia vero, altrimenti sarebbe terribile».

Tra i migranti cristiani uccisi dallo Stato Islamico vi erano almeno tre eritrei, identificati attraverso il video diffuso dai jihadisti. Don Zerai racconta la persecuzione vissuta dai fedeli nel suo paese, non a caso noto come la “Corea del Nord d’Africa”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Eritrea sarebbero circa 1.200 i cristiani detenuti in carcere anche per motivi religiosi.
«Molti leader cristiani, soprattutto pentecostali, sono stati arrestati e torturati e alcuni di loro hanno trovato la morte in carcere. Perfino il patriarca ortodosso eletto canonicamente si trova ora agli arresti domiciliari ed è stato sostituito da un patriarca vicino al regime».

Lo stretto controllo governativo riguarda anche la Chiesa cattolica le cui pubblicazioni – “colpevoli” di denunciare ingiustizie e abusi – sono state chiuse già da dieci anni. «Ci hanno vietato di pubblicare la traduzione della Dottrina sociale della Chiesa in lingua tigrina. I censori sostengono che contenga temi politici».

Don Zerai teme possibili rivendicazioni in seguito alla lettera pastorale scritta dai quattro vescovi di Eritrea nel giugno 2014: una chiara denuncia delle difficili condizioni in cui versa la Chiesa locale. «Il regime non ha ancora agito perché non vuole apparire vendicativo. Ma i vescovi si attendono una dura reazione in futuro».
Migliore la situazione dei cristiani in Etiopia, «dove tuttavia – dichiara ad ACS-Italia padre Habtesilassie Haillemariam, sacerdote del Pontificio Collegio Etiopico – si inizia ad avvertire la pressione di paesi confinanti a maggioranza islamica, quali Sudan e Somalia». (…………………………………..)

«È importante agire alla radice e non limitarsi a rispondere all’emergenza – dichiara ad ACS don Mussie Zerai – Ogni anno si ripetono le stesse tragedie. Tragedie annunciate. Per combattere il traffico e porre fine alla morte nel deserto o nel Mediterraneo di tanti migranti innocenti si deve dare loro un’alternativa legale e soprattutto cercare di risolvere nei loro paesi di origine, problemi quali dittature, guerre, persecuzione e contesti socioeconomici per nulla dignitosi».    Fonte: Zenith.org

Nota: Queste testimonianze confermano quale sia il livello di persecuzione che subiscono le popolazioni cristiane in alcuni paesi dell’Africa e del Nord Africa e non fa nessuna meraviglia che l’intolleranza ed il fanatismo religioso dei gruppi radicali islamici sia  presente anche fra molti dei migranti che varcano il Mediterraneo per sbarcare in Italia. L’episodio dei migranti gettati a mare perchè cristiani non è affatto isolato. Vedi: Massacro dei cristiani in Libia tra decapitazioni e fucilazioni

Gli esponenti della sinistra mondialista si ostinano a non vedere il fenomeno ed a negare il pericolo rappresentato dal fattore religioso che rende molte delle persone che arrivano, quelle che professano religione islamica di ispirazione salafita o wahabita, potenzialmente pericolose e sicuramente non integrabili in una società come quella italiana.

Si può facilmente prevedere che i problemi prima o poi verranno fuori, in particolare considerando l’opera di sobillazione che attivisti di organizzazioni estremiste islamiche (finanziati da Arabia Saudita e Qatar) svolgono nell’ambito delle comunità mussulmane. Come sempre le autorità del governo italiano, rappresentato dai Renzi e dagli Alfano, sottovalutano colpevolmente questo problema e sono esclusivamente impegnate ad ottemperare alle direttive che ricevono da Bruxelles e dalle centrali di potere sovranazionali.

Sappiamo già quale sia l’obiettivo di queste centrali: attraverso l’immigrazione di massa e conseguente processo di “africanizzazione” dell’Italia, si vuole imporre un modello di società multiculturale e multirazziale , un modello esaltato dal sistema dei media e dagli opinionisti del pensiero unico, con la perdita dell’identità culturale che segue a ruota quella già avvenuta della sovranità nazionale.

Non a caso nelle ultime settimane, con l’enorme aumento dell’esodo biblico verso le coste della Sicilia,  si sono moltiplicati gli appelli “rassicuranti”  da parte di tutti gli esponenti politici della sinistra mondialista, quella del “pensiero unico”,  per convincere gli italiani che l’immigrazione non costituisce un pericolo ma anzi una “risorsa” da valorizzare, altri, come l’ineffabile presidente della Camera, Laura Boldrini, oltre a fare del sarcasmo sui cristiani gettati in mare ed affogati, aveva in precedenza anche incitato gli italiani ad adeguarsi al “nuovo stile di vita” degli immigrati ed a assimilare la loro cultura. Vedi: BOLDRINI: MIGRANTI SONO AVANGUARDIA DEL NOSTRO FUTURO STILE DI VITA

Questi sono gli attuali rappresentanti delle Istituzioni e si comprende per quali interessi lavorino, di sicuro non quelli della popolazione italiana

Luciano Lago

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  1. Ares 2 anni fa

    Ma quella è solo una Puttana tecnocrate che prende ordini, insomma una nullità (anche se pericolosa)

    Rispondi Mi piace Non mi piace