"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Europa nel pantano delle stagnazione e la politica estera dell’Europa in crisi

Hollande Merkel ecc.

di Rafael Poch

La Germania è tecnicamente in recessione e non crea posti di lavoro. Stagnazione pura e dura. Sono i dati dell’Ufficio federale di statistica nel 2012 (crescita del PIL, 0,4%) e il 2013 (0,1%). Questi i dati di sintesi della sua (ingannevole) contabilità, che in Germania sono sempre attorniati da una sinfonia di indici dell’ Istituto IFO, sulla fiducia delle imprese (di solito alta) e la “buona atmosfera” dello stentato consumo interno nazionale. Il numero dei dipendenti è stagnante, dati sulla disoccupazione (3 milioni) non cambiano ed il numero di ore lavorate è diminuito (0,3%) in entrambi gli anni. Dal 2008 il PIL tedesco è cresciuto del 2,2%. Questo è quello che era definita prima come stagnazione. E’ arrivata qui per restare?

Non è che si creda più nella sua “crescita”. Questo disastro consiste nel consumare più di quello che il pianeta è in grado di generare e di trasferire un pedaggio incommensurabile per le generazioni future. L’austerità degli ultimi anni sembra condannare l’Europa a un lungo processo di stagnazione in forma simile al Giappone.

Forse la “crescita” è terminata. La stagnazione può essere una buona notizia, un invito alla riforma basata sulla contabilità ingannevole di una crescita del PIL che ignora la degradazione umana del cambiamento globale; nel clima, negli gli oceani, negli gli ecosistemi, e, naturalmente, nelle società.

Senza voler credere che, quello che constatiamo è la contraddizione della sua dottrina senza senso: La strategia europea per continuare ad alimentare questo totem  sbagliato non funziona. Tutta la costruzione austeritaria dell’asse Berlino-Bruxelles, con i loro vassalli incondizionati di Madrid, di Roma, di Atene e dei loro compari, socialdemocratici o conservatori, un po ‘ovunque, vengono alla luce con  i dati tedeschi che venivano passati come un esempio a tutto il continente. In nome di cosa si può adesso andare a giustificare la priorità del pagamento a coloro che hanno causato questo marasma? Per quanto si sottragga alla sfera sociale non c’è possibilità di “crescita”. Come andranno a giustificare ulteriori tagli alle spese sociali?

L’altro principale vettore europeo del momento è il trattato commerciale con gli Stati Uniti (TTIP), segretamente negoziato, a nome dei cittadini europei, per aumentare il primato della finanza e del controllo pubblico transnazionale, vale a dire tutto ciò che è all’origine della crisi. La crisi del progetto europeo è la somma di questi due vettori; stagnazione, da un lato, e lo sforzo nettamente antidemocratico per aumentare la regressione umana, dall’altro. Questa è ‘la formula perfetta per la disintegrazione proposta dalla tecnocrazia oligarchica di Bruxelles. Società di consumatori sempre più diseguali (tra loro ed al loro interno ) che compongono l’Unione europea , le quali difficilmente torneranno a sostenere un “progetto europeo”privo della promessa di prosperità è visto da sempre più persone come autostrada per l’involuzione, i tagli sociali e l’espropriazione dei diritti. Ma i cittadini europei saranno pronti a ribellarsi?

Dall’indignazione alla organizzazione

In Francia, il paese con la tradizione sociale più consolidata in Europa, la resistenza della società alle “riforme” -quando per “riforma” nel contesto attuale può solo avere il significato di “cambiare in peggio” – e le accuse di “conservatorismo” che, essendo lo scopo di questo di preservare ciò che rimane dei diritti del lavoro e della sovranità, è tutt’altro che una accusa denigratoria–, convergono verso un panorama fosco.

Da un lato il partito socialista è sulla buona strada per la “pasokización” (alla greca), dall’altro lato delle acque risulta più che che giustificato il disincanto generazionale con la vecchia “gauche”, la sinistra tradizionale francese (si ricordi che l’abbraccio di questa al neoliberismo per via dell’ europeismo, risale al 1983 con Mitterrand) e raccoglie le nuove generazion più con la destra del Front National della Marine Le Pen che non verso il Front de Gauche di Mélenchon e compagnia. Non è che la società svolti verso l’estrema destra, è piuttosto che il Fronte Nazionale presenta una maggiore credibilità rispetto al Front de la Gauche invischiato ed imparentato con una sinistra senza alcuna credibilità: il PCF resta impegnato a negoziare con le “forze sane” del PS, un partito di gente favorita, come i Verdi tedeschi, in cui “la metà dei membri sono eletti e l’altra metà aspirano ad esserlo”, dice un osservatore. Lo stesso Mélenchon del Partito Socialista, era un membro e ministro del governo fino a poco tempo prima .

Mélenchon, un leader potente ma molto meno brillante di Oskar Lafontaine, ma con il vantaggio che predica su un terreno molto più fertile per ribellione ma che non crede nell ‘”unione della gauche”, ma va più in la’: chiede di “riunire il popolo “al di sopra le parti per avviare un processo costituente. Grandi parole. Egli dice che 2017 “non sarà un’elezione, ma una insurrezione” … è troppo presto per discernere come potrà evolvere tutta quella rabbia che è insita nella società francese, che non si esprime più attraverso i canali tradizionali esistenti dal XIX secolo, i partiti politici e sindacali, ma attraverso movimenti simili ad una jacquerie come i cofani rouges.

La rabbia della popolazione si è espressa anche in decine di attentati e incendi, appena notiziati ,contro alcuni uffici finanziari in tutto il paese, o in mobilitazioni dei conservatori come i “manif pour tous”che ricordano molto il Tea Party.  In una cittadina di 20.000 abitanti nel nord della Francia, Halluin,  il sindaco ha spiegato che sono state bruciate 23 auto in due settimane. E ‘il tipo di evento di  cronaca di provincia che non arrivano  a Parigi. Il sindaco Halluin, di destra, chiede ad Hollande, invece di entrare in guerra contro lo Stato islamico, di inviare poliziotti nella sua città …

In Spagna, paese in cui l’indignazione finalmente si è organizzata,- questo il vantaggio rispetto alla Francia,in tutto il resto si sta chiaramente andando indietro -si sta ancora incubando la tempesta perfetta: un big bang in cui potranno saltare in aria tutte le istituzioni su cui il modello di transizione è stato supportato. La Grecia potrà esplodere con una vittoria elettorale di SYRIZA che mette in discussione la legittimità del debito ed ispirare la risposta di tutta la regione? Attualmente, ci sono ancora una volta da pagare gli interessi astronomici sul debito .

Politica Estera

Questo panorama di polveriera latente ha una politica estera corrispondente. Una politica violenta. Due principali crimini hanno segnato la cronaca di questa estate : l’ultimo massacro di Gaza da parte di Israele, con l’immensa distruzione, le 2.000 vittime palestinesi (la maggior parte civili, tra cui 500 bambini e 13 giornalisti), e la guerra che gli Stati Uniti e la UE come sponsor hanno condotto in Ucraina contro la Russia.

In Palestina è avvenuto tutto secondo il solito copione: la comprensione e il sostegno occidentale per il colonialismo ottocentesco del Herrenvolk di Israele verso i sub-umani (Untermenschen) palestinesi, ha accompagnato la creazione di 7500 più coloni nei territori occupati in Cisgiordania nel corso del primo semestre dell’anno: sono già 382.000. Il crimine non è l’estensione di questa occupazione, ma l’occupazione stessa. Si accumula e va avanti.

Sul fronte orientale l’abbattimento sul cielo di Donetsk del volo della Malaysia Airlines (MH17), che ha prodotto 283 vittime fra i passeggeri e 15 membri dell’equipaggio, in data 17 luglio 2014. L’esame del tono con cui i media russi hanno riferito tale evento ha lasciato la sensazione che si trattasse di un errore dei ribelli dell’ Ucraina orientale, ma, una volta passato lo scambio di accuse, per ragioni sconosciute si è smesso di parlare della questione. Se nel caso del crimine di Gaza, l’impunità è l’ordinario,per un aereo olandese carico di passeggeri di prima classe, lo è molto meno. Prima o poi questo porterà una conseguenza giudiziaria . Questo non è il più grande mistero della serie … Malaysia Airlines

Nel frattempo, l’esercito ucraino è stato battuto davanti a Donetsk e la criminale banda euro-atlantica in Ucraina fugge ed inizia a mettere a carico le sue fatture. Gli ordini dell’industria tedesca sono scesi del 5,7% nel mese di agosto, rispetto al mese precedente. Era luglio quando l’Unione europea ha istituito per la prima volta dai tempi della Guerra Fredda, sanzioni dirette contro la Russia. Con la zona euro economicamente stagnante per la propria politica economica e la Cina congelata, le sanzioni contro la Russia sono la ciliegina sulla torta che ha portato la politica di austerità della Germania. Allo stesso tempo, il “Consiglio di Sicurezza” dell’Unione europea (definito come la NATO, un altro concetto che noi dobbiamo a Pepe Escobar), ha confermato nella suo Vertice di settembre in Galles, il tentativo degli Stati Uniti di utilizzare la crisi indotta con la Russia per integrare l’Europa orientale con più forza nella loro sfera militare. Il risultato è ambiguo.
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A Berlino si è svolto un dibattito, che trascende i media, circa la necessità di ripensare il rapporto con gli Stati Uniti. Per venti anni, l’Europa ha ignorato gli interessi di sicurezza russi e le loro ripetute lamentele, come la NATO saltava , una dopo l’altra, tutte le “linee rosse” definite da parte di Mosca. Arrivati in Ucraina, quando il cambio di regime forzato a Kiev e la NATO che avanzava verso i confini della Russia, hanno determinato la reazione di difesa al Cremlino, questa riformulazione è adesso in rosso vivo. La Merkel si trova ora divisa tra la necessità di una intesa con Mosca e la sua disciplina di obbedienza Atlantica.   (………..)

Fonte: La Vanguardia

Traduzione: Luciano Lago

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