"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

l’Europa al bivio

di Pyotr ISKENDEROV

Le prossime elezioni  generali che si svolgeranno in Spagna il 20 dicembre non soltanto riassumeranno  il risultato politico del 2015 nel paese, ma sarà anche possibile fissare la direzione per lo sviluppo  dell’Europa nell’anno 2016.  Risulta già chiaro che una di queste direzioni sarà la diffusione del sentimento separatista nel Vecchio Mondo.

Molte cose stanno già affossando l’attuale sistema politico europeo: l’instabilità nel Medio Oriente provocata dalle politiche degli USA e dai gruppi terroristi internazionali  slitta fuori del controllo dei progettisti occidentali del “nuovo ordine mondiale”; la nuova affluenza di rifugiati in Europa, l’aumento conseguente dei nazionalisti e le tendenze isolazioniste; e da ultimo, l’ostinato atteggiamento negativo di Washington e Bruxelles nel non voler cooperare con la Russia sulle principali problematiche nell’ambito internazionale… Nell’attualità, non è possibile predire con fiducia quale tipo di Unione Europea ci sarà nell’anno 2017.

In quanto al 2015 tuttavia, l’anno che si trova al punto di concludere con l’accompagnamento di dichiarazioni ed azioni di quelli che sono a favore della Catalogna in secessione dalla Spagna. La risoluzione approvata dal Parlamento  della Catalogna, il 9 Novembre, ha dichiarato l’inizio della secessione dalla Spagna e concide con la mescola di un altro barile di polvere. Il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha rapidamente fatto appello al Tribumale Costituzionale della Spagna per impedire che la risoluzione del Parlamento della Catalogna possa rendere effettiva la secessione dalla Spagna, sentenza che violerebbe le norme costituzionali. Nel frattempo il numero delle persone favorevoli alla secessione della Catalogna continua ad essere in crescita, secondo il partito indipendentista catalano.

Dalla forza delle considerazioni economiche si può capire la posizione delle autorità centrali della Spagna, se la Catalogna si dovesse separare, di seguito il PIL della Spagna si ridurrebbe di circa il 20%, mentre il debito si incrementerebbe per un 25 %. Possono esistere anche dei costi politici per il partito di governo, il PPE che corre il rischio di trovarsi tra  l’incudine ed il martello, tra quelli che simpatizzano per la causa indipendentista e coloro che vogliono misure di maggiore accentramento.

L’escalation della questione catalana inevitabilmente avrà un effetto sui conflitti similari, della Scozia, del Belgio, dell’Ucraina e dei Balcani. Nei Balcani in particolare, la questione della preservazione di una Bosnia-Herzegovina unificata potrebbe proporsi nuovamente e questa volta in modo definitivo. Ci sono buone ragioni che sono a favore e contro la secessione della Catalogna e sempre si riferiscono ai Balcani e specialmente all’esperienza del Kosowo. Questo accade mentre i sostenitori dei separatisti catalani ricordano il precedente del Kosowo come un fattore positivo, gli oppositori sottolineano i problemi dell’Europa come risultato dell’indulgenza verso separatisti albanesi in Kosowo.

In questo senso, un articolo rivelatore è apparso nel principale giornale spanolo, El Pais, di Novembre. In esso vi è il tipo di opinione che non compare mai di frequente ai lettori europei: “Il Kosowo è stato un fallimento enorme ed un triple sbaglio in esso. “E’ stato il fallimento della comunità internazionale, che prima di arrivare ad un accordo sulla questione principale, il che significa il futuro della popolazione del Kosowo, è arrivato troppo lontano, giocando con criteri di geopolitica e di sovranità.

E’ stato il falimento per i serbi che, nel dimenticare un passato segnato da guerre civili e conflitti internazionali, hanno creduto agli opportunisti ed ai criminali che gli promisero una Grane Serbia, ma che in cambio gli hanno lasciato un paese lasciato ai margini dell’Europa e gli hanno rubato parte del loro territorio. Ed è stato il fallimento dei leaders albanesi del Kosowo che hanno voluto l’indipendenza per stabilire un sistema di governo basato sulla mafia e sulla corruzione e sulla criminalità organizzata che ha dilapidato milioni e milioni di dollari arrivati dalla comunità internazionale.

Mettendo da parte il carattere parziale della stereoptipata valutazione degli ex dirigenti della Serbia come “opportunisti e criminali” che è completamente nello spirito dei media occidentali, come il resto dell’articolo di opinione del Pais , che segnala con ragione che fino al 40% della popolazione del Kosowo ha intenzione di abbandonare il paese prima che sia possibile, suona ragionevole ed equilibrato.

Il giornale è un serio critico della comunità internazionale: “Il Kosowo ci insegna qualche cosa, che la secessione unilaterale può finire male, in assenza di un contesto giuridico accettato e senza l’appoggio esplicito della comunità internazionale.” Molti avranno interesse che la secessione fallisca.

Questo è esattamente quello che è accaduto in Kosowo, l’indipendenza che non è mai stata riconosciuta da vari paesi fra cui la Spagna, la Cina, la Russia, la Grecia e la Slovacchia. Tutti vedono il tema del Kosowo come sia stato di importanza fondamentale per loro stessi. Nel 2008, dieci anni dopo di aver iniziato la guerra in Yugoslavia, il Kosowo ha dichiarato l’indipendenza.
Oggi, nonostante il fatto che sia riconosciuto per 111 paesi, il Kosowo non soltanto non è un membro delle Nazioni UInite, neppure dell’Unesco…Mi piacerebbe che qualcuno spiegasse tutto questo alle autorità del Kosowo.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Manuel De Silva

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  1. Alessandro 2 anni fa

    Ho l’impressione che il 2016 sarà un anno terribile, ma gli auguri per l’anno nuovo vanno fatti, è d’obbligo! 🙂

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  2. giannetto 2 anni fa

    Mi sembra che gli indipendentisti catalani vogliano SEPARARSI dalla Spagna ma RIMANERE nella UE e nella NATO, che son dittature assai più intrattabili e peggiori della prima. Sicché l’indipendentismo catalano è il riflesso tardivo, e sentimentale, di una storia passata, e morta.

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