"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Elite dominante ed il suo sistema di “orientamento” delle masse

di Luciano Lago

Il sistema liberista di modello anglosassone ed il processo di globalizzazione, come fenomeno caratterizzante di questa epoca, fra i loro effetti più deleteri ha creato un vuoto di pensiero sociale, di ideale collettivo o di ogni aspirazione delle masse che non sia quella rappresentata dal consumismo e dal possesso dei beni superflui identificati come “status symbol”. Non è un fenomeno casuale ma si tratta di un effetto voluto ed attentamente programmato.

Il sociologo francese Baudroillard sosteneva che la distinzione tra oggetti materiali e simbolici è divenuta ormai molto sfumata e il consumo non si riferisce più al miglioramento della vita umana, ma al contrario, proprio a partire dal consumo di massa, la realtà viene trasformata in un “plastiche” di immagini prive di significato. Gli oggetti che sono i “desiderata” del consumo non dispongono di un valore d’uso puro, naturale e materiale ma hanno guadagnato il loro valore simbolico mediante la manipolazione mass-mediatica e pubblicitaria.

Il consumismo di massa assume il significato di un feticcio che è stato concesso alle classi sociali che sono quelle storicamente eredi delle classi servili e subalterne a cui viene assegnata dalla macchina pubblicitaria una morale da schiavi (godimento, immoralità e irresponsabilità) opposta a quella che era una volta la morale dei “signori” (responsabilità e potere) nel mondo antico e tradizionale.
Il consumismo di massa, accompagnato anche alla corsa verso l’accaparramento degli staus symbol, si trasforma quindi non soltanto in una “morale sostitutiva” destinata a tacitare le aspirazioni delle masse verso un sistema di finalità sociali o di valori collettivi ma diventa anche un elemento fondamentale della strategia di potere.

Il consumismo come feticcio di massa sostituisce quello che nell’antica Roma era il “panem et circensis”. Il vero “oppio dei popoli” di marxiana memoria che ha sostituito le religioni tradizionali per divenire esso stesso una religione laica nelle società occidentali.

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Il sistema neoliberista e la corsa verso la globalizzazione non hanno fatto altro che esasperare questa corsa al consumismo di massa rendendolo trans nazionale, al di fuori di ogni caratteristica nazionale offrendo una visione cosmopolita e globalizzata dei beni e degli status symbol che accomunano qualsiasi individuo in qualsiasi latitudine del pianeta.

In parallelo è cresciuta una elite di finanzieri, dirigenti di multinazionali e banchieri, detentori di capitali, esponenti dello spettacolo, ecc. i quali possono ostentare uno status sociale che non li identifica in un singolo paese ma che possiedono residenze prestigiose in vari stati (da New York a Londra, a Monaco o a Ginevra) ed in luoghi turistici da sogno, si auto definiscono “cittadini del mondo” e che rappresentano il modello più alto dello “status symbol” senza frontiere.

Nelle stesse società globalizzate si registra una da tempo una corsa al profitto da parte dei detentori di capitali, utilizzando la libertà di spostamento dei capitali finanziari e delle aziende produttive che consente di ottenere guadagni speculativi trasversali fre le varie piazze finanziarie e, nel caso delle aziende produttive multinazionali, di minimizzare i costi utilizando la mano d’opera a buon mercato resasi disponibile nei paesi emergenti dove non esistono tutele sociali effettive alla manod’opera e sussistono invece ampie possibilità di sfruttamento del lavoro (anche minorile).

Superfluo dire che la società globalizzata è riuscita nell’intento di neutralizzare ogni nozione di etica, di giustizia, di solidarietà sociale ma piuttosto ha favorito l’enorme aumento delle diseguaglianze fra gli strati sociali della popolazione ed il divario economico fra paesi.
Così come è crollata la vecchia etica degli affari, predomina attualmente una cultura fondata sulla necessità di realizzare sempre maggiori profitti, tanto per orientare a proprio favore l’indice dei corsi borsistici come per accrescere guadagni di un vasto gruppo di speculatori internazionali i quali hanno licenza di indicizzare e speculare su qualsiasi bene, sia pure sui generi di prima necessità come il frumento, il mais o lo zucchero e determinare l’ascesa dei prezzi di questi beni che, da un lato favorisce i profitti degli operatori, mentre dall’altro getta nella carestia e nella fame intere popolazione di paesi sottosviluppati di aree marginali.

La forza di questa elite finanziaria è tale da riuscire nel tempo a erodere anche i meccanismi di controllo e di regolamentazione che dovrebbero evitare gli abusi, come testimoniato dai numerosi scandali che hanno coinvolto alcune della maggiori banche nel corso della crisi finanziaria del 2007/2008 esplosa negli USA e che ha poi investito anche l’Europa. Sintomatico che quasi nesuno sia stato sottoposto a sanzioni dalle autorità federali nonostante le enormi perdite causate nei fondi pensione e nelle società di assicurazione grazie all’utilizzo spregiudicato dei derivati e di altri prodotti di ingegneria finanziaria. Wall Street (e la City di Londra) si confermano quali centri di potere transnazionale che riescono ad esercitare la loro influenza al di sopra dei governi e che hanno la capacità di controllare tutti gli organismi preposti al controllo.

L’ideologia neoloiberista dominante ha assunto come stereotipi l’assoluta apertura dei mercati e la necessita’ della flessibilità del lavoro, della competitività delle aziende e della privatizzazione dei servizi pubblici. Questi concetti sono stati elevati a dogmi indiscutibili ed è stata affermata anche la marginalità degli stati nazionali, esautorati da molte delle loro funzioni per l’emergere di organismi sovranazionali e destinanti a scomparire per fare largo ad un nuovo Ordine Mondiale (NWO) il cui avvento è indicato come prossimo.
Nell’attesa del NWO, agli Stati nazionali viene affidato, oltre al ruolo di favorire le grandi concentrazioni economiche, l’importante compito di ideologizzare e controllare le masse, evitando che possano diffondersi al loro interno fenomeni deleteri quali populismi, rigurgiti nazionalistici, sviluppo di autonomie locali, valorizzazione di risorse locali, sintomi di insurrezione e rifiuto dei valori di riferimento del Pensiero Unico: multiculturalismo, relativismo, diritti sessuali, matrimonio gay, nuova morale LGBT, ecc.. Vedi: Elite globalista e rischi di rivolta

Un domani questo compito di controllo e di orientamento sarà affidato direttamente ad organismi sovranazionali non influenzabili. Neanche George Orwell sarebbe arrivato a prevedere tanto.

Su tutto emerge sovrastante l’immenso potere del grande capitale finanziario che, per le dimensioni cui è arrivato (si calcola in circa 40 volte il valore del PIL mondiale), può determinare la sostituzione di ogni potere politico elettivo e pilotare qualsiasi decisione in ambito economico di rilevanza internazionale.
Non è un caso che gli organismi sovranazionali preposti alla regolamentazione del commercio ( WTO) o delle Banche, (Banca dei Regolamenti di Basilea), delle attività finanziarie( FMI, Banca Mondiale, ecc.) siano tutti sottoposti al potere di nomina dell’elite finanziaria che sceglie accuratamente i suoi fiduciari che sono destinati ad eseguire le direttive che favoriscono (guarda caso) gli interessi dei grandi gruppi finanziari e mai sono a favore dei popoli e della loro emancipazione.

Il controllo si estende al potere politico ed alle classi dirigenti dei vari paesi con una particolare attenzione verso Unione Europea e le Istituzioni che ne determinano il funzionamento. Il caso Grecia ha dimostrato ampiamente quale siano i poteri effettivi che sovrastano i singoli stati a prescindere dal potere politico espresso in forme elettive.
Allo stesso modo i grandi gruppi che controllano i media (mega media) rispondono alle stesse centrali di potere in modo a orientare la grande macchina mediatica che diffonde la propaganda, detta gli stereotipi sociali e consente la manipolazione dell’opinione pubblica verso quanto è considerato conforme e confacente agli interessi della elite dominante.

Il motto dell’elite dominante potrebbe essere quello del “niente lasciato al caso, tutto attentamente programmato, nessuno sfugga al nostro controllo”.

 

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