"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’economista Thomas Piketty in Francia si rifiuta di ritirare il massimo riconoscimento assegnatogli dal governo francese (Legion d’onore) in protesta per le politiche di austerità

Thomas Pikkey

Rifiuto questa onorificenza perchè ritengo che non spetti al Governo decidere chi sia onorabile e chi no”, afferma l’autore del libro” Il Capitale nel XXI secolo”.

A suo tempo molto vicino all’attuale presidente della Repubblica, l’economista ha alzato ultimamente il tono delle sue critiche contro la politica dei tagli attuata da Valls.

Thomas Piketty, considerato il guru francese dell’economia, autore del “Il Capitale nel XXI secolo”, ha annunciato questo Giovedì che si rifiuta di ricevere la massima onorificenza civile che un cittadino francese possa ricevere, la Legion d’Onore. Rifiuto questo riconoscimento perchè non ritengo che spetti al governo decidere chi è onorabile e chi no”, ha afermato Piketty nelle sue polemiche dichiarazioni rilasciate all’agenzia AFP. “Farebbero meglio a concentrarsi su come risuscitare la crescita economica in Francia ed in Europa”, ha aggiunto l’economista.

Il nome di Piketty viene fuori dalla lista firmata dal Presidente francese, Francois Hollande, resa pubblica il 31 Dicembre in cui figuravano gli ultimi premi nobel francesi per l’Economia e per la Letteratura, Jean Tirole e Patrick Modiano.
Piketty, il quale a suo tempo si trovava molto vicino all’attuale Presidente della Repubblica, ha alzato di molto ultimamente il tono delle sue critiche contro le misure di austerità imposte dall’Esecutivo di Manuel Valls, instradate verso una politica di riduzione della spesa pubblica e la riforma del lavoro.

Piketty è considerato l’economista che ha rivelato, con la sua analisi, i segreti della disuguaglianza nel XXI secolo e ne ha spiegato le cause, seguendo  una sua teoria. Nella sua opera, che era stata accolta come il contributo più importante degli ultimi decenni, Piketty, in sintesi, parte da un riesame delle teorie sul capitale di Karl Marx ed arriva alla sua tesi, secondo la quale il capitale si accumula all’infinito, ma con rendimenti decrescenti, cosa che porta a conflitti tra i capitalisti, sempre in cerca di nuove opportunità. Se i rendimenti del capitale finanziario però sono comunque maggiori della crescita dell’economia reale, i ricchi diventeranno sempre più ricchi e la disuguaglianza aumenterà: il rapporto tra capitale e redditi crescerà da meno di 4,5 del 2010 a 6,5 nel 2100.

L’opera di Thomas Piketty, dopo la traduzione in inglese, è divenuta un Best Seller a livello mondiale (vedi:  Il Capitale nel XXI secolo )  e di lui si sono occupati con interesse tutti i principali giornali economici,

dal Financial Times all’Economist, divenendo il più famoso economista di Francia. Alcuni analisti lo considerano ormai come un “pentito” delle teorie del liberismo economico di cui avverte l’inadeguatezza e le contraddizioni,  in particolare negli effetti sociali e nell’aumento delle diseguaglianze.

Un’altro segnale negativo per il governo Hollande Valls che rimane sempre più isolato rispetto all’insieme della società francese nella sua politica economica  asservita alle direttive della Troika di Bruxelles e Francoforte.

Fonti: Infolibre.es

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  1. vincenzo 2 anni fa

    Con ogni evidenza, Thomas Piketty non fa altro che pasticciare con la teoria marxiana della cd. “caduta tendenziale del saggio di profitto” .
    La cosa risale ad Adam Smith e dovrebbe più o meno funzionare così: posto che il valore di ogni bene prodotto dipende dalla quantità di “ore – lavoro” in esso incorporate, il “progresso” tecnologico fa diminuire il fattore “lavoro” (umano), riducendo il “plusvalore” (economico) appropriabile dal capitalista.
    Le formule sarebbero queste (“P” è plusvalore, “C” capitale costante, “V” capitale variabile):
    Saggio del plusvalore: S = P / V
    Saggio di profitto: S = P / C + V
    Deduzione logico – matematica: il decrescente “rendimento” (economico) porta all’inesorabile estinzione del modo di “produzione capitalistico” (settecentesco).
    Ecco spiegati, secondo Piketty, segreti e cause della “disuguaglianza nel XXI secolo”.
    Purtroppo le cose non stanno così, e Piketty ci dovrebbe arrivare da solo.
    L’attuale modo di produzione “capitalistico” (il potere di “comandare lavoro”) non si fonda affatto sull’appropriazione del “valore – lavoro”, ma sull’espropriazione del “potere di scambio”, ed esso non ha per nulla origine nel moderno mondo “industriale” (produzione tessile inglese), ma nel più vecchio mondo commerciale (mercanti-orafi italiani e renani).
    Ciò che dà conto anche dell’oscurità del concetto di “accumulazione originaria del capitale” in Marx.
    Base del moderno “potere capitalistico” non è infatti, né un dato “economico”, né un dato “tecnologico”, bensì un dato “legale”: la espropriazione – mercificazione della (immateriale) convenzione sociale in cui consiste il “mezzo” di scambio (del “valore”) chiamato “moneta”, con il connesso inestinguibile monopolio “privato” della cd. merce “denaro”, che induce i suoi necessitati “acquirenti” ad un altalenante pericolo di vita (espansione-rarefazione monetaria).
    Il problema è che tutto ciò è fondato su un sostanziale trucco da baraccone, originato dalla quattrocentesca “nota di banco”, rectius, lettera di cambio traettizio tra “piazze” aventi differenti “monete”, e cioè, diverse “unità di conto”.
    Un trucco tanto banale, quanto stupido, e ciò esige che la “scoperta” del comodo modo di “campare a spese del prossimo” sia tenuta accuratamente segreta, e, se del caso, sia accanitamente difesa, ad ogni possibile costo.
    Il sistema è infatti intrinsecamente instabile, e funziona solo a mezzo di una continua truffa: per reggersi, deve per necessità essere dittatoriale, violento e disumano.
    Il ché spiega, epoca, organicità e segretezza del sottostante “progetto politico” di schiavitù “feudale” (oggi constatabile de visu), e dà conto della sistematicità della “menzogna del potere” (es. Tavistock Institute) e della sua “cultura ufficiale” (es. Mont Pelerin Society).
    A partire dalla celebrata nascita dello “stato moderno” sancito dalla pace di Westfalia del 1648, e dal trionfale ingresso dei regimi a “rappresentanza parlamentare” (con cui i banchieri indebitarono la intera collettività “nazionale”, evitando la fregatura che Filippo II rifilò ai Fugger nel 1557).
    Inutile ripercorre le tappe che hanno “universalizzato” il sistema della “truffa monetaria” inventato dalla Banca di Inghilterra nel 1694, ed esportato in Francia da John Law nel 1717.
    Quello che può storicamente osservarsi è un invariabile, ciclico modus operandi, riassumibile nelle seguenti fasi: a) espansione del debito sovrano e/o privato (magari previa guerra portata o subita dal paese); b) stretta monetaria e/o creditizia (es. crisi del ’29); c) massacro generale (es. guerre mondiali, che tanto hanno fatto felice Thomas Malthus); d) espropriazione di patrimoni pubblici e privati (es. piani Dawes e Young); e) schiavismo monetario e culturale (es. maggio francese, New Age, e cialtronerie omosessuali varie).
    Ciò che Piketty sembrerebbe quindi aver scoperto sono, né più, e né meno, gli effetti “economici” del ciclico succedersi di tali fasi.
    Il ché, personalmente, non mi pare una scoperta molto originale.

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  2. Anacronista 2 anni fa

    Applauso! Motivo per cui, come da Lei commentato, il trucco va assolutamente nascosto e occorre inculcare in tutti i modi la falsa idea che il mezzo di scambio (moneta) debba avere valore in sè. Non sia mai che il popolo decida di usare, al posto delle banconote a monopolio bancario, i legnetti in uso nell’Inghilterra medievale (tallies), non a caso fatti bruciare nel 1834.

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