"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Le stragi di Gaza: qual è l’obiettivo israeliano?

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di Antonio Rispoli

Sin dall’inizio dell’offensiva israeliana, nelle dichiarazioni ufficiali l’obiettivo erano “i tunnel di Hamas che collegano Gaza con Israele” (e naturalmente chiunque abbia un briciolo di cervello non può non chiedersi: ma se questi tunnel esistono, perchè gli uomini di Hamas si ostinano a sparare dei razzi innocui anzichè fare una incursione in massa? Una cinquantina di persone armate con un attacco a sorpresa può fare una notevole strage). Naturalmente con ampio esempio di fotografie dove però si vedevano soldati in un ambiente stretto ma con muri di mattoni ai lati, mentre si sa che i tunnel di Hamas (che in realtà ci sono, ma sono verso l’Egitto e servono per gli approvvigionamenti di viveri e medicinali) sono scavanti nel terreno.


Inoltre c’era qualcosa di strano negli obiettivi. Intendo dire: se tu cerchi di distruggere un tunnel, devi capire quale è il percorso ed usare bombe antibunker, che esplodono sottoterra. Invece le bombe israeliane erano normali bombe sganciate su obiettivi civili. Case, moschee, ospedali, scuole dell’Onu (notoriamente usate come rifugio antiaereo, insieme alla moschee e agli ospedali)… questi erano i bersagli. E, a completare l’opera, la distruzione negli ultimi giorni dell’unica centrale elettrica che dia elettricità a Gaza e di tutti gli impianti per la distribuzione dell’acqua potabile.

Tunnel? Niente, sarà per la prossima volta. E’ chiaro che qualcosa non torna. E’ evidente che l’obiettivo principale era uccidere quanti più civili palestinesi è possibile. E quindi sono stati colpiti gli obiettivi dove era più facile trovare gente: le case più grandi, e gli edifici usati come rifugi, come le scuole dell’Onu e le moschee. E naturalmente gli ospedali, in modo che i feriti non possano ricevere cure. Per non parlare degli impianti per l’acqua: 2 milioni di persone in 300 Km. quadrati senza acqua non ci impiegano molto a sviluppare le condizioni per la diffusione delle malattie.

Perchè molti lo dimenticano, ma a Gaza non è possibile far entrare acqua, cibo o qualsiasi altra cosa. Gaza è una immensa prigione a cielo aperto. E’ circondata da un muro e gli accessi sono sotto il controllo israeliano, che ovviamente non fa passare nulla da quei varchi. Quindi a pagarlo saranno i civili palestinesi, anche nel lungo periodo.

Ma se c’erano dei dubbi, l’attacco via terra li ha dissolti. Spesso, quando si parla della guerra, sui giornali si è soliti mettere delle cartine che indicano come i soldati avanzano. Per Gaza non lo si fa mai. E il motivo è ovvio. L’attacco via terra è stato diretto in maniera da “tagliare” il nord della striscia di Gaza dal resto della zona. A questo si aggiungano gli avvisi dell’esercito israeliano di evacuare quelle zone prima dell’attacco. Ed infine, dulcis in fundo: la notizia – postata ieri dalla giornalista e volontaria Rosa Schiano – che Israele intende predisporre una zona di sicurezza profonda 3 Km. Che vuol dire? Semplice: che Israele intende prendersi altra terra palestinese. Tra evacuazioni ed uccisioni, costringono i palestinesi ad andarsene dal nord della striscia di Gaza; abbattono il muro che attualmente chiude i contatti tra Gaza e l’esterno e lo spostano di 3 Km. più a sud; e così ricavano lo spazio per costruire un’altra colonia illegale o per ampliare quelle esistenti. Un percorso semplice, lo stesso usato decine di volte da Israele negli ultimi 50 anni.

Tanto nessuno protesta. Non l’Onu, che sta dando ampio risalto al fatto – raccontato da Israele, ma di cui non esistono prove – che Hamas nasconde armi nelle scuole, ma non dice niente su tutte le violazioni delle risoluzioni fatto da Israele; non gli Stati Uniti, che da sempre si preoccupano di usare il proprio diritto di veto per evitare risoluzioni contro Israele; non l’Europa, che da sempre è schierata acriticamente a favore di Israele (Italia in testa, dato che stiamo vendendo loro 30 aerei da addestramento che, muniti di bombe vere, possono essere utilizzati per la guerra).

E neanche i Paesi arabi vicini ad Israele, che temono le rappresaglie. Non è capitato una sola volta che aerei israeliani abbiano bombardato l’Egitto, la Siria o il Libano. Protesta l’opinione pubblica? Solo in parte. La maggior parte è assolutamente disinformata, grazie alle menzogne che si leggono sui giornali e che si sentono in Tv. E se qualcuno protesta, succede quello che è successo a Norman Finkelstein, ebreo figlio di due deportati (il padre ad Auschwitz, la madre a Majdanek). Il quale ha capeggiato una protesta pacifica a New York ed è finito arrestato.

Perchè questo succede, se la protesta riesce. Se non riesce, come in Italia, abbiamo poche decine o centinaia di persone, completamente ignorate dai media, che sfilano e di cui nessuno sa niente. Mentre a Milano abbiamo avuto l’assurdo di 7 tra poliziotti e carabinieri che, in assetto antisommossa, sono stati schierati a difesa della bandiera israeliana che reclamizza la partecipazione di quel Paese all’Expo 2015. Sette tra poliziotti e carabinieri che avrebbero potuto essere utilizzati in maniera più proficua per i cittadini milanesi per il pattugliamento delle strade. E che invece sono rimasti per ore fermi ad un angolo di strada. Che sarebbe potuto succedere? Avrebbero imbrattato la bandiera con la vernice o magari lanciavano qualche pomodoro? Non mi pare una cosa così grave da richiedere lo schieramento di ben tre pattuglie di Polizia e carabinieri.

Fonte: Julienews

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