"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Le istituzioni bolognesi celebrano l’aggressione alla Siria

Vedere anche se non si vuol credere.
di Sonia Ardizzoni

Sabato scorso il primo cittadino Merola, il vescovo Zuppi e il rampollo emiliano stile Fratelli Musulmani Lafram tutti insieme sotto l’albero di Piazza Maggiore, Bologna.
L’albero, come per magia lacrimatoria mediaticamente orientata, viene al click appositamente spento, mentre i tre oscuri alfieri petroniani vanno a reggere il vessillo dell’aggressione occidentale alla Siria.
Immortalati non a caso dietro la stessa bandiera imposta al Paese durante il “protettorato” coloniale francese, lorda di sangue dei bambini siriani da ben prima che qualche scellerato sinistrato cominciasse ad esporre cartelli post orwelliani con la scritta “Save Aleppo”.

La cornice è quella di Bologna, città la cui amministrazione propone come fiore all’occhiello per il triennio prossimo il progetto della Disneyland del cibo fra i compagni di merende renziani e il prode dei magnamagna italidiotati, Oscar Farinetti.
Qualche decina di persone a prendersi un gran freddo che parte dalla mente, ma è il dato di pura propaganda che conta di più.

Al confronto, le armi di stordimento e di fabbricazione degli eventi-notizia sperimentate in Jugoslavia impallidiscono: Aleppo è ben peggio dell’invenzione del massacro di Srebrenica, e lo storytelling dura in questo caso da almeno quattro anni. Merola e Zuppi non possono non saper mentre recitano sotto stretto controllo dei rispettivi spin doctors (peraltro affiliati, come si è saputo, alla stessa casa-madre).

Nell’occasione, la variabile depistante ma non troppo è l’italiota islamista Yassine Lafram, giovane aspirante “uomo delle istituzioni” che puzza di settarismo trasformista da un miglio di distanza, con l’eloquenza torbida infarcita di espressioni da gnomo generazione Erasmus e predicatore in pectore di Al Jazeera.

Bologna per lo stato Islamico ad Aleppo
Bologna per lo stato Islamico ad Aleppo

Ora, che costui non sia in grado di rappresentare alcunché di solido e di popolare dentro la cosiddetta “comunità islamica” bolognese lo dicono a mezza voce i suoi stessi correligionari, ma questa palese mancanza di investitura dal basso pare invece costituire il pivot decisivo per accreditarsi presso le autorità cittadine così riunite.
Nulla importa, invero, all’establishment bolognese se questi personaggi da anni, mantenuti da reti di fondi che provengono dai petrodollari sauditi o qatarioti, rimestano il brodo di coltura degli sfigati inviati ad ingrossare le bande mercenarie a cui i servizi occidentali affibbiano di tanto in tanto nomi differenti (da Al Qaeda all’ISIS). Va bene così: perché anche loro, come si vede mirabilmente nel quadretto sotto l’albero di Piazza Maggiore, sono (o stanno diventando) establishment.

Figuriamoci poi se un qualsiasi intimo dubbio o rimorso può venire a gente come Merola e Zuppi, ferventi servitori autoproiettati e convinti nel ruolo di fiancheggiatori di un’aggressione che rientra nei piani ormai storici per il Nuovo Medio Oriente: loro eseguono solo gli ordini e glorificano lo script occidentale a dominanza statunitense.

Ma quello che han fatto sotto l’albero spento “per Aleppo” è il loro minimo sindacale: il resto dell’aggressione, la parte di gran lunga preponderante e “scientifica”, la fanno quotidianamente ai danni dei loro concittadini e del loro stesso Paese.

Sonia Ardizzoni

Ai tre sotto l’albero spento :

Usi coprir menzogna con menzogna
come tempo non avete a comprender nel labirinto
che il vento può mutare o è già mutato
così niun dei vostri fedeli d’oggi si garberà al dunque
di farvi intonar l’appello ai vostri padroni

so’ fratell’ a noi
ce vengono a liberà

nel labirinto che s’apre
grande e complicato
non mancheranno i cessi
attesa è la vostra mano d’opera
onde nettarli

*

code

  1. ZapBrannigan 6 mesi fa

    persino troppo buona cara mia

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  2. ERNESTO PESCE 6 mesi fa

    VIA ZAMBONI, LE 2 TORRI, PIAZZA MAGGIORE LE MANIFESTAZIONI CONTRO LA GUERRA DEI YANKEE IN INDOCINA, NON AVEVANO PESO GLI ADERENTI DELLA FGCI DI MASSIMO D’ALEMA. OGGI HANNO GETTATO LA MASCHERA E SI VEDE CHE SONO DEI LECCA CULI DELL’IMERIALISMO AMERICANO

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    1. Umberto 6 mesi fa

      Se fossero solo leccaculo ne rideremmo. In quel luogo c’è una concentrazione di assassini e pedofili – che fanno anche gli schizzinosi – inimmaginabile. E’ da quei luoghi che parte la rovina. Non da quelle genti, da quei luoghi. Ma si pensi: più di chi altri si dovrebbe servire un monarca travestito da beccamorto, se non presso consorterie della stessa risma. Si abbandonino i preconcetti e si sservino i fatti. A parte la Sicilia, che faceva da sé e per tutti in qualità di Stato parallelo con tutte le complicanze e le subalternanze del caso, si può prendere una cartina geografica politica della prima metà del sec. XIX per tracciare le rotte ed i confini del governo invisibile (a chi?). Ma sono nati ed esisteranno sempre per leccare il culo e fare gli schiavi di ben altri re, duchi e granduchi. Parassiti. Piattole. Nient’ altro di meno male se non l’ aggiunta del sangue corrotto.

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