"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Laura Boldrini in Israele: un’occasione persa

Politica

 

Laura Boldrini si è recata in questi giorni in Israele, dietro invito del presidente del Parlamento israeliano, per una visita di 4 giorni.
Dopo aver effettuato la prima visita d’obbligo al “Memoriale dell’Olocausto”, dove ha firmato il libro d’onore, ha dichiarato: “la propaganda dell’odio è la più efficace arma di distruzione di massa “Ricordare, ricordare, ricordare: questo è il più efficace antidoto a chi ancora oggi mette in discussione l’orrore”.

La presidente della Camera, riferendosi all’Italia, ha lanciato il suo monito: “ Fa paura vedere nel Paese, specialmente sul web, quanto siano diffuse tematiche negazioniste, ispirate a chi vuole negare la realta’ dei fatti. In tempo di crisi e’ piu’ facile il ricorso ad un nemico immaginario”, ha ammonito il presidente della Camera Laura Boldrini al termine della visita al Museo della Shoah, Yad va-Shem, sottolineando che ‘non si puo’ tollerare questo. Va fatta ogni cosa – ha detto – per dare forza alla memoria”.


Successivamente la Boldrini si è recata la “Peres Center for Peace” e subito dopo all’Università di Tel Aviv dove ha avuto diversi incontri ed ha pronunciato le sue considerazioni personali sulla necessità sull’impegno e solidarietà, affermando anche che “ la pace non è soltanto trattativa tra i governi”.
Non vale neanche la pena di considerare la banalità delle dichiarazioni fatte dall’illustre personaggio che non si è mai risparmiata nell’affermare la necessità di perseguire quanti sul web affermino concetti non conformi al “pensiero unico” mondialista di cui la Boldrini è una fervente sostenitrice.
Sarebbe interessante invece sottolineare quelle domande più attuali che la Boldrini avrebbe potuto sottoporre alle autorità israeliane, approfittando della sua visita, ad esempio il rispetto dei diritti dei minori palestinesi arrestati e detenuti nelle carceri israeliane, sottoposti alla procedura  dell’ingabbiamento pubblico, come denunciato anche dall’”Indipendent” e da alcune organizzazioni indipendenti (“save the children”), oppure avrebbe potuto chiedere conto dei nuovi insediamenti dei coloni decisi dal governo Netanyahu ed attuati spianando con i bulldozer  le case palestinesi e deportando le famiglie ivi residenti. La Boldrini avrebbe potuto, oltre a, stigmatizzare gli avvenimenti di 70 anni fa, parlare di quanto accaduto 2 settimane fa quando le autorità israeliane hanno aperto senza preavviso una diga su Gaza e contemporaneamente sospeso l’energia elettrica, mettendo in gravissima difficoltà la popolazione palestinese, già stremata da anni di blocco militare ed economico.
Oltre a questo la Boldrini, sempre pronta a difendere i diritti degli immigrati, aveva l’occasione di  chiedere conto al governo di Israele del piano di espulsione (e deportazione in Uganda) di circa 60.000 africani immigrati in Israele ove un ministro israeliano ha dichiarato che “bisogna bloccare l’infiltrazione di queste masse pur di preservare l’ebraicità dello stato di Israele”.
http://sp.ria.ru/international/20130830/157953698.html

Un’altra questione di cui la Boldrini avrebbe potuto parlare era quella che, Sameh Mohsen, dell’Istituto per i diritti umani del palestinesi, ha definito “un crimine di guerra” . Il tutto in un’area dichiarata “militare” dall’esercito israeliano, dove appunto non sono autorizzati ad entrare né giornalisti né associazioni per i diritti umani. L’obiettivo annunciato dei funzionari è quello di annettere i territori, tanto che Tel Aviv avrebbe rifiutato un accordo proposto dagli Usa che prospettava di eliminare la presenza militare dalla zona.

Queste alcune delle domande scomode che la Boldrini avrebbe potuto fare, vista la sua esperienza nelle organizzazioni umanitarie come l’UNHCR, aveva la possibilità di avere delle risposte concrete dalle autorità di quella nazione che i democratici del pensiero politicamente corretto ritengono un “baluardo della democrazia” in Medio Oriente ma che a noi risulta uno stato segregazionista che viola sistematicamente i diritti umani dei palestinesi (con il pretesto della sicurezza).
Molto più comodo rifugiarsi nelle commemorazioni e nelle scontate condanne storiche per avvenimenti di 70 anni addietro chiudendo gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani ed alle persecuzioni che avvengono proprio in quello stato che tanto si ritiene “baluardo della democrazia”.
Una occasione persa per Laura Boldrini.