"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’attentatore di Manchester era vicino ai servizi segreti inglesi

Contrariamente alla stampa o ai genitori, Salman Abadi Labidi, presunto attentatore suicida di Manchester, non era un profugo, ma aveva beneficiato di uno dei tanti programmi speciali di protezione dei servizi segreti inglesi.

Salman era nato da genitori libici a Manchester nel 1994. Suo padre, Ramadan Abadi, era un ufficiale dei servizi segreti libici, prima di essere reclutato dagli inglesi. La sua copertura fu bruciata accidentalmente da un parente della moglie, Samia Tabal, poco dopo il fallimento di una vasta cospirazione dell’esercito libico per uccidere Muammar Gaddafi.

Quest’ennesima congiura contro Gheddafi innescò non solo una delle più grandi purghe nei servizi di sicurezza, ma la dissoluzione delle Forze Armate libiche, sostituite da ciò che Gheddafi chiamò “popolo in armi”, concetto vagamente ispirato ai sistemi svizzeri e svedesi di difesa logistica e che si rivelerà fatale nel 2011, quando la Libia fu attaccata dalla NATO. Fu il servizio segreto inglese che si occupò dell’esfiltrazione o fuga della famiglia Abadi dalla Libia. Ufficialmente, Abadi fuggì dalla dittatura di Gheddafi rifugiandosi nel Regno Unito.

Gli Abadi risiedettero prima a Londra, prima di trasferirsi nel sobborgo di Manchester dove risiedette per oltre un decennio. Come molti giovani delle periferie delle città europee, Salman crebbe senza riferimenti e mostrò particolare entusiasmo verso la cosiddetta “primavera araba” al punto di voler unirsi ai ribelli libici. Ciò naturalmente attirò subito l’attenzione dei servizi segreti inglesi responsabili della perlustrazione della periferia cercando candidati disposti a sacrificarsi in battaglia contro i nemici di Sua Maestà, in nome di Allah.

Terrorista di Manchester

L’attentatore suicida che ha colpito il concerto pop di Manchester ha causato 22 morti e 50 feriti, secondo un rapporto delle ultime ore.

La polizia inglese rivelava rapidamente l’identità del presunto terrorista, suggerendo che non fosse solo conosciuto, ma supervisionato dagli agenti che seguivano l’ambiente da cui proveniva.

Questi dettagli non sono stati trasmessi dai media europei e probabilmente non lo saranno mai. La ragione di Stato lo chiede.

Fonte: Strategika 51

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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  1. Mardunolbo 1 mese fa

    C’è anche di peggio ! da articolo del Giornale:
    “La verità è amara e anche sconvolgente. La strage dei ragazzini di Manchester è stata finanziata, infatti, anche grazie ai soldi del governo e dei contribuenti inglesi.
    La trama di questo tragico paradosso ruota attorno a Ronald Fiddler, alias Jamal Al Harith, un jihadista di Manchester finito a Guantanamo, liberato nel 2004 per volontà di Tony Blair, rimborsato dal governo inglese con un milione di sterline, morto come kamikaze nel febbraio di quest’anno a Mosul.
    Una storia infernale che c’insegna come il buonismo occidentale sia una delle armi usate dai terroristi per colpirci. Grazie a quel milione di sterline messo a disposizione di un terrorista a Manchester sono proliferate le cellule jihadiste che hanno spinto una decine di giovani originari di questa citta a combattere tra le fila di Al Qaida e Isis in Siria ed Iraq. E grazie a quei soldi è stato organizzato, probabilmente, anche l’attentato costato la vita lunedì sera a 22 ragazzini innocenti.
    Ma partiamo dall’inizio ovvero dagli anni Novanta. In quel periodo Ronald Fiddler, classe 1966 rampollo di una famiglia di origine giamaicane, rientra a Manchester dopo un soggiorno in Sudan dove operano, al tempo, Osama Bin Laden e la sua corte di apprendisti terroristi. Convertitosi all’Islam con il nome di Jamal al Harith, balza agli onori delle cronache nell’autunno del 2011 quando viene catturato dai soldati americani entrati a Kabul dopo la caduta del regime talebano. A chi lo interroga Jamal racconta di esser rimasto bloccato dalla guerra durante un viaggio zaino in spalla al confine tra Pakistan e Afghanistan. La versione non convince gli americani che lo spediscono a Guantanamo assieme ad altri tre jihadisti inglesi catturati a Kabul e dintorni. La sua storia di viaggiatore smarrito fa presa sui media che lo descrivono come una vittima innocente degli «orrori» di Guantanamo.
    Così nel 2004, grazie all’intervento di Blair, Jamal Al Harith fa ritorno in una Manchester pronta ad accoglierlo con tutti gli onori. E agli onori si aggiungono i soldi. Mentre una televisione inglese lo paga 60mila sterline per raccontare la sua detenzione a Guantanamo, i suoi avvocati strappano un rimborso di un milione di sterline al governo inglese «colpevole» di aver creduto alla versione americana e di aver atteso cinque anni per farlo liberare. Una parte di quei soldi, secondo fonti dell’intelligence britannica, vengono utilizzati per finanziare la cellula jihadista attiva nel quartiere di Moss Sides e guidata da Raphael Hostey, un amico di famiglia di Jamal. Assieme Jamal e Raphael contribuiscono a reclutare e spedire in Siria e in Iraq una quindicina fra islamisti e giovani convertiti della zona. Fra questi Stephen Gray, un ex militare dell’esercito inglese con alle spalle varie missioni in Iraq, arrestato e condannato a cinque anni per aver tentato di raggiungere le fila dello Stato Islamico.
    Tra le loro reclute più famose si contano anche Zahra e Salma Halane, le due gemelle 17enni di origine somala che nel febbraio 2015 lasciano Manchester, per andare a cercar marito tra i terroristi dello Stato Islamico. Dopo aver contribuito con questi e altri adepti alla pattuglia «made in Manchester» del Califfato – in tutto si calcola che siano partiti dalla Gran Bretagna 700 foreign fighters, di cui 320 avrebbero fatto ritorno – anche Jamal e Raphael abbandonano la città per combattere sotto le insegne delle bandiere nere. Il primo ad andarsene, non prima di aver devoluto una parte del suo gruzzolo alla continuazione delle attività nella zona di Manchester, è Raphael. Nel 2014 lascia la città senza che i servizi segreti inglesi tentino di fermarlo e confluisce in Iraq. Jamal lo segue pochi mesi dopo. Nessuno dei due tornerà. Raphael Hostey, ribattezzato Abu Qaqa al-Britani dai commilitoni dell’Isis viene fatto fuori da un drone. Jamal lo scorso febbraio si offre come kamikaze per colpire una postazione dell’esercito iracheno intorno a Mosul. Ma purtroppo la loro missione di morte non si estingue con le loro vite. Dietro la strage di Manchester c’è il milione di sterline con cui Jamal Al Harith ha finanziato la cellula dell’Isis di Manchester. Soldi con cui nel nome di un mal inteso buonismo si è «rimborsato» un impenitente terrorista.

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