"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Asse della Resistenza incute timore agli USA ed ai suoi alleati

di  Pablo Jofré Leal *

Se qualche cosa è risultato chiaro dopo la visita di Trump nella Palestina occupata da Israele e dopo la sua riunione con Mahmud Abas è che l’Asse della Resistenza deve raddoppiare gli sforzi nella sua difesa di fronte agli attacchi degli USA e del suo alleato sionista.

La prima tappa del periplo di Trump è stata quella di atterrare in Arabia Saudita, paese dominato dalla monarchia ereditaria dei Saud, sostenitori ed ispiratori del wahabismo. Dai discorsi fatti in quella sede è apparso chiaro che l’Iran è il fattore che toglie il sonno all’alleanza tripartita fra imperialismo, wahabismo e sionismo. La gran parte delle discussioni avvenute in quello che avevano pomposamente denominato il “foro per la lotta al terrorismo ed all’estremismo”, nel corso del vertice arabo-staunitense, è stato dedicato ad attaccare la nazione persiana.

Il timore dell’Iran

L’Iran viene accusato di tutti i mali del Medio Oriente. Questo avviene per effetto del ruolo  di leaderschip che l’Iran esercita da quando è stato protagonista della sua rivoluzione nell’anno 1979, per la difesa della sua sovranità e nelle lotte per l’appoggio agli altri popoli della regione per la loro libertà nella contesa contro le forze terroriste che operano in  Iraq ed in  Siria.

L’attacco all’Iran deriva dalla centralità posta da Teheran nella difesa dei diritti el popolo palestinese e le sue esigenze di autodetermianzione. Gli imperialisti ed i loro sodali wahabiti e sionisti sono furiosi con l’Iran per l’alleanza intessuta da questo paese con il Governo e la società siriana, con il movimento Hezbollah, come per l’appoggio fornito al movimento di indipendenza Ansarollah nello Yemen ed  ruolo speciale dell’Iran nella lotta contro il takfirismo (fanatismo islamista wahabita), il sionismo e tutte quelle forze che si sono impegnate a violentare i popoli arabi mussulmani e e delle altre confessioni (alawiti, cristiani e drusi) della regione.

A Rijad si è visto lo show, una patetica messa in scena dove gli oppressori dei popoli pretendevano di mostrarsi come i “difensori della libertà”, proprio quelli che sono stati responsabili della morte di milioni di persone dall’Iraq alla Libia, passando pr lo Yemen, Barhein, la Siria, la Palestina, fra gli altri popoli che hanno subito le ambizioni di Washington e del loro alleato saudita, oltre che dei suoi alleati europei e le truppe mercenarie utilizzate come strumenti politici e regionali per destabilizzare i paesi della regione. Le  punte di lancia dell’Amministrazione USA sono espresse dall’entità sionista (Israele), dall’Arabia Saudita e dalle monarchie del Golfo Persico.

A Rijad l’ipocrisia non si può nascondere quando i principali finanziatori del terrorismo takfiri hanno indossato le vesti della “difesa della vita”  firmando dichiarazioni e impegni solenni di lotta contro i movimenti terroristi mentre con l’altra mano firmavano i ceques per l’acquisto di armi, forniture, pagamento di salari e finanziamento globale dei gruppi e delle bande che hanno seminato di morte e distruzione le terre del Magreb, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale.

Vertice a Rijad con i sauditi e Trump

L’altra tappa dello Show di Trump in Medio Oriente si è vissuta nel momento stesso  in cui il presidente statunitense è atterrato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. E si parla dello Show rispetto alle aspettative che i media occidentali avevano presentato rispetto a tutto un panorama di sforzi diplomatici destinati a permettere lo sforzo diplomatico per  la ripresa delle conversazioni tra palestinesi ed israeliani  semplicemente con un bagliore di luci volatili senza alcun risultato.

Si menzionava il caso che la fine degli insediamenti dei coloni israeliani sulle terre palestinesi dovesse essere una decisione che implicava la cessazione delle costruzioni illegali nei territori occupati della riva Occidentale del Giordano – mettendo in chiaro che non si è mai menzionato il ritiro di questi insediamenti fatti dai coloni estremisti (circa 600.000) sulle terre dei palestinesi – incluso il passaggio di frontiera tra la West bank e la Giordania, controllato dalle forze militari di occupazione.

Niente di questo è accaduto, come era da immaginare, non solo per lo scarso peso politico di Trump in materia internazionale ma anche perchè l’entità sionista non è disposta a cedere neppure un pollice dalla sua determinazione nel negare ogni possibilità di autodeterminazione alla popolazione palestinese. Neppure menzionata la soluzione dello status definitivo dei territori palestinesi e tanto meno il vecchio accordo dei due Stati (annullato di fatto da Israele con gli insediamenti illegali). L’Amministrazione USA con Trump ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di menzionare le rivendicazioni palestinesi, visto il suo interesse a fortificare la propria alleanza con il sionismo ed anche perchè gli USA continuano ad appoggiare Israele nei suoi crimini, nell sua apartheid e nella violazione dei diritti umani di milioni di esseri umani in forza dei suoi interessi geostrategici. La visita di Trump non ha modificato niente di quella che è stata la politica di occupazione da parte dell’entità sionista nei territori palestinesi occupati dal 1967 ed un quarto di secolo ha dimostrato il consolidamento della politica di apartheid e nella costruzione di più e più  insediamenti sulla Riva Occidentale del Giordano che in pratica rende impossibile in pratica ottenere la costituzione di uno stato palestinese. Sugli stessi territori dove si sono insediati circa 650.000 coloni, fra i più estremisti,  provenienti da USA, Argentina, Francia, Russia, Gran Bretagna ed altri paesi e che hanno proceduto all’appropriazione illegale ed al  saccheggio delle risorse mentre Israele ha creato una situazione di segregazione e di Apartheid della popolazione palestinese che risulta peggiore di quella che esisteva in Sud Africa.

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Il sionismo come ideologia dello Sterminio

La visita di Trump nella  Palestina storica ed in  quella che oggi è occupata da truppe  e dai coloni estremisti dopo la linea verde definita nell’anno 1967, è servita  di nuovo per dimostrare un Israele superbo e altezzoso nella sua posizione di potenza occupante in un territorio usurpato. Un Israele sordo cieco e muto alla necessità di avanzare verso l’autodeterminazione del popolo palestinese, visto che, come afferma il vicecancelliere palestinese Tayser Farahat in una intervista con questo cronista ,”il non accettare la soluzione di un conflitto che si prolunga da 70 anni significa esacerbare il conflitto. Ottenere la pace in Palestina è un tremendo catalizzatore e permette di affrontare il sionismo e la sua strategia di espansione in tutta la regione. Tuttavia come poter ottenere la pace con un vicino tanto bellicoso che considera i palestinesi come esseri umani di seconda categoria’?

Hezbollah ed asse delle resistenza

In effetti risulta difficile ottenere la pace con chi considera la guerra come suo elemento vitale, il suo sostegno ideologico e politico. Un entità (Israele)  che, sotto il pretesto della guerra, vive dell’appoggio finanziario e militare del Governo degli  Stati Uniti e della lobby sionista, negli USA come in Gran Bretagna, in Francia sostanzialmente. Una lobby che nel segno dell’industria dell’olocausto, come lo ha definito l’accademico Norman Finkelstein, ha imbastito il suo sviluppo come entità di cui continua ad usufruire. Questo accade mentre Israele sottomette la popolazione palestinese alle stesse misure a cui loro stessi furono storicamente sottoposti:  espulsione dalle loro terre, demolizione delle loro case, segregazione per la loro origine etnica, usurpazione delle terre, costruzione di muri, limitazione della loro cultura, manipolazione della storia e il considerare tutto un popolo come bestiame, disprezzarlo, annichilirlo sotto il mito di essere loro un “popolo eletto” e superiore.

La dittatura civico-militare israeliana e la sua politica di considerare la società palestinese come una società di esseri inferiori ha sanzionato una misura propria del nazional socialismo di cui tanto serbano la memoria le autorità e la storia israeliana. Il giorno 7 maggio del 2017 il gabinetto del regime israeliano ha approvato all’unanimità un progetto di legge che elimina l’arabo come lingua ufficiale nei territori palestinesi occupati. Questo nel contesto della legge israeliana che definisce Israele come “Uno Stato Nazinale per gli Ebrei” cancellando l’arabo come lingua ufficiale.

Nella limitatissima capacità politica di Trump di comprendere le problematiche  che affliggono il Medio Oriente, la questione palestinese occupa un posto centrale – considerando il livello del conflitto in questa zona del mondo -non c’è stata alcuna menzione della politica che il suo alleato Israele realizza, non soltanto contro il popolo palestinese ma anche contro altri popoli della regione come  il popolo libanese e la Siria, fondamentalmente.

Per questo non è sembrato strano alla luce di questo incontro tra Trump e Netanyahu che siano definite le lineee che mostrano quale sia l’altro nemico del binomio imperialismo-sionismo: il movimento Hezbollah, l’altro incubo che toglie il sonno ai governanti sionisti che contano di poter contare sull’appoggio di Washington per realizzare una guerra contro questo movimento che ha infilitto ad Israele le sconfitte più dolorose. Israele non perdona ad Hezbollah che questo abbia lasciato allo scoperto le sue debolezze e, come un figlio che persiste nella sua condotta, desidera che il suo “padre putativo”(gli USA) lo sostenga  in una nuova avventura militare.

Secondo fonti libanesi, Washington e Tel Aviv starebbero coordinando azioni destinate ad attaccare le istallazioni e l’infrastruttura militare di Hebollah tanto nel territorio siriano come nel Libano. Questo coinvolgerà in questo attacco l’Esercito libanese, visto che l’attuale presidente libanese Michel  Aoun viene considerato un alleato del Governo siriano e di Hezbollah e quindi collegato all’asse della Resistenza che si trova sotto la leadership della Repubblica islamica dell’Iran.

Se risulta veritiero che il sionismo, avallato dal presunto supporto di Washington e con la ricerca dell’appoggio del wahabismo,  pretende di attaccare Hezbollah, questo avrà una dura risposta per mano dell’asse congiunto della Resistenza, opportunità che potrebbe segnare un punto di inflessione per  il Medio Oriente, dove i popoli della regione  hanno necessità di assestare definitivamente un duro colpo al sionismo  ed alle catastrofiche azioni che questo ha apportato in tutta le regione.

Sulla riva Occidentale del Giordano, sulle alture del Golan, nella Striscia di Gaza, l’anelata pace in Siria ed in Iraq, si potranno ottenere soltanto con la sconfitta di una delle ideologie più estremiste della storia dell’umanità. La stessa intelligence israeliana ha segnalato il suo timore di fronte all’Asse della Resistenza e le possibilità che l’unione tra Hezbollah, le milizie palestinesi, la forza al Qued, la denominata Brigata di Liberazione del Golan – Al Nuyaba- le Forze Siriane, questo insieme di forze può significare la liberazione dei territori che oggi stanno sotto la dominazione sionista, così lo ha segnalato lo scorso mese di Marzo il Ministro Israeliano dei Servizi di Intelligence, Yisrael Katz, segnando con questo una serie di azioni destinate a ritirare cautelativamente la popolazione dalle colonie israeliane dei territori vicini alla frontiera con il Libano e le Alture del Golan con la Siria.

Donald Trump ha lasciato la Palestina -per continuare il suo viaggio verso il Vaticano – senza concretizzare nulla. Molto rumore e pochi fatti. Con una retorica banale e semplicistica ha sostenuto che, dopo aver parlato con Mahmud Abbas e con Benjamin Netanyahu, “il presidente palestinese si trova pronto per la pace” e che “il mio buon amico Benjamin Netanyahu può anche affermare che si tende una mano per la pace”. Tuttavia …fare la pace non sarà facile ed entrambe le parti dovranno affrontare difficili decisioni.

Senza dubbio il suo discorso non segnerà un’epoca e tanto meno sarà ricordato come l’espressione di idee che hanno brillato per la loro lucidità. Parole che non danno conto del fatto che sottovoce si è discusso e si sta definendo: come fare fronte all’Asse della Resistenza e la sua maggiore influenza ogni giorno nello sviluppo degli avvenimenti in Medio Oriente. In questa regione tanto il sionismo, il wahabismo e il suo padre putativo, l’imperialismo statunitense sanno che questo asse si è trasformato in un muro contro cui si dovranno presto o tardi scontrarsi.

* Pablo Jofrè Leal

Giornalista e  escrittore cileno. Analista internazionale, Master in “Relaciones internacionales” por la Universidad Complutense de Madrid. Especialista su  tematiche  principalmente del Latinoamérica, Oriente Medio e del Magreb.  Collaboratore di varie cadenas de noticias internacionales: Hispantv, Rusia Today, Telesur, www.islamoriente.com, Adital-Brasil, Resumen Latinoamericano, Portal the Dawn news www.thedawn-news.org, Radio y Diario Electrónico de la Universidad de Chile, El Ciudadano www.elciudadno.cl.

Fonte: Hispan Tv

Traduzione: Luciano Lago

N.B. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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  1. Eugenio Orso 4 settimane fa

    L’elemento debole dell’Asse Del Male e della devastazione geopolitica – Usa/Nato/GB, wahabiti sauditi, islamo-ottomani di Erdogan e israelo-giudeo-sionisti – probabilmente è l’infamissima arabia saudita di Salman. I resistenti yemeniti riescono a colpire a qualche decina di chilometri da Ryad con missili a lunga gittata e non è da escludere l’inizio di una rivolta interna sciita.
    La Coalizione guidata dalla Santa Russia e partecipata dall’Iran dovrebbe darsi da fare con ogni mezzo, per far cadere il birillo saudita …

    Cari saluti

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