"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Asse della Resistenza e il suo ruolo in Medio Oriente

Asse della Resistenza

di Pablo Jofre Real

Non vi è alcuna possibilità di stabilizzare la regione del Medio Oriente senza che la presenza e la voce dell’ Asse della Resistenza, sia considerato e sia tenuto presente su ogni tavolo dei negoziati.

L’Asse della Resistenza è uno sviluppo fondamentale in Medio Oriente ed è costituito dalla Repubblica Islamica dell’Iran, il movimento libanese Hezbollah, dal governo siriano, dal Movimento Ansarolá yemenita e gli altri gruppi alleati nella lotta contro l’entità sionista e l’interferenza occidentale e saudita nel Medio Oriente.

Questo asse e gli obiettivi che esso persegue , sono nel percorso di ampliare ed estendere a tutta la regione e formare parte delle priorità del mondo islamico, mettendo al centro la Palestina, la resistenza anti-imperialista  e la sicurezza contro le aggressioni della entità sionista.

Il trionfo di Hezbollah contro il sionismo segna l’inizio della Resistenza.

Un asse della resistenza, che ha la sua genesi nel trionfo delle forze di Hezbollah, che hanno combattuto con successo contro le forze israeliane che avevano cercato di invadere il Libano nel 2006. Una vittoria che ebbe un ruolo significativo nello svergognare quelle che si credevano le invincibili  forze sioniste.

Questo, assieme con la partecipazione alla difesa dei confini della Siria in Libano, dopo l’inizio degli attacchi nel marzo 2011, e con un forte sostegno per la causa palestinese, dimostra che “i risultati ottenuti dai membri dell’asse della resistenza sono l’effetto della resistenza e di non aver ceduto alle trame dei nemici , ” secondo quanto sostiene Seyed Kamal Kharazi , Presidente del Consiglio strategico per la diplomazia l’Iran .

Oggi, in uno scenario in cui l’aggressione dell’Occidente – Washington, Parigi e Londra soprattutto – con la partecipazione attiva dei suoi alleati regionali – Turchia, Israele, Arabia Saudita e le monarchie petrolifere del Golfo Persico – è visibile contro la Repubblica Araba di Siria, contro l’Iraq, lo Yemen, il Bahrain e la Palestina, è imperativo che l’asse della Resistenza continui la difesa delle società di Siria e dell’Iraq, nell’ unirsi nella difesa con le forze aerospaziali russe, tenga presente il supporto di organismi internazionali per la lotta del popolo palestinese, condannando l’aggressione saudita contro lo Yemen e nel sostenere attivamente i movimenti che cercano una soluzione al conflitto in corso in quel paese. Un asse che giorno per giorno offre nuovi elementi, simboleggia l’unità e le prospettive di lavoro di ricerca per le persone ed i popoli che lo conformano, ma con un chiaro invito alla sua estensione.

La firma dell’accordo nucleare o completo piano d’azione congiunto – JCPOA con il suo acronimo in inglese – tra l’Iran e il G5 + 1 nel mese di luglio 2015 è stato una grande vittoria per la salvaguardia della sovranità e la dignità di Iran, ma, allo stesso tempo ha rafforzato le capacità dell’asse di resistenza, quindi ha cambiato notevolmente la posizione che l’Occidente aveva sull’Iran e il compimento di quello che è stato definito come la linea rossa del suo governo, amplificando notevolmente l’aumento delle capacità dei paesi e dei movimenti costituire questo asse, che si è ampliato a partire dalle azioni per difendere la sua integrità nella parte politica-militare in questo paese, aggiungendosi alle organizzazioni palestinesi governative e movimenti popolari e alle organizzazioni irachene che dimostrano la loro capacità di adattamento e la visione strategica per combattere le forze terroristiche takfiri e coloro che le appoggiano.

Il lavoro dell’asse della resistenza è stato enorme, in primo luogo, perché è stato quello di combattere l’egemonia cronica delle potenze occidentali che si sono installate in Medio Oriente cercando di soddisfare le loro finalità geopolitiche ed economiche. Come pure, combattere il sionismo e le sue politiche colonialiste, fanatiche, razziste e criminali contro il popolo palestinese e le sue azioni di destabilizzazione permanente. Si è aggiunta a questo la lotta contro le bande terroristiche, che, con le loro azioni, hanno ucciso centinaia di migliaia di persone, creando profughi in milioni di persone, con le città distrutte e le infrastrutture vitali dei paesi attaccati e, allo stesso tempo utilizzando queste come pretesto per presentare quelli che combattono il terrorismo come i colpevoli della situazione di instabilità in Medio Oriente.

Guardie della Rivoluzione iraniani
Guardie della Rivoluzione iraniani

La Repubblica dell’Iran e i componenti Asse della Resistenza hanno dimostrato, nel corso degli ultimi cinque anni, che sono loro i veri garanti di una integrazione regionale autonoma dall’imperialismo e dai suoi alleati sionisti e wahabiti (Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi).

Nonostante l’intenso blocco di una politica di sanzioni e l’assedio contro l’Iran, che comprendeva anche il finanziamento di una guerra di aggressione da parte dell’Iraq diretta allora, dal defunto Saddam Hussein, che ha prodotto centinaia di migliaia di morti. I tentativi di destabilizzazione da parte delle cosiddette rivoluzioni colorate, lavoro sistematico per causare caos e distruzione da parte delle agenzie di sicurezza dell’ Occidente, l’assassinio di scienziati nucleari iraniani e un certo numero di tattiche criminali, l’Iran è riuscito a potenziarsi e ad andare avanti in uno sviluppo autonomo di una industria nazionale in tutti i settori, compreso quello militare, tanto che ora è diventato una potenza regionale con la quale si devono fare i conti.

È questa situazione che ha permesso la Siria, alle organizzazioni popolari palestinesi e libanesi, come il movimento Hezbollah, di creare un’alleanza politico-militare che, dentro i suoi più grandi successi, ha avuto quello di sconfiggere l’esercito sionista in Libano nel 2006.  Si è aggiunto l’enorme lavoro previsto per combattere i gruppi takfiri del Daesh, Fath al Sham, Ahrar al-Sham, al Qaeda e altri gruppi terroristici salafiti.

Nel caso specifico di Hezbollah, la sua lotta decisa contro le posizioni dei terroristici ha impedito che questi gruppi dilagassero in Libano, tagliando le loro linee di supporto logistico e assumendo la difesa attiva del territorio libanese, impedendo il successo dei piani sionisti per stabilire una zona di “buffer”, da cui, con il supporto di Israele alle bande dei takfiri che attaccano la  capitale siriana.

Hezbollah oggi, per il sionismo è una pietra nella scarpa, un attore rilevante che in nessun modo può essere sottovalutato, a pena di incorrere in una maggiore sorpresa. Il sionismo è al corrente di questo e, assieme con l’Iran, si tratta di  avversari  che gli procurano incubi.

L’Occidente e soprattutto Israele temono  la statura militare, politica e morale che ha raggiunto l’Iran nella regione con la  difesa della Siria, dell’Iraq e del Libano, assieme al suo lavoro politico permanente in difesa del popolo palestinese. Le autorità di Teheran hanno sostenuto, in tutte le sedi in cui si sono fatte  sentire la nostra voce, che sono in grado di aumentare i loro sforzi per promuovere programmi di integrazione regionale con l’idea di costruire Stati sovrani, politicamente e culturalmente indipendente dall’Occidente. Un’idea, una richiamo  che lascia fuori solo l’entità sionista.

Obiettivi auesti  che impiegano le forze in una chiara  difesa dei loro interessi, in tale unità di azione per dare un forte sostegno al governo di Bashar al Assad e sanno che, se dovesse cadere  la Siria, il prossimo obiettivo dell’aggressione sarebbe il Libano, l’Iran e le azioni che  seguirebbero sarebbero destinate a destabilizzare la  Russia , da qui la decisione della Federazione di entrare pienamente in guerra, con il sostegno delle loro forze aerospaziali, cambiando i rapporti di forza nella regione.

Gli Stati Uniti, la NATO ei loro  alleati incondizionati in Medio Oriente, davanti a questa minaccia al loro dominio,  hanno  intrapreso una politica di “demonizzare l’Iran” per catalogare i membri dell’asse della resistenza come entità terroristiche, con quel doppio standard proprio dell’ipocrisia dell’Occidente che rifiuta di perdere i loro privilegi attraverso l’azione della coalizione arabo-occidentale, guidata dagli Stati Uniti e che ha il sostegno degli Stati europei, la Turchia, Israele, Arabia Saudita e monarchie feudali Golfo Persico.

Una coalizione  responsabile dell’origine della  crisi nella regione, della sua estensione, del sostegno e del finanziamento dei gruppi terroristici. Un coalizione le cui azioni per combattere contro il terrorismo Takfiri sono state un fiasco, parte di una farsa destinata a nascondere i loro veri scopi , quelli di destabilizzare gli  Stati arabi indipendenti.

(………………………)

Fonte: Hispan Tv

Traduzione: Luciano Lago

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  1. Eugenio Orso 1 mese fa

    Due considerazioni:

    1) L’Asse di Resistenza è a grandissima maggioranza sciita e questo non è un caso.
    2) Senza l’appoggio della Federazione Russa l’Asse di Resistenza, a maggioranza sciita, l’avrebbe molto più dura, vista la potenza e la numerosità del nemico.

    Sostengo da tempo la necessità di distinguere – anche a livello d’immigrazione – non fra islam moderato e islam radicale, che è una fantasia depistante occidentale, ma fra sciiti e sunniti. Infatti, gli sciiti combattono contro lo jihad sunnita, wahabita e salafita – per la vita e per la morte, come accade in Iraq e in Siria – e contro l’Asse del Male a guida statunitense, che della jihad sunnita si serve. Costoro possono essere nostri alleati. Inoltre, quale organizzazione sciita ha mai compiuto attentati e stragi (di popolazione autoctona) in Europa? Da Hezbollah, per esempio, nessuno di noi si aspetta stragi e sgozzamenti di civili …
    A differenza di quanto sostengono alcuni, le guerre in Medio Oriente e nella penisola arabica sono anche guerre fra sciiti e sunniti e noi europei dovremmo prendere le parti degli sciiti, senza esitazioni.

    Cari saluti

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    1. Citodacal 1 mese fa

      “…non fra islam moderato e islam radicale, che è una fantasia depistante occidentale”

      E’ un punto cruciale. A suggello di questa operazione di mistificazione, nel marzo-aprile dello scorso anno il Corriere pubblicava quella che, secondo la scrittrice Ayaan Hirsi Ali, per Time una delle 100 persone più influenti al mondo (la quale dichiarava che, da giovane, si sarebbe unita all’ISIS, infatuata dal clima islamico), dovrebbe essere la ricetta per riformare l’Islam, modificandone radicalmente 5 punti topici:
      – la natura del Corano come parola unica e inalterabile di Dio
      – l’insistenza sull’aldilà a discapito della vita terrena
      – l’infallibilità di Maometto
      – il concetto di “jihad”
      – l’applicazione della “sharia” nella vita quotidiana
      Se questa “riforma” venisse applicata pari pari a qualsivoglia sistema religioso, cultura religiosa, metafisica autentica (che è poi una, sotto differenti forme), ebbene varrebbe a una vera e propria sterilizzazione dei principi che la sorreggono e che ne rendono possibile l’esperienza reale, al di là di ogni speculazione meramente intellettualistica o sentimentale (valga come esempio lampante l’ultimo punto: se la “sharia”, intesa come sistema di precetti giuridici, etici e morali, venisse sradicata dalla vita quotidiana, rimarrebbe un pippone di credenze astratte senza alcun valore reale, per pari a qualsivoglia altra precettistica). L’Islam moderato, quindi, è un’invenzione occidentale per far sì che l’Islam originario venga assimilato al terrorismo dei vari tagliagole radicali ed estremisti (che con religiosità e spiritualità non hanno nulla a che spartire) i quali, a quanto pare, nascono e sono deposti come funghi dalla stessa longa manus che li genera e li manovra.
      Ho appena iniziato a leggere il promettente volume di Franco Cardini dal titolo assai eloquente (“L’invenzione del nemico”), in cui l’autore delinea i tratti di questa operazione di mistificazione; vale la pena estrarre le seguenti considerazioni che il noto medievista offre nella sua Prefazione: “Il nuovo millennio si apre sul ritorno delle prospettive delle nuove Guerre Sante. E il nostro Occidente scopre il profilo d’un Islam feroce, fanatico, assassino, e s’illude che tale scoperta coincida con una memoria storica. Dal canto suo l’Islam, ormai definitivamente lontano dalla sua secolare sicurezza di superiorità nei confronti del mondo degli infedeli, si scopre vittima d’una frustrazione profonda ed esposto a sua volta a un odio generalizzato. È necessario disincantare queste uguali e contrarie forme di follia, risvegliarci da questo sonno magico: e scoprire che, se è vero che Europa e Islam si sono affrontati per lunghi secoli, non meno vero è che tale confronto è stato l’epifenomeno militare d’un rapporto politico, culturale, economico e diplomatico fatto di collaborazione, di simpatia reciproca, di convivenza”.

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