"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Arabia Saudita si prepara a decapitare 14 dissidenti che avevano partecipato a manifestazioni di protesta contro la Monarchia

Lo scorso Lunedì , Amnesty International ha informato circa la decisione della Corte suprema dell’Arabia Saudita che ha confermato 14 condanne a morte emesse il 1° giugno 2016 dalla Corte penale speciale della capitale, Riad, contro 14 imputati, rei di aver manifestato contro il Governo negli anni 2011 e 2012. Tra le persone condannate c’è anche uno studente di una Università del Michigan, Mujtaba al-Suweyket.
L’esecuzione dei 14 prigionieri mediante decapitazione potrebbe essere imminente: manca infatti solo la ratifica del re Salman.

I 14 prigionieri (Hussein al-Rabi’, Abdullah al-Tureif, Hussein al-Mosallem, Mohamed al-Naser, Mustafa al-Darwish, Fadel Labbad, Sa’id al-Sakafi, Salman al-Qureish, Mujtaba al-Suweyket, Munir al-Adam, Abdullah al-Asreeh, Ahmad al-Darwish, Abdulaziz al-Sahwi e Ahmad al-Rab’i) sono stati condannati a morte, al termine di un processo gravemente irregolare e basato su “confessioni” estorte con la tortura, per una serie di reati tra cui “rivolta armata contro il re”, “attacco con le armi a personale e veicoli della sicurezza”, “preparazione e uso di bombe Molotov”, “furto e rapina a mano armata” e “incitamento al caos e partecipazione a disordini”.

In realtà la condanna si riferisca a proteste che furono inscenate in relazione alla “primavera araba” e, secondo Amnesty International, queste persone sono state accusate di “ribellione armata”, di incitamento al caos e di altri reati anche se non esistono prove che questa non sia stata altro che una protesta pacifica.

Quello che si dimostra con questa ulteriore serie di condanne a morte (66 solo dall’inizio dell’anno)è che le autorità saudite hanno confermato il loro spietato impegno di utilizzare la pena di morte come arma per schiacciare la dissidenza e neutralizzare gli oppositori politici, come afferma Samah Hadid, direttore per il Medio Oriente di Amnest Intenational.
“Dall’inizio del 2017, in Arabia Saudita sono state eseguite 66 condanne a morte, 26 delle quali solo nel mese di luglio. Il Re saudita, dovrebbe annullare immediatamente queste sentenze di morte basate su un processo farsa che infrange apertamente tutte le norme internazionali che esigono un giusto processo”, ha aggiunto Hadid.

Il 20 luglio, inoltre, la Corte suprema ha ricevuto dalla Corte penale speciale gli atti relativi ad altre 15 condanne a morte inflitte il 6 dicembre 2016 per presunto spionaggio in favore dell’Iran.
In attesa dell’esecuzione si trovano, infine, almeno 34 appartenenti alla minoranza sciita (dal 10 al 15 per cento della popolazione), condannati per attività considerate minacciose nei confronti della sicurezza nazionale.

Da parte sua la Federazione Statunitense per gli Insegnanti (AFT) ha segnalato che, nel caso di attuare queste sentenze, l’Arabia Saudita dovrebbe essere considerata una nazione paria per il resto del mondo. La Federazione ha inviato un appello al Presidente Trump perchè questi ” interceda presso i monarchi sauditi per fare tutto quello che è nei suoi poteri per fermare queste atrocità”.

Proteste in Arabia Saudita

Nota: Sembra vano sperare che il Presidente Trump si muova per fare pressioni sul Regno Saudita, visto che poche settimane prima Trump, nel corso di una sua visita a Rijad, aveva esaltato il ruolo dell’Arabia Saudita come” nazione leader del Mondo arabo e come principale alleato degli USA nella lotta al terrorismo” (sic!).

Superfluo rilevare che i media occidentali non danno spazio alle notizie di atrocità che provengono dall’Arabia Saudita, considerando che il Regno Saudita è uno stretto alleato dei paesi occidentali che realizzano un business miliardario con questa nazione con la vendita di armi e con l’acquisto di petrolio. Preferibile quindi non guastare i rapporti con la monarchia Saudita.
L’attenzione mediatica occidentale risulta interamente focalizzata sulla repressione dei dimostranti in Venezuela da parte del Governo Maduro e sulle manifestazioni di dissidenti che avvengono a Mosca.

Fonti: RT Actualidad

Amnesty International

Traduzione, sintesi e nota: Luciano Lago

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  1. Giorgio 4 mesi fa

    Quando si dice la libertà d’opinione, mi sembra d’essere in Italia con la Boldrini e Fiano.

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  2. Aldus 4 mesi fa

    Come nella Cina del tempo della rivolta dei Boxer. Sono alleati di quei merdosi di Americani e Inglesi, che fingono di non vedere la loro medievale forma di giustizia. Tagliateste e barbari, finanziatori di terroristi, schiavisti dei loro lavoratori, acquirenti e mandanti delle schiave bianche, ma acquirenti degli USA e di altri stati occidentali. Qua si vieta la fucilazione dei criminali e li si mantiene a spese statali e onlus “di recupero” alla Mazzi, là si fa quello che si vuole perché fa comodo far finta di nulla. Questa è la società attuale, mio caro, e non si parli di “progresso” dell’ umanità, perché è solo una balla.

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