"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Arabia Saudita rilancia la sua influenza con il progetto del ponte sul Mar Rosso

L’Arabia Saudita riattiva il progetto del ponte tra Africa del Nord e Medio Oriente
Nel corso della sua ultima visita al Cairo, capitale egiziana, il re saudita Salman ha annunciato che l’Arabia Saudita e l’Egitto intendono collaborare per realizzare il progetto della costruzione un’imponente infrastruttura: un ponte sul Mar Rosso che colleghi i due paesi e faciliti lo scambio commerciale.
L’Arabia Saudita e le altre petromonarchie del Golfo hanno versato miliardi di dollari nelle casse del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, da quando questi è salito alla presidenza del paese nel 2013 dopo aver esautorato il leader dei fratelli musulmani Mohamed Morsi.

L’Egitto, il più popoloso paese arabo dellla regione, fa parte del blocco di stati musulmani sunniti sui quali l’Arabia Saudita sta cercando di esercitare la sua influenza per arginare la crescente espansione regionale dell’Iran, di recente uscito dall’isolamento internazionale con la firma di un accordo sul nucleare.

L’idea di un ponte sul Mar Rosso non è un progetto nuovo ma si tratta di un vecchio progetto che era stato prospettato da vari decenni senza mai trovare una possibile concretizzazione.
In una approfondita analisi fatta da Steven Carol si possono trovare alcuni precedenti e le fasi di fermo e di rilancio che ha sperimentato questo ambizioso progetto.

Già nel 1988 l’Egittto e l’Arabia Saudita avevano iniziato a parlare della possibilità di realizzare un ponte di 20 miglia circa, incluso un ponte ferroviario attraverso gli Stretti di Tiran e di Ras Nasranui, nella penisola del Sinai, vicino a Sharm-El-Sheik, con terminale a Ras Hamid nel nord este della penisola Arabica. Nel 2006 il presidente egiziano Mubarak fece slittare il colossale progetto, poco prima di iniziare i lavori, per causa dei problemi di sicurezza manifestati da Israele, con la successiva destituzione di Mubarak, nel Febbraio del 2011, il progetto subì un ulteriore fermo. Nel Giugno del 2011 fu messo a capo del progetto il generale Abdul Aziz quale reponsabile della supervisione del progetto. Si pensava che i pedaggi pagati dai milioni di pellegrini (in visita alla Mecca) avrebbero potuto compensare buona parte dei costi (5 miliardi di euro stimati) per realizzare l’opera. Si pensava che quest’opera avrebbe anche potuto aumentare il flusso dei pellegrini. Con la destituzione del pres. Morsi, nel 2013 il progetto viene nuovamente fermato anche per il crescere della insicurezza e del terrorismo nella regione.

Mappa regione Medio Orientale
Mappa regione Medio Orientale

Nel libro di Carol si spiega l’importanza strategica degli  stretti ed i motivi per cui sia Israele che la Giordania avrebbero potuto opporsi alla realizzazione dell’opera, per timore che il loro accesso al Mar Rosso tramite il Golfo di Aqba potesse essere compromesso. Si ricorda il blocco degli stretti che fu ordinato da Nasser nel 1967 e la conseguente guerra di quell’anno (la guerra dei 6 giorni), il decisivo trattato di pace fra Israele e l’Egitto del Marzo del 1979 e le successive dichiarazioni circa la libertà di navigazione e di sorvolo riaffermate  solennemente da tutte le parti nel Mar Rosso ed il passaggio libero per tutte le nazioni attraverso gli stretti di Tiran e Aqba.

Inutile dire che la costruzione di quest’opera sarebbe un trionfo per gli arabi ed una benedizione per il commercio. Questo ponte consentirebbe il passaggio diretto dai paesi del nord Africa verso il Medio Oriente senza dover attraversare il territorio di Israele e ridurrebbe la dipendenza dei pericolosi passaggi in traghetto dai porti del Medio Oriente a quelli mediterranei del Nord Africa .

Il monarchi dell’Arabia Saudita, consapevoli del prestigio e dell’accresciuta influenza che la realizzazione dell’opera apporterebbe al Regno Saudita, hanno proclamato la loro decisione di realizzare il progetto e di non permettere a nessuno di impedirlo.
Gli stessi hanno tenuto a precisare che il ponte che sarà costruito, così come il presidente egiziano Al- Sisi ha dichiarato che questo ponte porterà il nome del re saudita. Tuttavia non è stata ancora rilasciata alcuna informazione circa il progetto e i suoi costi.

Nel corso della visita di re Salman al Cairo si prevede che i due paesi dovrebbero firmare quattro accordi di finanziamento del valore di circa 22 miliardi di dollari.
Riad aveva già stanziato miliardi di dollari per aiuti al Cairo e per investire nell’economia egiziana. Ed era stata l’Arabia S. il sostenitore chiave di al-Sisi dopo la cacciata del presidente Mohamed Morsi nel 2013, la cui destituzione aveva segnato il tramonto della breve epoca dei Fratelli Musulmani che era seguita alla cacciata di Mubarak nella primavera araba del 2011.

Le stime precedenti avevano calcolato un costo tra i 2,6 e i 3,5 miliardi di euro che sono però da considerare molto sottovalutate rispetto ai costi attuali.
L’Arabia Saudita può contare in ogni caso di un basso costo di mano d’opera visto che è uno dei paesi al mondo che utilizza ancora gli schiavi, lavoratori di paesi poveri del IV mondo che vengono utilizzati per lavorare in condizioni sub umane.

Al contrario di quanto possa sembrare, in realtà il rapporto tra i monarchi di Rijad ed il presidente al-Sisi non è così idilliaco come si potrebbe dedurre a prima vista. I finanziatori sauditi e dei paesi del Golfo rinfacciano al presidente egiziano di aver usato male i fondi da loro generosamente elargiti, di aver perso il controllo della penisola del Sinai – ormai territorio di nessuno con pesanti infiltrazione di estremisti islamici -, di non aver mantenuto la promessa di impegnarsi sul fronte della guerra in Yemen e, infine, di non essere abbastanza deciso nello schierarsi contro il presidente siriano Bashar al-Assad (con cui ultimamente aveva riallacciato i rapporti). L’obiettivo dei sauditi (in accordo con Washington) è quello di staccare l’Egitto da qualsiasi influenza diretta o indiretta con l’Iran ed il suo alleato chiave nella regione: la Siria di Bashar al-Assad.

Questo tralasciando gli sforzi dell’Amministrazione USA che ha visto con preoccupazione il riallacciarsi dei rapporti e della collaborazone dell’Egitto con la Russia attraverso vari accordi di interscambio e di acquisto di armamenti russi, conclusi durante la visita di Vladimir Putin in Egitto. L’obiettivo degli USA, analogamente a quello saudita, è quello di sottrarre l’Egitto all’influenza russa e di evitare che la Russia riacquisti in Medio Oriente quella posizione centrale che sta in effetti assumendo in relazione al successo dell’intervento in Siria.
Non è escluso che i sauditi abbiano voluto dare anche degli avvertimenti al regime egiziano tramite gli ultimi episodi di terrorismo nel Sinai.

Facile pensare che gli attacchi potrebbero intensificarsi, nel caso in cui il Governo di Al -Sisi dovesse manifestare eccessiva autonomia nelle sue relazioni con la Siria e con la Russia. L’avvertimento è stato fatto e gli egiziani sanno molto bene chi siano coloro che sovvenzionano le cellule terroriste nella regione.
I sauditi ancora una volta svolgono il ruolo delle pedine per le strategie anglo USA nella strategica regione mediorientale.

Fonti: Veterans Today

The Post International

Traduzione e sintesi: Manuel De Silva

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