"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’ANNESSIONE DELLA CRIMEA VISTA DA UN GIURISTA OCCIDENTALE

Riceviamo e pubblichiamo:

Per chiarire un po’ meglio le idee
I problemi umani hanno spesso delle radici profonde che non conviene sottovalutare. Sembra dunque giunto il momento di analizzare accuratamente la strana e confusa struttura giuridico-politica della estinta URSS.
di ROMANO CRISTIANO (Giurista)

È ormai trascorso un bel po’ di tempo da quando gli abitanti della Crimea, in base ad una votazione quasi unanime, hanno dichiarato la loro indipendenza dall’Ucraina, proponendo in seguito l’annessione alla Russia, che l’ha subito accettata. Le critiche non sono mancate. È avvenuto di più: diversi governi hanno fatto sapere che non avrebbero riconosciuto l’annessione perché conseguenza d’una decisione popolare non autorizzata previamente dalle autorità centrali di Kiev; in altri termini, l’annessione era invalida. Siccome questa tesi viene ancora sostenuta, ritengo opportuno far conoscere, nei riguardi di essa, una mia idea, che ho da anni e che cercherò di spiegare sinteticamente (e senza estenuanti ricerche), per facilitare ed arricchire la discussione.

Non ho mai capito appieno cosa passasse per la mente degli organizzatori della estinta URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) quando hanno montato la rispettiva struttura giuridico-politica. In effetti, la scarsezza di logica, in tale struttura, rende assai difficile raggiungere delle conclusioni precise circa quella che dev’essere stata la natura – cioè la vera essenza – dell’ente che ne è venuto fuori. Occorre dunque interpretare, per scoprire quello che in realtà è stato creato, anche se diverso da quello che avevano in mente gli organizzatori, i quali hanno senza dubbio rivelato una insufficiente chiarezza di idee.

Sebbene la rivoluzione socialista sia avvenuta nel territorio dell’antico Impero Russo, ch’era governato dagli zar, i vincitori hanno preferito far sorgere un ente pubblico nuovo (la URSS), nell’ambito del quale la Repubblica Russa, succeduta all’impero, si è vista relegata in un curiosissimo ed irreale secondo piano, alla stessa stregua di altri enti pubblici che, almeno di fatto, occupavano delle posizioni del tutto subordinate. Questa è stata, a mio avviso, la stranezza nº 1. Sì, perché la base territoriale principale della URSS è rimasta sempre la Russia; e la grande forza dei politici che hanno governato la URSS ha avuto sempre come fondamento il potere militare della Russia. Sono indotto a credere che i fondatori del nuovo ente abbiano dimostrato una certa ingenuità, o almeno mancanza di visione, nel non percepire un problema – quello della parità giuridica esistente tra i componenti – che, dopo lo scioglimento inaspettato e sorprendente dell’ente in questione, è stato capace di far sorgere, tra i detti componenti, tanti malintesi, tanti risentimenti e, soprattutto, delle rivendicazioni la cui soluzione si presenta straordinariamente complessa e difficile.

Secondo quanto ho appreso da diverse fonti attendibili, la URSS, fin dal 1922, ha assunto una struttura federale. Questa è stata, a parer mio, la stranezza nº 2. Perché? Se ho capito bene, la Repubblica Russa era anch’essa una federazione, tant’è vero che, in tutti i libri da me consultati, essa appare così denominata: “Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa”. Non credo possa esistere, formalmente, una federazione composta di federazioni: la forma di stato federale è una sola, ed ha delle caratteristiche peculiari. Da notare che mi riferisco ad una mera questione terminologica, la quale non impedisce il permanere di eventuali autonomie già esistenti; in altre parole, se due stati federali decidessero di celebrare un patto federativo tra loro, gli antichi stati federati dovrebbero, secondo me, per ragioni di buona tecnica organizzativa, passare ad essere delle province autonome.

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D’altra parte, la Russia, non essendo ormai una monarchia assoluta, non aveva più condizioni, a causa del suo immenso territorio, d’essere governata come stato unitario. Se la URSS fosse veramente uno stato sovrano federale, sarebbe stato assai logico che inserisse questa idea nella sua denominazione, e che, per evitare confusioni, non permettesse l’uso della parola “federativa” nella denominazione della Russia. Non l’ha fatto, però; anzi, ha fatto addirittura il contrario: ha evitato l’uso della parola “Federazione”, che ha sostituito con la parola “Unione”. Cosa dobbiamo intendere per “Unione”, nel caso ora in esame? La parola “Unione”, secondo me, non indica una forma di stato sovrano; essa veniva usata, con una certa frequenza, e con l’aggiunta dell’aggettivo “Personale”, ai tempi in cui le monarchie assolute erano la regola. Designava una situazione di fatto, non di diritto, la quale veniva creata dall’esistenza d’un unico monarca per tutti gli stati del gruppo. Credo non sia possibile, per questo motivo, interpretare la detta parola come sinonimo di federazione, dal momento che, per ragioni diverse (principalmente storiche), l’idea di unione, anche se espressa per mezzo di altre figure morfologiche, può oggi indicare uno stato sovrano d’altro tipo; tant’è vero che, nel “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord”, almeno fino a poco tempo fa, le grandi parti componenti lo stato sovrano “unito” non erano classificabili come unità autonome (non disponevano, tra l’altro, d’un organo legislativo proprio). Ciò non basta.

Nei termini di notizie da me ricevute qualche tempo addietro, la URSS, una volta ammessa all’ONU come membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha preteso che fossero ammessi, come membri comuni, anche le sue repubbliche componenti. Realizzate delle verifiche, l’ONU ha deciso che la richiesta poteva essere accolta in parte, ragion per cui sono state ammesse due repubbliche. Il fatto è doppiamente eloquente perché, da un lato, dimostra che la URSS, in fondo, pensava ai suoi membri come dei veri stati sovrani; dall’altro, che l’ONU ha riscontrato i segni della sovranità in due di essi, il che significa che delle piccole modifiche strutturali avrebbero potuto risolvere il problema degli altri membri. A quanto pare, dunque, l’URSS non è mai stata, né di diritto e né di fatto, una federazione – come penso risultasse dagli atti costitutivi –, perché la vera federazione fa scomparire la sovranità dei suoi membri; è stata, in tutti i suoi momenti di vita, nient’altro che una semplice confederazione di stati sovrani, perlomeno sul piano giuridico.

Che la vera federazione faccia scomparire la sovranità dei suoi membri è cosa che oggi tutti sanno, anche coloro che non sono giuristi. La sovranità viene definita come potere supremo di comando; orbene, il potere di comando d’uno stato federato non è supremo: è inferiore a quello delo stato federale (recentemente, in Russia, Mosca non ha permesso che la Cecenia uscisse dalla federazione). I segni tangibili della sovranità sono cose del tipo “forze armate”, “moneta”, “ministero degli esteri”, “ambasciatori” ecc.: uno stato federato non dispone di cose del genere. Possono, è vero, sorgere delle teorie contrarie, ma saranno pur sempre dei bei discorsi, senz’alcun valore pratico.
Molto curioso, però, è che, a dispetto di quanto da me appena dichiarato, la URSS è stata sempre governata, vista e trattata come un autentico stato sovrano unitario, pertanto né come federazione, né come confederazione. Ho letto che lo stesso Gorbaciov ha difeso, fino all’ultimo, l’idea dello stato unitario, dimostrando una scarsezza di visione che lo ha portato addirittura alla perdita della carica. Questa è stata, a quel che mi sembra, la stranezza nº 3. Da notare che tale fatto deve aver generato una enorme confusione concettuale, complicando in un modo eccezionale la soluzione dei problemi risultanti dallo scioglimento.

Comunque, secondo principii giuridici ormai accolti un po’ dappertutto, nelle ipotesi di confusione, e quindi di dubbio, non valgono delle semplici parole o condotte, né delle semplici carte scritte: valgono soltanto i fatti capaci di dimostrare che l’agente ha preteso dei risultati diversi da quelli derivanti dalle sue intenzioni dichiarate; o che ha prodotto, anche senza volerlo, una struttura diversa da quella inserita, in un modo formale, nel rispettivo strumento costitutivo. In sintesi, nel campo del diritto, non vale il nome che si dà agli atti praticati: vale soltanto la realtà degli atti praticati. In questo caso, a parer mio, i fatti sono assai chiari nell’additare i membri della antica URSS come dei veri e propri stati sovrani, anche se, nella vita quotidiana, non riconosciuti come tali dai politici che, in base ad un potere militare gigantesco, governavano con mano di ferro il detto ente.

All’interno di questo succinto quadro generale, il problema dell’annessione della Crimea alla Russia penso possa essere impostato senza grandi difficoltà. Risulta, dalle poche ricerche da me realizzate, che la Crimea, prima della rivoluzione socialista, appartenesse alla Russia. Orbene, secondo la grande Enciclopedia Italiana Treccani, la Crimea, nel 1954, è stata “ceduta” da Chruscev all’Ucraina. Mi preme far notare che le virgolette apposte alla parola “ceduta” non sono mie: sono dell’enciclopedia; la quale a me sembra voler esprimere l’idea che si sia trattato d’una cessione alquanto strana e abbastanza contestabile.

In effetti, se si accoglie l’ipotesi che i membri dell’URSS abbiano sempre avuto la caratteristica di stati sovrani, è inevitabile che si accetti la seguente conclusione: come capo d’un gruppo di stati sovrani, tra cui Russia ed Ucraina, Chruscev (che per giunta era nato in Ucraina) era del tutto sprovvisto di competenza per sottrarre alla Russia un pezzo del rispettivo territorio e farne un altro stato sovrano o annetterlo all’Ucraina (la detta conclusione è applicabile, per intero, anche al Presidium del Soviet Supremo). Ragion per cui, si è trattato davvero d’un atto di validità contestabile; vado oltre: nella mia opinione strettamente personale, si è trattato d’un vero e proprio atto nullo, che non ammette alcun dubbio.

Da notare che gli atti nulli (conviene non perderlo di vista) rimangono sempre tali, a dispetto del numero di anni – piccolo, medio o grande – che sia eventualmente trascorso. D’altra parte, non vedo come possa essere utile la teoria di alcuni studiosi, secondo cui è legittima l’annessione del 2014 perché voluta dal popolo della Crimea, mediante un referendum che è espressione del principio di autodeterminazione dei popoli.

Conviene rimanere con i piedi in terra: questo principio, così decantato, non è mai stato preso sul serio, né da politici, né da giuristi.
Davanti ad una nullità di questo genere, gli stati sovrani ricorrono sovente alla forza, se dispongono d’un apparato militare rispettabile. La Russia, al contrario, ha scelto la strada socialmente migliore: ha aspettato, con ammirevole pazienza, una opportunità che le permettesse di risolvere il problema nel modo più incruento possibile.

“OSSERVAZIONE. Questo articolo, nella sua essenza, è stato pubblicato recentemente da Sputnik News (Italia). Alcuni lettori lo hanno commentato o criticato. In base alle critiche, e per alimentare il dibattito nei riguardi d’un argomento così delicato, l’autore ha creduto opportuno modificare leggermente il testo, introducendovi delle brevi aggiunte con il solo scopo di chiarire meglio la tesi sostenuta, la quale rimane dunque perfettamente uguale”.

Nella foto in alto: la popolazione in Crimea festeggia il ritorno alla Russia

Nella foto al centro: mappa della popolazione di etnia russa in Crimea

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