"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Amministrazione USA rinuncia alla distensione e ritorna alla vecchia politica antirussa

di  Luciano Lago

Secondo vari analisti, la dirigenza russa si trova già molto delusa rispetto alle aspettative di una possibile distensione nei rapporti con Washington , con l’arrivo del nuovo presidente Donald Trump, in particolare per le posizioni manifestate di recente dal nuovo presidente degli Stati Uniti. Mosca contava in un cambio di atteggiamento di fronte al contenzioso nei  rapporti USA-Russia, risulta invece che questo cambiamento non ha avuto luogo e Trump sta portando avanti le stesse politiche anti-russe del suo predecessore, Barack Obama.

L’ultimo conflitto in questo senso è stata l’affermazione dell’Amministrazione Trump circa il fatto che la Russia debba “restituire” la penisola di Crimea all’Ucraina. La nuova ambasciatrice degli USA presso l’ONU ha annunciato anche il mantenimento delle sanzioni contro la Russia, a meno che i russi rinuncino alla Crimea, cosa che è totalmente impensabile da parte della dirigenza russa.

Le autorità russe hanno risposto in modo molto netto circa la questione della Crimea, prima attraverso il portavoce della Cancelleria, la Maria Zajarova, la quale ha dichiarato che “la Russia non ha alcuna intenzione di consegnare la Crimea all’Ucraina” e che “noi non consegnamo i nostri territori e il territorio della Crimea è parte integrante della Federazione russa”.
Ancora più categorica la successiva dichiarazione di Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino, il quale ha dichiarato che “la Russia non va a negoziare il destino della Crimea con alcuna parte straniera e tanto meno con il presidente USA”.

D’altra parte, come da programma deciso dalla precedente Amministrazione Obama, sono in pieno svolgimento le manovre militari da parte della NATO e delle truppe e mezzi blindati inviati dagli USA ai confini russi in Lituania, in Estonia, in Polonia, in Romania e nel Mar Nero, dove una flotta della NATO si trova in forma permanente violando tutti gli accordi precedenti. Queste manovre, con il massiccio afflusso di truppe e mezzi NATO direttamete ai confini russi, sono un fatto mai avvenuto prima e sono state indicate ultimamente come una “forma di provocazione” dallo stesso Putin, il quale ha assicurato che la Russia sta prendendo le sue contromisure in quanto lo spiegamento NATO rappresente “una minaccia reale e pericolosa a i propri confini”.

A complicare le cose sono intervenuti due fattori chiave: le recenti dimissioni dell’assessore alla sicurezza nazionale, Michael Flynn, causate dalle sue conversazioni con i russi fatte prima della nomina ufficiale, e le dichiarazioni di Trump con cui il presidente si è lanciato in una serie di accuse pretestuose ed ingiustificate contro l’Iran, indicando questa nazione come il “grande patrocinatore del terrorismo”.

Il primo fattore, quello della rimozione di Flynn, oltre ad essere un indizio di un conflitto interno nell’ambito dell’establishment USA, dimostra che la fazione favorevole ad una distensione con Mosca è perdente in questo momento e tutto indica che i neocons anti russi e guerra fondai hamnno preso il sopravvento nell’enturage di Trump.
Quanto al secondo, le accuse all’Iran, la Russia ha risposto, attraverso il ministro Lavrov, confutando le dichiarazioni e sottolineando la collaborazione intercorrente tra la Russia e l’Iran ed Hezbollah nella lotta comune contro il terrorismo. Una reazione molto decisa che lascia intravedere la stretta relazione intercorrente in questo momento tra Mosca e Teheran.

Da parte sua l’Iran ha rinnovato ultimamente a Mosca il permesso di sorvolo del proprio territorio per realizzare attacchi aerei contro i gruppi terroristi in Siria ed ha riconfermato la concessione della base aerea di Hamedan all’aviazione russa, che in precedenza era stata interrotta per diverbi con Mosca sulla pubblicizzazione di tale concessione.

Risulta evidente che l’Amministrazione Trump si trova sotto pressione della dirigenza israeliana, Natanyahu e soci, nel tentativo di creare un fronte antiraniano che dovrebbe includere, oltre ad Israele, alcuni paesi arabi, sicuramente Arabia Saudita, Qatar, ed Emirati (EAU) ma difficilmente si potrebbero aggregare a questo fronte altri paesi come l’Egitto che si sono già schierati dalla parte di Mosca. Inoltre l’Iran sta estendendo la sua influenza, oltre all’Iraq (paese a maggioranza sciita) ed al Libano, anche ad altri paesi arabi che sono desiderosi di normalizzare i rapporti e la cooperazione con Teheran.

Ancora una volta gli USA si lasciano dettare l’agenda da Israele in base ai suoi interessi ed alle sue fobie, trascurando la possibilità di impostare una nuova politica di coesistenza con la Russia che favorirebbe una distensione nei rapporti anche in Europa ed in altre aeree del mondo.

Tutto questo scenario, anche in questo caso, rischia di produrre effetti opposti a quelli sperati da Washington e da Tel Aviv, dopo il fallimento della loro campagna per rovesciare il Governo di Damasco e per lo smembramento della Siria, si profila una solida alleanza ed un asse fra Mosca e Teheran che, considerando anche l’aggregazione già manifestata della Cina, costituisce un solido blocco militare e strategico che si pone come enorme ostacolo ai piani di Netanyahu e dei neocons di pianificare una nuova campagna bellica per isolare l’Iran.

Le relazioni tra Iran e Russia hanno un carattere ormai strategico ed i maldestri tentativi degli USA e di Israele di ottenere un distacco tra la Russia e l’Iran sono destinati al fallimento.

Rimane il fatto che Trump, come alcuni avevano previsto, si sta dimostrando l’ennesima marionetta manovrata da Israele.

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  1. Mardunolbo 9 mesi fa

    “Rimane il fatto che Trump, come alcuni avevano previsto, si sta dimostrando l’ennesima marionetta manovrata da Israele.”
    Già !

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  2. nessuno 9 mesi fa

    Cosa scrivere di più, c’era da aspettarselo, e dire che per un certo periodo ci ho
    pure creduto,pensavo migliorasse le cose e invece mi sembra che le stia incasinando
    ancora di più, ma si sa quando ci sono gli “ebrei “di mezzo non mancano di certo
    i problemi, loro si sentono speciali e unici, “gli eletti”.

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  3. Giorgio 9 mesi fa

    Attenderei ancora qualche mese prima di emettere giudizi così definitivi su Trump, d’altronde sono solo 25 giorni che ha giurato come presidente USA ed è universalmente riconosciuto che la gatta frettolosa ha partorito i gattini ciechi.
    I crimeani si sono espressi con un referendum a quale nazione volevano appartenere, non sono stati conquistati territorialmente da un colpo di forza della Russia e come è giusto per ogni popolo hanno deciso in libertà a che stato appartenere.
    Magari ciò fosse possibile al popolo della Serenissima, ma questa non ha ai propri confini la Russia ed è già attualmente invasa militarmente dalla sedicente repubblica italiana.

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    1. ramo 9 mesi fa

      Mi piace andare con la memoria ai tempi della Serenissima, quando essa si manteneva indipendente da tutti, e ospitava intellettuali e pensatori perseguitati dalla Chiesa ufficiale. Ricordo il buon frate Giorgi o Zorzi e il suo “De Armonia Mundi”. Ricordo la visita di Henri III a Venezia (un re tutto diverso da quello descritto dai film attuali, ecc.). Insomma Venezia non solo fu una libera Repubblica ma una vera e propria potenza militare e politica dotata di grande prestigio e capacità di dare benessere ai propri sudditi. Però aveva un gravissimo limite che ne determinò la caduta sotto Napoleone. La classe dirigente era sempre e solo cooptata dal patriziato veneziano ed in maniera ottusa e ben poco lungimirante nei confronti dell’entroterra, per via dell’egoismo delle famiglie nobili di Venezia. Invece di accogliere nel Gran Consiglio e nelle alte cariche i patrizi delle altre città come Padova, Treviso, Bergamo, Brescia, eccetera eccetera, loro li escludevano perennemente e questo causò rancore e disaffezione. L’esercito di Venezia era intatto e ancora ben oliato, così come la sua flotta negli arsenali quando Napoleone invase l’Italia. Venezia avrebbe potuto resistere e combattere, poiché i Veneziani amavano la loro Repubblica sopra ogni altra cosa, ma in quel momento tutti i nobili e borghesi dell’entroterra veneto lasciarono a sé stessa Venezia e il suo patriziato egoista e acclamarono quel gran ladro del Corso quale liberatore. Venezia si vide isolata e senza esercito e neppure marina, e cadde come un castello di carte. Ma non cadde perché era finita la gloriosa Repubblica, bensì perché i nobili di Venezia città subirono la vendetta e il rancore di tutto l’entroterra e di tutti i non patrizi di Venezia che costituivano i gangli e il patrimonio militare e amministrativo dello Stato. Nobili e borghesi fecero causa comune e girarono le spalle a tutti i Memo, Grimani, Foscari, eccetera di Venezia. E proprio per questo suo passato e questa sua forma di caduta, la Repubblica di Venezia rappresenta un corpus indigesto per una Italia nata raffazzonata e con una propaganda che escludeva l’eredità di Venezia che da repubblica dei nobili poteva senza fatica divenire come la Svizzera e il suo popolo, con il quale fu da sempre in ottimi rapporti per secoli.

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  4. ramo 9 mesi fa

    Mi piace andare con la memoria ai tempi della Serenissima, quando essa si manteneva indipendente da tutti, e ospitava intellettuali e pensatori perseguitati dalla Chiesa ufficiale. Ricordo il buon frate Giorgi o Zorzi e il suo “De Armonia Mundi”. Ricordo la visita di Henri III a Venezia (un re tutto diverso da quello descritto dai film attuali, ecc.). Insomma Venezia non solo fu una libera Repubblica ma una vera e propria potenza militare e politica dotata di grande prestigio e capacità di dare benessere ai propri sudditi. Però aveva un gravissimo limite che ne determinò la caduta sotto Napoleone. La classe dirigente era sempre e solo cooptata dal patriziato veneziano ed in maniera ottusa e ben poco lungimirante nei confronti dell’entroterra, per via dell’egoismo delle famiglie nobili di Venezia. Invece di accogliere nel Gran Consiglio e nelle alte cariche i patrizi delle altre città come Padova, Treviso, Bergamo, Brescia, eccetera eccetera, loro li escludevano perennemente e questo causò rancore e disaffezione. L’esercito di Venezia era intatto e ancora ben oliato, così come la sua flotta negli arsenali quando Napoleone invase l’Italia. Venezia avrebbe potuto resistere e combattere, poiché i Veneziani amavano la loro Repubblica sopra ogni altra cosa, ma in quel momento tutti i nobili e borghesi dell’entroterra veneto lasciarono a sé stessa Venezia e il suo patriziato egoista e acclamarono quel gran ladro del Corso quale liberatore. Venezia si vide isolata e senza esercito e neppure marina, e cadde come un castello di carte. Ma non cadde perché era finita la gloriosa Repubblica, bensì perché i nobili di Venezia città subirono la vendetta e il rancore di tutto l’entroterra e di tutti i non patrizi di Venezia che costituivano i gangli e il patrimonio militare e amministrativo dello Stato. Nobili e borghesi fecero causa comune e girarono le spalle a tutti i Memo, Grimani, Foscari, eccetera di Venezia. E proprio per questo suo passato e questa sua forma di caduta, la Repubblica di Venezia rappresenta un corpus indigesto per una Italia nata raffazzonata e con una propaganda che escludeva l’eredità di Venezia che da repubblica dei nobili poteva senza fatica divenire come la Svizzera e il suo popolo, con il quale fu da sempre in ottimi rapporti per secoli.

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  5. ramo 9 mesi fa

    Ancora con la Serenissima, mi piace pensare che proprio solo la sua storia e la sua costituzione possono in ITALIA venire riportate alla luce e opportunamente approfondite, elaborare il passaggio giuridico dal desueto al contemporaneo senza i pasticci della costituzione italiana, ricreare la sua burocrazia senza bizantinismi e asinerie, adottare soluzioni e tecniche secondo il secolare, anzi millenario, spirito pratico della Repubblica. Nel gran marasma prossimo e venturo, la patria della Repubblica potrebbe riemergere dal mare dell’affondamento dell’Italia costruita a colpi di bugie, e costituire una salvezza per la sua antica terra e per quelle terre circonvicine che vivevano di essa e grazie ad essa. Sarà anche un’occasione per combattere e morire per qualcosa di degno nel creare qualcosa di nuovo che poi ha le sue radici millenarie. E state pur sicuri che il cambiamento verrà, e che l’occupante e lo straniero (oggi l’americano e i suoi corrotti satelliti locali) si vedrà arrivare addosso i carri armati del Don, perché la storia è strana, e perché lo spirito dei lontani vecchi spesso assiste i discendenti, e poi anche perché la farina degli USA andrà in crusca, e,ancora, lo spirito dei vecchi riaffiora in qualche maniera misteriosa, sia ispirando i giovani che mettendo i bastoni fra le ruote ai malvagi che hanno calpestato e distrutto ciò che era buono e fecondo.

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    1. Giorgio 9 mesi fa

      Le massaie di una volta riciclavano ogni cosa ed alcune di esse con ritagli di pezze componevano delle coperte chiamate patchwork, analogamente è stata cucita l’Italia con pezze di popoli, ma credo che non si riuscirà mai a fonderlo in un unico corpo, troppe sono le differenze che li distinguono, nonostante le “menti illuminate” che si adoperano giusto all’opposto.
      Dal momento che il tempo non esiste ciò che prima ho descritto prima o poi accadrà.

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  6. maurizio 9 mesi fa

    Mi dispiace dirlo ma sugli ebrei aveva ragione Heidegher. un Popolo DI MERCANTI NEL TEMPIO.

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