"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’abbraccio diabolico della Merkel con la Turchia di Erdogan

di  Finian Cunningham

La Turchia sta esercitando forti pressioni sulla Germania per creare “zone sicure” all’interno della Siria come “prezzo” di scambio per alleggerire la crisi dei rifugiati . Si tratta di un patto diabolico che potrebbe intensificare il conflitto in Siria, dove le forze della NATO potrebbero affrontare militarmente la Russia. La la visita ad Istambul della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, lo scorso fine settimana è stata  caratterizzata da una inversione a U per quello che riguarda l’ingresso (molto sollecitato) della Turchia nella Unione Europea. Con una decisione a sorpresa la Merkel ha annunciato che adesso si sarebbe orientata a favore di un possibile ingresso della Turchia nella UE , quando invece fino a poche settimane addietro la stessa cancelliera aveva dichiarato la sua opposizione alòl’ingresso.

La Turchia ha le carte decisive, ha dichiarato il giornale tedesco Deutsche Welle. Sarebbe difficile non essere d’accordo con questa considerazione, data la funzione fondamentale che svolge in Europa la Turchia con la crisi dei migranti che ha visto il maggior movimento di massa di popolazioni dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.  Circa 600.000 rifugiati sono arrivati alle frontiere dell’Unione Europea soltanto quest’anno, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. La maggior parte di questo esodo umano è arrivato attraverso la Turchia, che atualmente ha alloggiato circa 2,5 milioni di rifugiati. Queste masse di profughi  arrivano  dalla frontiera sud per causa della guerra in Siria che dura da quasi 5 anni.

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo Primo Ministro Ahmet Davutoglu approfittano dell’opportunità offerta da questa crisi ottenendo che la UE riconosca che necessita della Turchia per trattenere la corrente dei rifugiati . Per questo la Merkel ed altri alti funzionari della UE, con le loro dichiarazioni nell’ultima settimana, dimostrano una nuova attenzione verso il governo di Ankara.

Prima di essersi recata ad Ankara per riunirsi con Erdogan y Davutoglu la domenica scorsa, il Cancelliere tedesco ha detto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. I dirigenti succesivamente hanno dichiarato che avevano lavorato ad un piano di azione che sarebbe finalizzato nelle prossime settimane, con più riunioni di alto livello previste a Berlinio e Ankara. La cosa che si viene a sapere è che Angela Merkel sta adesso rivitalizzando le conversazioni sulla adesione della Turchia al club dei  28 membri della UE.  I negoziati erano rimasti sospesi dall’anno 2005 per causa delle preoccupazioni della UE circa la storia della Turchia in materia di diritti umani e la repressione attuata da Ankara nei confronti della minoranza curda.

Un’altra apparente concessione dell’Unione Europea è stata quella confermata dalla Merkel del finanziamento di 3 mila milioni di dollari in aiuti alla Turchia per sistemare il suo numero di rifugiati – di quello che si dice che sia il più grande del mondo attualmente.  Ankara afferma che già ha speso 8 milioni di dollari nell’assistenza ai rifugiati nel suo territorio.

Il Presidente della Turchia Erdogan ed il suo primo ministro fanno leva sull’opportunità offerta dalla pressione dei rifugiati sull’Europa e stanno ottenendo un maggiore ascolto da parte dei funzionari della UE alle loro esigenze di entrare concretamente nel club europeo.

Una terza concessione che Ankara esige dalla UE è quella di appoggiare la sua richiesta sostenuta da molto tempo di stabilire “zone sicure” nella Siria del nord. La Merkel ha divagato su tale questione ma, nel corso della conferenza stampa con Davutoglu, il primo ministro turco non si è astenuto dal trattare la questione: ” Si deve stabilire una zona sicura tra la Turchia e la Siria” , ha detto Davutoglu. “Per questo ho ripetuto la necessità  della creazione di una zona sicura in Siria e protegga i rifugiati all’interno del loro paese”, ha aggiunto..

La Turchia si è pronunciata energicamente a favore dello stabilimento di una denominata zona sicura (“no fly zone”) da quando è scoppiata la crisi nel Marzo del 2011. Tuttavia tanto Washington che i suoi alleati sono restii a questa decisione. Questo perchè, per mantenere un territorio come “no fly zone” all’interno della Siria ,si dovrebbe escludere le forze del governo siriano e questo richiederebbe un intervento militare importante delle potenze occidentali.. Sarebbe questa in effetti una zona di “no fly zone” che richiederebbe l’intervento di forze aeree della NATO con anche presenza di truppe sul territorio.

Tuttavia la peggiore crisi di migrazione ha cambiato tutti i calcoli e sembra che la Turchia eserciti una influenza decisiva. La Merkel in particolare si trova sotto pressione per arrestare il flusso dei rifugiati. La sua precedente politica di “porte aperte” ai richiedenti asilo si sta sviluppando male visto che gli altri paesi europei rifiutano di volersi fare carico di buona parte dell’onere di accogliere i rifugiati.  Questa settimana abbiamo visto molte proteste anti-immigrazione in Germania da parte dell’ala di estrema destra del movimento Pegida. Ma non è soltanto l’estrema destra che si sta mobilitando.

Anche fra i centristi tedeschi, molti di loro erano sostenitori della Merkel, dell’Unione Democratica Cristiana in buona parte- stanno crescendo l’ansia per l’affluenza massiccia di rifugiati. Una inchiesta recente ha rivelato che solo uno su tre dei tedeschi approva l’atteggiamento della Merkel.  Mentre l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia  chiudono le frontiere, decine di migliaia di rifugiati devono affrontare condizioni infernali, con l’arrivo dell’inverno e molti stanno facendo pressione con viaggi disperati verso l’Austria e la Germania.

Le scene apparse nei media, quella delle famiglie dei migranti mezzo congelati nel fango, mentre lottavano con la polizia anti sollossa, va a presentarsi come l’immagine della UE alla base dell’opinione pubblica internazionale. La crisi si sta facendo insostenibile e la Mekel è evidentemente obbligata a fare qualche cosa rispetto a questo problema. La Turchia sembra essere intenzionata ad esercitare maggiore influenza.

Parlando dopo la Merkel, Davutoglu ha avvertito che non desidera che il suo paese si trasformi in un “grande campo di concentramento”. Il primo ministro ha detto ai media: “non possiamo accettare la comprensione come per farci dare del denaro e che i profughi  debbano rimanere in Turchia.”, detto con notevole disprezzo. Davutoglu ha aggiunto: ” Ho raccontato questo anche alla Merkel. Nessuno potrebbe accettare che la Turchia diventi un paese come un grande campo di concentramento dove vivono tutti i rifugiati”.

L’agenzia dell’ONU per i rifugiati, l’ACNUR, ha informato che il numero dei migranti che abbandona la Turchia per la Grecia e da lì in Europa è fortemente aumentato nelle ultime settimane. Questo suggerisce che le autorità turche possano utilizzare una tattica di apertura al traffico dei rifugiati verso l’Europa  nella cinica determinazione di ottenere maggiore potere di contrattazione con l’Unione Europea.

Se la UE, con la direzione della Merkel, aderisce alla richesta della Turchia di configurare le zone di sicurezza nel nord della Siria, questo avrebbe delle conseguenze sinistre. La Turchia ha richiesto di poter penetrare nella zona strategica della città di Aleppo. Le zone di sicurezza si utilizzerebbero come santuari da cui partirebbero i ribelli che combattono contro il governo. La Turchia ed i suoi alleati occidentali considerano questi ribelli come “oppositori moderati ” dell’Esercito Siriano Libero. Ma in reltà si tratta di una finzione che maschera gruppi di estremisti jihadisti appartenenti a vari gruppi da Al-Qaeda all’ISIS. Il primo ministro turco ha ripetuto con disprezzo alla Merkel che il governo turco non si accontenta di ricevere un pò di denaro e diventare il paese di contenimento dove vivono milioni di rifugiati.

Il governo turco di Erdogan e di Davutoglu si ritiene che sia un patrocinatore chiave dei mercenari estremisti nell’operazione coperta che i governi occidentali stanno conducendo per il cambio di regime in Siria. La Turchia ha avuto la funzione di paese di transito per il flusso dei mercenari stranieri e per le armi, secondo tutti i partiti di opposizione in Turchia e secondo il governo siriano.

Mentre Ankara èpuò affermare che la sua motivazione per le zone sicure sia determinata  dal voler proteggere la popolazione civile spiazzata dal conflitto, sembra chiaro che l’obiettivo reale è quello di fornire la copertura ai miliziani dalle offensive dell’esercito siriano. Con gli aerei da guerra russi che adesso colpiscono con forza in appoggio al governo siriano, contro le varie brigate estremiste, una zona di interdizine stabilita lungo la frontiera con la Turchia, porrebbe le forze della NATO in conflitto diretto con le forze russe.

Il governo tedesco potrebbe sospettare che la Turchia abbia il suo proprio progetto di perseguire il rovesciamento del presidente Bashar al-Assad. Tuttavia, nella misura in cui la crisi dei migranti si intensifica, la Merkel sembra che si stia avvitando intorno ad un barile. Lei ha necessità di frenare con urgenza la crisi degli immigrati, specialmente con lo scontento crescente della sua stessa opinione pubblica. In ogni caso se la Merkel dovesse cedere alle pressioni di Ankara e riconoscere a questa l’esigenza delle “zone sicure”, che a loro volta condurrebbero la NATO in una escalation senza precedenti con la NATO che si confronterebbe  militarmente con la Russia.

Esiste una semplice ed efficace alternativa. Quella che è stata enunciata dal presidente Assad e da Putin nell’ultimo incontro. E’ quella che Washington ed i suoi alleati, come la Turchia,  desistano dalle loro macchinazioni criminali per il cambio di regime e rispettino il governo sovrano della Siria.

Tratto da: Information Clearing House

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. marco 2 anni fa

    Credo che Putin debba convincere i Paesi BRICS più Egitto, Cuba e Venezuele a garantire una presenza militare in Siria (uomini, carri armati e caccia) sotto il comando militare Russo, al momento non attiva, ma capace di rispondere alle minacce Nato nei confronti di Assad.
    Tale presenza scoraggerà i Paesi vassalli USA a prendere decisioni azzardate e pericolosi per possano trascinarci in un conflitto di portata mondiale.

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  2. mario 2 anni fa

    Occorre contrastare il governo criminale degli stati uniti in ogni campo’ e su ogni terreno con una vasta coalizione di antagonisti! Gli stati uniti devono essere battuti ad ogni costo per il bene dell” umanità”

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