"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

LA STRATEGIA AMERICANA PER LA CONQUISTA DELL’EURASIA

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Di Mahdi Darius Nazemroaya
(Estratto ancora attualissimo di un articolo del 14-08-2012)

L’assedio della Siria fa parte di un tentativo degli USA di dividere l’Eurasia per ritenere il ruolo di prima superpotenza globale. Washington non ha pietà né per i suoi amici né per i suoi nemici, e paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita alla fine verranno usati come carne da macello. Gli strateghi statunitensi vogliono trasformare l’area che va dal Nord Africa al Medio Oriente e al Caucaso fino all’Asia centrale e all’India in un buco nero di conflitti, per creare i “Balcani eurasiatici” di Brzezinski.

Stanno perciò allineando gli arabi, l’Iran e la Turchia per una grande guerra.


Ormai ciò che resta della superpotenza americana è solo il suo status di potenza militare, proprio com’era per l’Unione Sovietica verso la fine dei suoi giorni. Prima di collassare, l’URSS stava vivendo malcontento sociale e declino economico; la situazione degli USA non è molto diversa, se non peggiore. Washington è fallita, socialmente divisa, polarizzata razzialmente e sempre meno influente a livello internazionale. Le elite statunitensi, tuttavia, sono determinate a resistere a quella che appare sempre più come l’inevitabile perdita dello status di superpotenza.

La risposta di Washington è incendiare l’Eurasia: un grande fuoco dal Marocco al Mediterraneo ai confini della Cina. Questo processo è cominciato con la destabilizzazione di tre differenti regioni: Asia centrale, Medio Oriente e Nord Africa.

In Medio Oriente attraverso l’assedio all’Iraq, che spianò la strada all’invasione anglo-americana e all’occupazione del paese nel 2003. In Asia centrale attraverso la destabilizzazione dell’Afghanistan durante la guerra fredda e il supporto di Washington per le fazioni in lotta, compresi i talebani, finché l’11 settembre fornì agli USA e alla NATO il pretesto per l’invasione. Infine in Nord Africa tramite la balcanizzazione del Sudan ad opera di Stati Uniti e Israele, dopo anni di pressioni e operazioni segrete.

Ora, nelle tre regioni sopra elencate stiamo assistendo a una seconda ondata di destabilizzazioni. In Asia centrale la NATO ha esteso la guerra in Afghanistan al Pakistan, tanto che ora lo scenario viene chiamato “AfPak”. In Nord Africa, la NATO ha attaccato la Libia nel 2011, e la Jamahiriya è stata essenzialmente divisa da vari gruppi. Nel Medio Oriente, le operazioni di destabilizzazione stanno colpendo la Repubblica Araba Siriana in continuazione di quanto successe in Iraq.

Washington sembra sognare questo scenario: rivolte curde in Siria, Turchia, Iraq e Iran; guerre civili settarie in Iraq, Libano, Siria, Turchia e Yemen; instabilità e conflitti in Algeria, Egitto, Libia, Pakistan e Sudan; lotte tra berberi e arabi attraverso il Nord Africa; insicurezza diffusa in Asia centrale; guerra nel Caucaso meridionale tra Georgia, Armenia e Azerbaijan; rivolte nel Caucaso settentrionale di balcari, ceceni, circassiani, daghestani, ingusci e altre popolazioni locali contro la Russia; instabilità nel Golfo Persico; Russia ai ferri corti con Unione Europea e Turchia. Washington si sta regolarmente adoperando per tale conflagrazione.

Lo scopo ultimo di tutto questo è di interrompere alcune tra le maggiori rotte energetiche mondiali per danneggiare l’economia della Cina, dei maggiori stati europei, di India, Giappone e Corea del Sud. Ciò potrebbe costringere l’Unione Europea a diventare più militarista, nel tentativo disperato di salvare la sua economia.

Tale scenario sarebbe pericoloso anche per i paesi fornitori di energia, come Russia e stati dell’OPEC, che in caso di scarsità di forniture dovrebbero scegliere tra l’EU e la Cina. Si potrebbe scatenare una guerra per le risorse (come la prima guerra mondiale) che manderebbe in rovina buona parte dell’Africa e tutte le regioni industrializzate dell’Eurasia. Questo mentre gli USA starebbero a guardare dall’emisfero occidentale, da una distanza di sicurezza, proprio come fecero durante le guerre mondiali, prima di intervenire e salvare la situazione come “benefattori”.

Fonte: Global Research

Traduzione: Anacronista

 

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