"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La “società multietnica” fallisce dappertutto, ma si fa finta di nulla

di Enrico Galoppini

In America c’è l’ennesimo nero morto ammazzato dalla polizia, e anche stavolta sembra che stia per scoppiare il finimondo. Ma bisogna mettersi il cuore in pace: non ci sarà alcuna “rivoluzione”.

I media servili “italiani”, che ci rimbalzano ogni peto sganciato oltreoceano, ci ammorbano regolarmente con questo tipo di notizie, che in America non fanno né caldo né freddo, mentre qua, anche per infondere assurdi sensi di colpa tramite oliati quanto perfidi meccanismi psicologici, ogni volta che negli Stati Uniti ci scappa il morto “di colore” si va avanti a giornate intere per far sciorinare ai soliti sociologi e dispensatori della morale pubblica il decalogo del corretto pensiero “anti-razzista”.

Ma mai che una volta uno, dico uno, degli invitati ad “approfondire” (l’incomprensione, l’ignoranza della gente?) avesse il coraggio di ammettere la pura e semplice verità su questo annoso problema del “razzismo” negli States.

La verità di base è che la “società multietnica” basata sul capitalismo liberista (e il corollario della “democrazia”) non funziona.

Tutto il sistema, infatti, è volto al mantenimento di determinati rapporti di forza, nei quali al “negro”, fin dall’inizio quando è stato portato in America con la forza, non è permesso di aver un barlume di soddisfazione se non “integrandosi” nelle regole del capitalismo liberista. Anche il poliziotto nero che ammazza un altro nero è un ingranaggio del più complesso meccanismo. Lavora per mantenere in piedi tutto il sistema e non può non “crederci”, altrimenti starebbe dalla parte di lo contesta.

Ovviamente, la teppaglia di neri prodotta inevitabilmente dall’esclusione sociale non rappresenta alcuna “contestazione”, come certi media “progressisti” vorrebbero far credere.

Violenze negli USA
Violenze negli USA

Purtroppo, dopo che abbiamo già davanti agli occhi i risultati fallimentari prodottisi in America, anche a noialtri, colonizzati e costretti a modellare le nostre società sul modello del padrone, stanno imponendo società sempre più scollate e prive di autentici motivi di coesione, dove la “multietnicità” è un elemento imprescindibile sul quale puntano le loro carte le élite dominanti, in maniera da procrastinare indefinitamente il loro sistema fondato sullo sfruttamento degli esseri umani attraverso il denaro.

In Inghilterra non esiste alcuna “integrazione”, bensì una società basata su “comunità” rinserrate l’una contro l’altra; in Francia son già dolori da un bel po’ (e diciamoci che gli sta pure bene); in Germania e nei paesi scandinavi cominciano a preoccuparsi seriamente, ma tardivamente, per il danno che hanno già fatto. In Italia, come se nulla fosse, ci stiamo ficcando nello stesso rafano, allegramente, senza un barlume di spirito critico e col mitico “dibattito” (intoccabile per tutta una serie di questioni da nulla) azzerato perché tutti sono minacciati da un farisaico divieto di affermare anche la più banale delle verità.

Diverso, invece, è il caso di quelle realtà plurisecolari che, senza dover versare fiumi d’inchiostro sulle pretese virtù della “società multietnica”, sono di fatto multietniche senza saperlo (si pensi alla Siria, crogiuolo di religioni, che non poteva non dar fastidio anche per quest’aspetto).

Ma questa è un’altra storia, interessante ed istruttiva, che non interessa in alcun modo ai monopolisti della morale, ai sedicenti “intellettuali” e a tutti i ferventi sostenitori della cosiddetta “società multietnica”.

Fonte: Il Discrimine

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  1. Eugenio Orso 1 anno fa

    La società multietnica criticata con ragione da Enrico Galoppini io la vedo come mascheramento della “società aperta di mercato”, ben oltre lo pseudo-filosofo Karl Popper.
    Una società dominata dall’assolutismo mercatista finanziario, che decide dal punto di vista politico e manipola non soltanto l’ordine sociale, ma addirittura la composizione etnica e razziale.
    Questa è la società del Soros delle “open society” (Osf) e delle City finanziarie occidentali egemoni, in cui gli immigrati – sospinti verso di noi con la guerra e la devastazione economica di intere aree del mondo – sono trattati dalle élite dominanti alla stregua di “bestiame da ripopolamento”, come appare chiaro soprattutto nel vecchio continente.
    E’ naturale, con queste premesse, che tutti i modelli di (presunta) integrazione sono falliti, da quello inglese incentrato sulle comunità a quello francese fondato sul rapporto diretto fra l’immigrato e la République, come fa notare chiaramente Galoppini.
    Non c’è alcuna convivenza “armoniosa” nel melting pot indotto dirigendo verso di noi flussi migratori crescenti, se lo scopo è quello di modificare brutalmente la popolazione, per renderla adatta a vivere, a capo chino, nella “società aperta di mercato” elitista.
    La questione concreta è che si procede alla sostituzione forzata delle popolazioni – indipendentemente dal successo o dal fallimento dei cosiddetti modelli di integrazione – per imporre un nuovo ordine sociale in Europa, molto più sfavorevole del precedente alle classi dominate.

    Cari saluti

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    1. tania 1 anno fa

      Sia l’articolo di Enrico Galoppini che il commento di Eugenio Orso condivido pienamente in quanto oltre le loro ragioni io non credo neppure al buonismo, alla carità, e tutte le amenità simili, che trovo disgutose, ruffiane, ma peggio ancora, solo mezzi di auto assoluzione e scuse per ottenere l’esatto contrario del sentimento che dovrebbe essere la loro causa scatenante, no? Perché deve esistere uno che aspetta la mia elemosina? Perché deve esistere uno che aspetta che io mi occupi di lui per la sua intera vita, perfetto sconosciuto? Che razza di società primitiva è questa che ha queste necessità?
      Una società capitalista, basata sul profitto, sulle capacità individuali, sulla volontà, alla fine dovrebbe essere in teoria la miglior società possibile, appunto una società senza bisogno di elemosinieri, dato che concettualmente è la più libera in quanto da a tutti la possibilità di arricchirsi, no?
      E invece è tutta una bufala cosmica, la più grande mistificazione del nostro secolo, per la verità sulla vera identità del nostro sistema sociale prego leggere l’articolo di entrata di Galoppini, e subito a seguire quello di Orso.

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  2. deda 1 anno fa

    Un caro amico è appena stato mandato in pre-pensionamento dalla sua banca in quanto da sostituire con nuove figure, mi sono chiesta cosa si intende con “nuova figura” , come deve essere il “nuovo” funzionario di banca?

    Risponderà a questa domanda la famiglia Rothschild e altri personaggi per bene come loro e come Soros, feccia umana, canaglie del mondo, satanisti,

    Ci credo bene che siamo messi come siamo se non metti a posto questi personaggi da film di Bond!

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  3. deda 1 anno fa

    Posso approfittare dello spazio che questo blog mi concede per fare una domanda a Matteo Renzi? Si? Grazie.
    Caro Presidente, la seguo nei tiggì, la seguo nelle sue apparizioni in tv, la seguo insomma da 2 anni, Le chiedo, vista la sua eccellente visione delle cose, la sua caparbietà, la sua risolutazza, la sua volontà indomita, il suo coraggio guascone, come mai in 2 anni l’Italia è peggiorata, ogni famiglia oggi con orgoglio vanta il suo disoccupato cronico, i più fortunati anche due e oltre, e viene considerato “lavoratore” chi lavora anche per un solo giorno, oggi ci sono lavori “giornalieri”, un padre di famiglia con lei oggi deve mantenere i figli con lavori giornalieri?
    Voglio presumere che sia innocente, quindi, chi è il cattivone che gli impedisce di mettere in pratica quella montagna di parole con cui ci gonfia la testa da 2 anni a questa parte, anni in cui lei ha regnato praticamente senza opposizione?

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    1. Anonimo 1 anno fa

      Le metto un segno negativo. Perchè con il nemico non si tratta, non si implora, non gli si pongono domande e soprattutto non lo si chiama “caro”. (e neppure presidente).

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  4. giannetto 1 anno fa

    A me sembra che l’ “assolutismo mercatista finanziario” sia un fattore, ma non affatto il solo, e forse neppure il prevalente, del fallimento della società (ma per cominciare preferirei parlare di nient’altro che “convivenza”) multietnica fra bianchi e neri in America. Troppe cose esistono sotto il cielo che non immagina la nostra filosofia. La linea interpretativa dell’articolista mi sembra un’applicazione ultrameccanica di postulati marxisti che non son falsi, ma oramai dovrebbero esser usati con più circospezione.
    Tolgo il disturbo. Mi spiace se la mia opinione eterodossa non vi è gradita, ma mi consolo pensando che non v’inquieta affatto, dunque non c’è nessun problema per chi la legge, né per chi la scrive.

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    1. Tania 1 anno fa

      A me è gradita, solo penso che se tanti sono i fattori che ci impediscono di vivere meglio di quello che facciamo ora, ora la colpa per forza è di qualcuno che questo espressamente vuole, e ci lavora a tempo pieno, e noi non siamo in grado di reagire, altrimenti rimane che siamo tutti degli scimuniti, no?

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    2. Citodacal 9 mesi fa

      Giannetto! Non togliere il disturbo; qui c’era gente che, non leggendoti da un pezzo, era in apprensione per la tua salute (e senza ironia).

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    3. nessuno 9 mesi fa

      Salve, mi ha fatto piacere rivederLa….

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  5. paolo 1 anno fa

    La prima parte dell’articolo di E.Galoppini è di una verità inaudita.

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  6. REnzo 9 mesi fa

    Io credo di essere uno dei pochi imbecilli CONTRARI alla società multietnica.
    Ci sono articoli che ci parlano della assoluta necessità dell’immgrazione in Italia onde evitare il collasso demografico della stessa.

    Si ignora che gli USA sono il banco di prova dell’allegra società occidentale multietnica.
    Una società individualista,ipocrita e soprattutto molto razzista.

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    1. PieroValleregia 9 mesi fa

      …siamo più di quanto creda ma molti sono silenti…
      @Giannetto non ci abbandoni
      saluti
      Piero e famiglia

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  7. nessuno 9 mesi fa

    Ognuno a casa sua con i suoi usi e costumi, non mi sembra poi tanto
    complicato, uno mi ha detto che ci arricchiscono culturalmente, ho
    risposto che a me non interessa niente sapere che al suo paese mangiano
    gli insetti e serpenti o che fanno la danza della pioggia (e non dico balle).
    La presenza fisica di bipedi provenienti da altri paesi, non crea problemi
    finché sono pochi, a misura dell’aumentare del loro numero aumentano le
    rivendicazioni per adattare la loro nuova”terra” il più possibile simile alle
    loro usanze ed abitudini, e se non li accontenti incominciano le violenze…
    La cosa che manca alla popolazione autoctona ( in questo caso Italia) è la
    difesa del territorio, delle conquiste sociali, nonché del posto di lavoro, le
    donne, il permissivismo e il buonismo non porta da nessuna parte, in più
    ci indebolisce , quello che mi fa molta rabbia è che avendo sotto gli occhi
    i fallimenti dei tentativi di integrazione già tentati, si insiste, si riprova, si
    persevera, si sbaglia..

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