"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La sinistra mondialista si è persa il popolo ma ottiene i favori del grande capitale

Manifestazione dei precari

di  Luciano Lago

Non è difficile comprendere che il rapido sucedersi degli avvenimenti in questo scorcio dell’anno 2016 avrà degli effetti duraturi su tutto il percorso storico di questo inizio di secolo, tanto che molti analisti iniziano a parlare di un punto di inflessione, ovvero un possibile cambiamento di tendenza della fase storica del Mondo Occidentale che non mancherà di avere i suoi riflessi sul resto dei continenti.

Si era partiti nell’inizio di questo secolo con il vento in poppa della Globalizzazione come fenomeno che sembrava inarrestabile e duraturo. Veniva descritta questa come una trasformazione positiva per il popoli, apportatrice di progresso e di benessere per tutti, con l’abbattimento prossimo dei confini, delle barriere e con il superamento della logica degli Stati Nazionali.

Molta gente credeva ingenuamente che tutto questo fosse un fenomeno spontaneo ed ineluttabile, come lo descrivevano i media, gli opinionisti e gli intellettuali del “progresso permanente”, dai Saviano ai Severgnini.
La sinistra ex marxista era balzata lesta sul carro del globalismo come una necessità ed aveva fatto di questa la sua bandiera, tacciando di “retrogradi” e “populisti” tutti coloro che osavano metterne in dubbio gli aspetti positivi e decantati del fenomeno. “Guai ad un ritorno ai vecchi nazionalismi! Bisogna abbattere gli steccati, i muri e costruire ponti”. Lo dicevano in Italia l’ex presidente Napolitano, lo affermava la Boldrini, lo scriveva Scalfari e lo affermava persino il Papa Francesco. Come si poteva non credergli?

In pochi anni il mondo globalizzato aveva prodotto le sue conseguenze nefaste nei paesi occidentali, tra gli altri effetti con le importazioni massicce dalla Cina e dai paesi a basso costo, con la perdita dei posti di lavoro, con l’affossamento della classe media, con il ridimensionamento delle garanzie sociali, con le delocalizzazioni di aziende, con l’immigrazione incontrollata, con l’abbassamento dei salari,con l’importazione di fenomeni delinquenziali e con il degrado delle grandi aree urbane.
I politici della sinistra mondialista continuavano a predicare che questo non era importante ma che fosse importante accogliere tutti, integrare ed abbattere le differenze, esaltando i mercati aperti e la nuova cultura che metteva al primo posto i diritti dei “diversi”: i gay, i transessuali, gli immigrati, prima dei nativi e dei cittadini.

Di fatto pochi critici isolati avevano lanciato l’allarme ed avevano dato una interpretazione diversa del fenomeno: si voleva avvertire che nella realtà, la tanto decantata Globalizzazione era l’abile travestimento operato dall‘elite finanziaria anglo/USA, nell’ imporre l’apertura illimitata dei mercati per avere il controllo dei circuiti finanziari, lo sfruttamento a proprio vantaggio delle risorse naturali, della forza di lavoro a basso costo ed il dominio dei mercati dove collocare in modo redditizio e sicuro, i propri capitali speculativi.

Renzi con Marchionne
Renzi con Marchionne

Si voleva avvertire che la globalizzazione economica avrebbe portato ad un nuovo Ordine mondiale caratterizzato dall’aumento delle disuguaglianze con l’arricchimento di una ristretta elite e l’impoverimento di molti, oltre allo sfruttamento selvaggio della mano d’opera nei paesi emergenti dove anche i bambini vengono impiegati per produrre e confezionare i beni di consumo destinati ai mercati.
Qualcuno aveva anche anticipato quale grande trappola fosse rappresentata da questa globalizzazione che, anche in Europa ed in tutto l’Occidente , nella costruzione di questo nuovo ordine, già in fase avanzata, si andava verso la creazione di un sistema iper capitalistico elitario, delinquenziale, precipuamente speculativo, che ricerca non soltanto i profitti netti e rapidi per evitare gli investimenti di lungo periodo, come quelli industriali, ma anche per amministrare la crisi di sovraproduzione per trasformarla in crisi finanziaria. In altre parole per saccheggiare la popolazione.

Un sistema dominato dalla finanza e dalle grandi entità bancarie che viene basato sulla creazione artificale del denaro, con tassi di interesse molto bassi in modo da consentire l’apertura di crediti a larga scala con molte facilitazioni: si promuove la vendita di beni durevoli, in specie di immobili, svalorizzati dal tasso di inflazione; si sospingono i debitori in situazioni di insolvenza, si rifinanziano i debiti in modo poi di appropriarsi degli immobili resi impagabili.
Poi è arrivato d’un tratto la presa di coscienza in alcuni paesi della grande trappola e delle conseguenze negative: il fattore detonante è stato senza alcun dubbio l’immigrazione incontrollata, con tutte le sue conseguenze.

Sono arrivati poi il Brexit nel Regno Unito, prima ancora l’insorgenza di Partiti e movimenti nazionalisti e populisti nella Veccha Europa, dalla Francia alla Germania, all’Austria, ai paesi dell’Est.

A dare la svolta è arrivata l’elezione di Trump, il rude, il razzista, quello che vuole costruire il muro con il Messico, che vuole chiudere tutti i trattati commerciali e ritornare al vecchi sistema degli Stati nazionali e difesa delle proprie economie. Trump che si può definire l’antiglobalista, una bestemmia per i sostenitori del “Pensiero Unico” mondialista. Trump ha trovato nell’America profonda, quella dei lavoratori, della classe media, dei produttori, allevatori e agricoltori, coloro che lo hanno ascoltato ed hanno recepito il suo messaggio.

Un brusco risveglio nel paese leader dell’Occidente e proprio in quello che è stato il principale artefice della Globalizzazione. Un risveglio da cui i “profeti della globalizzazione”ancora non si sono ripresi tanto da manifestare reazioni “isteriche”.
Quello che sembra evidente è che la sinistra mondialista, quella dei circoli politici, dei media e degli intellettuali, aveva dimenticato del tutto chi fosse il popolo, quale fosse la classe lavoratrice: se la era persa per strada.

Il popolo, quello autentico  della vecchia generazione  di coloro che attuarono il grande miracolo della trasformazione socioeconomica in tutta  l’Europa, tra il 1950 e gli anni ’70, che non furono attivisti della LGBT e neppure promotori del meticciato e del multiculturalismo, ma piuttosto furono europei di ceppo antico, di faccia bianca, eterosessuali con figli, in maggioranza cristiani (se pur con tutte le loro contraddizioni), con una idea molto materiale, per nulla ideologica, della libertà e della prosperità.

Furono queste generazioni che riuscirono a ridurre al minimo la breccia sociale; furono loro la base sociale su cui si eseguirono le grandi politiche di ricostruzione in Europa, lo stesso fenomeno avvenne nella Germania social democratica come nell’Italia democristiana e nella Francia Gollista e poi socialista, nella Spagna franchista e poi post franchista. Furono loro che edificarono l’Europa moderna del benessere e dello Stato sociale che oggi la Globalizzazione tende a smantellare.
Loro furono il “popolo” quello che i marxisti chiamavano una volta “le grandi masse popolari” che emigravano all’interno dei paesi in Europa in cerca di lavoro da sud verso nord ma mantenevano le proprie connotazioni di europei, cristiani, orgogliosi della loro cultura italiana, portoghese, irlandese, greca o spagnola che fosse.

Loro da un certo punto di vista sono stati gli eroi della seconda metà del XX secolo, quelli che hanno edificato il benessere e lo stato sociale. Tutto oggi messo in discussione dalla visione multiculturale e cosmopolita che i profeti della globalizzazione vogliono imporre per cancellare culture ed identità.
Questo popolo autentico costituito dai lavoratori e dai figli di quelli che hanno edificato le società attuali, da molti anni ha ricevuto colpi di ogni genere ad opera della Globalizzazione voluta dall’elite economica ed appoggiata dalla sinistra mondialista. I figli di quei lavoratori, pur essendo più aculturati dei loro padri, sono arretrati come salari, come potere di acquisto, hanno perso sicurezze, stabilità e diritti e sono insidiati dalla concorrenza degli ultimi arrivati.

La mano d’opera dei migranti è stata un buon affare per gli imprenditori globalizzati e per le cooperative che godono dei sussidi ma, obiettivamente rappresenta una catastrofe per i lavoratori che nel mezzo secolo precedente avevano ottenuto di ridurre la breccia sociale. I governi della sinistra mondialista danno il benvenuto a tutti predicano l’integrazione, la regolarizzazione e la solidarietà ma non possono occultare il fatto che le masse di migranti provocano un costo sociale, una disarticolazione delle comunità e un abbassamento dei salari. Questo viene visto come un discorso razzista e retrogrado dall’intellettuale di sinistra ed è applaudito anche dal capitalista che sfrutta la mano d’opera e ne fa utili.

Il lavoratore autoctono (e gli stranieri residenti da anni) si trova messo all’angolo e spesso sacrificato dalle politiche di acoglienza a favore dei migranti che rendono più difficile l’accesso ai servizi sociali, più problematica la convivenza con culture profondamente diverse, visto che le risorse sono limitate e non sono disponibili per tutti.
Le conseguenze sono l’ascesa del Front National in Francia, dell’FPO in Austria, della AfP in Germania, della Lega in Italia, con forte scollamento del popolo dal ceto politico.
In particolare questo popolo autoctono ha perso la sua rappresentanza e non si sente minimamente rappresentato dai politici e sindacalisti, al contrario si sente tradito da questi.

Si è scomposto il tessuto sociale ed è stata attaccata la famiglia in nome di un nuovo individualismo, quello del consumo compulsivo e dettato dalle mode. La sinistra ha collaborato a questo processo di smantellamento di diritti e garanzie in nome de multiculturalismo, non si è resa però conto di aver perso nel tempo la sua vecchia base sociale, la sinistra è rimasta senza il popolo e la vecchia destra ha perso la nazione. Il popolo ha seguito altre strade e la sinistra macina voti in ogni paese nella alta borghesia quella dei quartieri bene, degli uffici finanziari, del grande capitale  e dei grandi media, ma nelle periferie degradate e nelle campagne il popolo oggi ascolta i discorsi di chi prospetta la rivincita delle comunità e la difesa delle identità

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  1. Vittorio 3 settimane fa

    I sinistronzi piddioti hanno rovinato l’Italia.
    Adesso tocca al popolo italiano scendere in strada e combattere.
    Questa è una lotta di liberazione nazionale! Questa è resistenza!

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    1. Tania 3 settimane fa

      Si da per scontato che destra e sinistra non esistono più, per certi versi è vero, per altri no, siamo recidivi, e può tornare utile ad esempio a chi si chiede, ma questo sarà uno che è per i diritti di tutti o uno che è solo per i suoi? Cioè in pratica è la vecchia domanda sarà di sinistra o di destra?
      Per quello che può importare, davvero poco, Vittorio è di destra perché uno di sinistra (io) non direbbe mai e poi mai mai mai mai che i piddini sono di sinistra. I piddini di sinistra? MAGARI FOSSE!
      Vittorio ora è amico di partito dei piddini, i piddini sono con lui, fa meraviglia leggere gente che la pensa uguale, fa uguale, trattarsi come nemici, sembra che ti stiano prendendo in giro.

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      1. Tania 3 settimane fa

        Devo però dire a Vittorio che concordo pienamente quando dice che la sinistra, da Berlinguer in poi, ha rovinato l’Italia, essendo che il trasformismo non ha mai fatto bene alle cose giuste della vita…

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  2. Umberto 3 settimane fa

    L’ ho letto d’ un fiato. Grazie. Davvero.

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  3. Unoqualunque 3 settimane fa

    “La sinistra ha collaborato a questo processo di smantellamento di diritti e garanzie in nome de multiculturalismo, non si è resa però conto di aver perso nel tempo la sua vecchia base sociale, la sinistra è rimasta senza il popolo … ”

    Siamo arrivati al punto di rottura, anzi siamo nel bel mezzo di questo stato. Non credo ci sia altro da aggiungere, se non per il fatto che avrà uno strascico che durerà per molto tempo. Mi riferisco alle femministe, i transgender, ecc..
    A mio modo di vedere, i sinistri hanno fatto tanti di quei danni che ci vorrà almeno mezzo secolo per riattivare i loro pochissimi neuroni.
    Comunque mi chiedo: cosa avrei potuto leggere se vinceva la guerrafondaia?

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  4. Tania 3 settimane fa

    Scusate il fuori tema,. ma in tv stanno mandando dichiarazioni di Renzi, io sono sempre stata di sinistra, sono proprio parte in causa, vedere cosa è il PD per uno di sinistra è vedere uno strazio, Renzi e gli altri del PD sono nemici!
    Nemmeno i democristiani dicevano dei comunisti quello che Renzi dice di D’Alema, Bersani, insomma, della vecchia guardia.
    A me D’Alema risulta insopportabile come anche Renzi, quindi sia ben chiaro che non parlo da tifosa di qualcuno, dico solo quello che vedo, pura cronaca, i democristiani parlavano male dei comunisti perché erano nemici, il PD è un partito, invece sembrano 2 partiti che si odiano e che se dicono di tutti i colori, che uno si chiede questo PD COS’E’? Per chi esiste? A chi serve? CHI SERVE?

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    1. Eugenio Orso 3 settimane fa

      La dicotomia politica destra/sinistra non esiste più, se non nella propaganda sistemico-liberaldemocratica, perché, in concreto, se c’è un’unico programma politico possibile imposto dall’esterno, non ha senso parlare di destra/sinistra, alternativa, confronto fra visioni politiche diverse, eccetera.
      Attenzione, però, perché alcuni furbetti della falsa opposizione parlamentare (cioè quelli del partito cinque stelle, in “panchina” alla camera) per sembrare più moderni, “oltre”, il nuovo che avanza, eccetera, si sono dichiarati oltre destra/sinistra. L’hanno fatto soltanto per pescare voti ovunque, naturalmente, fra i poveracci delusi di sinistra e gli orfanelli smarriti di un centro-destra oggi ridimensionato e caotico. Poi, naturalmente, se i grullini cinque stalle arriveranno al governo, sdoganati dalle élite sopranazionali, applicheranno anche loro l’unico programma liberista-troikista-globalista …naturalmente oltre la destra e la sinistra.

      Cari saluti

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    2. Walter 3 settimane fa

      Per essere davvero democratici, bisognerebbe sbattersene la palla destra della destra e la palla sinistra della sinistra. Riguardo il centro, risulta ovvio cosa ce ne può sbattere.
      Insomma Tania, la vita é una tragedia, cerchiamo almeno di riderci sopra.

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      1. giannetto 3 settimane fa

        Infatti il bon mot di Chirac era (come già v’ho scritto altre volte) : “ça m’en touche une sans faire bouger l’autre”… e non sto a ripetere la traduzione.
        – Piuttosto mi domanderei come mai ha potuto ‘a-z-ziniztra “tradire”…. “a tal segno,… a tal segno!” (avrebbe detto Padre Cristoforo, incazzatissimo).
        – Non sarà pe-i-c-caso che i zupporters della zinistra sian stati, come sempre, dei boccaloni… consenzienti?
        – Vi metto solo una pulce, che – già lo so – nessuno si degnerà di darsi da fare per scacciarmela dall’orecchio. Ma non me la prendo.. pazienza.. ça m’en touche une… – Vi do la buona notte lo stesso, nel silenzio della notte cosmica, e godetevi la prossima bella giornata, se Giove Pluvio ce la manderà buona. Infatti non ci rimane altro…

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  5. Tania 3 settimane fa

    Leggere l’articolo di Luciano Lago mi ha procurato un attacco di ulcera colossale, che vedere detto nero su bianco ciò che una FECCIA IMMONDA di MAFIOSI, oscenità del genere umano, la parte più nero pece del genere umano, ha fatto e fa tuttora al mondo, pretendendone addirittura il consenso, è da pazzi non linciarli sulla pubblica piazza…
    Mi appello al nostro DNA che scateni il nostro istinto di sopravvivenza, la nostra autodifesa!

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  6. Walter 3 settimane fa

    Complimenti a Lago per l’ottimo articolo: chiaro, veritiero, esaustivo, sia pure nella sua sinteticità, sobrio ma, al contempo, sentito e incisivo.

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  7. Roby 3 settimane fa

    In questo articolo si è dimenticato il tradimento dei sindacati, nei confronti dei lavoratori.

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    1. Tania 3 settimane fa

      VERO!

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  8. Tania 3 settimane fa

    renzi stasera al TG1 : l’Italia va meglio di prima.
    BUFFONEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
    Per non dire vattene che ci stai massacrando, delinquente!!
    Ogni famlglia italiana quanti disoccupati ha? Risponda a queste famiglie!
    Ma non si vergogna?
    E’ uno spudorato cosmico.

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  9. Mardunolbo 3 settimane fa

    Tutto vero ! La sinistra raccoglie e prosegue il discorso antico di Marx che cominciò proprio lui la globalizzazione nel nome del marxismo che non fu altro che un’utopia sventolata dal sionismo, alle povere masse ignoranti che cercano il Paradiso terrestre. Ed il paradiso lo trovarono nei gulag e lo trovano tuttora nei laogai cinesi mentre i finanziatori secolari delle guerre e delle utopie anticristiane se la ridono e si arricchiscono vieppiù non di soldi (che sono solo carta straccia stampata) ma di bene che tolgono abilmente dalle generazioni di goyim che hanno lavorato per loro e si sono massacrati in guerre. Questa è la realtà e sarebbe ora che anche molti commentatori aprissero gli occhi e si togliessero le fette di prosciutto ideologico dagli occhi. Trump è il meno peggio ma non per questo non si è circondato da ebrei per mantenere il potere economico, visto che sono molto esperti.Leggere Veterans Today od Europe blogspot (in inglese se qualcuno lo sa)farebbe molto bene ai quaquaraqua che devono sempre aprire bocca per forza quando si può commentare da qualche parte…

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    1. giannetto 3 settimane fa

      Ma quali documenti, o almeno quali “pezze giustificative” garantiscono il tuo teorema che il “marxismo .. non fu altro che un’utopia sventolata dal sionismo”? Il sionismo come movimento politico nacque con Herzl, il quale nacque nel 1860!. Come è documentata la relazione tra lui e Marx (avevano 42 anni di differenza)? O forse ti risulta che il libro del “precursore”sionista Moses Hess, Roma e Gerusalemme (1861), pressoché ignoto ai contemporanei, abbia influenzato il pensiero di Marx? Dove e come? Chi ne parla?Chi lo può documentare? – Che sappia io, Marx scrisse “La questione ebraica” (1844), in cui afferma nero su bianco che l’unico vero dio dell’ebreo è… la cambiale. A te magari sembra che gli scritti di Marx siano un’apologia della cambiale? Insomma… andiamoci piano con reboanti…. stronzate!!

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