"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Russia ritorna al Mediterraneo: a riprendersi il controllo energetico sull’Europa?

Navios rusos en mediteraneo

Fonte: Foreign Policy

La firma di un contratto per 90 milioni di dollari tra una società statale russa e la Repubblica di Siria, con la durata di 25 anni, per la prospezione e lo sfruttamento delle risorse off shore davanti alle acque siriane, rappresenta un altro gradino nel coinvolgimento e nel sostegno da parte della Russia di Putin del regime di Bashar al Assad ma non soltanto questo.  La Russia si troverebbe nella fase di potenziamento delle sue forze per recuperare la sua influenza sul Mediterraneo attraverso questo accordo che è previsto come contratto tra l’impresa statale russa Soyuzneftegaz ed il governo della Siria, finalizzato allo sfruttamento della piattaforma continentale siriana.


Quello che a prima vista sembrerebbe un’altra mossa di Mosca destinata a dimostrare che continua ad appoggiare il regime di Bashar al Assad in Siria, potrebbe essere in realtà l’inizio di una strategia della Russia per avere il controllo delle forniture energetiche verso l’Europa, assicura l’analista della rivista “Foreign Policy”, Keith Johnson.
Secondo l’analista, la strategia della Russia nell’investire in Siria è quella di inserirsi nel contesto medio orientale in rapida trasformazione e rafforzare il controllo sulla fornitura di energia all’Europa, che aveva perso gradualmente, e di conseguenza rafforzare anche il suo status di superpotenza mondiale in rinascita. Questo spiega il riposizionamento della flotta russa nel Mediterraneo, in occasione del conflitto in Siria, flotta che staziona in permanenza di fronte alle coste siriane utilizzando la base strategica di Tartuus.
Le enormi riserve di gas naturale scoperte recentemente nella conca orientale del Mediterraneo sono di forte interesse per Israele, per il Libano, per Cipro e, più di recente, per la Siria ed ogni paese ha i suoi piani per lo sfruttamento  di queste risorse, afferma Johnson.
Tuttavia lo sviluppo della produzione e dell’esportazione del gas richiede notevoli investimenti anche in infrastrutture e buone relazioni tra i due paesi che, secondo il Johnson, è giustamente quello di cui c’è necessità.
Inoltre la situazione attuale nella regione- specialmente in Siria- non contribuisce alla realizzazione di progetti di tale portata.
Ci sarebbe da considerare il perchè proprio la Russia, di suo già ricca di energia, voglia inserirsi in queste acque così turbolente. Questo paese continua ad essere il secondo al mondo nella produzione di gas ed il volume delle sue riserve di gas nell’est della Siberia risulta 5 volte la quantità di risorse che si produrrebbero nella conca orientale mediterranea, scrive l’analista di “Foreign Policy”.

Il primo motivo, assicura Johnson, è che la Russia, che ha avuto tradizionalmente una posizione dominante sul mercato europeo dell’energia, rischierebbe presto di perdere questa posizione.  L’Europa infatti inizia a comprare attivamente il gas normale e quello liquido da altri paesi, ed adesso potrebbe avere la possibilità di acquistare il gas nel Mediterraneo.
Questo spiega l’aumento dell’attività delle imprese russe- in particolare Gzoprom, Rosnef e Novatek – che stanno trattando per ottenere un pezzo del Mediterraneo. In cambio del Gas, Mosca ha offerto aiuto economico a Cipro.
Inoltre Gazprom ha firmato nel 2013 un accordo con Israele che le da il diritto esclusivo di vendere il gas dalla piattaforma israeliana Tamar, ricorda Johnson. Tuttavia secondo alcuni analisti politici, la Russia non solo cerca di preservarsi il mercato europeo ma anche cerca di evitare che appaiano seri concorrenti e di ritardare lo sfruttamento di nuovi giacimenti di gas.
L’avanzata russa in Medio Oriente, in una ampia prospettiva, costituisce parte del piano di Vladimir Putin per restituire alla Russia quell’influenza geopolitica mondiale di cui disponeva la vecchia Unione sovietica, scrive Johnson.  I leaders russi e sovietici per molti secoli considerarono il Mediterraneo orientale come una continuazione del Mar Nero, Mosca vuole fortificare i rapporti con questa regione per recuperare tale sfera di influenza, aggiunge Johnson.

*

code