"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Russia invia un “avvertimento” ai patrocinatori del terrorismo:” vi colpiremo”. Preoccupazione nelle monarchie petrolifere del Golfo

A seguito dell’abbattimento dell’aereo russo A-321 sul Sinai, con le conseguenti 224 vittime russe, la Russia sta eseguendo in questi giorni la sua rappresaglia diretta sulle bande terorriste dell’ISIS che hanno rivendicato la paternità dell’attentato, mediante decine di missioni di bombardamento. Gli attacchi aerei sono stati eseguiti anche dai bombardieri strategici di lungo raggio con il loro carico micidiale di missili e bombe che stanno facendo letteralmente a pezzi le milizie jihadiste dell’ISIS, in particolare nella zona di Raqqa dove, da un rapporto dei servizi di intelligence USA, sembra che non si riescano più neanche a seppellire la quantità di cadaveri dei miliziani uccisi.

Tuttavia il Cremlino non si accontenta di annientare le milizie dell’ISIS e vuole andare a fondo con le responsabilità della strage ed a questo fine stanno indagando i servizi di intelligence di Mosca in direzione dei mandanti dell’attentato. Vedi: L’aereo precipitato nel Sinai è stato abbattuto da una bomba, dice la Russia

La Russia si riserva di attuare in conformità dell’art.51 della carta dell’ONU, che menziona esplicitamente il diritto alla autodifesa da parte di uno Stato, nel caso di un attacco armato contro un paese membro delle Nazioni Unite. L’articolo vale anche in presenza di azioni svolte da gruppi terorristi ed autorizza il diritto all’autodifesa.
Il ministro degli esteri russo Lavrov ha dichiarato, nel corso della sua ultima visita in Libano, che ” la Russia si adeguerà a questo articolo per compiere le sue azioni di rappresaglia “, inoltre, ha aggiunto Lavrov, ” il conflitto in Siria ed in Iraq minaccia gli interessi vitali della Russia e non si può permettere ai terroristi di uccidere cittadini russi”.

Putin in riunione di comando

Secondo quanto pubblicato dalla Pravda, la scorsa settimana, a firma di Lyuba Lulko, tutte le tracce dell’attentato del Sinai puntano sul Qatar, uno dei paesi,- assieme con l’Arabia Saudita e la Turchia – che da sempre appoggiano i gruppi terroristi in Siria ed in altri paesi.

Occorre segnalare che l’articolo cita i tre paesi (Qatar, Arabia S. e Turchia) esplicitamente come “patrocinatori” del terrorismo.
Nell’articolo si pone l’accento sul fatto che la Russia ha già compiuto una escalation di fatto della guerra, con il lancio di missili di crociera del tipo “Kalibir” contro vari obiettivi dei terrroristi in Siria. Questi missili sono stati lanciati dalle navi russe e dai bombardieri strategici Tu-160, Tu-95 e Tu-22, lo scorso Martedì. In realtà, questo spiegamento deve esserre visto, secondo il giornale, come un avvertimento contro i paesi che sponsorizzano il terrorismo. Soltanto così si comprende la partecipazione di navi e bombardieri strategici per realizzare un lavoro che gli aerei tattici, di cui dispongono le forze aeree russe, avrebbero potuto realizzare da soli.

Il Qatar (assieme all’Arabia S.) continua con la sua politica di voler rovesciare il regime in Siria e spende enormi cifre per migliaia di milioni di dollari con lo scopo di promuovere e finanziare gruppi di mercenari jihadisti armati in Siria. Allo stesso modo opera per appoggiare i gruppi jihadisti in Libia, in Egittto, in Iraq ed in altri paesi.

Si rammenta che, in una occasione, il ministro degli Esteri russo, Serguei Lavrov, aveva ricordato all’allora primo ministro qataregno, Sheij Hamas bin Yassim bin Yabur al Zani, le ridotte dimensioni dell’emirato ed aveva minacciato di cancellare questo paese dalla carta geografica. Lo scorso mese di Ottobre l’attuale emiro del Qatar, Sheij Tamim bin Hamad al Zani, ha annullato una visita a Mosca. Non vi è stato alcun commento da parte russa e questo annullamento, tuttavia, secondo la stampa russa, era stato accolto con la completa indifferenza.

Nel Qatar ed in Arabia S. esistono quelli che organizzano e patrocinano gli attacchi terrroristi e quelle persone sono alloggiate in quei paesi. Questa gente controlla le attività dei gruppi terroristi in Siria ed in Iraq. Secondo la mia opinione, queste persone dovrebbero avere molta paura della Russia, come se si trattase di una piaga. Sarà compito del Governo russo decidere come intimidire tali persone. Non è necessario un bombardamento. Esistono metodi di esercitare influenza del tutto differenti”, questo ha dichiarato il direttore dell’Istituto russo per il Medio Oriente, Yeugueni Satanovski, alla Pravda.

In modo significativo, la Russia aveva annunciato di recente di aver causato, nel 2004, la morte di un leader terrorista ceceno, Zelimjan Yandarbiyev, che era lo stesso che aveva organizzato l’invasione del Daguestan nel 1999. Questo individuo fu abbattuto dal servizio di intelligence russo a Doha, capitale del Qatar, dopo che Mosca aveva richiesto, senza esito, la sua estradizione da questo paese per tre anni di seguito. Le autorità qatariane hanno mantenuto il silenzio davanti a questa rivelazione che rappresenta un chiaro avvertimento per i responsabili di azioni terroristiche a danno dei russi.
Da notare che, nelle ultime settimane, si è registrato n certo nervosismo nella corte del Califfo del Qatar e sembra che siano state prese nuove precauzioni di sicurezza per proteggere i dignitari della corte che vengono scortati in tutti i loro spostamenti. Si teme che possano esserci dellle azioni di ritorsione da parte russa.

Anche in Arabia Saudita, alle prese con il disastroso conflitto nello Yemen, ove l’Esercito saudita sta subendo una serie di rovesci ad opera delle forze di resistenza yemenita, si sta provvedendo a far trasferire una parte dei miliziani jihadisti inviati in Siria nello Yemen per dare man forte alle forze saudite. D’altra parte vi sono informazioni secondo cui le autorità saudite avrebbero richiesto i servizi della Black Water, nota agenzia di sicurezza USA, per l’invio di un certo numero di “contractors” che dovrebbero incaricarsi della sicurezza di alcuni membri della famiglia reale della Monarchia Saudita.

Fonti:   Al Manar    Al Mayadeen

Traduzione e sintesi: Luciano Lago