"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

LA RUSSIA ESTENDE IL SUO CONTROLLO SUL MAR NERO E LE VIE MARITTIME STRATEGICHE

barcos rusos con band.

Del prof. Michel Chossudovsky

La decisione della Crimea di unirsi alla Federazione Russa ha implicazioni strategiche e geopolitiche. L’unione ridefinisce sia la geografia che la scacchiera geopolitica nel bacino del Mar Nero. Costituisce un serio ostacolo per il fronte USA-NATO, il cui obiettivo di lunga data è di integrare l’Ucraina nella NATO per indebolire la Russia ed estendere la presenza militare occidentale nel bacino del Mar Nero.
Con il trattato del 18 marzo 2014 firmato da Russia e Crimea, la Federazione Russa estenderà il suo controllo sul Mar Nero così come sul Mar d’Azov, la cui costa occidentale confina con l’Ucraina orientale e la regione di Donesk.
In virtù dell’accordo tra la Russia e la Crimea annunciato dal presidente Putin, saranno due le “regioni costituenti” che si uniranno alla Federazione Russa: la “Repubblica di Crimea” e la “Città di Sevastopoli”. Entrambe avranno lo status di “regioni autonome”.


Lo status di Sevastopoli quale entità separata dalla Crimea è dovuto al fatto di essere sede della base navale russa. A partire dallo scioglimento dell’Unione Sovietica, la Russia aveva mantenuto la sua base navale a Sevastopoli tramite un accordo bilaterale con l’Ucraina. Con il trattato del 18 marzo, quell’accordo è diventato nullo. Sevastopoli, compresa la base navale russa, diventa parte di una regione autonoma all’interno della Federazione Russa. La base non è più in Ucraina con un contratto d’affitto. Per di più, le acque territoriali della Crimea ora appartengono alla Federazione Russa.
Vie marittime strategiche: lo Stretto di Kerch
Ora la Russia controlla formalmente una porzione molto più vasta del Mar Nero, che comprende tutta la costa della penisola di Crimea. La Crimea orientale, compreso lo Stretto di Kerch, è ora sotto la giurisdizione russa. Ad est dello Stretto di Kerch si trova la regione russa di Krasnodar, verso sud le città portuali di Novorossiysk e Sochi.
Anche Novorossiysk è strategica. E’ il più grande porto russo sul Mar Nero, all’incrocio dei maggiori oleodotti e gasdotti tra il Mar Nero e il Mar Caspio.
Storicamente, lo Stretto di Kerch ha giocato un ruolo strategico. Costituisce il cancello dal Mar Nero alle maggiori vie marittime russe, compresi i fiumi Don e Volga.
Durante la seconda guerra mondiale, la penisola di Kerch, occupata dalla Germania nazista e ripresa dall’Armata Rossa, era un importante punto di transito per terra e per mare. Durante i mesi più freddi, diventava un ponte di ghiaccio che collegava la Crimea alla regione di Krasnodar.
Lo Stretto di Kerch è lungo circa 5km e largo 4,5 nel punto più stretto tra la punta della Crimea orientale e la penisola di Taman. Kerch è un importante porto commerciale collegato a rotte ferroviarie, marittime e fluviali.
Il Mar d’Azov: nuovo snodo geopolitico
Di grande importanza, l’annessione della Crimea alla Federazione Russa significa che Mosca ora ha il pieno controllo dello Stretto di Kerch che collega il Mar Nero al Mar d’Azov. Le autorità ucraine non controllano più il porto di Kerch. L’accordo bilaterale tra Russia e Ucraina che governava la rotta marittima attraverso lo stretto è stato strappato.
Lo stretto costituisce un punto d’ingresso alle maggiori vie fluviali russe. Il Mar d’Azov è collegato al fiume Don e al Volga tramite il canale Volga-Don. A sua volta, il Volga sfocia nel Mar Caspio.
Lo Stretto di Kerch è strategico. Il canale Kerch-Yenikalskiy permette alle grandi navi oceaniche di transitare dal Mar Nero al Mar d’Azov.
Inoltre, lo stretto collega il Mar Nero al Volga, che a sua volta collega Mosca al fiume tramite il canale Volga-Mosca.
Il pieno controllo della Russia sul piccolo stretto di Kerch le assicura libero transito marittimo dal Mar Nero alla capitale russa e anche al Mar Caspio. […]
Nel dicembre del 2013 Mosca ha firmato a Kiev un accordo bilaterale con il governo Yanukovych, riguardo la costruzione di un ponte attraverso lo Stretto di Kerch, per collegare la Crimea orientale (che era parte dell’Ucraina) con la regione russa di Krasnodar. […]

Mar Nero Cartina
Questo accordo era in pratica già stato accantonato prima del 16 marzo. L’annessione della Crimea alla Russia era già in corso prima del referendum, era un fatto compiuto. Meno di due settimane prima del referendum del 16 marzo, all’apice della crisi ucraina, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha ordinato alla compagnia statale di costruzioni stradali Avtodor, o “Autostrade Russe”, “di creare una compagnia sussidiaria che avrebbe sovrinteso alla costruzione del ponte attraverso lo Stretto di Kerch.”
Questo ponte sarà destinato principalmente alle rotte ferroviarie che collegano l’Europa occidentale e orientale al bacino del Mar Caspio, al Kazakhstan e alla Cina. E’ quindi una parte integrante del Progetto Eurasiatico.
Ovviamente, il progetto per il ponte di Kerch sarà pienamente di proprietà e sotto controllo russo. Lo Stretto di Kerch rientra nelle acque territoriali russe da entrambi i lati dello stretto.
Il Mare di Azov, l’Ucraina orientale e la regione di Donbas
L’Ucraina orientale e la regione densamente popolata del bacino di Donetz (la regione di Donbas), dove la popolazione russa costituisce la maggioranza, confina con la costa occidentale del Mar d’Azov, che è ora in larga parte sotto controllo russo.
L'”effetto contagio” del referendum in Crimea. Come evolverà la crisi?
Il referendum in Crimea aprirà la porta all’annessione dell’Ucraina orientale e meridionale nella Federazione Russa?
Si ripercuoterà sul governo illegittimo di Kiev?
I cambiamente geografici e geopolitici, riguardo la Crimea, il Mar Nero e il Mar d’Azov, hanno un’influenza diretta sullo sviluppo della situazione in Ucraina orientale. Qui, così come a Odessa nell’Ucraina meridionale, la legittimità del governo provvisorio neo-nazista di Kiev è stata messa in discussione. Comitati municipali e di cittadini a livello locale stanno mettendo in questione l’autorità degli ufficiali nominati a Kiev.
Nella città portuale di Odessa, sul Mar Nero, si è sviluppato un movimento di protesta che domanda a gran voce un referendum. Il referendum, tuttavia, non riguarda l’annessione alla Russia. E’ per cacciare il governo di Kiev sponsorizzato da USA e UE, considerato illegale. Inoltre si oppone alle riforme economiche neo-liberali del nuovo governo,  pronte per essere adottate sotto la guida del FMI.
A Odessa, in migliaia hanno manifestato a favore della Russia supportando il referendum in Crimea, nonostante gli inviti delle autorità cittadine a non partecipare agli incontri. Gli organizzatori affermano che hanno dimostrato più di 5.000 persone.
“Odessa è contro il golpe a Kiev, pagato dall’Occidente e dagli oligarchi ucraini rimasti al potere con l’aiuto di estremisti bugiardi e dei militanti. Siamo stanchi di vivere in povertà e non sopporteremo più la tirannia degli oligarchi e degli ufficiali”…
La gente scandiva “Ucraina e Russia: una nazione” e “Odessa, abbi coraggio, caccia i fascisti” mentre si radunava al centro della città. (RT, 16 marzo 2014)
RT riporta che a Kharkov e Donetsk si sono sviluppate proteste per chiedere un referendum sulla federalizzazione dell’Ucraina:
Il sito dell’Ukrainian National News (UNN) ha riportato che i protestanti, a nome dell’assemblea di Kharkov, hanno chiesto a Putin di “garantire i loro diritti e le loro libertà” e di trasmettere alle Nazione Unite le loro richieste per un referendum sulla federalizzazione, che essi programmano per il 27 aprile. In più, gli attivisti hanno chiesto che vengano schierate truppe di pace russe nella regione di Kharkov, in quanto essi temono per le loro vite e le loro proprietà.
I dimostranti hanno poi raggiunto il vicino consolato della Polonia, protestando contro l’interferenza occidentale nelle vicende ucraine.
Interfax-Ukraine ha riportato che i protestanti di Kharkov hanno anche fatto incursione negli uffici delle organizzazioni ultra-nazionaliste, compreso Settore Destro. Gli attivisti hanno preso i libri e i simboli nazionalisti e li hanno bruciati.
Il 16 marzo, attivisti filorussi sostenevano enormi bandiere russe durante la manifestazione nella città di Donetsk, in Ucraina orientale. Essi mettevano in discussione la legittimità del governo provvisorio di coalizione:
Nel frattempo, Kiev ha spedito armamenti pesanti al confine con la Russia. Pare che gli attivisti nelle regioni dell’Ucraina orientale stessero bloccando i treni che dovevano trasportare equipaggiamento militare dal’Ucraina centrale e occidentale.
Manifestazioni simili si sono tenute a Dnepropetrovsk e Lugansk. A Lugansk la campagna si incentrava su di un “referendum popolare” contro il governo provvisorio di Kiev:
A Lugansk, diverse migliaia di attivisti contro il golpe stavano facendo un sondaggio pubblico distribuendo “schede elettorali” per il “referendum popolare” regionale. Il sondaggio poneva domande sulla fiducia nelle autorità di Kiev, e la possibilità di aderire all’Unione Doganale in seguito alla federalizzazione dell’Ucraina.
Una delle domande riguardava il salvataggio internazionale: “Siete a favore della riduzione e della cancellazione delle spese sociali come richiesto dal FMI?”
“Questa è per tutti un opportunità per annunciare ufficialmente la loro scelta. Abbiamo esaurito 5.000 moduli, corriamo a stamparne di più.” ha detto l’organizzatrice Irina Gotman a UNIAN. (RT)

Traduzione: Anacronista

Fonte: Global Research

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