"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Polonia pilota la ribellione contro l’oligarchia della UE

Fallito prima ancora di essere varato il progetto Merkel/Hollande di una Europa a due velocità con la corsia lenta riservata ai paesi che non si adeguano alla linea tracciata dalla Germania.
La Polonia, rappresentata dalla premier nazionalista Beata Szydlo, si è messa di traverso al progetto, capitanando il gruppo dei paesi dell’Est che si oppongono (Repubblica Ceka, Slovacchia, Ungheria) ed ha rifiutato l’adesione sostenendo che “una UE di varie velocità aprirebbe la porta nel costruire dei “clubs di elite” ed in sostituzione di questo progetto  ha richiamato i responsabili della UE a ritornare allo spirito del Trattato di Roma.

Tutto questo è avvenuto nel corso della riunione informale di oggi, Venerdì 10 Marzo, fra i leaders della UE (senza il Regno Unito) in cui si è parlato delle idee che si vogliono sviluppare in vista della dichiarazione che si approverà a Roma il prossimo 25 Marzo, nel prossimo vertice per il 60° anniversario dei Trattati di Roma.

Al termine dell’incontro, il presidente della Commission Europea, Jean C. Junker, nel corso di una conferenza stampa, ha insistito nel sostenere che l’opzione delle varie velocità (lanciata dalla Merkel) “permetterebbe una più stretta cooperazione fra i paesi che vogliano farlo e non presupporrebbe un muro d’acciaio tra l’Est e l’Ovest, non è la nostra intenzione”, ha assicurato Junker.
Il lussemburghese ha voluto anche spiegare che la pratica della UE già sta andando avanti con differenti ritmi attraverso la denominata “cooperazione rinforzata”in vari ambiti come per lo spazio Schengen o per la patente europea.

Tuttavia i paesi dell’Est Europa, a partire dalla Polonia e dall’Ungheria, non accettano che l’opzione di avanzare a piccoli gruppi figuri nella Dichiarazione di Roma, che ci si aspetta che debba incidere nelle principali sfide che si prospettano per la UE e che debba tracciare la linea per il futuro del progetto europeo.

La Polonia non è stata il solo paese che si è smarcata dall’unità, nella prima giornata del vertice, quando gli altri 27 paesi hanno riapprovato la rielezione del presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, con l’opposizione di Varsavia che inoltre non ha approvato le conclusioni del vertice.

L’opzione della Europa e più velocità era stata lanciata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ed a questa si erano immediatamente accodati “entusiasti”, Francois Holland, il presidente francese, Mariano Rajoy, il premier spagnolo e l’italiano Paolo Gentiloni, facente funzioni di primo ministro del Governo italiano.

A questa ideea maturata nella Merkel, per l’esigenza di neutralizzare l’opposizione di paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceka e la Slovacchia (a cui presto si aggiungerà l’Austria), si sono opposti i paesi che contestano l’accentramento delle decisioni in capo a Berlino e che non vogliono sottostare alle direttive della Commissione Europea in tema di immigrazione ed anche in altre questioni. Si tratta di paesi che richiedono un ritorno alla propria sovranità nazionale, al contrario di paesi come l’Italia dove si predica la rinuncia alla sovranità da affidare alla Commissione Europea ed alle altre Istituzioni della UE.

Nota: Quanto queste istituzioni siano rappresentative dei popoli è testimoniato dal fatto che proprio il polacco Donald Tusk, rieletto presidente del Consiglio europeo, è stato ripudiato dallo stesso governo polacco in quanto non rappresenta la maggioranza dell’opinione pubblica del suo paese. Altrettanto si può dire per leaders europei come Hollande o la Merkel che sono, il primo nettamente sfiduciato dai suoi cittadini ed alla scadenza del suo mandato, la seconda in via di prossimo sfiduciamento e per non parlare di Gentiloni che risulta un premier nominato di un governo a sua volta nominato che mai è passato da una elezione popolare.

Si tratta quindi palesemente di una oligarchia di politici e tecnoburocrati europei che si arroga il diritto di decidere per tutti senza neanche darsi la briga di sottoporre i suoi progetti alla ratifica dei propri Parlamenti nazionali e tanto meno ad un voto dei propri cittadini. Una oligarchia che opera ed agisce per favorire gli interessi dei grandi potentati finanziari che guidano le decisioni fondamentali della Commissione e degli altri organi della UE. Non è un segreto che il cervello pensante della UE è costituito dall’enorme massa di lobbisti – parecchie migliaia– accampati dalle parte dei palazzi del potere comunitario, che, nell’interesse di ambienti economici, potentati finanziari, commerciali ed industriali, corporazioni di ogni tipo, gruppi di pressione assortiti, dettano di fatto l’agenda dell’Unione, ed in particolare della Commissione UE.

D’altra parte che l’oligarchia europea non fosse al servizio dei cittadini lo si sapeva da tempo e la frase più rivelatrice la aveva pronunciata, con nordica franchezza, la commissaria svedese signora Maelstrom : “Il nostro mandato non deriva dai cittadini europei “. I tecnoburocrati della UE in un raro momento di sincerità ammettono loro stessi, senza vergogna, di NON essere al servizio degli interessi dei propri cittadini. Come è noto le loro carriere ed il loro prestigio è direttamente funzionale agli interessi che salvaguardano. Non si spiegherebbe altrimenti il sistema delle “porte girevoli” che consentono agli alti burocrati della UE di uscire, al termine del loro mandato, dalle Istituzioni ed entrare direttamente come dirigenti delle grandi Banche d’Affari o delle Mega Corporations di cui hanno egregiamente salvaguardato gli interessi nel corso del loro mandato nelle istituzioni della UE.

Valga per tutti il caso di Manuel Barroso, passato da presidente della Commissione Europea a “executive advisor” della potentissima Goldman Sachs. Uno dei casi più eclatanti ma, come questo, ve ne sono tanti altri meno noti ma ugualmente significativi.

Se l’Unione si andrà a disgregare a breve, come molti osservatori ormai prevedono, per la rivolta dei popoli, una cosa è certa, non sarà una grande perdita e non sarà rimpianta dai popoli europei. Gli unici che si vestiranno a lutto per questa “perdita” saranno personaggi come Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Mario Monti, Eugenio Scalfari, Carlo De Benedetti e George Soros.

Fonte: Republica.com

Traduzione e nota: Luciano lago

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  1. Citodacal 5 mesi fa

    Riesumino spirito e compattezza dei leggendari Ussari Alati.

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  2. Mardunolbo 5 mesi fa

    “…Gli unici che si vestiranno a lutto per questa “perdita” saranno personaggi come Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Mario Monti, Eugenio Scalfari, Carlo De Benedetti e George Soros…” manca uno: Romano Prodi, altro svenditore dell’Italia e dei beni nazionali.
    Auguro a Napolitano di vivere abbastanza a lungo per vedere il crollo di questa unione europea del capitale finanziario, in modo da passare gli ultimi suoi anni nell’amarezza e sconforto per i lutti che ha provocato con i suicidi imprenditoriali e con la demolizione economica del tessuto nazionale.
    Riguardo alla Polonia, mi permetto di segnalare un interessante articolo che spiega la situazione drammatica e perchè il popolo si ribella.
    http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=496

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    1. Giorgio 5 mesi fa

      Credo che le sue speranze siano vane, perché il personaggio in questione è privo di sentimenti, in effetti è solo apparentemente umano.

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      1. Mardunolbo 5 mesi fa

        Credo che un cultore di fantascienza applicata direbbe che è un reptiliano…Io non credo a queste fantasie, ma sono fantasie adatte a spiegare ad una mente semplice cosa cova in certe menti da rettile dove non scorre sangue “caldo” ma freddo in attesa di scaldarsi, per sempre, all’Inferno

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        1. Giorgio 5 mesi fa

          Non parlo mai di fantasie ma sempre e solo di concretezze: Napolitano è un corpo privo d’anima, Icke non rientra nella mia orbita.

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  3. Silvia 5 mesi fa

    Pero’, perche’ la Polonia continua ad alimentare la tensione antirussa, facendo cosi’ gli interessi dell’America e dei suoi servitori europei?

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    1. Mardunolbo 5 mesi fa

      Vero Silvia, sono d’accordo ! Probabilmente è una vecchia sindrome di paura che fa commettere il grave errore di installare missili americojons sul suo territorio.
      In Corea del Sud, afflitti da corruzione ai vertici, hanno la presidenta dichiarata in ” empasse” dalla magistratura. Aggiungasi una ditta che idiotamente ha dato accesso ad un vasto campo da golf per installare i fatidici missili americojons “antiterrorismo” che in realtà servono solo a minacciare la Cina Popolare. Risultato? La Cina è , giustamente, incacchiata nera, Corea del Nord idem. E per giunta la Samsung soffre terribilmente per il boicottaggio dei suoi prodotti in territorio cinese per questa politica idiota di asservimento agli Usa e rischia il fallimento in Asia.
      Insomma gli Usa creano disastri ovunque arrivano !

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  4. dolphin 5 mesi fa

    vai Polonia avanti tutta !!! molti cittadini europei sono con te e ammirano il tuo operato e la tua determinazione.

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  5. Paolo 5 mesi fa

    L’autentica e forse utopica unione europea era a mio avviso una grande opportunita’ che avrebbe potuto rendere la nostra civilta’ ancora una volta il faro del mondo. Purtroppo gli interessi dei mondialisti, usando gli ottusi tedeschi, hanno snaturato e reso macchiettistica un’idea visionaria ma bellissima. Abbiamo perso una grande occasione che si sarebbe dovuta concretizzare con l’adesione equa e volontaria dei popoli. Quando si parla di un’europa a due velocita’ e’ come dire che in una famiglia c’e’ chi e’ di serie A e chi e’ di serie B. Non e’ piu’ una famiglia anzi non lo e’ mai stata e viene meno il principio basilare di pari dignita’ e mutuo aiuto dei popoli per la salvagurdia di tutti: uguali nelle proprie particolarita’, questo era il grande sogno.

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  6. Tania 5 mesi fa

    Scusate occupo uno spazio per dire una cosa diversa, con tutto quello che si può dire di Salvini, oggi sicuramente ha detto una cosa giusta, i centri sociali non manifestano mai contro la camorra…

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