"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La nuova via Mediterranea

mediterraneo stretto

di Sebastiano Caputo

Costretta dagli accordi di Yalta del 1945 a rientrare nella sfera d’influenza statunitense e ridotta a laboratorio internazionale della strategia della tensione. Eppure in quegli anni l’Italia non hai mai nascosto la volontà di ritagliarsi uno spazio geopolitico. Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giulio Andreotti, Enrico Mattei, Bettino Craxi rientrano tutti in quella tradizione culturale che auspicava un’Italia indipendente e autonoma sul piano internazionale, libera di tutelare i propri interessi e pronta ad assumere il naturale ruolo di timoniere del bacino Mediterraneo sulla base di una politica estera filo-araba.

Crollata l’Unione Sovietica e avviatosi il processo giudiziario soprannominato “Mani Pulite”, il Paese si è rinchiuso su sé stesso, diventando un attore profondamente marginale, privo di una visione del mondo.

Pertanto nel 2014 sembra aprirsi una nuova fase che vede nei Paesi Sudeuropei svilupparsi nuove correnti politiche di rottura. Mentre in Italia l’opposizione al governo Renzi se la contendono Lega Nord e Movimento 5 Stelle, in Spagna, Podemos di Pablo Iglesias sarebbe, secondo un sondaggio Metroscopia per il quotidiano spagnolo El Paìs, il primo partito con il 27,7 per cento delle intenzioni di voto. Previsioni a parte, questa percentuale non stupisce tanto dopo la manifestazione svoltasi a Madrid qualche giorno fa. In Francia invece, il Front National, è già da qualche anno in testa nella corsa elettorale: un transalpino su quattro ha votato per Marine Le Pen alle ultime elezioni europee. La Grecia, seppur si trovi in una situazione economica disastrosa, è riuscita alle ultime votazioni ad eleggere Syriza, il partito di sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras, il quale ha siglato un’alleanza con la destra nazionalista e anti-euro di Anel, il partito dei Greci Indipendenti di Panos Kammenos. Appena insediatosi al governo il nuovo premier ellenico ha incontrato l’ambasciatore russo ad Atene, Andrey Maslov, si è opposto alle sanzioni alla Russia, ha chiesto le “riparazioni di guerra” alla Germania, dichiarato di voler uscire dalla Nato, stabilito accordi bilaterali con il governo di Cuba.

C’è un fattore che accomuna tutte queste forze politiche: l’euroscetticismo, che in questo non significa “rifiuto dell’Unione” bensì “volontà di non appiattirsi all’Europa continentale”. Ridotta ad area turistica, è necessario che il Mediterraneo si ritagli nuovamente il suo spazio e ritrovi la sua autonomia. Da un lato i Paesi dell’Europa del Sud devono tessere legami tra loro di tipo commerciale e non solo in vista di un rapporto di interdipendenza alla pari, sul modello Sudamericano, al fine di difendere i propri interessi (questione migratoria, agricoltura, pesca, ecc.). Dall’altro, devono appropriarsi della dottrina del soft power (letteralmente, “potere morbido”) coniata nel 1990 dal professore americano Joseph Nye, il quale teorizzava un atteggiamento internazionale che sostituisse la coercizione con la seduzione, la forza con l’autorevolezza, lo scontro delle civiltà con la cooperazione e il dialogo. Tutti caratteri storici, in fondo, connaturati alla “civiltà mediterranea”. Solo facendo prevalere gli aspetti immateriali come la cultura, i valori e le virtù politiche, su quelli materiali, come le risorse economiche e militari, potrà tracciarsi una nuova via che si smarchi dalla dottrina statunitense dello “scontro di civiltà” e da quella economicistica dell’Unione Europea. Sarà la via mediterranea.

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

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