"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La nuova strategia degli USA nel M.O. trapela dalle conversazioni di Trump con Abadi (premier dell’Iraq)

di  Luciano Lago

Con la visita a Washington del primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, e dalle sue conversazioni con il presidente statunitense, Donald Trump, gli analisti hanno fatto luce sulla nuova strategia statunitense che si prospetta nella regione in generale e in particolare verso l’Iraq e la Siria, per quanto sia ancora presto per anticipare i dettagli precisi della politica definitiva che adotterà l’Anmministrazione Trump.

Sembra evidente che il governo statunitense stia cercando di allontanarsi dalla precedente fallimentare politica adottata dal presidente Barack Obama e stia tentando di disegnarne una nuova con l’Amministrazione Trump che potrebbe basarsi su alcuni punti:

1) l’Iraq è un attivo strategico da cui la truppe statunitensi non avrebbbro dovuto ritirarsi, secondo Trump. Per tale motivo, Washington ha intenzione rafforzare la sua posizine , inviando più truppe in Iraq con il pretesto della lotta contro il terrorisrmo.

2) Washington non gradisce la crescente influenza iraniana in Iraq (paese a maggioranza sciita) e sta cercando di incrementare il suo appoggio militare ed addestramento alle forze irachene e pianifica di realizzzre più basi nella geografia dell’Iraq. Ancora più importante, Washington vuole alimentare uno scisma settario tra gli iracheni e cerca di giocare la carta delle tribù sunnite su questo aspetto.

3) Gli statunitensi non sono contenti di vedere il risorgere della Russia come grande potenza mondiale attraverso la porta della Siria. Gli USA sono disposti ad affermare nuovamente la loro supremazia nella regione chiudendo la porta a Raqqa (caposaldo dell’ISIS) per impedire ogni tentativo di liberarla da parte di qualsiasi altra forza diversa dai curdi appoggiati dagli USA.

4) L’Amministrazione USA ha segnalato che la sua priorità deve essere rappresentata adesso da un maggiore impegno militare contro i gruppi terroristi takfiri in Siria ed afferma che il rovesciamento del presidente Bashar al-Assad già non rappresenta più la priorità di Washington, in un momento in cui la Russia considera che qualsiasi tentativo in questo senso non è propizio per il processo politico.
In aggiunta il segretario di Stato Rex Tillerson, nel corso di una conferenza stampa ad Ankara ha ribadito che gli USA dirigeranno la loro attenzione nel lavorare con le potenze come la Russia e la Turchia per cercare un accordo politico in Siria, evitando di concentrarsi nella questione della permanenza di Assad al potere, considerata non più un apriorità dall’Amministrazione Trump.

5) In quanto all’Iran, gli USA non sono in condizione di abbandonare l’accordo sul nucleare, tuttavia aumenteranno le loro pressioni su quel paese in varie forme per cercare di ridurre l’influenza iraniana in molte questioni di interesse per Washingrton.

Si rileva che Washington ha scelto di appoggiare i propri alleati tradizionali nella regione, in particolare l’Arabia Saudita, per quanto con un alto costo alla propria credibilità, oltre all’ Egitto (che ultimamente si è riavvicinato a Mosca) malgrado alcuni contrasti recenti, questo per fronteggiare il ruolo dell’Iran.

Inoltre gli statunitensi dicono di essere interessati nell’ottenere un aggiustamento politico alla causa della Palestina, anche a costo di organizzare un conferenza internazionale o cercando di risolvere il problema attraverso colloqui diretti tra israeliani e palestinesi sotto la supervisione USA.

In conclusione la politica della nuova Amministrazione di Washington nella regione sarebbe un mix di interventi militari limitati ma messi in risalto, con l’appoggio di intensi sforzi politici e forti pressioni diplomatiche ed economiche in sostituzione della vecchia politica di entrare in guerra ed affrontare confronti diretti con i paesi ostili agli interessi USA.

Nota: Un catalogo di “buone intenzioni” quello esposto da Trump al suo ospite iracheno che però deve far i conti con una realtà molto complessa. Infatti, per quanto riguarda la questione siriana, dopo le dichiarazioni di Tillerson, si è registrata una furiosa reazione da parte del Gruppo di Rijad, che raggruppa il Comitato ai Negoziati, quello dei gruppi ribelli anti-Assad, finanziato da paesi del Golfo, che hanno subito dichiarato che loro non accetteranno mai la permaneza di Assad in alcuna fase della transizione, come dichiarato da Monzer Majus, un portavoce del gruppo. A questo gruppo fanno capo le organizzazioni come AL Nusra e Jabhat Fatah Al-Sham, tutti notoriamente terroristi salafiti, finanziati da Rijad.

Le dichiarazioni di Trump e quelle di Tillerson ad Ankara sono comunque importanti perchè segnano quanto meno un cambio di impostazione, visto che, in teoria, gli USA si ripromettono come principale obiettivo quello di annientare l’ISIS da Iraq e Siria e prendersi il merito di liberare Raqqa assieme ai curdi.

Ci sono alcuni fattori che sembrano però in contraddizione con questa impostazione: il rapporto degli USA con l’Arabia Saudita (e monarchie del Golfo) che sono quelle che continuano ad inviare armi e mercenari in Siria per alimentare il gruppi terroristi. Rijad non si è ancora rassegnata alla sconfitta dei suoi mercenari in Siria e persegue tuttora l’obiettivo di rovesciare il Governo di Damasco e costituire un califfato sunnita nel Nord della Siria (progetto appoggiato dall’Amministrazione Obama). In alternativa , vista l’impossibilità di raggiungere tale obiettivo, Rijad si prefigge di alimentare una guerra permanente contro la Siria e contro le forze iraniane e di conseguenza contro la Russia che è presente con le propri reparti militari nel paese.

Altra contraddizione si trova con la Turchia di Erdogan che mai accetterà di vedere Raqqa liberata dai curdi e tanto meno di accettare passivamente una entità curda ai suoi confini. Il rischio è quello che Ankara si getti definitivamente fra le braccia di Mosca abbandonando l’alleanza con la NATO.

Per quanto riguarda l’Iraq, Trump dimentica si trovarsi a trattare con un pemier, Al Abadi, che rappresenta la maggioranza sciita della popolazione irachena e che mai accetterà una suddivisione e smembramento del paese in entità diverse (una sunnita, una sciita ed una curda) secondo il vecchio piano degli strateghi USA/Israeliani. L’Iraq è inevitabilmente sotto influenza iraniana (già fa parte dell’asse Siria-Iran-Iraq-Hezbollah ) anche perchè nell’Iraq esistono alcuni luoghi sacri come Karbala, venerati ed oggetto di pellegrinaggio dalle masse sciite, che l’Iran mai accetterà di vedere sottoposti ad una dominazione estranea (sunnita-USA) a costo di entrare direttamente in guerra con le tribù sunnite irachene.

A tutto questo bisogna aggiungere che la nuova politica dell’Amministrazione Trump incontra forti ostacoli al proprio interno, visto che buona parte dei repubblicani sono contrari a qualsiasi accordo con la Russia e fermamente convinti di perseguire i vecchi obiettivi dell’amministrazione Obama, ovvero quelli del rovesciamento del Governo di Damasco, smembramento della Siria e della guerra contro l’Iran.

Non è chiaro quanto siano in grado Trump ed il suo staff di imporre una nuova impostazione della politica USA verso il Medio Oriente. Al momento le guerre, alimentate dall’asse USA-Arabia Saudita, continuano in tutta la loro virulenza, con le continue stragi di vittime innocenti prodotte dai bombardamenti USA, da cui i media occidentali compiacenti cercano di tenere lontane le telecamere. Non si deve sapere ed il pubblico occidentale non deve conoscere il tributo di sangue innocente che le politiche di Washington hanno portato nella regione: dall’Iraq, alla Siria allo Yemen.

Fonti: Al Manar

Al Mayadenn

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  1. Mardunolbo 5 mesi fa

    la concezione americana di essere dei “segnati da <Dio" non tramonta mai essendo scritto nella loro costituzione.
    C'è solo un adattamento secondo le circostanze ed i tempi che dipende dall'intelligenza del presidente e dei suoi consiglieri.
    Ovvio che nella situazione medio-orientale debbano esserci dei cambi di politica se gli Usa intendono ancora avere un minimo di credibilità con le nazioni coinvolte nella guerra in Siria.
    L'unico problema grosso, come descrive l'articolo, è causato dall'alleanza idiota con l'Arabia Saudita che, da un punto di vista economico-commerciale non credo sia così importante per gli Usa.
    Ed ora non lo è nemmeno dal punto di vista energetico.
    Se l'approvvigionamento energetico di quanto manca agli Usa, si rivolgesse ad Iran e Russia sarebbe il colpo decisivo alla distruzione dell'impero saudita e si risparmierebbero al mondo il terrorismo e la costruzione di moschee ….
    Ma ciò evidentemente non sta bene ad Israele in quanto la devastazione delle nazioni cristiane, insieme con la destabilizzazione continua di quante + nazioni possibili, è l'obiettivo determinante per ottenere il governo mondiale.

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    1. Giorgio 5 mesi fa

      Trumo pone i dazi anche sui cammelli?

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      1. Mardunolbo 5 mesi fa

        …forse no! quindi li possono usare quanto vogliono in terra loro…senza usare nè auto , nè jet (orrore e schifo, invenzioni di nazioni cristiane!)
        Mai nessuno di questi cammellieri che abbia l’illuminazione in zucca che stanno usando tutta tecnologia inventata in Europa ex cristiana.
        Se usassero i cammelli, sarebbe tutto più consono alla loro mentalità ed io non li troverei in aeroporto coi loro caffetani e le donne coll’emblema del prepuzio maritale in testa (chador)asportato per una pratica tribale di cui ,almeno, gli ebrei, non ne portano le vestigia sul capo femminile.

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        1. Giorgio 5 mesi fa

          Lei è fortunato che li trova solo nei luoghi citati, io li vedo ovunque.

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