"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La minaccia islamica in Russia e le ragioni della sua fermezza

Islamisti ceceni

di Sergei Makedonov

Traduzione di Luciano Lago

L’accordo degli USA con la Russia per mettere sotto controllo internazionale e distruggere l’arsenale chimico siriano non mette fine al conflitto in Siria, sviluppatosi per problemi ben più gravi che non per le armi chimiche.

Il paese vive un escalation di violenza entnica e settaria che minaccia di farlo a pezzi.

Continua il conflitto tra la maggioranza sunnita (che si suppone sia il 74% e costituisce il nucleobase  dell’opposizione siriana) e gli alawiti (che sono l’11% della popolazione ed appoggiano il regime del presidente Bashar Assad). Nello stesso tempo, i salafiti (wahabiti o integralisti islamici) lottano contro i seguaci del movimento islamico moderato, il sufi.

La maggiorparte dei curdi che costituiscono un 10% della popolazione siriana, sono anche loro sunniti.  Mentre che la comunità curda persegue anche essa il suo obiettivo, considerato che  che il denominato problema curdo costituisce un fenomeno trans nazionale di grande rilievo in Turchia, in Iran ed in Irak.  In questo contesto, la crisi in Siria, così come la  possibile disintegrazione di questo paese, potrebbe avere delle ripercussioni negative non soltanto nel Medio Oriente ma anche in altre regioni, incluso in Russia.

Non è questa l’unica ragione per cui Mosca mantiene una posizione ferma rispetto alla Siria.

Le autorità russe sono contrarie all’imposizione della “democrazia” e dei presunti “interventi umanitari”senza la rispettiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Mosca non è disponibile a riconoscere l’”eccezionalità” americano proclamato da Obama.

Risulta evidente che la Russia rivendica interessi economici e geopolitici nel medio Oriente ed in Siria in particolare: a parte gli interessi economici, c’è in gioco l’utilizzo del porto siriano di Tartus, l’unica base navale dell’Armata Russa nel Mediterraneo dai tempi dell’URSS.

Gli avvenimenti che si sviluppano nel mondo islamico rivestono grande importanza per Mosca, dato che il percorso tra Oriente ed Occidente si incrocia nella cultura russa. Secondo il Kremlino, l’interazione tra islam e Cristianesimo riguarda il paese  visto che quella islamica è la seconda religione più diffusa in Russia. La maggior parte dei mussulmani russi vivono nel Caucaso e nella zona de Volga.

Fino a poco tempo addietre la minaccia di provenienza islamica per i russi sdi associava con la Cecenia. Dopo l’attentato effettuato durante la maratona di Boston lo scorso 15 di Aprile, i cui presunti responsabili sono stati i fratelli Tsarnaev, di origine cecena, vari esperti sono tornati a spiegare la condotta dei ceceni per le sue idee separatiste, come negli anni 90, responsabilizzando la Russia di contribuire al terrorismo e di ricorrere alla forza in varie occasioni. In realtà dai tempi della guerra in Cecenia la situazione nel Caucaso è cambiata. Da allora l’Islam radicale svolge un ruolo molto più importante. Gli estremisti islamici non si concentrano più soltanto in Cecenia ma anche nella regione del Caucaso, la loro influenza sta crescendo nel delta del Volga e nella zona del mar Caspio.

Attualmente la Russia si prepara per i Giochi olimpici invernali che si svolgeranno nella città russa di Sochi nel 2014. Non sarà una semplice competizione sportiva, si tratta di un progetto di speciale importanza per la Russia e per il presidente Putin.

Secondo questi, l’evento dimostrerà la capacità della  Russia post sovietica ed il suo crescente ruolo nello scenario internazionale. I giochi olimpici del 2014 metteranno in rilievo il successo della politica sviluppata da Putin per superare il caos in cui si trovava il paese dopo la disintegrazione dell’URSS. A differenza di altre sedi di  giochi olimpici come Pekino, Londra o Vancouver, la sicurezza di Sochi è molto piuù vulnerabile. Gli islamisti del Caucaso minacciano dal 2007 di attuare con attentati a Sochi in vista o durante i giochi olimpici.

Anche se molti esperti non prestano molta attenzione all’organizzazione “Emirato del Caucaso” che opera in Russia, per la  capacità operativa del gruppo terrorista, questo occupa il terzo posto tra le organizzazioni jihaddiste internazionali dopo quelle che operano nel teatro afgano pakistano e del Nord Africa.

Gli islamici del Caucaso partecipano nella guerra civile in Siria e molti di loro sono militanti dell’”Emirato del Caucaso”. Questa formazione svolge un importante ruolo tra i yihadisti stranieri che aiutano l’opposizione siriana per combattere il regime di Assad. Il gruppo principale dei mercenari stranieri, Katib al Mujahirin (KaM) capeggiato da Omar Al Shishani, di origine ceceno e si suppone eliminato in settembre scorso, includeva a un centinaio di oriundi e più del Caucaso.

I volontari del Caucaso del Nord hanno formato, secondo quanto trapelato a Settembre, un nuovo gruppo, “Al Muhajireen”, che opera nel nor della Siria. In precedenza nello sorso Agosto, vari organi di stampa del Tartaristan (Repubblica della federazione russa, alle foci del Volga) informarono sulla partecipazione di propri cittadini al conflittoi siriano dalla parte dei ribelli.

Il primo direttore aggiunto del Servizio Fderale di Sicurezza (FSB) della Russi, Serguei Smirnov, ha fatto una stima un mese fa che si calcolano fra i 300 ed i 400 cittadini russi quelli che stanno partecipando al conflitto in Siria. “Questo avrà le sue ripercussioni e rappresenta una seria minaccia”, ha dichiarato  Smirnov in una conferenza stampa tenutasi durante la Organizzazione della cooperazione a Shangai.

Inoltre nessuno potrebbe garantire che i nemici di Assad e gli alawiti possano sostituire l’attuale regime in Russia con un sistema democratico (vedi quanto accaduto in Libia).

Da questi valutazioni si evidenzia come la crescente influenza dell’islamismo in Medio Oriente ed in Asia possa  estendersi alla Russia così come all’Azerbaiyan o Kazakistan.

Il Caucaso e la conca del Volga sono vitali per la sicurezza nazionale e per l’identità politica della Russia e per questo tutte le ragioni esposte obbligano il Kremlino a mostrare la massima cautela.

Serguei Markedonov è dottore in Storia e professore presso il Centro di Studi Strategici ed Internazionali a Washington, USA.
*Serguéi Markedonov es doctor en Historia y profesor invitado del Centro de Estudios Estratégicos e Internacionales de Washington, Estados Unidos

LA OPINIÓN DEL AUTOR NO COINCIDE NECESARIAMENTE CON LA DE RIA NOVOSTI

http://csis.org/expert/sergey-markedonov

 

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