"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La lista Tsipras e le sue contraddizioni

di Giovanni Arena

Al di là della bontà o meno del provvedimento, questi signori non hanno capito che la risoluzione di questo nodo non fa che generare ulteriori scivoli finanziari e dà modo a chi ci governa dall’alto di mantenere in vita lo spauracchio dello spread e parenti vari.
Si è parlato a lungo negli ultimi mesi della Lista Tsipras, un partito appoggiato dall’estrema sinistra che sta raccogliendo sempre più consensi. Nata in Grecia dall’omonimo fondatore Alexis Tsipras, candidato alle elezioni europee del 2014, la Lista è appoggiata in Italia da gran parte della sinistra extraparlamentare e dallo stesso Nichi Vendola. Destano interesse i 10 punti del programma e l’originalità dei sui contenuti, nonché alcuni dei nomi presenti tra i 73 candidati al Parlamento Europeo. I punti fondamentali della Lista Tsipras sono la lotta alle politiche di austerità, giudicate inefficienti contro la crisi economica del continente, un’economia ecologica contro gli sprechi e a favore della salvaguardia ambientale, un piano per gestire il fenomeno dell’immigrazione ed un rafforzamento degli organi europei eletti dai cittadini, a partire dallo stesso Parlamento Europeo per arrivare ai parlamenti nazionali.

Tutto molto interessante, se non fosse irrealizzabile. Proposto in questi termini, infatti, il New Deal auspicato da Tsipras rimane un’illusione. Prima di tutto perché il programma contiene in sé cruciali contraddizioni: la volontà di fronteggiare la crescente disoccupazione e di creare nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato non va di pari passo con le politiche volte a risolvere il fenomeno dell’immigrazione con l’inserimento dei migranti all’interno del mercato del lavoro nazionale: meno risorse economiche per assegnare meno posti di lavoro ad un numero sempre più alto di lavoratori.

Inoltre l’espansione dei prestiti alla piccola e media impresa non rappresenta la soluzione ai problemi chiara e limpida che la Lista ci vuole far credere: chi finanzia l’impresa, infatti, non può permettersi di perdere troppe scommesse, né tanto meno l’Europa, così come la vuole Tsipras, può concedersi il rischio di investire capitali per finanziare rischiose avventure imprenditoriali. Non in un momento come questo. E’ l’imprenditore che, per essere aiutato, deve offrire le giuste garanzie, investendo egli stesso il grosso del capitale. Allora il finanziamento esterno ha un senso. Altro nota dolente: il debito pubblico. La lista Tsipras ha intenzione di convocare una Conferenza per il Debito Pubblico volta a trasformare i debiti pubblici nazionali in Eurobond, una sorta di debito sociale europeo. E poi la ci sono le contraddizioni sulla moneta unica: si lotta contro l’austerità, ma conservando l’Euro. O meglio si eliminano gli effetti ma non la causa.

Al di là della bontà o meno del provvedimento, questi signori non hanno capito che la risoluzione di questo nodo non fa che generare ulteriori scivoli finanziari e dà modo a chi ci governa dall’alto di mantenere in vita lo spauracchio dello spread e parenti vari. Un programma fumoso, cosparso qua e là di anacronistiche reticenze. Tante idee e poche proposte concrete. Un qualcosa di cui l’Europa non ha bisogno. Questi i motivi per i quali un nuovo New Deal non è realizzabile nei termini proposti dalla Lista: perchè probabilmente non hanno capito nulla del “vecchio corso”.

Fonte: L’intellettuale dissidente

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  1. vincenzo 3 anni fa

    tutto esatto.
    Tsipras è l’omologo di Grillo.
    entrambi non “ci sono”, ma “ci fanno”.
    putroppo molti se la bevono.
    e questo è un bel guaio …

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