"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La guerra economica tra USA e Russia si intensifica

di Eric Draitser

Mentre USA e UE prolungano le sanzioni contro la Russia, sta prendendo forma un’interessante battaglia economica che avrà ripercussioni importanti negli anni a venire. Mentre Washington e Bruxelles cercano di allontanare la Russia dall’Europa per mantenere l’egemonia occidentale, bloccando l’integrazione eurasiatica, Mosca sta contrastando tale strategia usando la potenza economica sotto forma di esportazioni energetiche e cooperazione.

Sebbene gran parte delle macchinazioni economiche sfuggano ai radar mediatici, visto che forniscono titoli meno clamorosi del conflitto in Ucraina, delle sanzioni o del rafforzamento militare NATO, in realtà sono di pari importanza.

Il gigante energetico russo Gazprom ha preso accordi economicamente e strategicamente cruciali con importanti aziende occidentali proprio nel momento in cui l’Occidente cerca di isolare economicamente la Russia. Allo stesso tempo, i gasdotti in Europa settentrionale e meridionale, come in Asia centrale e orientale, promossi dalla Russia, rendono le cose più complicate a quanti vorrebbero alienare la Russia dal mercato europeo e dal potenziale potere politico ed economico che l’accesso a tale mercato fornisce. Da un punto di vista geopolitico e strategico, il conflitto in corso tra la Russia e gli USA, con i loro vassalli europei, si manifesta tanto nei consigli d’amministrazione che nei parlamenti; tanto sotto il Mar Baltico e il Mar Nero quanto negli uffici del Pentagono e del Cremlino.

Tra i comitati e i dibattiti sullo sviluppo del BRICS, l’integrazione eurasiatica e la Nuova Via della Seta, al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, spicca l’enorme accordo di cooperazione firmato tra il maggiore produttore mondiale di gas, Gazprom, e Royal Dutch Shell, per la costruzione di due nuovi gasdotti Nord Stream verso la Germania. L’accordo avrà importanti implicazioni per il futuro della cooperazione tra la Russia e le ditte energetiche europee, inoltre consoliderà ulteriormente la Russia come partner integrante dell’industria tedesca, cuore dell’economia del paese.

I dettagli dell’accordo non sono ancora del tutto chiari, ma se ne conoscono i fondamentali, molto significativi. Non solo Royal Dutch Shell e i suoi partner minori (la tedesca EON e l’austriaca OMV) diventeranno parte di un consorzio che aumenterà la capacità del Nord Stream, ma la cooperazione si estenderà a scambi di risorse e partenariati su svariati progetti sia in Europa che altrove.
Come ha spiegato Alexei Miller, AD di Gazprom:
“Documenti di tale importanza si firmano solo una volta ogni 5 anni, forse 10… Molti dei nostri partner tradizionali si stanno posizionando come forti attori regionali… Shell è un attore globale. E con lo sviluppo dei mercati globali del gas… creeremo un partenariato strategico globale… Conosciamo il Brasile, l’Australia e il mercato asiatico, e ciò ci permette di parlare di partenariato globale… Siamo decisamente pronti per questo.”
E’ chiaro che, da un punto di vista strettamente ecomico, tale partenariato tra Gazprom e Shell avrà implicazioni globali. Permetterà l’espansione del progetto congiunto Sakhalin-2, per il gas naturale liquefatto, che ha raggiunto la piena capacità solo nel 2014.

Tale espansione renderà il progetto, già di successo, ancora più importante per fornire l’energia necessaria alle economie in espansione della regione Asia-Pacifico e in Nord America. Considerando gli elevati costi di trasporto del gas naturale liquefatto, la posizione strategica del progetto e il recente accordo per l’espansione dell’operazione congiunta, si comprende che Sakhalin-2 farà della Russia un fornitore cruciale per anni a venire.
L’accordo prevede anche la cooperazione per l’esplorazione, gli studi di fattibilità, le perforazioni e i test preliminari, e altri processi iniziali. Ciò renderà Gazprom e Shell partner interconnessi sotto numerosi aspetti, non solo per la produzione e l’esportazione di energia. Non bisogna sottovalutare l’importanza di questo punto, perché, a differenza dei semplici contratti di fornitura, che possono essere rinegoziati, fatti scadere o cancellati, questo tipo di cooperazione è un processo a lungo termine, e gli enormi capitali investiti negli scambi di risorse rendono molto meno probabili cambiamenti dovuti a circostanze politiche. In breve, la Russia avrà un partner garantito più concretamente, un’assicurazione contro gli sviluppi politici negativi.

Ovviamente, l’accordo con la Shell non è l’unico sviluppo importante degli ultimi mesi nel settore energetico. Il famoso accordo sino-russo sul gas, ampiamente pubblicizzato un anno fa, sta cominciando a portare frutti aldilà della propaganda. Il vicepresidente di Gazprom, Alexander Medvedev, ha recentemente annunciato che la Cina comincerà la costruzione del suo tronco di gasdotto siberiano (“Power of Siberia”) il 29 giugno. Visto che la Russia ha già cominciato la costruzione sul suo territorio già a settembre 2014, sembra che il progetto verrà completato a fine 2017. Nemmeno l’importanza di questo sviluppo dovrebbe essere sottostimata, perché un’occhiata alla mappa dei progetti orientali di Gazprom dimostra chiaramente che il progetto Power of Siberia, assieme agli altri gasdotti già esistenti, renderà la Russia un fondamentale fornitore di energia sia della Cina (tramite gli impianti di Blagoveshchensk, sul confine sino-russo) che di altri paesi dell’Asia orientale.

In aggiunta a questi importanti sviluppi energetici orientali, l’imminente costruzione e incorporazione del gasdotto dell’Altai potrebbe trasformare la cooperazione energetica tra Russia e Cina in una vera e propria alleanza per l’energia. Con una portata prevista di 30-38 miliardi di metri cubi, il gasdotto consoliderebbe la Russia come primo partner energetico della Cina. Non solo per il volume di gas che la Russia fornirebbe, ma anche per la posizione, con sbocco direttamente verso Urumqi, capitale della provincia cinese dello Xinjiang e snodo di molti progetti nell’ambito della Nuova Via della Seta. In tal modo, l’energia russa diventerà un fattore principale dello sviluppo ed espansione economica cinese. Più in generale, il gas russo e la produzione cinese saranno le locomotive dell’integrazione eurasiatica.

L’importanza politica di tale interdipendenza è evidente, perché i partenariati economici molto spesso diventano politici e strategici. Ed è soprattutto in campo politico che questi accordi economici sono vitali per la Russia.
L’imperativo strategico della Russia riguardo all’Europa è chiaro: fare qualsiasi cosa per impedire che gli USA la separino dall’Europa. Washington ha mostrato negli ultimi 18 mesi che non si fermerà di fronte a nulla pur di compromettere la cooperazione tra Mosca e i suoi partner europei. Fomentando la guerra in Ucraina, imponendo sanzioni e aumentando le forze NATO, gli USA stanno chiaramente facendo tutto il possibile per tracciare in Europa orientale una linea di demarcazione, nel tentativo di creare una “cortina di ferro” che separi la Russia dall’Europa sia politicamente che economicamente.

In questa prospettiva, l’accordo con la Shell è chiaramente una contromossa. Anziché accontentarsi di contro-sanzioni, Mosca sta cercando di ricavare il proprio ruolo esclusivo in Europa diventando un importante partner di Royal Dutch Shell, una delle più potenti e influenti aziende europee. Mentre gli USA stanno creando una separazione geografica, la Russia ne sta evidentemente creando una economica; l’accordo infatti dividerà i leader politici europei, legati ai dettami degli USA, dai leader economici, legati ai profitti e agli investitori. Visti i vantaggi economici del commercio con la Russia, sarà molto più difficile per la classe politica europea aderire alle mosse contro Mosca, perché ciò la metterà ancora più in contrasto con le elite economiche.

Allo stesso tempo la Russia sta effettuando il proprio spostamento verso l’Asia, espandendo enormemente i rapporti economici con la Cina in molti ambiti, compresi gli scambi militari, come evidenziato dalla notizia che la Russia venderà i suoi ricercatissimi sistemi missilistici S-400 alla Cina, facendone il primo paese a ricevere tale tecnologia. Russia e Cina diventano perciò allo stesso tempo partner energetici e militari. Anche se non usano il termine “alleanza”, di fatto si tratta precisamente di questo.

La guerra economica cominciata dagli USA e i loro leccapiedi ha così prodotto come conseguenza una totale “guerra lampo” economica della Russia. Ovviamente le cose non dovevano necessariamente andare in questo modo, visto che Mosca, prima della crisi ucraina, era chiaramente felice di incassare i profitti della cooperazione con l’Europa. Tuttavia, ora che il gioco s’è fatto duro, i russi dimostrano che non sono disponibili a subire la guerra economica. Stanno piuttosto svelando l’artiglieria pesante, il tipo di arsenale contro il quale USA e NATO hanno poca difesa.

Fonte: Journal-neo.org

Traduzione: Anacronista

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