"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Germania si unisce nella repressione della stampa “ribelle”

Per la prima volta in più di 50 anni, giornalisti tedeschi devono affrontare accuse di tradimento, un fatto che è stato denunciato come un vero attacco alla libertà di stampa.
In  Germania è stata di recente aperta una procedura di inchiesta per “tradimento della patria” relativamente ad un sito web di notizie, cosa che, secondo molti osservatori, rappresenta un piano del governo per aumentare la vigilanza statale sulle comunicazioni effettuate sulla rete.
Il procuratore federale, Harald Range, ha iniziato una inchiesta per sospetto tradimento della patria relativamente agli articoli pubblicati nel blog di internet “Netzpolitik.org”, ha riferito un portavoce dell’ufficio del procuratore. La decisione si produce dopo una denuncia penale di una agenzia nazionale di intelligence tedesca, la BFV, circa gli articoli sulla “Federal Office for the Protection of the Constitution” (BFV), apparsi nel sito web dal 25 Febbraio al 15 di Aprile.

Questi articoli si erano basati su documenti che erano stati filtrati. La catena pubblica ARS ha informato che Netzpolitik.org veva pubblicato un articolo su come la BFV stava cercando finanziamenti addizionali per aumentare la sua vigilanza sul web  e un altro pezzo sui piani per la realizzazione di una unità speciale dell’agenzia destinata a controllare i social media, entrambe basate su documenti confidenziali filtrati.  Vedi: “The free press is not so free: German federal prosecutor opens treason investigation against journalists”.

Il sito web Netzpolitik.org è specializzato da tempo in politiche di Internet, protezione dei dati, libertà di informazione e questioni relative ai diritti digitali.
“Questo è un attacco alla libertà di stampa”, ha affermato il giornalista di Netzpolitik.org, Andre Meister, oggetto dell’indagine assieme con l’editore capo Markus Beckedahl. “Tuttavia non ci andranno ad intimidire con queste accuse”.
Michael Konken, capo dell’associazione della stampa in Germania, si è fatto eco del sentimento e qualifica la denuncia come “un tentativo inaccettabile di silenziare i giornalisti critici”.

andre-meister-periodista-de-netzpolitik-org

Nel 1962, il Ministro della Difesa, Franz Josef Strauss, si vide obbligato a dimettersi dopo che si presentarono a suo carico accuse di tradimento a carico del settimanale Der Spiegel, dopo la pubblicazione di un articolo in prima pagina in cui si affermava che la Forze Armate della Germania Occidentale non erano preparate per difendersi contro la minaccia comunista nel corso della Guerra fredda.
Adesso, 50 anni dopo, torna la censura e la persecuzione in Germania, che sembra aggiungersi alla moda iniziata in paesi come la Francia, la Gran Bretagna e soprattutto la Spagna (Ley Mordaza).
Questo movimento sembra coincidere con le recenti manifestazioni realizzate  da alti mandatari politici in diversi paesi occidentali, come il segretario per le Relazioni Estere britannico, Philip Hammond, il quale è arrivato ad affermare che “le procedure democratiche dei governi occidentali risultano  di ostacolo e che la democrazia è inefficace al momento di dover combattere contro lo Stato Islamico o contro la Russia”.

In precedenza, personaggi come il ministro delle finanze Wolfgang Scháuble già si erano lamentati per un “eccesso di democrazia” nei paesi dell’Unione Europea, che limitava l’applicazione efficace dei trattati all’interno dell’Unione Europea.
Persino nel Regno Unito, il Governo britannico sta studiando seriamente la possibilità di proibire i servizi di messaggeria come Whatsapp, forse ispirati dalle iniziative del governo pseudo -dittatoriale di Erdogan in Turchia, dove si è arrivati a proibire l’uso di Twitter.
Incluso negli Stati Uniti, un generale ritirato di alto rango ha proposto l’istituzione di campi di concentramento in cui rinchiudere ” i cittadini statunitensi di idee radicali e sleali”, fintanto che dura la proclamata “guerra contro il terrore”.

Per quanto riguarda l’Italia, già classificata al 65° posto secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, l’organizzazione indipendente che ogni anno stila il rapporto sulla libertà di informazione nel mondo. L’Italia si trova tra i paesi ‘parzialmente liberi’ ultimi nella vecchia Europa. Il nostro punteggio paese è 31, come il Cile. Non è stato ancora pubblicato il rapporto completo sul nostro paese, che l’anno scorso ha preso in considerazione la legge sulla diffamazione, ancora reato penale, le minacce ai giornalisti, la mancanza di una legge sul conflitto di interessi per chi possiede media e ha una carriera politica e la regolamentazione della professione giornalistica attraverso un ordine.
Senza contare le nuove proposte di regolamentazione del web, alcune partite da Laura Boldrini, presidente della Camera, che suggerisce una legge per stringere le maglie intorno al mondo di internet e dei social network, sulla base di criteri parziali del “politicamente corretto” di cui questo personaggio si sente perfetto interprete.

Questa è la realtà del mondo occidentale in questo periodo.

Se qualcuno avesse ancora un qualche dubbio che stiamo vivendo la fase di un colpo di Stato globale, da parte dei governi e dei poteri di fatto, che agiscono contro i rispettivi popoli per conto dell’elite finanziaria globale, questi elementi descritti sopra devono far meditare.

La libertà e la democrazia (per quanto precarie) quelle che fino adesso si sono conosciute e relativamente utilizzate (parzialmente), stanno morendo nelle nostre stesse mani e ci avviciniamo con passo deciso verso una dittatura globale dei governi (facente funzioni), delle grandi banche e delle multinazionali, gestite da un gruppo di tecnocrati ……ma incredibilmente ancora la maggior parte della gente non ne è consapevole (non sarà una coincidenza che tutti i grandi media sono sotto il controllo della elite finanziaria).

Tratto da Periodismo Alternativo

Traduzione e sintesi  di Luciano Lago

Nella foto al centro: Andre Meister, giornalista del Netzpolitik

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  1. nessuno 2 anni fa

    non so in Germania ma in Italia siamo messi veramente male, la quasi totalità degli scribacchini nostrani sono dei vendutii, passano sotto silenzio molte cose che succedono nel mondo e che potrebbero far cambiare parere a molti cittadini, certe verità meglio non dirle , questi venduti mi fanno schifo!

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