"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Francia è il nuovo calderone della Rivoluzione Euroscettica

marine-le-pen-henin-beaumont_172

A.E. Pritchard sul Telegraph individua la Francia come il gran calderone delle tendenze euroscettiche, e riferisce di una lettera aperta a Renzi su Le Figaro perché guidi un’alleanza latina per l’uscita dall’euro…quella cui hanno dato ampio risalto i nostri giornali…o no? (mai speranza fu così mal riposta, comunque).

La Gran Bretagna occupa una posizione marginale nel grande dibattito sull’Europa. La chiave di volta è la Francia, che sta diventando velocemente un calderone dei punti di vista euroscettici/Poujadisti della destra, delle idee keynesiane reflazionistiche anti-UEM della sinistra, uniti alla messa in discussione della saggezza dell’unione monetaria che attraversa l’establishment francese.

Marine Le Pen del Front National è in testa all’ultimo sondaggio IFOP sulle elezioni europee del 24 del mese prossimo. Il suo programma chiede delle misure immediate di uscita dall’euro e ritorno al franco, e un referendum sul ritiro dalla UE.

I Gollisti sono al 22.5%. Il grande partito di centro-destra della politica francese del dopoguerra sta fallendo miseramente l’opportunità di sfruttare il crollo dei consensi del presidente François Holland.

Segue il Partito Socialista col 20.5%. Il Front de Gauche è all’8.5% e non è esattamente amico di Bruxelles.
Gli eredi di Charles de Gaulle stanno assistendo al distacco del loro fianco destro, che si sposta verso il Front National, proprio come una parte dei Tory si è staccata per andare all’Ukip. Inutile dirlo, non ne sono contenti. Una riunione del partito durante il fine settimana è stato un caos di dissenso euroscettico.

Xavier Bertrand, ex ministro del lavoro, ha detto che è tempo di abbandonare l’asse franco-tedesco, che è stato il principio guida della politica estera ed economica francese per mezzo secolo. “E’ importante, ma non dovrebbe essere l’alfa e l’omega del punto di vista francese”, ha detto.
“Come possiamo perseguire una politica energetica se gli interessi di Francia e Germania sono così diversi. Su questo campo è meglio lavorare con gli inglesi, e lo stesso vale per la difesa europea. Dobbiamo riconoscere che l’allineamento con la Germania ci impedisce di spingere per un’altra politica della BCE, che favorisca la crescita e l’occupazione”, ha detto.
Questo coro di dissenso è stato raccolto venerdì scorso in un articolo sorprendente su Le Figaro dall’ex direttore Philippe Villin, il quale ha fatto appello a un fronte Latino guidato da Francia e Italia per far saltare l’euro.

In una lettera aperta al leader italiano Matteo Renzi – solo 17enne all’epoca di Maastricht, e quindi non compromesso col peccato originale dell’UEM – egli avverte il giovane leader che non c’è speranza di risollevare l’Italia dalla trappola del debito a bassa crescita senza un “ritorno alla lira.”

Anche se l’euro scendesse a 1:1 contro il dollaro, questo non sarebbe ancora sufficiente a salvare l’Italia – dice Mr Villin – dal momento che il baratro intra-UEM con la Germania rimarrebbe comunque.

Suggerisce al signor Renzi di fare un tour delle capitali del sud per dar vita a un’alleanza latina, e poi marciare su Berlino per informare il cancelliere Angela Merkel che l’unione monetaria è diventata insostenibile. Egli dovrebbe avvertirla che la fine è arrivata, a meno che la Germania non faccia più del minimo necessario per mantenere a galla l’UEM.

Lei naturalmente rifiuterebbe di cedere – dice il signor Villin – ma non è questo il punto. Le mosse del giovane italiano farebbero scattare l’allarme, causando un calo precipitoso dell’euro e una crisi dei bond. Ma sarebbe una scelta deliberata, anche se pericolosa. Costringerebbe la Germania ad affrontare la scelta che finora ha eluso: accettare una vera unione fiscale e di trasferimento, o uscire dall’UE. Il signor Villin ovviamente preferisce la seconda. (Come la Bundesbank, a mio parere.) “Facendo precipitare questo dramma, si salverebbero l’Europa e gli europei”, ha detto.

Io do notizia di queste cose, così i lettori possono formulare il proprio giudizio, e io esprimo il mio riserbo. Quello che colpisce è come queste idee stiano guadagnando terreno nel dibattito politico francese.

Di recente sono usciti tre libri che sostengono che l’euro deve essere sciolto, in modo da spianare la strada a una vera ripresa economica, o addirittura per salvare il progetto europeo.

1 . Heisbourg , “La fine del sogno europeo ”
2 . Coralie Delaume “Europa, gli Stati Disuniti”
3 . Steve Ohana “Disobbedire per salvare l’Europa”

Un altro libro dello statista Jean-Pierre Chevènement – “1914-2014: L’Europa uscita dalla storia?” – delinea l’affascinante ipotesi che l’UE abbia perso la sua strada perché ha erroneamente incolpato il “nazionalismo” di aver causato le due guerre mondiali. Ha cercato di costruire un super stato negando l’anima dei popoli europei (al plurale) che è lo stato-nazione. Un discorso raffinato.

La Francia è un paese “animato da uno spirito di libertà razionale”, per prendere in prestito da Edmund Burke, e mi è sempre sembrato ovvio che non avrebbe tollerato per sempre la disoccupazione di massa, il vassallaggio fiscale verso Berlino e Bruxelles , e uno stato di cose che è diventato così nocivo per tanti versi. Non sorprende affatto che alla fine si trovi alle prese con una nuova rivoluzione.

I Gollisti sono divisi. La vecchia guardia, ovviamente, sull’UEM non cederà terreno. Non possono farlo perché hanno onorato questo altare per tutta la vita. Alcuni riformisti ora si stanno aggrappando agli argomenti più inconsistenti.
Laurent Wauquiez – niente di meno che un ex ministro europeo – ha appena scritto un libro “Europe, il faut tout changer” (Europa , dobbiamo cambiare tutto), in cui egli chiede di tornare a un nocciolo duro dell’euro composto da Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Olanda.

Mi sembra una cosa impraticabile. Vogliono relegare sloveni, slovacchi, finlandesi, lettoni o portoghesi a stati senza diritto di voto, o congelarli tutti insieme fuori dell’UEM? Non è possibile seguire l’Europa su argomenti infondati di questo tipo. Questi pensieri mostrano tuttavia la palude intellettuale di politica economica che ha travolto la grande impresa dell’unione monetaria.

Nel frattempo, naturalmente, veniamo rassicurati sul fatto che la crisi UEM è ormai dietro le nostre spalle. Un futuro radioso ci attende. Questo momento di disagio passerà. Sì, e gli elefanti rosa sorvoleranno il Mare Nostrum.

Fonte: Voci dall’Estero

*

code