"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La corsa all’oro presuppone i rischi di un crash del dollaro ed una possibile svolta autoritaria negli USA?

Forex treder

 

Forse non tutti sanno che i mercati finanziari costituiscono il terreno virtuale sul quale si combatte tutti i giorni una guerra fra le più aspre e violente, senza esclusione di colpi.  Le strategie vengono pianificate negli uffici trading delle grandi banche d’affari internazionali, quelle stesse banche d’affari che ogni giorno sul Forex -il maggiore mercato finanziario/valutario globale, 10 volte più ampio che le borse azionarie-  muovono qualche cosa come 13 trilioni di dollari. Trattasi di una competizione serrata per il predominio tra le valute più diffuse del modo: dollaro, euro, yen e sterlina.

Quello che succede su questo mercato influenza le decisioni delle maggiori banche centrali mondiali, dalla Federal Reserve alla BCE alla Bank of England ed a quella di Tokio, quanto a tassi di sconto, immissione di liquidità e provvedimenti restrittivi e determina altresì le politiche monetarie e le decisioni economiche dei principali governi del mondo.

Per capire o farsi un’idea di quali equilibri siano in bilico su questo mercato si può risalire a decisioni di singoli governi che sono sempre interpretate dagli operatori come sintomatiche di variazioni sugli assetti del mercato.

All’inizio di Febbraio di quest’anno, c’era stata una decisione della Bundesbank, la potente banca centrale tedesca, azionista di maggioranza della BCE, che ha destato sorpresa e sconcerto nell’ambiente degli operatori finanziari: la Bundesbank aveva emesso un comunicato mediante il quale aveva reso noto di voler procedere al rimpatrio di circa 36 miliardi  di dollari  in lingotti d’oro, depositati negli USA ed in Francia. In pratica questa , che è la prima banca  europea, annunciava di voler effettuare il rientro nelle casse tedesche di 374 tonnellate d’oro immagazzinate al momento a Parigi e nei caveau della Federal reserve di New York. Considerando i costi che implica un simile trasferimento di valori in termini di trasporto ed assicurazione, questa decisione inaspettata della Bundesbank viene interpretata dagli analisti finanziari come un segnale preciso che la stessa banca centrale tedesca ritiene inevitabile che possa verificarsi una crisi globale e finanziaria di vaste dimensioni a breve o medio termine. Il governo tedesco naturalmente  non ha dato spiegazioni ufficiali  ma la mossa della Bundesbank  sui mercati ha dato l’idea  che, nell’ipotesi di una nuova improvvisa crisi finanziaria, al di là delle cause che possano provocarla, vuoi per l’eccessivo debito pubblico del tesoro USA, vuoi per l’implosione dell’euro  o per qualsiasi altro fattore, la Germania si è riservata di avere presso di se la disponibilità del bene rifugio per eccellenza, l’oro, il cui accesso potrebbe subire delle limitazioni in caso di grosse turbolenze sui mercati.  I tedeschi hanno giocato d’anticipo, questo il commento più diffuso dei traders di New York o di Londra e si sono voluti garantire una auto protezione per gli eventi che possano verificarsi da qui ad un tempo indefinito.

La convinzione diffusa è che l’oro oggi costituisca una moneta rifugio rispetto all’inaffidabilità delle valute per le oscillazioni mutevoli a cui sono sottoposte. La stessa strategia è stata seguita dopo poco tempo dalla Cina che ha accumulato enormi quantità di oro rastrellandolo dai mercati mondiali, la stessa Cina che è il primo produttore al mondo ed il primo importatore del metallo giallo (si stima che ne detenga tra le 4000 e le 8000 tonnellate). Questo fattore ha  spinto William Kaye, un importante gestore di fondi finanziari ad Hong Kong, ad affermare che  “L’egemonia mondiale sta cambiando –Questa regione del mondo, l’Asia del Pacifico e in particolare la Cina, si sta posizionando per diventare la potenza mondiale dominante nei prossimi 5-10 anni…. E’ un’iniziativa strategica. La Cina accumula massicciamente e rapidamente l’oro estirpato all’Occidente. Una dinamica molto geopolitica e l’Estremo Oriente ne esce vincitore.”

Quindi non solo la Germania ma anche la Cina provvede ad auto tutelarsi assicurandosi il prezioso metallo nei propri forzieri, la stessa Cina che è divenuta già dal 2011 la seconda economia mondiale grazie alla sua crescita iperbolica e che, entro pochi anni, diventerà la prima in assoluto surclassando gli Stati Uniti. Se si dovesse dare una spiegazione a questa crescente corsa all’oro da parte del gigante asiatico, benché le motivazioni  possano essere anche abbastanza complesse, si potrebbe dedurre che la Cina sta utilizzando lo stock di oro per diversificare i suoi investimenti internazionali, diversificando le eccessive riserve monetarie generate dalle esportazioni. Consideriamo poi che la Cina detiene la più grande riserva mondiale di dollari, si stima circa 2.800 miliardi, oltre ad essere il paese che possiede la quota più alta del debito pubblico USA.

Esiste anche chi avanza l’ipotesi che la Cina voglia imporre un domani la propria moneta, lo Yuan, come valuta di riserva mondiale in sostituzione del dollaro che potrebbe perdere la sua supremazia, questo spiegherebbe l’accumulo dell’oro a garanzia della sua valuta.

D’altronde occorre ricordare che nessuna valuta ha una durata eterna ed arriva prima o poi il momento del declino, come accaduto in passato per la sterlina, lo stesso potrebbe verificarsi per il dollaro considerando l’enorme bolla speculativa causata dai derivati che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento.

Purtroppo le turbolenze sui mercati, dopo la crisi del 2008, non sono affatto  terminate e sia l’indebitamento degli Stati, pilotato dalle banche, sia emissione eccessiva di moneta, da parte della Federal Reserve e di altre banche centrali, sia il livello dei deficit, sono tutti inesorabilmente in crescita.
C’è però un fattore importante che molti analisti non considerano: l’opzione IEEPA (International Emergency  Economic Powers  Act)  nelle possibilità di emissione del presidente degli Stati Uniti.

Si tratta di un decreto valutario straordinario che il presidente degli USA ha possibilità di emettere , qualora le circostanze lo richiedano, per evitare calamità nazionali e diffusione del panico sui mercati finanziari.

Nella storia questa opzione fu adottata dal presidente  Franklin Delano Rooswelt  il 5 di Aprile del 1933, con un “executive order”n.6102, (aveva denominazione diversa ma sostanzialmente era analogo) in occasione della grande depressione e se ne servì per chiudere tutte le banche americane per molti giorni di seguito e per confiscare nello stesso tempo tutto l’oro di proprietà di privati esistente sul territorio degli USA.  In pratica questo fu un esproprio dell’oro in mani private, per la consegna del quale un istituto di credito versava un corrispettivo in dollari (a prezzo imposto) ai cittadini che si recavano ad effettuare tale consegna.

Consideriamo che in quell’epoca era vigente lo standard aureo: il dollaro agganciato al valore dell’oro che di conseguenza era il parametro della moneta nell’economia reale. Da quel momento e per gli anni successivi il valore dell’oro fu fatto risalire fino ai 35 dollari l’oncia che rimase fino al momento in cui il presidente Nixon, nel 1971, decretò la fine del regime del “old standard”.

Naturalmente oggi la situazione è molto diversa ed in primo luogo perché l’oro non è più alla base del sistema monetario e le banche centrali, che oggi sono non più pubbliche ma privatizzate, possono creare denaro dal nulla, stampando o acquistandolo sul mercato dei titoli di Stato (come fanno FED e BCE).

Sarebbe però ugualmente drammatico, nell’ipotesi che un presidente USA volesse servirsi di questa opzione IEEPA, un provvedimento governativo che dovesse chiudere i mercati e sospendere il sistema bancario, un evento che si è di fatto verificato tra il 12 ed il 16 Settembre  del 2011, a seguito dell’attacco alle torri del “World Trade Center”di New York.

Un evento simile dobbiamo ricordare che si è verificato, in una dimensione molto piccola, a Cipro in tempi recenti quando, dopo il prelievo forzoso deciso dalla Troika europea, gli istituti di credito ciprioti sono rimasti chiusi per 12 giorni, il più lungo periodo di chiusura mai verificatosi in Europa dal dopoguerra ad oggi.

L’utilizzo di questo decreto straordinario può essere adottato da un presidente in presenza di due condizioni: deve sussistere un pericolo concreto ed incombente (“a clear and present danger”), una minaccia concreta contro la sicurezza nazionale ed il pericolo deve provenire da un paese straniero. Il Congresso ne sarebbe informato ma, per motivi di urgenza, questo avverrebbe dopo l’emanazione del provvedimento al fatto compiuto.

Questo provvedimento d’emergenza determinerebbe, fra gli altri effetti, oltre a quello della confisca di tutto l’oro posseduto da privati o da stati esteri e custodito nei forzieri americani, anche il blocco di tutte le transazioni d’acquisto e vendita dei titoli del tesoro USA (T-bond) detenuti all’estero  con perdita della negoziabilità e discesa del loro prezzo sul mercato.

Ci possiamo immaginare quale sarebbe la reazione della Cina che detiene una buona parte di questi titoli. Interessante la  decisione presa dal Venezuela di Chavez (nell’ultimo periodo della sua presidenza prima del decesso) di rimpatriare tutto l’oro di proprietà del Venezuela detenuto nei forzieri nordamericani. Chavez aveva forse  fiutato in anticipo le possibili decisioni di confisca di Washington?

Con una situazione del genere ne deriverebbe la necessità di rifinanziare il debito colossale Americano  ma in questo caso sarebbe la “Federal Reserve” ad ordinare alle banche di riacquistare tutti i titoli emessi dal Tesoro USA, analogamente a quanto dispone la BCE con i titoli di Stato dei paesi europei.

Sarebbe questo in piano di emergenza pianificato per bloccare sul nascere un possibile crash dei Bond del Tesoro americano, congelando quelli già emessi ed obbligando le banche ad acquistare bond di nuova emissione.

Il presidente degli Stati Uniti, in caso di utilizzo del IEEPA, avrebbe un potere enorme che, cumulato con quello derivante dalla legge del “Patrioct Act” promulgata da Bush a seguito degli attacchi dell’11. Settembre, legge tutt’ora vigente che limita di fatto le libertà civili dei cittadini americani, acquisirebbe in concreto le potestà di un dittatore, un dominus arbitro dell’economia e dei destini di mezzo mondo.  In realtà risulta a molti noto che, dietro la figura del presidente degli Stati Uniti, ci sono entità finanziarie ben più influenti, dotate di un enorme potere, che ne orientano tutte le decisioni in senso favorevole ai propri interessi.  Saranno questi interessi quelli decisivi che potrebbero determinare questa situazione di emergenza o peggio creare i presupposti perché questo avvenga: ad esempio una guerra o un nuovo grande attentato terroristico come quello dell’11 Settembre?

L’interrogativo rimane aperto e denso di inquietudine per molti osservatori.

 

http://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Documents/ieepa.pdf

http://www.wallstreetitalia.com/articolo-stampa.aspx?IdPage=1490688

http://economistiinvisibili.investireoggi.it/la-febbre-delloro-in-cina-segnale-di-una-crisi-finanziaria-mondiale-24300331.html