"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La conquista “amichevole” della Crimea

crimea-aeropuerto

Di Rafael Poch

Dopo che le forze armate hanno chiuso lo spazio aereo in Crimea, la Russia si prepara ad una crisi di lunga durata in cui la cosa importante è quella di non fare passi falsi.
La ministra della difesa tedesca, Ursula von der Layen, una novellina in questi conflitti, descrive la situazione della Crimea come “molto confusa e difficile”.
Effettivamente uomini armati, senza dubbio effettivi della fanteria di marina Russa, senza mostrine e distintivi, forse appoggiati da unità speciali della polizia ucraina recentemente disciolta a Kiev, si sono posizionati in quella che sembra una piena presa di controllo dei centri nevralgici del comando e delle comunicazioni di questa penisola di due milioni di abitanti, monumento delle glorie militari russe dal secolo XVIII e la cui popolazione è in maggioranza avversa al cambio di regime che ha avuto luogo a Kiev, come conseguenza di uno strano miscuglio di rivolta popolare e regolamento di conti tra oligarchi ed imperi.


Nel frattempo che da Kiev si denuncia “l’invasione armata e l’occupazione militare che viola tutti gli accordi e le norme internazionali “(detto dal nuovo ministro degli interni), “l’aggressione militare” (detto dal nuovo presidente ucraino, Alexcandr Turchinov, riconosciuto come tale dalla UE) e si chiede al Consiglio di sicurezza dell’ONU che prenda nota del tema dell’integrità territoriale dell’Ucraina (risoluzione del Parlamento), quello che si osserva in loco sembra molto di più una partita a scacchi che non un brutale intervento. Tutto è iniziato Giovedì con l’occupazione del Parlamento ed il consiglio dei ministri per mezzo di uomini armati i quali hanno permesso che si effettuasse una sessione del parlamento locale che ha votato la realizzazione di un referendum per sancire la completa autonomia. Nella giornata di ieri il controllo della situazione da parte dei gruppi armati sembrava totale: aeroporti, telecomunicazioni e spazio aereo chiuso. Mentre questa operazione, perfetta fino ad ora, si eseguiva senza il minor incidente e con l’appoggio della maggior parte della popolazione, il ministro degli esseri russo mandava una “sviolinata” al segretario di stato John Kerry, nel corso di una conversazione telefonica: “la Russia non ha intenzione di violare la sovranità dell’Ucraina”, ha detto.
Più abile della ministra tedesca, un ex agente della CIA citato da Bloomberg, riassumeva così la questione: “stanno eludendo l’impressione di un intervento armato aperto ma questo è quello che avviene”. Questo e qualche cosa di più.

Può essere che la situazione sia confusa ma la sua logica è lampante: Mosca sta prendendo posizione per una crisi di lungo periodo. Lo sta facendo nella forma che l’Occidente le ha mostrato negli ultimi anni in mezzo mondo, dall’Irak alla Libia, passando per il Kossovo: travolgendo il diritto internazionale.
La differenza è che la Russia lo fa nelle terre che i suoi antenati avevano conquistato secoli addietro e che difesero nel nome della Madre Russia e dello Zar, di Stalin e della Patria contro nemici molto duri. Un violazione si – perché la Crimea appartiene all’Ucraina- ma con determinate attenuanti: c’è l’appoggio della maggioranza della popolazione ed in risposta ad un gioco piuttosto brutale effettuato a Kiev, dove si è appena formato un governo che che emargina completamente la minoranza russa ed i rappresentanti della maggioranza degli ucraini del sud e dell’est del paese, i quali, indipendentemente dai desideri di Putin, non desiderano una Ucraina antagonista della Russia.
Il nuovo governo di Kiev, che risulta formato a maggioranza dai favoriti di Washington, ultradestra e neonazisti del partito “Svoboda” e dell’organizzazione “Pravy Sektor”,oltre che da magnati finanziari filo atlantisti, avrà un futuro piuttosto complicato.
Oltre a non rappresentare l’insieme del paese, si propone di applicare qualche cosa di simile alla disastrosa “terapia dello shock” applicata in Russia nel 1992, sotto dettatura delle ricette di Bruxelles e di Berlino e del FMI. In ortodossia con questa teoria si andranno ad abolire le sovvenzioni energetiche ed agricole che erano uno gli ultimi sostegni all’economia locale e popolare. Per questo il nuovo primo ministro Arseni Yatseniuk ha salutato il nuovo governo dicendo: “benvenuti all’inferno”. Questo riferendosi anche alla situazione del paese che contiene un pericolo di guerra civile ed alla sua situazione economica che non può che peggiorare con la ricetta di Bruxelles, il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, lo ha detto alla UE che teoricamente ha ottenuto tutti i suoi obiettivi a Kiev, “desideriamo molto il successo di questa operazione di stabilizzazione sociale ed economica che sembra quella di far passare il cammello dalla cruna di un ago”: Mentre gli occidentali iniziano a rendersi conto del marasma in cui si sono messi, la Russia prende posizione preparandosi per una lunga partita di scacchi su una
scacchiera nazionale: Perderà il primo che farà un passo falso.

Traduzione di Luciano Lago

Fonte: La Vanguardia

 

*

code