"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La comunicazione secondo il presidente Trump

di Thierry Meyssan *

Il nostro sito, Voltairenet.org, ha dimostrato a lungo che è possibile comunicare su temi politici, senza dover subire l’anatema dei principali media, Donald Trump ha ormai imboccato la strada che noi abbiamo aperto e che anche molti altri hanno preso . Se volete notizie in merito alla prossima amministrazione americana, non leggete il New York Times, che spreca il suo tempo con le caricature, ma i siti internet come Breitbart.com. Il presidente non risponde più alle domande della grande stampa, ma comunica sul twitter.com/realdonaldtrump.

Le regole che disciplinano la comunicazione politica moderna sono state imposte dagli Stati Uniti, che finora hanno visto prevalere l’ideologia puritana (espressioni politicamente corrette, scuse pubbliche per le colpe che valgono un’assoluzione, la fede nell’essere stati scelti da Dio per illuminare il mondo, la separazione tra gli WASP e le minoranze, la fede nella ricchezza come un dono di Dio per coloro che Lo servono, etc.). Rovesciando l’ideologia puritana incarnata da Washington in generale, e la dinastia Clinton in particolare, Donald Trump ha anche messo fine alle attuali regole di comunicazione politica.

Da parte sua, non ha basato la sua campagna elettorale su grandi spettacoli, a metà fra intrattenimento e politica. Mentre i suoi concorrenti sfilavano sul palco con le stelle dello show-business, sperperando bilanci faraonici, lui si è concentrato sul suo messaggio e ha speso 10 volte meno rispetto agli altri.
Si consideri che i media gli erano generalmente ostili, che non ha loro concesso quasi nessuna intervista, e in ciascuno dei suoi incontri, non ha mai smesso di denunciare i loro pregiudizi. Il suo portavoce non ha mai cercato di sedurre i giornalisti, ma, al contrario, faceva riferimento a siti internet anti-sistema, avessero un pubblico o meno. Il suo direttore della campagna dirige uno di questi siti, Breitbart.com.

Vedi: Youtube.com/Watch

Puntando la sua campagna contro la classe politica a Washington, non vi ha preso in affitto degli spazi per organizzare la campagna, ma è rimasto a casa sua nella Trump Tower, a New York. Fedele alla sua propria logica, non ha affittato spazi a Washington neanche per installare il suo team di transizione. Di conseguenza, mentre l’amministrazione Obama gestisce gli affari correnti da Washington, il futuro si decide a New York.

Una volta eletto, non ha tenuto alcuna conferenza stampa e nessuna intervista, ma si è rivolto ai cittadini statunitensi direttamente via Twitter e YouTube. Questa è la prima volta che un capo di Stato si rivolge al suo popolo in questo modo, cortocircuitando i principali media.

Vedi: Youtube.com/Watch

Come se la campagna elettorale non fosse finita, ha intrapreso un giro di ringraziamento fatto di nuovi incontri, che la stampa ha evitato di menzionare. Nei suoi discorsi ha prima di tutto ringraziato gli elettori dei gruppi di minoranza (donne, ispanici, afro-americani e gay) che hanno votato per lui nonostante l’immagine razzista che i grandi media avevano cercato di appiccicargli. Ha ripetuto il suo messaggio, non contro le élite, ma contro i metodi che hanno adottato a Washington e l’ideologia puritana che incarnano. Infine, ha annunciato le sue prime decisioni.
In materia di politica estera, ha confermato che metterà fine al Trattato Transpacifico stipulato a scapito della Cina; porrà fine alle politiche di cambio di regime (compresa la Siria); ove possibile, sostituirà gli duelli attuali (Russia inclusa) con la cooperazione; e infine riformerà i servizi segreti, la cui unica funzione di oggi è quella di assassinare i leader del terzo mondo.

In passato, la Stampa Presidenziale disponeva di uffici confortevoli alla Casa Bianca e decideva sui temi che dovevano essere discussi. Oggi, la maggior parte dei suoi membri hanno disertato Washington, e aspettano tutto il giorno, ai piedi della Trump Tower, fino a quando «il» Donald se la senta di scendere, accompagnando uno dei suoi ospiti alla sua auto, lasciando cadere un paio di commenti lungo i propri passi.

I principali media, sia della carta stampata che audiovisivi, persistono nello sbeffeggiare il Presidente eletto, accusandolo di incompetenza ed estremismo, ma a lui non importa. È riuscito a passare sopra le loro teste e ora comunica direttamente con i suoi compatrioti.

Thierry Meyssan

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

*Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

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  1. the Roman 6 mesi fa

    Meyssan continua con queste baggianate , a confondere le perverse applicazioni del marxismo come l’ imposizione della correttezza politica con i dettami religiosi dei puritani. I Clinton possono essere definiti in mille modi, eccetto che puritani. La distanza degli americani di origine nordeuropea ,primi colonizzatori del nuovo mondo, dalle minoranze cosi’ come dalle devianze, e’ tipica di ogni organismo nazionale in buona salute. Gli intelletuali che si definiscono progressisti, spesso essi stessi appartenenti a minoranze, aborriscono queste naturali barriere erette a difesa di principi ed identita’, le etichettano come bigottismo. Cercano di abbattere queste difese per potersi infiltrare e ottenuto accesso nella comunita’ omogenee, le disarticolano mediante le sofisticazioni delle teorie universalistiche. Questo e’ avvenuto in tutte le nazioni dell’ occidente, ormai comunente definite societa’ ed appunto non piu’ nazioni su base ereditaria come quelle dei nostri padri, ma ” suoli” , spazi aperti ed indefiniti, plasmabili alle necessita’ della ” umanita’ e sottratti alla volonta’ dei legittimi eredi di coloro che convertirono quei territori nella loro casa comune. Trump e’ l’ ultima difesa dei bianchi, cristiani e conservatori contro la marea montante che li sta sommergendo. E cosi’ ovunque, in ogni nazione di etnia europoide, Eugenio Orso lo chiama istinto collettivo di sopravvivenza, altri lo chiamano il risveglio collettivo. Definizioni entrambe brillanti. Lo stesso non si puo’ dire delle strambe elucubrazioni di questo autore che accomuna istanze incompatibili tra loro in un tentativo di connotare un movimento fondalmente controrivoluzionario, di caratteri libertari fortemente osteggiati dalla maggioranza delle forze in azione. Il popolo americano non sta rigettando l’ ideologia puritana e il dominio Wasp, soppiantati dal volgare materialismo e dal conseguente dominio giudaico dal secolo scorso, semmai la rivuole. Gli americani bianchi farebbero volentieri a meno di minoranze e devianze, Meyssan se ne faccia una ragione.

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    1. Giorgio 6 mesi fa

      Non leggo quest’intervento di Meyssan con filtro negativo, anzi, forse a me sfugge ciò che ha rilevato lei, che comunque non mi è chiaro nemmeno leggendo il suo commento.

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  2. flores 6 mesi fa

    credo che lei abbia proprio ragione

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