"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La commemorazione della vittoria sul Nazi/fascismo: tra retorica ideologica e real politik

di Antonio Terrenzio

L’imponente manifestazione politico-militare, tenutasi sulla piazza rossa, con migliaia di uomini, centinaia di mezzi blindati, missilistici e arei, in occasione del 70* anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sul Nazifascimo, di fronte al leader cinese Xi Jimping ed altri rappresentanti, di India, Kazakistan e Sudafrica, e’ stato questo un ulteriore segnale lanciato da Putin, di non poter piu’ accettare, il mondo unipolare statunitense, sempre piu’ fonte di instabilita’ a livello globale.

Numerose le assenze dei leader occidentali, che hanno respinto l’invito della Festa per la vittoria. Uniche eccezioni europee: il Premier della Rep. Ceca, Milos Zeman e di quello greco, Alexis Tsipras. Anche Angela Merkel e’ volata a Mosca il giorno seguente, attribuendo  alla Germania  le responsabilità  per la guerra.  Probabilmente, tali affermazioni sono state condizionate dal boomerang delle sanzioni, che hanno causato perdite pesantissime all’export tedesco e dalla fragilità degli accordi di Minsk. Per quanto riguarda l’Italia, in assenza di Matteo Renzi e della Mogherini, il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si e’ recato a Mosca ed ha deposto, insieme ad altre istituzioni presenti, dei fiori in onore al milite ignoto sul monumento sovietico presente in Piazza Rossa, dichiarando che, ” era giusto e doveroso per l’Italia esserci, per onorare la memoria dell’impegno della Russia, nella guerra di liberazione”.

A tali dichiarazioni di vicinanza al popolo russo, hanno fatto immediatamente seguito, parole di condanna per l’avvenuta annessione della Crimea e delle relative pressioni sull’Ucraina. Tali posizioni, sono la conferma dell’ambiguita’ dell’Italia, nei confronti della Russia, a partire dalle sanzioni economiche applicate a Mosca dai Paesi Occidentali, per causa della presunta “aggressione” russa a Kiev. Tuttavia, il nostro MdE ha invitato il leader del Cremlino all’Expo’ di Milano, in occasione della giornata della Russia, che avverra’ tra un mese; invito che e’ stato accettato da quest’ultimo, confermando l’importanza dei rapporti politico-commerciali Italo/Russi.
Ritornando alla commemorazione del 9 di maggio, ci sembra interessante, sviluppare una serie di consideraizioni relative a tale anniversario.

Poche bandiere rosse e molte di San Giorgio, con strisce gialle e nere, con quasi venti milioni di persone, provenienti da tutta la Federazione Russa, hanno dato un carattere fortemente nazionalista e non ideologico a tale celebrazione. Infatti lo stesso Vladimir Putin, sin dal suo insediamento, ha impresso un cambio radicale nell’immaginario politico russo, rifiutando le icone di Stalin, pur riconoscendone il valore patriottico. Non e’ infatti un segreto, che il leader del Cremlino, abbia scelto l’alleanza con la Chiesa Ortodossa russa ( tanto che il ministro della difesa Shoigu, prima della parata, e’ entrato nella cattedrale e, uscendo, si e’ fatto il segno della croce); non è un caso che abbia enfatizzato i valori tradizionali, incentivando il modello della famiglia naturale; lo stesso Putin si e’ opposto alla propaganda gender; ha contrastato lo strapotere degli oligarchi e dei banchieri, ha mantenuto la Banca nelle mani dello Stato con emissione di moneta. Inoltre si e’ posto a difesa dell’autodeterminazione delle popolazioni di Crimea e Dombass, contrastando l’egemonia degli Stati Uniti che dominano la politica e l’economia Europea.

Gia’ dall’analisi ti tali elementi, sbaglia grandemente chi vede, nel rinnovato scontro geopolitico est/ovest, un “revival” dello scontro ideologico che ha segnato la storia dei popoli europei, durante il secondo conflitto mondiale: Nazi/Fascismo vs Comunismo.

A coloro che non guardano la Storia con occhio ideologico, parra’ evidente che la guerra combattuta tra fascisti e nazionalisti europei, contro il comunismo, altro non sia stata che una guerra per il controllo geopolitico del centro dell’Eurasia, quello che Mackinder, defini’ fin dal 1904 “l’Hearland’.
L’equivoco ideologico e la rinnovata polarizzazione degli schieramenti, si sono palesati a partire dal Colpo di Stato di Majdan e coi consequenti massacri di Donetzk e Lugansk ad opera del Partito pseudo/nazista Pravy Sektor e del Battaglione Azov. I toni russofobici di tali gruppi al servizio della CIA e la guerra ingaggiata coi ribelli del Donbass, hanno contribuito ad esacerbare il clima tra nostalgici neofascisti e comunisti filosovietici.

Se per i primi sono, bastati “due rune al braccio” per cedere ai riflessi tribali, di un coflitto “non ancora chiuso nel 45”, dall’altro lato, la risposta non poteva essere piu’ scontata, mostrando i soliti cliche’ e tic antifascisti, per denunciare, un improbabile ritorno dell” “ideologia piu’ criminale storia”, del “Nazismo, resuscitato dagli americani, per dividere e distruggere l’Europa”.

Tuttavia chi ha ceduto a tali rigurgiti, non considera, quelle che sono le reali direttrici che guidano la politica internazionale contemporanea, e di come tali divisioni ideologiche, risultino piu’ il risultato di una visione emotiva e superficiale della realta’. A ben vedere, numerose sono le contraddizioni.

Prima di tutto va detto, riguardo la Russia di Putin, che essa, tutto rappresenta, meno che un’ Unione Sovietica “reloaded”, con buona pace dei Giulietto Chiesa di turno, sempre pronti a rispolverare mausolei del passato.
La Russia del  nuovo corso putiniano ci sembra improntata verso un nazionalismo conservatore, identitario,  in grado di riscuotere, molte piu’ simpatie tra i “neofascisti” o nazionalisti italiani ed europei. La vicinanza a tal riguardo di gruppi e partiti come Il Front National francese, e vari movimenti come Alba Dorata in Grecia, la Lega in Italia, stanno li’ a dimostrarlo, cosi’ come pure non puo’ essere ignorata la vicinanza con l’Ungheria di Victor Orban, quest’ultimo considerato dal Senatore repubblicano Mc Cain:”l’ultimo dittatore neofascista d’Europa”.

Inoltre, non ci sembra nemmeno un caso, il fatto che gli antifascisti italiani, abbiano disertato ed ignorato una data cosi’ fondamentale per tutti i paladini della “liberazione”, quel 9 di Maggio appunto, che dovrebbe rappresentare, a rigor di logica, anche loro.

Andando a vedere invece nelle stanze dei think tank e degli strateghi del Cremlino, alquanto affascinante e degna di nota, ci sembra la figura di Alexander Dugin. Il filosofo russo, padre della teoria del “quarto potere”, pare sia molto ascoltato dal Presidente russo, soprattutto per le sue idee, che vedono nel rinnovato scontro tra Usa/Impero del mare e Russia/Impero della Terra, il perno principale della geopolitica mondiale. Secondo l’ideologo russo, la contrapposizione di tali imperi, rappresenterebbe anche l’opposizione di due tipi di umanita’, l’una individualista e portatrice di valori ‘liquidi” e l’altra ancorata alla terra, alla tradizione ed un mondo “arcaico”, di contro al primo tipo, considerato sradicato e nichilista. Dugin, e’ stato anche colui, che ha diffuso il pensiero di pensatori tradizionalisti come Julius Evola e Rene’ Guenon in Russia.

Putin con sus oficiales

Alla luce di tutto cio’, quale peso assume sul piano ideologico, una data come il 9 di maggio?
Dal nostro punto di vista, pensiamo, che oggi essa rappresenti piu’ un valore genuinamente patriottico che ideologico, non foss’altro che per l’enorme tributo umano, pagato dal popolo russo nella II GM. Sbagliato quindi sarebbe, interpretare tale commemorazione, come foriera di divisioni ideologiche appartenenti oramai al passato. In piu’, il forte sentimento nazionalista e tradizionalista del popolo russo, che poco o nulla, hanno a che fare con l’apologia del sistema sovietico, dovrebbe far riflettere tutte quelle cariatidi nostalgiche dell”URSS, sulla differenza sostanziale della Russia putiniana.

Concludendo, per una corretta lettura della realta’ politica contemporanea, sarebbe auspicabile un’abbandono delle ideologie che hanno caratterizzato il ‘900. Il ritrovato ruolo geopolitico della Russia, grazie alla personalita’ di Vladimir Putin, potra’ risultare positivo nella misura in cui, i gruppi dirigenti dei paesi europei, saranno pronti a raccogliere la sfida che il leader del Cremlino, ha lanciato al mondo unipolare americano.

Un ruolo fondamentale per un capovolgimento del quadro geopolitico europeo, sara’ determinato, come ha ricordato il think tank di Stratford, George Friedman, in una conferenza al Council of Foreign Relations, su cosa deciderà di fare la Germania, vera incognita strategica. Solo un Germania, unita con la Russia, sarebbe in grado di rappresentare una minaccia vitale per il dominio americano su scala planetaria. Tuttavia, non nutriamo molta speranza nella classe politica tedesca, interessata solo a riparare per le perdite coll’ export russo,  troppo miope sul piano geopolitico. Quella stessa miopia, denunciata lucidamente da Silvio Berlusconi, il quale, nella sua lettera al Corriere della Sera, denunciava  l’allontanamento della Russia dall’Europa, come un “suicidio geopolitico”.

Antonio Terrenzio

Nella foto in alto: un momento della sfilata di Mosca in commemorazione per i 70 anni della vittoria

Nella foto al centro:  Putin alla sfilata assieme ai suoi alti ufficiali

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