"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Cina si schiera con l’alleanza antiterrorismo russo-iraniana a sostegno di Assad. Sconcerto a Washington

Nello scenario del conflitto in Siria entra in campo anche la Cina, quella che è ormai considerata la seconda potenza economica mondiale, anche militare, che decide di muovere i primi passi per unirsi alla collaudata alleanza russo-iraniana-siriana a sostegno del governo di Damasco, contro i gruppi  terroristi   jiadisti che da oltre 5 anni realizzano la guerra per procura nel martoriato paese arabo.

Gli effetti  di questo ingresso della Cina e della sua scelta di campo, dalle conseguenze ancora difficili da valutare . Questo perchè Pechino si era sempre tenuta lontana – salvo auspicare generiche soluzioni diplomatiche a qualsiasi fronte aperto – dal caos mediorientale. Ora per la prima volta, con dichiarazione ufficale, Pechino, che già aveva un suo rappresentante permanente in Siria, ha manifestato che intende fornire non solo “aiuti umanitari” alla Siria ma anche “addestramento alle forze armate” del governo siriano.

La decisione del gigante asiatico è stata comunicata dall’ammiraglio cinese Guan Youfeu, direttore della cooperazione internazionale della Commissione Centrale Militare (il vertice delle forze armate al cui apice siede il presidente Xi Jinping) a Damasco dove si è riunito con il vicepremier e ministro della Difesa, Fahd Jassem al Freij. Il comunicato è stato riferito dall’agenzia ufficiale Xinhua. L’ammiraglio Guan ha anche incontrato – non casualmente – a Damasco il generale di corpo d’armata russo Serghei Charkov, il cui incarico ufficiale in Siria è quello di responsabile del centro russo per la riconciliazioni tra le parti belligeranti.

Questa notizia si aggiunge a quella dell’altro giorno che riguarda la stretta cooperazione fra la Russia e Teheran, segnata dal fatto che Teheran ha concesso le sue basi per i bombardieri strategici russi che dall’Iran decollano per bombardare le basi dei terroristi in Siria.
Tutti gli esperti sottolineano  come sia questa  una vera svolta strategica che non riguarda solo il conflitto del Medio Oriente ma tutto lo scenario mondiale.

La decisione di Pechino ha colto di sorpresa i circoli diplomatici occidentali ed in particolare quelli degli Stati Uniti e della NATO che hanno considerato questo annuncio come “inaspettato”.
Si rende evidente che la sempre citata “comunità internazionale” che veniva continuamente evocata dai portavoce degli USA e dei paesi occidentali, non è più limitata ai paesi atlantici ma di fatto è allargata ai nuovi paesi emergenti e alcuni di questi, fra i più importanti (anche la Turchia ha cambiato campo), hanno deciso di non uniformarsi alle direttive che provengono da Washington.
Tramonta di fatto e diviene irrealizzabile il piano USA saudita di rovesciare il presidente Bashar al-Assad ed istituire al suo posto un califfato sunnita in Siria sotto protezione USA: la Russia e l’Iran non lo consentono e la Cina si trova sulle stesse posizioni.

Si aspettano a questo proposito le dichiarazioni della rappresentante europea Federica Mogherini anche se, sembra prevedibile che questa lascerà parlare prima Washington per poi adeguarsi, come fa abitualmente, alla posizione dell’alleato USA.

Per quanto riguarda l’Italia, paese strettamente vincolato alle politiche USA e NATO, che si trova stretto fra la crisi dei migranti ed i problemi di sicurezza, un dubbio serpeggia fra gli osservatori: Il ministro Gentiloni, dopo che si sarà consultato con i suoi alleati, sarà ancora preoccupato per le ‘tentazioni egemoniche e azioni unilaterali di Russia e Cina’, che aveva in passato manifestato? Sarà Gentiloni a chiedere ancora una volta “Assad must go” sulla base delle richieste USA/Saudite nella prossima sessione internazionale o vorrà adeguarsi alla nuova situazione internazionale? Difficile prevedere le mosse della Farnesina in questo nuovo scenario internazionale profondamente mutato.

L.Lago

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  1. Marco 9 mesi fa

    Questi nostri politici sono delle marionette, dei cani al guinzaglio, dei pappagalli e saranno sempre trattati come tali sia che seguano washington o altri. Ci hanno venduto fingendosi di sx.Pure sulla libia si stan facendo fregare. Fan sembrare dei giganti i predecessori di decine di anni fa

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  2. Eugenio Cogorno 9 mesi fa

    …IP , IP, … URRÁ !!!!!!

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  3. Brasile domenico 9 mesi fa

    Saranno cazzi amari per gli occidentali
    Senza pelle. Cosa faranno adesso i guerrafondai pur di non perdere la faccia??? Una svolta che farà riflettere molto questi ipocriti assassini, hanno distrutto nazioni e assassinato migliaia di persone per il loro egoismo di merda.

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  4. nessuno 9 mesi fa

    se un minus come me, aveva previsto un anno fa lo schierarsi della Cina
    con la Russia e alleati, i grandi strateghi usa-nato si fanno trovare impreparati,
    in che mani e gente incompetente è affidato il destino della Terra.
    A questo punto siamo nelle mani di Dio e solo Lui può aiutarci.

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  5. paolo 9 mesi fa

    chi? gentiloni vorrà adeguarsi alla nuova situazione internazionale? I ratti rimangono ratti. Non c’è speranza.

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  6. Ruteo 9 mesi fa

    T russi hanno rotto il giocatolo che Boko Hobama Haran ha regalato allìEuropa !

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  7. Salvatore Penzone 9 mesi fa

    Con tutta probabilità la discesa in campo della Cina nello scenario mediorientale ha lo scopo di dare maggiore peso contrattuale all’alleanza russo-sciita una volta che, liberata la Siria dal Daesh e dagli altri gruppi terroristici, si andranno a stabilire gli accordi diplomatici che dovranno decidere del futuro del presidente Bashar al Assad e il futuro dell’integrità territoriale, così come è nelle intenzione degli USA, sulla base delle possibili occupazioni del suolo siriano da parte delle minoranze curde. Avere il sostegno di una potenza mondiale con il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non potrà che indebolire la posizione degli USA, e di conseguenza archiviare, il piano neocon di ridisegnare il Medioriente secondo i loro interessi imperiali e quelli neocoloniali degli europei.

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  8. Walter 9 mesi fa

    Il tentativo della Cina di rafforzare il suo legame politico-militare con Russia e Iran era prevedibilissimo; ha ragione Nessuno, se davvero USA e NATO considerano inaspettata questa mossa, allora vuol dire che sono dei perfetti idioti. Non credo che siano idioti fino a questo punto, ma credo che siano comunque impreparati; non hanno a disposizione nessuna contro-mossa. Gli USA hanno un qualche potere negoziale con Russia e Iran perché possono offrire loro di togliere uno o più disturbi/pressioni in cambio di qualcosa. Con la Cina no. USA e NATO non hanno niente da offrire alla Cina che la Cina non sia in grado di prendersi da sola (le basi USA/NATO in Corea del sud non sono negoziabili). La Cina ha grande interesse a consolidare e rafforzare i suoi legami con la Russia e l’Iran mentre questi ultimi non avrebbero davvero bisogno dell’aiuto militare della Cina nel contesto medio-orientale: hanno già vinto, é solo questione di tempo. Ancora una volta, il vantaggio va tutto alla Cina.

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  9. THE ROMAN 9 mesi fa

    La dirigenza cinese, con la militarizzazione delle isole contese nnel Mar del sud della Cina, e il rifiuto di riconoscere la decisione dell’Aja riguardo alle stesse, che di fatto appoggiava le richieste Usa , ha varcato il punto di non ritorno. Le dichiarazioni del presidente cinese non lasciano spazio a dubbi : la Cina e’ pronta al conflitto. Di consegienza ,l?impegno a fiancp della Russia in Siria,e’ funzionale alle necessita’ della Cina di avere la Russia come alleato ,eventualmente cobelligerante nel Mar cinese meridionale. I sistemi antimissile SS400 russi, uniti al sistema din guerra elettronica, del quale gli usa non hanno contromisura danno un deciso vantaggio alla Cina in questo teatro bellico. Non credo che la Nato sia stata colta impreparata a questi sviluppi, ma che finga sorpresa per nascondere la sua impotenza. La verita’ e’ che le portarei statunitensi sono delle” sitting ducks” ,di fronte a tali sistemi di guerra elettronica, come piu’ volte dimostrato dai russi,nel mar Nero e nel Mediterraneo. Appare evidente che Russia ,Cina ed Iran siu stanno preparando allo scontro. negli USA la campagna di diffamazione nei confronti di Trump ha superato i limiti del grottesco, dimostrando il panico che pervade le elites finanziarie. Se il fronte ribelle non venisse sconfitto, le mire egemoniche dei globalisti si infrangerebbero contro il muro di un sistema economico alternativo che distruggerebbe le fittizie ricchezze finanziarie dei colossi occidentalui dai piedi di argilla. IL problema ,per i globalisti del nuovo ordine mondiale, e’ che a questo punto per sconfiggere questo fronte ribelle e’ necessaria una guerra, ma la Nato questa guerra non e’ in grado di vincerla,e soprattutto nessuno se non i neocons vuole combatterla. LA Storia insegna che le guerre vengono combattute a beneficio della grande finanza, e che la stessa puo’ cambiare facilmente di campo in base alle proprie necessita’. Gli immensi investimenti occidentali in Cina, e i recenti accordi tra la City di Londra e i circoli finanziari cinesi, lasciano trapelare l’intenzionw dei Rotschild di cambiare cavallo e buttare a mare l’esausto golem americano. E’ un peccato che l’ Italia perda questa straordinaria opportunita’ storica, che sta invece cogliendo la Turchia. Come ha giustamente affermato ilPresidente Xi Jinping, tra dieci o vent’anni ,di questo sistema non restera’ che un ricordo,ed un nuovo sistema basato sull’ alleanza russo-cinese sara’ la base di un nuovo ordine. Dati gli enormi investimenti cinesi in Africa,e’ chiaro che il Mediterraneo tornera’ centrale in futuro .

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    1. Salvatore Penzone 9 mesi fa

      Certo che se mettiamo insieme gli accordi sullo Yuan cinese e la richiesta di Israele di adesione allo Shanghai Cooperation Organization (SCO) e per ultima la Brexit non possiamo fare a meno di prendere atto del delinearsi, da parte di un settore fondamentale della finanza internazionale, di una strategia di “sganciamento”. L’entrata in campo della Russia ha reso la costruzione di un articolazione multipolare un alternativa concreta. Secondo l’analista russo Mikhail Khazin, l’élite finanziaria è divisa fondamentalmente in tre gruppi, il primo è composto dalle grosse banche e le istituzioni finanziarie, la burocrazia, in generale sia finanziaria che politica, delle varie nazioni (ma non degli Stati Uniti); il secondo gruppo è quello collegato all’élite nazionale degli Stati Uniti che ha in progetto la creazione di un area di libero scambio con l’Europa; il terzo gruppo è quella parte dell’élite finanziaria mondiale, (la parte più grossa e più ricca dell’élite del progetto occidentalista globale) che non è direttamente correlata con gli Stati Uniti le cui basi sono quei settori finanziari del vecchio impero britannico associate di solito con il nome dei Rothschild. A proposito di questo terzo gruppo che presenta anche un forte radicamento in Israele, si prospetterebbe la possibilità, secondo il loro progetto, di suddividere il mondo in blocchi commerciali mantenendo però il controllo su tutti gli interscambi.
      In questo modo si prefigurerebbe una terza possibilità, mediana rispetto all’alternativa tra il progetto mondialista e quello di un mondo multipolare, nella forma di una “schiavitù aperta” perché la struttura che acquisirebbe la presa che l’impero della grande finanza internazionale ha sul mondo ci permetterebbe di mantenere una, seppur limitata, sovranità, diventeremmo come i liberti dell’antica Roma, quindi comunque sempre soggetti a un patronus, con “la forma merce” che resterebbe la divinità di riferimento per la coscienza umana che ne uscirebbe sempre e in ogni modo destrutturata. Gli USA e la NATO non hanno più molte carte da giocare. La stessa ampiezza strategica, ora che Erdogan apre un dialogo con Putin e con il fronte sciita, si indebolisce irreparabilmente.
      A questo punto sono altri i fronti che vanno messi sotto i riflettori. Innanzitutto il conflitto, che si spera in via di soluzione, tra il “partito” sovranista di Putin e quello liberista e monetarista che fa capo alla Banca Centrale. Putin ha dato vita al Consiglio di Sviluppo Strategico, un organismo voluto per discutere il futuro dell’economia (il Consiglio “è un organo deliberativo” che si forma per assicurare l’interoperabilità dei diversi livelli di governo “per l’esame delle questioni legate allo sviluppo della Russia ed all’attuazione dei progetti prioritari”). Un organismo che creato apposta per aggirare il potere della Banca Centrale e costringerla ad adeguarsi alle linee di sviluppo strategiche per il paese. A questa mossa fa seguito l’annuncio di affidare al gruppo Stolypin, il gruppo di Sergei Glazyev l’economista che guida il fronte sovranista, la formulazione di un piano di sviluppo economico che vede al primo posto la sovranità monetaria, investimenti per la crescita e la formazione, con un addio definitivo ai programmi di austerità imposti dalla finanza internazionale. Sovranità e sviluppo economico della nazione diventano indispensabili per sostenere nei prossimi anni il ruolo che la Russia va acquisendo sul piano internazionale. L’altro fronte da osservare con attenzione è quello del rapporto tra la  Cina e la grande finanza cosmopolita della City di Londra. Il futuro del mondo dipenderà dalla capacità dell’alleanza sino-russa di rendersi indipendente dai suoi progetti.

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    2. Walter 9 mesi fa

      Un’ottima analisi che condivido in larga misura.Vorrei solo aggiungere, scendendo terra-terra, che i cinesi la guerra non la sanno fare, non hanno esperienza. Se davvero vanno in Siria (può anche darsi che mandino mezzi, piuttosto che “uomini”) i russi e gli iraniani dovranno fare i baby-sitter per stare attenti che i “bambini” non si facciano male. Le azioni sul campo sono una cosa ben diversa dalle esercitazioni congiunte. Per concludere, vorrei solo ricordare che di solito la baby-sitter si paga, non vice-versa.

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  10. Ernesto 9 mesi fa

    ora la grande mignotta che ha allevAto nel suo seno generazioni di terrOristi
    dapprima accontentandosi che andassero a fare danni altrove e poi non fregandosene più nemmeno di questo
    incomincia a dubitare che quel branco di papponi da cui si fa governare possano evitargli una brutta fine

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