"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La battaglia di Aleppo consacra la strategia di Hezbollah

di Renè Naba

Aleppo è la svolta della guerra, e la pesante sconfitta dei terroristi e dei loro mandanti occidentali è un epico affronto alla Francia
La Siria e i suoi alleati hanno inflitto una pesante sconfitta ai nemici nella guerra lanciata contro questo Paese sei anni fa, riprendendo il controllo della città vecchia di Aleppo, importante svolta della guerra, primo passo per sventare il piano di spartizione regionale degli occidentali.

A 48 ore dalla Conferenza internazionale in Siria dei “Paesi che rifiutano la guerra totale”, la svolta militare è un colpo magistrale alla Francia, organizzatrice dell’incontro. Aleppo è caduta, ex-roccaforte dei terroristi, secondo lo scenario osservato a Yabrud, 80 km a nord-est di Damasco, il 15 marzo 2014, giorno dell’annessione della Crimea alla Russia con un referendum, svuotando la conferenza di Parigi e ammutolendo il coro degli islamistofili che per sei anni si appollaiano sui trespoli nazionali, ostentando falsità e farsa.

Francia ridimensionata

Scacciati i principali responsabili francesi della guerra in Siria (Nicolas Sarkozy, Alain Juppé, Francois Hollande, Laurent Fabius, Manuel Valls), la sconfitta di Aleppo, oltre alla sconfitta in Siria, è tra quelle che segnano la storia militare e diplomatica francese da almeno due secoli. Esattamente come Waterloo nel 1815, passando da Fascioda, spedizione in Messico, Sedan (1870), capitolazione verso la Germania nazista dopo 39 giorni di combattimenti, nel giugno 1940, finendo a Dien Bien Phu (1954), Suez (1956) e Algeria (1962). Tale tracciato delle sconfitte diplomatiche della Francia è oggetto dello storico Marcel Gauchet, che diagnostica un verdetto netto: “Nel giugno 1940, la Francia improvvisamente finì di essere una grande potenza“. Sulla scia del crollo in Siria, la Francia, volente o nolente, viene ridimensionata. Non avendo i mezzi per la sua politica, riduce la politica ai suoi mezzi.

I piani di battaglia di Hezbollah nella guerra in Siria insegnati nelle accademie militari russe
La liberazione di Aleppo da parte delle forze governative siriane suggella il ritorno del potere centrale nel cuore del “Paese utile”, rappresentato dalle cinque maggiori città siriane (Damasco, Aleppo, Homs, Hama, Lataqia). Duro colpo strategico e psicologico ai terroristi, questa vittoria clamorosa del potere baathista e dei suoi alleati internazionali e regionali (Russia, Iran, Hezbollah) potrà cambiare l’esito del conflitto. L’ex-prigioniero politico siriano, Michel Kilo, traditore comunista delle petromonarchie, vede senza mezzi termini che “l’Arabia Saudita è un Paese che non conosce né democrazia né diritti umani. Un Paese in cui non vi è alcun senso per l’arabismo e l’Islam. I sauditi e le altre petromonarchie del Golfo vogliono la distruzione della Siria, non l’instaurazione della democrazia nel Paese“, proclamava il vecchio commensale del principe Bandar bin Sultan, il capo dei terroristi nella prima fase della guerra alla Siria.

La porta, “al-Bab”, a una trentina di chilometri ad est di Aleppo, sarebbe il prossimo passo dell’offensiva del governo per bloccare l’accesso alla capitale economica della Siria e congelare la progressione delle forze curde e turche nelle zone di confine, preludio al crollo dei terroristi in Siria. La continuazione dell’offensiva governativa verso le ultime roccaforti di Idlib e Raqqa, darà il colpo di grazia al piano di smembramento del Paese sotto la tutela atlantista. Ispirati dal precedente di Bengasi, nel caso della Libia, Aleppo, per gli strateghi turchi e occidentali, doveva fungere da testa di ponte degli aiuti umanitari per i profughi e militari per i terroristi, fino alla disintegrazione del regime con la guerra di logoramento. Secondo i russi, uno dei principali architetti dell’inversione di tendenza è Hezbollah, ora promosso a stratega.

Tattica Hezbollah
Reparti Hezbollah ad Aleppo

Sul ruolo di Hezbollah e Iran in Siria

La guerra in Siria ha consacrato Hezbollah a stratega e fatto della formazione sciita diretto interlocutore del comando russo, i cui piani di battaglia attuati per cinque anni in questo Paese ora vengono insegnati nelle accademie militari russe. “In prima linea, l’ayatollah ha potuto neutralizzare rapidamente gli effetti dell’avanzata dei terroristi, il 28 ottobre 2016, favorendo la tregua umanitaria nell’ovest della capitale economica della Siria, colmando le lacune soprattutto nella zona delle posizioni chiave dell’Esercito arabo siriano: l’Accademia militare e la città di Assad”, secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, la cui versione in arabo è in questo link.

Hezbollah, che ha dovuto lamentare la perdita in Siria di diversi leader di primo piano, soprattutto Muhamad Badradin, capo dell’ala militare di Hezbollah, Jihad Mughniyah, figlio del fondatore dell’ala militare Imad Mughniyah, Samir Qintar, ex-decano dei prigionieri politici arabi in Israele e comandante della difesa aerea missilistica, riusciva a sventare la risposta dei terroristi. Vanificandone l’offensiva con dodici autocarri carichi di esplosivo, Hezbollah spazzò via i distaccamenti d’assalto nemici di Jaysh al-Fatah e gruppuscoli alleati, imponendo i combattimenti per strada, ripulendo edificio dopo edificio per eliminarne i resti dalla zona dei combattimenti, conclude il quotidiano di Bayrut.
Davanti ai risultati della battaglia e all’abilità strategica e tattica che i capi militari di Hezbollah hanno mostrato nel teatro operativo di Aleppo, affrontando sia l’operazione “grande epopea” del 28 ottobre, che l’operazione “conquista di Abu Umar Saraqab” presso Dara (Siria meridionale), durante l’assalto dei terroristi nella battaglia di Shaiq Misqin, il comando militare russo chiese, a metà novembre, un incontro diretto con il comando di Hezbollah chiedendogli che i suoi piani di battaglia siano insegnati nelle accademie militari della Russia, scrive il giornale.

Abu Umar Saraqab guidava la maggiore coalizione di ribelli e terroristi in Siria, responsabile dell’occupazione di Jisr al-Shughur. L’annuncio della morte su twitter del suo gruppo, Jabhat Fatah al-Sham, ex-Jabhat al-Nusra, avvenne un paio di mesi prima dell’adesione ad al-Qaida. Il gruppo fa parte del movimento della coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti. L’incontro tra i militari di Russia ed Hezbollah a metà novembre, fu il primo tra i due alleati nella guerra in Siria. Fino ad allora, gli scambi tra le parti furono nelle consultazioni regolari quadripartite a Baghdad, nel Centro comando comune (Russia, Iran, Siria, Hezbollah), o nel centro operativo congiunto in Siria ed anche sul campo di battaglia. Dall’intervento militare russo in Siria, il 1° settembre 2015, Hezbollah è stato attento ad evitare il contatto diretto con la gerarchia militare russa per via delle differenze sui rispettivi approcci al conflitto arabo-israeliano.

Durante la visita di Dmitrij Medvedev, in Israele, a fine novembre 2016, il premier russo chiese ai suoi interlocutori israeliani delle loro differenze con Iran ed Hezbollah, precisando: “Hezbollah non è un’organizzazione terroristica e l’Iran non è nostro. Iran e Hezbollah sono nostri alleati nella guerra in Siria“. La battaglia per la conquista di Aleppo ha reso così Hezbollah uno stratega piuttosto che un semplice esecutore della strategia iraniana, uno dei principali attori militari contro Israele e in Siria.

Sul piano militare: Humaymim e Tartus, missili S-400 e semoventi Buk e Pantsyr
La Russia ha due basi in Siria, la base aerea di Humaymin, a sud-est di Lataqia, e l’importante base navale di Tartus. Il dispositivo difensivo include missili da crociera K-300P, autocarrati e con radar, dalla gittata di 300 km; le batterie di missili S-400 Trjumf, ad Humaymin, la cui gittata copre l’intero Mediterraneo orientale (Siria, Turchia, Cipro, Libano, Israele), garantendo la protezione non solo dello spazio aereo della Siria, ma anche della zona di schieramento di Hezbollah nel sud del Libano. Il raggio di azione va da 20 a 400 km e la quota da 3 a 30 km. Sovrapponendosi alla missione della forza navale articolata attorno alla portaerei Admiral Kuznetsov, completata dal sistema missilistico semovente Buk da difesa aerea a medio raggio, il più efficace al mondo. La linea di difesa immediata di Humaymin comprende il sistema antiaereo Pantsyr. La Russia ha inoltre dotato l’Esercito arabo siriano del sistema di difesa aereo S-200VE.

La Cina compie la grande avanzata strategica nel Mediterraneo: Tartus (Siria) e Sharshal (Algeria)

Nel 2016, la Cina entrava militarmente in Siria, importante passo avanti strategico del Regno di Mezzo nel Mediterraneo, costruendo una piattaforma operativa navale per la Marina cinese nella base russa di Tartus. Ansiosa di alleviare le finanze russe e di sostenere lo sforzo bellico della Siria, la Cina ha fornito aiuti militari per 7 miliardi di dollari alla Siria, le cui forze combattono ad Aleppo i terroristi uiguri (musulmani cinesi), dove 3500 famiglie, quasi diecimila persone, si trovano. Gli uiguri, a memoria dell’osservatore, non sono mai morti per la Palestina, neanche uno. Ma molti sono contro la Siria per via della perversione settaria della loro ideologia. I terroristi uiguri provengono dalla provincia del Xinjiang in Cina, al confine con otto Paesi (Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Tagikistan, Pakistan e India). Dato ciò, la Siria è il ricettacolo del terrorismo globale, anche dalla Cina. Molti uiguri combattono in Siria sotto la bandiera del “Movimento islamico del Turkmenistan dell’Est”, separatisti armati il cui obiettivo è la creazione dello “Stato islamico uiguro” nello Xinjiang. I terroristi uiguri sono aiutati dai servizi segreti turchi che li inviavano in Siria attraverso la Turchia, generando tensioni tra i servizi di intelligence turchi e cinesi, essendo la Cina preoccupata dal ruolo dei turchi nel sostenere i terroristi uiguri in Siria, buon indizio del ruolo del sostegno turco nei combattimenti nello Xinjiang. Per approfondire sulla connessione turchi-uiguri.

La Cina ha già strutture portuali per la propria flotta nel Mediterraneo, come la grande base navale algerina di Mars al-Qabir, e prevede di ampliare gli sforzi per avere nuovi servizi per la flotta a Sharshal. La città sulla costa mediterranea ospita l’Accademia militare mista, la più grande accademia militare congiunta dell’Africa. Le estremità del Mare Nostrum, una linea mediana da Algeri al porto del Pireo, roccaforte del commercio cinese in Europa, riuniscono le fortezze navali cinesi di Tartus e Sharshal. Una linea vista dal mondo come linea di demarcazione del nuovo rapporto di forze mondiale. Una linea tracciata con l’inchiostro indelebile, a poca distanza dal Colosso di Rodi. Hic Rhodus Hic Salta: il passaggio del Rubicone avverrà tra Mediterraneo occidentale, Nord Africa, Africa settentrionale, Ponente arabo ed ex-Ifriqiya romana. Sulla strategia cinese nel Mediterraneo e le relazioni tra Algeria e Cina.

Fonte: Mondialisation

Traduzion: Alessandro Lattanzio

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  1. the Roman 11 mesi fa

    Che tristezza. Vedere snocciolati i bastioni del dominio che va consolidandosi in quello che fu il mare nostrum, lascia una profonda amarezza. Un popolo e’ grande quando sa vivere le sue tragedie. I siriani, ma anche i libanesi e i palestinesi, vittime di vili aggressioni architettate dal direttorio ebraico neocon, hanno onorato le loro patrie e il loro sangue . Questi antichi popoli di razza mediterranea e semita, hanno saputo affrontare il potere sionista a testa alta e senza paura. A loro va tutto il mio rispetto. Anche i russi, popolo incredibile per stoicismo e abnegazione sono stati all’ altezza della sfida, e li ammiro. Meritano ogni bandiera piantata in questo risiko mondiale. Gli ambigui cinesi sono qui invece solo grazie alla forza della loro economia. La straripante ricchezza di un gigantesco gulag comunista di oltre un miliardo di schiavi. La finanza ebraica deve tanto a quei poveri contadini e operai che hanno reso ricchisime le holding transnazionali, ma noi, che del Mediterraneo siamo stati i civilizzatori, nulla dobbiamo a quell’ apparato politico- militare che impone ora la sua potenza davanti alle nostre coste . A ben vedere la politica apparentemente imperialistica degli ebrei neocons americani, in realta’ ha favorito la Cina che ha potuto ottenere enormi dalla necessita’ della Russia di garantirsi una copertura. Riguardo alla Francia, della quale l’ autore disquisisce in termini di potenza, si puo’ solo considerarne il totale asservimento al potere giudaico massonico, e la totale assenza di una qualsivoglia politica nazionale. Lo stesso dicasi per la nostra misera e meschina italietta democratica
    antifascista e ora anche globalista, i cui rappresentanti non comprendono come mai quei poveri cristi siriani non abbiano voluto essere ” liberati” dagli americani. Non si capacitano del perche’ la Russia non voglia aprirsi alle delizie del meticciato multiculturale e alla introduzione delle nuove identita’ sessuali .La nostra Italia , sovrana naturale del Mediterraneo , e’ condannata ad essere la vagina aperta d’ europa, profanata ed ingravidata da milioni di negri, che una classe dirigente di taditori parassiti ha l’impudenza di chiamare risorse. Mentre il nostro antico popolo languidamente si estingue, altri uomini guidati da altri capi fanno la storia. Povera Italia di dolore ostello……

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    1. Mardunolbo 11 mesi fa

      The roman, condivido tutto quel che ha scritto ! Grazie del commento !

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      1. Umberto 11 mesi fa

        Anche io. Chissà, forse che una volta ci vedremo e ci riconosceremo, durante i momenti fatali.

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        1. Giorgio 11 mesi fa

          Ha presente i diapason sintonizzati sulla stessa nota??!!

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    2. Umberto 11 mesi fa

      Certo che l’ attualità di Dante è sconvolgente. Una nave senza nocchiere in gran tempesta. Io penso con profonda convinzione, che la catastrofe è vicina. E pensandoci bene è già catastrofe, giacché le ultime poche “cose buone”, rimangono in piedi per la forza d’ inerzia scaturita dalla dileggiata e ormai lontana prima Repubblica. Tutto il resto è sfascio totale, un postribolo di immondi. Non esistono più capi, non esiste più industria, agricoltura, artigianato, niente di niente. L’ intelligenza è rimasta a gocce sparse per il territorio. In qualsiasi modo dovessero andare le cose, la ricostruzione dell’ Italia, sempre che sia posibile, dovrà riparire dalle fondamenta, dal basso, dalla famiglia e dalla scuola, dal sacrificio e dal sudore, dalla volontà e da tutta una serie di virtù che, onestamente, non so se si possano più riunire sotto il Tricolore. D’ altra parte, rimane ultima alternativa – se Dio vorrà – alla fine di tutto. Vedremo, allora, o vedrà chi ci sarà, se questo popolo è un popolo, o un esercito di bambole per negri.

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      1. Giorgio 11 mesi fa

        Umberto scrive: ” L’ intelligenza è rimasta a gocce sparse per il territorio.”
        Sono dell’avviso che la dote a cui si rifà il Nostro ci sia in quantità abbondante, è l’uso distorto che la rende deleteria.
        Forse che Al Capone non fosse intelligente?

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  2. mimmo 11 mesi fa

    Si sa che la caduta dell’impero romano non fu conseguenza dei barbari invasori, bensì della corruzione
    che distrusse il tessuto sociale,politico e militare dell’antica potenza.
    La caduta dell’impero nord-atlantico non viene a causa delle “invasioni” dei “barbari”
    e delle aspirazioni di nuovi contendenti per il dominio globale,
    bensì a causa della corruzione che ha distrutto la società occidentale,la cultura ed i valori morali ad essa legati.
    In definitiva, non c’è niente di cui crucciarsi.Siamo spettatori della storia che si ripete, e della debolezza morale
    dell’umano di fronte alle tentazioni del Potere.
    Oggi, assistiamo alla nascita di nuovi dominatori.Dove dominavano gli yankees presto avremo nuovi padroni.
    La colpa e solo nostra, non c’è niente da recriminare.

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    1. Umberto 11 mesi fa

      La nostra colpa, Mimmo, è stata quella di cadere nelle trappole tese con l’ inganno. Le colpe più grandi sono da attribuire a chi ha usato troppa signorilità e senso di responsabilità (certo anche per via della coda di paglia) di non aver reagito con l’ esercito al colpo di stato della magistratura e della stampa nel 1992. Il dolo, invece, è dei Padroni, quelli veri. Così la vedo. Io di colpe non me ne sento se non quella prima descritta, e nemmeno del tutto, dal momento che già allora sentivo il puzzo comunista delle procure e della giustizia ad orologeria. Ma me l’ assumo e ne sto pagando il fio con tutti gli interessi. E per molti è così. Anche per te, stando a quanto hai affermato con dignità.

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      1. Giorgio 11 mesi fa

        ” il puzzo comunista”, Umberto, si perde nella memoria dei tempi, anche se Fulvio Grimaldi sostiene il contrario.
        Questo per asserire che ricevo la sua riflessione in toto.

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