"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’ ipocrisia dell’ Occidente

di  Pablo Jofre Leal *

Lo scenario politico militare che si presenta in Medio Oriente rappresenta l’espressione nitida di un pianeta che all’inizio del quarto lustro del secolo XXI affronta posizioni diametralmente opposte nella forma di gestire le relazioni internazionali.
Si profila un quadro di controversie tra quelle potenze che utilizzano l’aggressione diretta, l’ occupazione ed i metodi di destabilizzazione dei governi che non sono conformi ai loro interessi, come anche utilizzano il bombardamento indiscriminato di città, paesi e villaggi, i crimini di massa con l’uccisione di donne ebambini, la distruzione di Nazioni – come l’Iraq, la Siria, lo Yemen – e la negazione del diritto all’autodeterminazione di altri – come nel caso della Palestina – per raggiungere i loro obiettivi , anche se questo significa la formazione e il sostegno dei gruppi terroristici i quali nel futuro potrebbero  coinvolgere con le loro azioni anche le loro stesse società.

Tutto questo si muove nel tentativo di perseguire il mantenimento di una egemonia e le ambizioni di tenere il controllo delle ricchezze naturali dei popoli.
Su questo sito, del tragico scenario delle guerre che scuotono il medio Oriente, si trova il governo degli Stati Uniti, i suoi partner europei, aggiungendo a questi la Turchia, l’Arabia Saudita, l’entità sionista e le feudali monarchie del Golfo Persico, che hanno reso possibile , attraverso un comportamento ipocrita e codardo, la morte di 250.000 siriani, il trasferimento di oltre 7 milioni di sfollati interni e 4 milioni i rifugiati. Oltre ad un milione e mezzo di morti iracheni, causati dall’occupazione americana che è iniziata l’anno 2003, il saccheggio della sua ricchezza di idrocarburi ed ha prodotto la sua frammentazione, nell’interesse dell’egemonico di cui si preoccupa Washington e i suoi alleati, nell’idea di circondare l’Iran ed impedire l’avanzata dell’influenza russa nell’area.

Ci sono anche quelli, che sono rappresentati dalle società della Siria e dell’ Iraq, le persone mobilitate in Yemen attraverso il movimento di Ansarola, il popolo palestinese e la società del Bahrain, che lottano ogni giorno contro quel gruppo di paesi, comandati dal sanguinario quartetto costituito da Stati Uniti, Europa, Riyadh e Tel Aviv, che attraverso il loro braccio armato hanno generato terrore e distruzione. Queste società ,unitamente al supporto militare , concreto  e risoluto della Federazione Russa – nel caso siriano – e principalmente della Repubblica islamica dell’Iran a Damasco, ma anche al popolo iracheno, Yemenita e del Bahrain, hanno consolidato un blocco che coordina le azioni di difesa contro l’aggressione e politiche offensive in campo diplomatico e militare. Questo, al fine di annientare efficacemente i gruppi takfiri operanti nella zona.

Sanno bene gli Stati Uniti e loro vassalli incondizionati, che non è la stessa cosa intervenire in Kosovo, in Afghanistan o in Libia, dove le macchine politiche, diplomatiche e militari degli Stati Uniti e dei suoi partner della NATO hanno agito senza contrappeso, piuttosto che intervenire, ad esempio, nella regione di Dombås – se russo – o in Siria, dove in particolare la presenza della  Russia e dell’ Iran ha rallentato i momenti di intervento militare diretto nella politica di aggressione terroristica contro questi paesi .

Non ci sono alcune truppe della NATO o dell’entità sionista, non perché non vogliano, ma perché la ferma volontà di Teheran e Mosca ha frenato tale desiderio e piuttosto l’Occidente ed i i paesi di vassalli utilizzano i servizi di terze parti, eserciti mercenari con nomi come il Fronte di al-Nusra, o questa invenzione dei ribelli”moderati”, che raggruppati nel cosiddetto Fronte Islamico – formato da sette gruppi takfiri – si finanziano apertamente con i soldi sauditi. Tutto questo insieme con le operazioni aeree presumibilmente finalizzate  alla lotta contro movimenti salafiti, ma il cui obiettivo finale è quello di minare la capacità economica e industriale dei governi di Siria e Iraq.

Una coalizione non è uguale all’altra

La decisione del governo russo di inviare armi di ultima generazione in Siria, bombardieri, missili e anche le truppe e di rafforzare la presenza militare della base di Tartus in settori quali Latakia, hanno significato dare una svolta nella situazione politica militare che esisteva nel paese Levantino, dopo 4 anni e mezzo di continue aggressioni e attacchi da parte di gruppi armati Takfiri, armati, finanziati e sostenuti da Arabia Saudita, Giordania, Turchia e dalle monarchie del Golfo, con la benedizione e complicità di Washington e della NATO.
I bombardamenti russi, su posizioni dell’ISIS e degli altri gruppi terroristici, in un mese, hanno avuto più effetto che tutte le azioni svolte dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in 14 mesi di bombardamenti. Tanto inutili come falsi in termini di obiettivi perseguiti.

In effetti, la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico – CICD – guidata dagli Stati Uniti, fin dall’inizio delle operazioni di bombardamento contro l’ISIS sui territori che essi occupano, nel nord-est siriano e nel centro e nord dell’Iraq – che aveva avuto il suo inizio nel mese di agosto dell’anno 2014 – vista dal punto di vista qualitativo, presenta risultati insignificanti, obiettivi poco chiari, che si nascondono dietro le loro reali preoccupazioni di dominio e sopratutto manifesta che la politica degli alleati è disastrosa e per lo più con mancanza di visione. Questo, tanto più considerando che i due paesi chiave dell’area, se la lotta è veramente contro l’ISIS, non sono coinvolti in questa coalizione: l’Iran e la Siria.

Si sosteneva in una cronaca precedente, che la cosiddetta coalizione internazionale diretta da Washington e che, nominalmente, coinvolge 60 paesi, si è caratterizzata come uno strumento di pressione sui veri combattenti contro lo Stato Islamico. È una coalizione trasformata in un’arma di complotto contro il Medio Oriente, creata per diffamare l’Islam nella mano di politiche antislamiche sostenute dall’ Inghilterra, dal regime di Israele e dagli Stati Uniti, appoggiata da paesi come Arabia Saudita, Turchia, dalle monarchie arabe del Golfo e dalla Giordania e che servono da orchestra per questa musica del terrore.
Lo Stato Islamico è semplicemente un limitato burattino, uno strumento di violenza per alimentare il fuoco della egemonia occidentale e sulle posizioni nella zona dei  takfiri, pilotati utilizzando Riyadh, l’Arabia Saudita, dove la casa Al-Saud e la sua dottrina Wahabista è il supporto della gran parte dei movimenti terroristici, che tendono a cancellare il Maghreb, Medio Oriente e Asia Centrale.

La ferma decisione di Teheran di sostenere i popoli della Siria e dell’Iraq, senza cedere di fronte alle pressioni dell’Occidente e i suoi partner regionali, nonostante l’enorme campagna politica e di comunicazione che ha cercato di schiacciare la nazione persiana nel processo di discussione sul suo programma nucleare con il G5 1, questa ha dimostrato che il miglior modo di raggiungere obiettivi di difesa contro gli attacchi e le azioni di movimenti terroristici che destabilizzare il Medio Oriente è quello di un’azione decisa senza marce indietro.

La nazione Iraniana non si è negata al ruolo fondamentale che ha assunto in difesa dei governi dell’Iraq, della Siria ed anche dei movimenti di resistenza nello Yemen attraverso Ansarola e nel Bahrain, cui la società civile si oppone alla tirannia del Khalifa, e che ha significato aumentare il prestigio persiano nell’arena internazionale.
Il governo di Teheran ha dichiarato che certe potenze pretendono di incitare le divergenze nella regione, al fine di trarne vantaggio e contribuire alla realizzazione dei propri interessi economici ed in questo livello di crisi è essenziale la cooperazione di tutti per instaurare la pace e la sicurezza permanente. Questi richiami sono stati fatti assiduamente da Teheran e tuttavia Stati Uniti hanno sistematicamente rifiutato di attuare una politica di riavvicinamento e di lotta congiunta contro l’ISIS . Prima di queste costanti negative, l’Iran ha attuato una politica di sostegno all’Iraq ed alla Siria, a cui più tardi si è unita la Russia, con forza in Siria e con certe possibilità di coinvolgersi nello stesso modo in Iraq, se così verrà stabilito dal governo di quel paese, che ha espresso la volontà di cercare supporto Russo nella sua lotta contro il terrorismo.

L’Iran e la Russia sono impegnati nella lotta contro il terrorismo salafita, che è stato sostenuto dalla monarchia saudita di Casa Al-Saud e dalla sua dottrina politica religiosa del wahabismo che ha scatenato il terrore in Medio Oriente. Questo fondamentale impegno, che si concretizza nel coordinamento militare tra Damasco-Baghdad – Mosca – Teheran-, sta cambiando la correlazione delle forze in Medio Oriente e avrà chiare implicazioni politiche e militari, non solo in quella regione del mondo, ma anche in Nord Africa e dell’Asia centrale, che hanno subito per molti anni le condizioni di aggressione di un Occidente che ambisce alle ricchezze naturali di gas e petrolio da paesi che compongono queste regioni.

Pablo Jofre Real Analista internazionale
Pablo Jofre Real
Analista internazionale

In Occidente e in particolare gli ufficiali della NATO, criticano il fatto che Mosca e Teheran, piuttosto che accompagnare il consolidamento della cosiddetta coalizione araba anti ISIS – condotta dagli Stati Uniti, -abbiano concentrato i loro sforzi più a sostenere il governo di Damasco, che si aggiunge all’Iraq nel caso di Teheran. Tale critica Mostra la profonda ipocrisia di Washington e suoi alleati che chiamano a essere parte di una coalizione le cui operazioni contro l’ISIS sono state un fiasco perché l’obiettivo di questa alleanza non è mai stato quello di distruggere il terrorismo takfiri, ma utilizzarlo come punta di lancia per spezzare la Siria e l’Iraq, per generare la destabilizzazione del Medio Oriente e così promuovere gli interessi dell’Occidente e i suoi alleati regionali guidati da Arabia Saudita, Israele e Turchia. Come chiedere a Russia e Iran di fare parte di una coalizione falsa, finalizzata in ultima analisi, solo ad esercitare pressione su Mosca e Teheran?

Non c’è pace senza l’Iran e la Russia

Il governo iraniano e il russo non sono caduti in quei “canto di sirena” e hanno sviluppato le proprie operazioni militari con risultati apprezzabili, ottenendo la distruzione della logistica, degli armamenti e le basi dei terroristi del fronte al Nusra e dell’ISIS, principalmente, che stanno cambiando la correlazione di forze che , fino a solo pochi mesi fa, era favorevole per i terroristi e per i loro patrocinatori. Oggi, la Siria e l’ Iraq, grazie all’appoggio delle forze russe di stanza nel paese Levantino, con il supporto chiaro dell’Iran e del suo vicino iracheno, grazie al lavoro di Hezbollah e delle milizie sciite che sono state formate per combattere i salafiti, hanno dato un’inversione di tendenza che fa preoccupare quelli che fino a ieri, proclamavano coalizione contro l’ISIS e che tuttavia incoraggiavano soltanto la distruzione e la morte dei paesi che hanno sofferto l’azione della gruppi takfiri.

Quale sono le conseguenze che anticipa Washington e i suoi alleati contro questa politica di indipendenza dalle politiche egemoniche di quei paesi che sono stati la principale causa di conflitti in corso nel mondo e l’emergere di gruppi terroristici, soprattutto di radice takfiri? Ulteriori pressioni, ad esempio, l’intensificare la pressione sulla Russia attraverso l’Ucraina, ulteriori sanzioni finanziarie, bancarie o il rallentare l’eliminazione delle altre sanzioni, come è stato il caso con l’Iran sul programma nucleare in questo paese. Ma, oggi, le analisi indicano che no è possibile implementare altre azioni, sono scarse le possibilità di far tornare indietro le autorità russe in Crimea o in Siria o per determinare un passo indietro nella decisione di Teheran di sostenere i governi di Siria e dell’Iraq o per limitare il sostegno ai movimenti di liberazione in Yemen e Bahrein .

Questo, nonostante la forte pressione dei settori più difficili degli Stati Uniti e della NATO, legati ai complessi militari-industriali, che obbligano l’amministrazione Obama a presentare comunicacioni di certa durezza, nelle sedi internazionali o nei turni di conversazione per la pace nella regione, sapendo che con la Russia o l’Iran difficilmente si potranno eseguire azioni punitive. Soprattutto perché l’orso russo non è più l’ex superpotenza indebolita dopo la caduta del socialismo reale dopo il 1989 e che lo stesso l’Iran ha saputo coniugare la saggezza politica come negoziatore e la creazione di alleanze regionali che hanno entrambi (Russia e Iran) come attori indispensabili nel pensare la pace per il Medio Oriente.

Così ha riconosciuto l’organizzazione delle Nazioni Unite – ONU-che, attraverso il suo segretario generale , Ban Ki-moon, ha accolto con favore la partecipazione dell’Iran nei dialoghi di Vienna sulla crisi siriana. “Per molti anni, Ban Ki-moon ha sempre sottolineato la necessità della presenza dell’Iran nei dialoghi sulla Siria”, dice un comunicato emesso il mercoledì dall’ufficio del Segretario generale delle Nazioni Unite. Per la massima carica delle Nazioni Unite, i paesi che esercitano influenza politica nella situazione siriana devono essere parte del dialogo per il raggiungimento di una soluzione politica.

Allo stesso modo, Il capo della diplomazia dell’Unione europea, la Federica Mogherini, ha dichiarato anche lei, al quotidiano britannico The Guardian, che la partecipazione dell’Iran nell’assestamento della crisi in Siria è trascendentale. “Per me la cosa importante è di coinvolgere tutti gli attori, compreso l’ Iran, nel processo di transizione politica in Siria”.
A quello si unisce l’insistenza russa a che l’Iran partecipi al processo politico in Medio Oriente, che ha significato che la nazione persiana sia sentita per discutere sul futuro della Siria e di conseguenza sugli assetti della regione negli accordi di Vienna. La realtà testarda ha costretto Washington di accettare, volente o nolente , questo fatto, che rappresenta un enorme trionfo per politica iraniana e per la ricerca della sicurezza necessaria per i propri confini.

La presenza della Russia e Iran a sostegno del governi di Siria e Iraq rappresentano un quadro di importanza in molti aspetti; quello economico, quello politico, quello militare, quelli geo-strategici. Questione che non è solo una parte dell’analisi nelle mappe di Stati Uniti e in Europa, ma anche con tutta la logica di Mosca e Teheran. Pertanto non sorprende l’impegno di questi governi di non permettere che le azioni dell’ISIS e di altri gruppi di radice takfiri continuino a distruggere i paesi vicini o che si trovano all’interno della propria area di influenza, come anche per evitare la possibilità di averli alle proprie frontiere in breve tempo.

Se qualcosa hanno chiaro i politici e gli ambienti militari degli Stati Uniti, il blocco atlantico della NATO e i suoi coriferi regionali, la triade formata da Riyadh, Ankara e Tel Aviv, è che, nella attuale situazione di guerra che si vive in Siria ed in Iraq, non può essere usata la forza contro l’Iran o la Russia. Ma i falchi, che spesso popolano il complesso politico, militare e industriale dell’Occidente, richiedono misure compensative: che Obama attraverso suoi alleati offrano alcuni colpi di mano, il che indica che non vorranno lasciarli agire impunemente in una zona che l’Occidente crede propria.

Sono state avviate varie ipotesi per concretizzare questa idea assurda e peregrina: il rimuovere la Russia dal G8. Ristabilire la politica dell’ assedio e delle sanzioni contro l’Iran in contro tendenza agli accordi nucleari. Stabilire un ampio boicottaggio economico contro Mosca, improbabile visto che la Russia non solo è un partner principale dei paesi come Giappone, Cina, India e Brasile, tra gli altri, ma controlla il gallo di gas necessario per un’Unione europea . Espellere Mosca da organizzazioni internazionali come l’OMC e dell’OCSE e impedire l’ingresso delle autorità russe negli Stati Uniti o in altri paesi come l’Inghilterra o Germania. Promuovere azioni destabilizzanti nelle città con la maggior parte prorrusa come Kharkov. Odessa, Donetsk e Simferopol, che incoraggino una guerra civile e quindi l’eventuale intervento dell’ONU. Oltre a possibili azioni destabilizzanti incoraggiate contro la società iraniana.

Gli Stati Uniti d’America e i suoi partner della NATO sono stati sorpresi dalla ferma risposta decisa da Putin sulla Siria, bloccandoli nell’ eseguire azioni che sono efficaci per cercare di impedire che la Russia soddisfi i propri obiettivi nella zona strategica che apre la strada al Mediterraneo. Washington è consapevole che sia Mosca e sia Teheran sono disposte a correre i rischi che devono essere affrontati per salvare la società siriana e la frammentazione dell’Iraq. Perché in quello si trova anche la loro stessa sicurezza e aumenta il loro grado di influenza nella regione.

Ne’ la millenaria nazione persiana, né l’orso russo si erano addormentati come pensavano a Washington, a Londra ed a Berlino. (Obama e la sua cricca avevano sbagliato i loro calcoli).

*Pablo Jofre Real- Giornalista, analista internazionale e scrittore cileno.
 Master in Relaciones Internacionales presso la Universidad Computense di Madrid
 Specialista su temi Latino Americani, del Medio Oriente e del Magreb. Ha pubblicato varie opere.

Traduzione: Luciano Lago

Fonte: Telesur

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