"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

John Kerry ripete la solita litania del “Assad se ne deve andare” e minaccia l’Iran e la Russia di dure sanzioni se non si adegueranno direttive degli USA

di Luciano Lago

“Se l’Iran e la Russia bloccheranno il processo di transizione del potere in Siria e permetteranno che il presidente Bashar al-Assad faccia fallire tale processo, ci vedremo obbligati a prendere duri provvedimenti”, così si è espresso il segretario di Stato USA John Kerry nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Washington lo scorso Sabato.

Secondo il suo commento, “gli USA non possono permettersi che gli avvenimenti si sviluppino di tale forma perchè rappresenterebbe una minaccia (?) alla sicurezza degli Stati Uniti e dei paesi d’Europa”.  Inoltre il segretario Kerry ha aggiunto che, secondo lui, sarebbe impossibile far terminare la guerra in Siria fino a che Assad rimanga al potere.

Queste dichiarazioni da cui trasuda l’arroganza e la protervia con cui Washington si ostina a perseguire i suoi interessi in Siria, dimostrano che l’Amministrazione USA non è disposta a cambiare i suoi piani in Siria ed a rivedere la sua strategia. Questo avviene nonostante i quasi cinque anni di conflitto, le 250/280.000 vittime e le immani distruzioni causate al paese arabo dall’ingerenza delle grandi potenze occidentali che sono le stesse che hanno armato e sostenuto (assieme all’Arabia Saudita, Qatar e Turchia) l’esercito di mercenari jihadisti infiltrato nel paese per abbattere il regime e favorire i piani di smembramento del paese.

Il fatto che nel paese arabo sia dovuta intervenire la Russia per frenare il piano di smembramento della Siria ed evitare l’installazione di un governo dello Stato Islamico a Damasco (come già avviene di fatto in Libia), per l’amministrazione USA conta poco, anche se sono stati proprio i russi a far fallire al momento i piani degli USA ed hanno consentito di svelare al mondo le complicità di fatto della Turchia e dei paesi NATO proprio con quei gruppi di terorristi che a parole dicono di voler combattere.

Il piano degli USA è ormai palese e rivelato anche ufficialmente: smembrare la Siria e l’Iraq e costituire, sulle ceneri delle due nazioni, una serie di stati su base etnica e confessionale, fra cui il più importante il ” Sunnistan”, una entità territoriale da costituire fra Siria ed Iraq sotto protettorato degli USA e dell’Arabia Saudita, ed altri stati minori nel paese che consentano di spezzare il predominio sciita e l’influenza iraniana nella regione.
Il piano, sponsorizzato dai circoli dei senatori neo cons come MacCain ed altri, è stato elaborato ed enunciato in numerosi documenti fra cui un rapporto reso pubblico della DIA, dal Brooking Insitute e da ultimo dalle dichiarazione del vice presidente USA Joe Biden e dall’ex ambasciatore USA all’ONU, John Bolton.  Vedi: Uno Stato sunnita per battere l’ISIS      Vedi anche: The Brookings Institute Plan to Liquidate Syria

Tuttavia le dichiarazioni del segretario di Stato USA non sono rimaste senza risposta. Puntuale è arrivata una dichiarazione di colui che funge da massimo consulente del leader della Repubblica Islamica dell’Iran, Ali Akbar Velayati, che riveste anche la carica di presidente del “Center for Strategic Research of Iran’s Expediency Council”, un importante organismo governativo di Teheran.
“La nazione siriana è quella che deve decidere sul proprio destino ed al di fuori delle frontiere siriane nessuno ha il diritto a stabilire obblighi poer questa nazione”, ha dichiarato. “L’Iran continuerà ad appoggiare la Siria sul campo di battaglia così come nell’ambito politico con il fine di difedere la sua sovranità de integrità territoriale, ha sottolineato Velayati con riferimento alle dichiarazioni dell’esponente statuntitense.  Vedi: Hispantv

Questa la risposta ufficiale dell’Iran che è, dopo la Russia, il principale alleato della Siria e che ne sostiene lo sforzo militare sul campo di battaglia.
Dal Cremlino non è arrivata una risposta ufficiale in quanto vale quello che già affermato molto chiaramente dal presidente Valdimir Putin: “deve essere il popolo siriano a decidere da che debba essere governato”, aveva dichiarato tassitavamente il Presidente russo.

La risposta implicita del governo russo si trova nell’aumento del suo impegno militare diretto in Siria che nell’ultima settimana ha visto arrivare a 431 missioni delle forze aeree russe che hanno colpito 1.458 obiettivi dei gruppi terroristi in Siria inclusi i campi petroliferi sotto controllo dell’ISIS, 170 camions cisterna, i centri di comando, magazzini di munizioni , nonchè le vie di rifornimento e di passaggio dei terorristi dalla Turchia alla Siria. Si tratta di tutte quelle infrastrutture e vie di rifornimento che di fatto erano state favorite e protette dai paesi della NATO in cooperazione con la Turchia e l’Arabia Saudita che provvedevano all’invio delle armi, dei rifornimenti ed all’arruolamento dei mercenari jihadisti.

Un analista internazionale ha osservato che, alla luce delle ultime dichiarazioni, l’Amministrazione degli Stati Uniti è consapevole che, di fatto, a difesa della Siria, si è schierato un fronte compatto che va dalla Russia, all’Iran, ad Hezbollah ed all’Iraq (in maggioranza paese sciita) e che non sarà facile per Washington ottenere il  raggiungimento del proprio piano,  senza arrivare ad un confronto militare con queste forze, un confronto che non sarebbe certo “una passeggiata”.

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  1. Alessandro 1 anno fa

    “Un analista internazionale ha osservato che, alla luce delle ultime dichiarazioni, l’Amministrazione degli Stati Uniti è consapevole che, di fatto, a difesa della Siria………………”
    Buonasera Luciano, chi è quest’analista?

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