"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Jean Claude Juncker, il “fiduciario” delle grandi corporations

Designated president of the European Commission Juncker addresses the European Parliament during a debate on his election in Strasbourg

di Luciano Lago

Emergono le complicità e gli interessi del Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, con le grandi multinazionali che per anni hanno goduto di un regime fiscale privilegiato in Lussemburgo sotto la presidenza di Junker.

In realtà si è scoperta “l’acqua calda”: che il Lussemburgo fosse una paese molto accogliente per i detentori dei grandi capitali, che i grandi gruppi industriali e finanziari europei potevano godere di un regime privilegiato per le società capogruppo che permetteva loro di eludere le imposte da corrispondere nei paesi di provenienza (con il sistema degli utili accreditati alla capogruppo) era cosa nota a chiunque avesse conoscenza del sistema lussemburghese.

Tutto lecito naturalmente ma un sistema di “concorrenza sleale” sul regime tributario che ha permesso al Lussemburgo di arricchirsi sulle spalle di altri paesi con regime fiscale di elevata imposizione (come ad es. l’Italia, la Francia ) dai quali le imprese trovavano la possibilità sfuggire eludendo la tassazione sugli utili (dal 43 al 64% circa) per ottenere una riduzione (anche all’uno per cento) grazie ai servizi offerti dal generoso sistema del Granducato e dello stesso Junker che se ne faceva garante.

La gestione Juncker, negli anni nei quali ha diretto il governo del Granducato, ha consentito a ben 340 multinazionali di spostare nel Granducato i profitti realizzati in Europa o Stati Uniti usufruendo di tassi d’imposizione fiscale assolutamente ridicoli. Sulla base dell’inchiesta e dei documenti emersi, alcune grandi società multinazionali hanno goduto di una tassazione inferiore all’1% sui profitti trasferiti in Lussemburgo.

Non per nulla in Lussemburgo esistono più denominazioni societarie costituite che non abitanti e l’economia del ricco granducato è basata proprio su questo sistema di fiscalità di favore verso i grandi gruppi societari. Allo stesso modo si sapeva perfettamente che di questo sistema era garante lo Stesso Junker per 18 anni capo del governo lussemburghese e non ci voleva una cima di intelligenza per capire che, un personaggio come lui, abituato a trattare in prima persona la localizzazione ed il regime fiscale di favore dei grandi gruppi finanziari ed industriali, godesse dell’appoggio e del favore di questi.

Un evidente caso di conflitto di interessi visto che sarà la stessa commissione a dover decidere le regole fiscali dell’Unione Europea per le grandi imprese a livello europeo e mondiale e stabilire ad esempio quando queste siano in conflitto con le regole sulla concorrenza.

Nonostante questo la Germania, nella persona di Angela Merkel, aveva caparbiamente insistito nel portale Junker alla presidenza della Commissione europea pur essendo a conoscenza dei collegamenti di cui dispone lo Junker.

Soltanto adesso scoppia il polverone e la notizia di queste “collusioni” di Junker viene portata alla ribalta da alcuni media, appartenenti al “consorzio dei giornalisti d’inchiesta”, un organismo con sede negli USA (guarda caso).

Marine Le Pen , esponente francese del Front National, ha chiesto le dimissioni immediate di Junker e lo stesso Movimento 5 Stelle  parla di “scandalo, la prova dell’ennesima contraddizione di questa UE” che “si fa guidare da un personaggio che ha avuto come scopo politico quello di far guadagnare il suo Paese sulle spalle degli altri partner europei”.

Quasi patetica la posizione di coloro i quali hanno concorso ad eleggere lo stesso Junker, come l’eurodeputato Gianni Pittella, del PD, il quale adesso tuona dal suo scranno che “la credibilità del presidente è in gioco” mentre prima fingevano di ignorare i precedenti del loro candidato favorito. Grazie al sistema ideato dai governi Juncker, marchi come Apple, Fiat, Amazon, Heinz, Pepsi, Ikea, Deutsche Bank e molti altri, hanno potuto ottenere trattamenti fiscali privilegiati con il Lussemburgo, concordando prelievi infinitesimali rispetto alle imposte che avrebbero dovuto pagare nei paesi d’origine.

Questo spiega le simpatie e gli appoggi, da parte dei grandi gruppi finanziari, di cui ha goduto lo stesso Juncker quando si è candidato alla Presidenza della Commissione Europea. Non ha caso il PD, assieme agli altri, è stato il partito più entusiasta nel votare ed appoggiare la candidatura dello  Juncker.  Anche in questa occasione , si conferma da quale parte e per quali interessi il PD si è posizionato in Europa.

Il fatto che lo scandalo delle collusioni di Junker sia emerso soltanto adesso, fa pensare ad una precisa regia da dietro le quinte che intende sabotare il fiduciario tedesco della Commissione, in una sorta di regolamento dei conti fra le correnti di potere annidate dentro la Commissione.A suo tempo furono i britannici ad opporsi alla nomina di Junkers ed è quindi piuttosto facile pensare che ci sia una regia anglosassone dietro l’emergere dello scandalo.

In sostanza un piano per rovesciare gli attuali equilibri esistenti all’interno della Commissione che peraltro è già piena di casi di incompatibilità e di conflitti di interessi nelle persone di altri dei suoi membri. Vedi: La nuova commissione europea è guastata dal conflitto di interessi.

Ancora una volta si conferma quello che noi andiamo scrivendo da tempo: gli organismi europei sono al servizio dei grandi gruppi finanziari e non operano certo nell’interesse dei cittadini e dei popoli europei. Il caso Junkers ne è la controprova.

La commissione europea è lo specchio dell’oligarchia europea che dispone delle istituzioni comunitarie ed opera in accordo con i grandi potentati finanziari, con evidenti collegamenti e collusioni fra i singoli commissari ed i gruppi finanziari in un sistema dove escono sempre salvaguardati gli interessi di questi a discapito degli interessi dei cittadini europei.
Sarà il caso che i cittadini europei inizino ad aprire gli occhi su quale sia la connotazione di questa Europa che i grandi media del sistema continuano a decantarci?

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  1. Alessandro 2 anni fa

    Ciao Luciano, ti segnalo una piccola svista: “con le grandi multinazionali che per HANNI hanno goduto di un regime fiscale privilegiato”.

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    1. Redazione 2 anni fa

      Grazie Alessandro. Mi era proprio sfuggito.

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