"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

James Mattis è un criminale di guerra: ho sperimentato di persona il suo attacco a Fallujah

di Dahr Jamail *

Il Generale James Mattis (nuovo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Trump), marine in pensione, dopo essere stato il capo del CENTCOM nel 2013, di recente è diventato noto per la sua posizione contro ciò che chiama “Islam politico.”

“L’ Islam politico è il miglior interesse degli Stati Uniti?” ha detto Mattis alla Heritage Foundation, di estrema destra, nel 2015. “Suggerisco che la risposta sia no, ma è necessario discuterne. Se non ci faremo neanche la domanda, come potremo riconoscere quale è la nostra parte in una lotta?”

Un altro aspetto controverso della scelta di Mattis sulla quale molti dei media si stanno focalizzando, è il fatto che, per ottenere il posto, Mattis avrebbe bisogno che il Congresso approvi una nuova legislazione per aggirare una legge federale che enuncia che devono essere passati sette anni da quando il segretario alla difesa era in servizio attivo. Il Congresso ha bypassato quella legge soltanto una volta nella storia degli Stati Uniti, e questo è avvenuto 50 anni fa.

Ciò che più conta, Mattis, noto ad alcuni con il suo soprannome di “Cane Pazzo”, ha dimostrato uno spietato disprezzo per la vita umana, particolarmente per i civili, come ha dimostrato con il suo comportamento quando era a capo dei marine in Iraq, dai commenti che ha fatto sul godera a combattere in Afghanistan perché “è divertente uccidere delle persone. Sapete, è un divertimento pazzo.”

Il ruolo di Mattis nel massacro di Haditha

Mentre Mattis ha una vasta esperienza militare, essendo stato il capo supremo della NATO e con più di 40 anni nel Corpo dei Marine, il suo soprannome sembra appropriato.

Ha anche detto, in un discorso nel 2003, parlando a un gruppo di soldati del modo in cui comportarsi in Iraq: “Siate gentili, siate professionali, ma abbiate un piano per uccidere chiunque incontriate.”

Ma, più che altro, Mattis è chiaramente responsabile di aver compiuto e/o essere stato complice di vari crimini di guerra.

Nel novembre 2005, i marines americani in Iraq hanno compiuto il massacro di 24 civili disarmati. L’uccisione di uomini disarmati, di donne, bambini e anziani, colpiti più volte a distanza ravvicinata, è stata la punizione per un attacco contro un convoglio di marine. I crimini di guerra sono stati documentati estremamente bene e le atrocità hanno ottenuto l’attenzione internazionale.

Quando arrivò il momento di consegnare alla giustizia i responsabili del massacro, Mattis fu l’autorità per gli otto accusati di crimini ad Haditha.

Mattis continuò a respingere tutte le accuse lanciate contro i marine che erano stati accusati di avere ucciso i civili e, degli otto originariamente accusati, soltanto uno rischia ancora una probabile azione penale, ma si può indovinare come finirà.

Il ruolo di Mattis a Fallujah

Mattis era il capo della Prima Divisione di Marine di Camp Pendleton in Iraq ha avuto il ruolo principale durante entrambi gli assedi di Falluja nel 2004.

Durante l’assedio dell’aprile 2004, più di 700 civili furono uccisi dalle forze armate statunitensi, secondo quanto dicono i medici iracheni di Fallujah che ho intervistato subito dopo quell’attacco.

Mentre facevo i miei reportage da Fallujah durante quell’assedio, sono stato personalmente testimone del fatto che donne, bambini, anziani e ambulanze, venivamo prese di mira dai cecchini americani che erano al comando di Mattis. Inutile dire che tutti questi sono crimini di guerra.

Durante l’assedio di Fallujah del novembre dello stesso anno, sul quale ho fatto dei servizi di prima mano, furono uccisi più di 5.000 civili iracheni. La maggior parte di questi fu sepolta in fosse comuni dopo l’assedio.

Le moschee furono deliberatamente prese di mira, gli ospedali furono bombardati, gli operatori sanitari furono arrestati, sparavano alle ambulanze, i cessate il fuoco furono violati, i media repressi, ed era diffuso l’utilizzo dell’uranio impoverito. Anche tutti questi sono crimini di guerra.

In quel periodo ho diffuso la notizia dell’uso fatto dai militari americano del fosforo bianco, un’arma incendiaria simile al napalm in quanto poteva bruciare i corpi fino all’osso. L’uso del fosforo bianco era una violazione della legge internazionale, dato che fu “liberato” nella città in un periodo in cui il Pentagono stesso ammetteva che c’erano ancora presenti almeno 50.000 civili.

Più di 200.000 civili furono trasferiti dalle loro case durante l’assedio di novembre, e oltre il75% della città venne distrutto.

L’orripilante eredità della contaminazione causata dall’uranio impoverito, continua ancora: ci sono ancora numeri astronomici di bambini nati morti o con difetti alla nascita che creano una situazione così estrema che alcuni medici iracheni la definiscono genocidio.

La vita sotto l’attacco delle forze guidate da Mattis

In questo momento, mentre tolleriamo la programmata ascesa di Mattis a Segretario della Difesa, vorrei condividere con voi un brano tratto dal mio libro: Beyond the Green Zone [Oltre la linea verde]. Preso da un capitolo che tratta dell’assedio americano di Fallujah nell’aprile 2004, questo servizio offre una chiara visione dei crimini di guerra svoltisi sotto la guida di Mattis, comprese la decisione di prendere di mira civili innocenti, le vaste punizioni collettive e altro.

Andavamo verso il piccolo ambulatorio dove dovevamo consegnare le scorte di medicinali. L’ambulatorio era gestito da Maki al-Nazzal che era stato assunto soltanto 4 giorni fa. Non era un dottore. L’altro ambulatorio di fortuna a Fallujah si trovava nel garage di un meccanico. Aveva a malapena dormito la settimana scorsa, come anche i dottori del piccolo ambulatorio.

In origine, questo aveva soltanto due medici , ma da quando l’esercito statunitense aveva bombardato uno degli ospedali e al momento stavano facendo i cecchini contro le persone quando tentavano di entrare o uscire dall’ospedale principale, di fatto c’erano soltanto questi due piccoli ambulatori provvedevano a curare tutta la città.

Le scatole di medicinali che portavamo nell’ambulatorio venivano immediatamente aperte strappandole, dai dottori disperati. Entrò una donna che si colpiva con le mani il petto e la faccia e piangeva perché il marito stava portando il corpo del loro ragazzino morente. Il sangue stava gocciolando da un braccio che penzolava dalle braccia di suo padre. Ho cominciato quindi ad assistere a un flusso senza fine di donne e bambini che erano stati colpiti dagli spari dei soldati americani e che venivano ora portati di corsa nell’ambulatorio sporco, con le macchine che acceleravano sul cordolo esterno, con i membri in lacrime delle famiglie che trasportavano dentro i loro feriti. A una ragazza avevano sparato perforandole il collo. Faceva dei rumori simili a un gorgoglio quando respirava, mentre i medici lavoravano su di lei tra i suoi lamenti soffocati. Le mosche evitavano le mani che dei medici al lavoro, e tornavano verso le chiazze del suo vomito che macchiava il suo velo nero.

Il suo fratello minore, un bambino di 10 anni, con una ferita da arma da fuoco in testa ricevuta da un cecchino dei Marine, con gli occhi vitrei che fissavano il vuoto, vomitava di continuo mentre i dottori lavoravano in fretta per salvargli la vita, mentre i membri della sua famiglia piangevano dietro di me. “Gli americani hanno tolto la corrente elettrica giorni fa, e così non possiamo togliergli il vomito dalla bocca,” mi dice un dottore, furibondo. Li hanno caricati entrambi su un’ambulanza e portati di corsa a Baghdad, soltanto per morire lungo il tragitto.

Un altro bambinetto giaceva su un lettino dove c’erano schizzi di sangue, anche lui colpito da un cecchino. La nonna del bimbo era sdraiata lì vicino: le avevano sparato mentre cercava di portare via i bambini dalla loro casa per scappare dalla città. Era sul letto, moribonda, stringendo ancora in mano la bandiera bianca della resa, insanguinata. Centinaia di famiglie erano intrappolate nelle loro abitazioni, terrorizzate dai cecchini americani che sparavano dai tetti e dai minareti delle moschee ogni volta che vedevano qualcuno che passava davanti a un finestra.

Le sacche di sangue si tenevano in un frigorifero per alimenti, venivano scaldate sotto l’acqua corrente prima di essere date ai pazienti. Non c’erano anestetici. Le luci si spegnevano quando il generatore rimaneva senza combustibile, e quindi i dottori che avevano lavorato per giorni e giorni, lavoravano con la luce fornita da uomini che tenevano in mano degli accendini o pile tascabili quando il sole tramontava. Inutile dire che non c’era aria condizionata all’interno dell’ambulatorio pieno di vapore.

Una dopo l’altra, le vittime dell’aggressione militare americana, venivano portate nell’ambulatorio; erano quasi tutti donne e bambini, trasportati lì da familiari in lacrime. Le persone che non erano state colpite dalle bombe lanciate dai velivoli militari, erano state uccise dai cecchini statunitensi. L’unica ambulanza che funzionava, destinata all’ambulatorio si trovava all’esterno e aveva fori di proiettile nelle fiancate e un piccolo gruppo di buchi causati dagli spari sul parabrezza, dal lato del guidatore. L’autista, con la testa bendata a causa delle escoriazioni prodotte dalla pallottola di un cecchino, si rifiutava di raccogliere altri morti e feriti.

Il capo del Pentagono Mattis

In piedi vicino all’ambulanza, frustrato, Maki ci ha detto: “Quelli [i soldati americani], hanno sparato contro l’ambulanza e hanno sparato all’autista dopo aver controllato e ispezionato il suo veicolo e dopo aver visto che non trasportava nulla. Poi gli hanno sparato. E poi hanno sparato all’ambulanza. E ora non ho l’ambulanza per evacuare più di 20 feriti. Non so chi sta facendo tutto questo e perché lo fa. E’ terribile; non è mai accaduto prima. E non che chiamare perché sembra che nessuno ascolti.”

Il fiume di pazienti rallentò e diventò un flusso sporadico quando venne la notte. Maki era seduto con me, mentre condividevano le sigarette, in un piccolo ufficio sul retro dell’ambulatorio. “Per tutta la vita ho creduto nella democrazia americana,” mi ha detto con voce esausta per 47 anni ho accettato l’illusione che l’Europa e gli Stati Uniti fossero una cosa buona per il mondo, i portatori di democrazia e libertà. Ora vedo che ci sono voluti 47 anni per aprire finalmente gli occhi sulla terribile verità. Non sono qui per portare nulla di simile alla democrazia o alla libertà.

Ora vedo che sono state tutte bugie. Agli americani non gliene frega niente della democrazia o dei diritti umani. Sono peggiori perfino di Saddam.” Gli ho chiesto se gli dispiaceva se lo avevo citato con il suo nome. “Che cosa mi faranno che non hanno già fatto qui,” mi ha detto.

Un’altra macchina è saltata oltre il cordolo all’esterno e un uomo che era ustionato dalla testa ai piedi è stato traportato nell’ambulatorio su una barella. Certamente è morto presto poiché non c’era nessun modo in cui questo ambulatorio poteva curare queste massicce ustioni. Maki, frustrato e sotto shock, ha detto: “Hanno detto che ci sarebbe stato un cessate il fuoco alle 12, e così la gente è uscita a fare un po’ di spesa. Tutti quelli che sono usciti sono stati colpiti dagli spari e questo posto era pieno, e la metà erano morti.”

Più di 20 cadaveri erano stati portati in questo ambulatorio nelle ultime 24 ore del “cessate il fuoco.” Poco dopo, un’altra macchina è sbandata per fermarsi ed è stato scaricato un uomo colpito da bombe a grappolo. “Gli americani hanno spesso usato bombe a grappolo, qui,” mi dice Maki cupamente. “E naturalmente gli piace il loro uranio impoverito, DU (depleted uranium).

E’ chiaro che la scelta fatta da Trump di nominare come Segretario alla difesa, Mattis, un criminale di guerra non perseguito legalmente, è ancora un altro atto vergognoso contro la giustizia e lo stato di diritto internazionale.

Mattis era un comandante di Marine di alto livello che ha guidato entrambi gli assedi di Fallujha e che poi ha svolto un ruolo attivo nell’assicurarsi che 8 marine coinvolti in un massacro se la cavassero senza un’adeguata punizione.

Questi sono soltanto alcuni dei suoi momenti salienti in Iraq.

Immaginate che cosa potrebbe fare al resto del mondo.

Dahr Jamail, reporter dello staff di Truthout, è l’autore di: The Will to Resist: Soldiers Who Refuse to Fight in Iraq and Afghanistan (Haymarket Books, 2009), Beyond the Green Zone: Dispatches From an Unembedded Journalist in Occupied Iraq (Haymarket Books, 2007). Jamail ha fatto servizi giornalistici dall’ Iraq per più di un anno, e anche da Libano, Siria, Giordania e Turchia negli ultimi 10 anni; ha vinto il premio per il Giornalismo di inchiesta, intitolato a Martha Gellhorn, oltre ad altri riconoscimenti.

Fonte: Zcom.org

Originale: Truthout

Traduzione: Maria Chiara Starace

www.znetitaly.org

*Dahr Jamail, reporter dello staff di Truthout, è l’autore di: The Will to Resist: Soldiers Who Refuse to Fight in Iraq and Afghanistan (Haymarket Books, 2009), Beyond the Green Zone: Dispatches From an Unembedded Journalist in Occupied Iraq (Haymarket Books, 2007). Jamail ha fatto servizi giornalistici dall’ Iraq per più di un anno, e anche da Libano, Siria, Giordania e Turchia negli ultimi 10 anni; ha vinto il premio per il Giornalismo di inchiesta, intitolato a Martha Gellhorn, oltre ad altri ricDahr Jamail, a Truthout staff reporter, is the author of The Will to Resist: Soldiers Who Refuse to Fight in Iraq and Afghanistan (Haymarket Books, 2009), and Beyond the Green Zone: Dispatches From an Unembedded Journalist in Occupied Iraq (Haymarket Books, 2007). Jamail reported from Iraq for more than a year, as well as from Lebanon, Syria, Jordan and Turkey over the last 10 years, and has won the Martha Gellhorn Award for Investigative Journalism, among other awards.

His third book, The Mass Destruction of Iraq: Why It Is Happening, and Who Is Responsible, co-written with William Rivers Pitt, is available now on Amazon.

Dahr Jamail is the author of the book, The End of Ice, forthcoming from The New Press. He lives and works in Washington State.

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  1. the Roman 5 mesi fa

    Il diavolo non e’ mai cosi’ brutto come lo si dipinge… a volte e’ anche peggio.

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  2. Giorgio 5 mesi fa

    Sono spiacente per Piero V. ma considero tutti i militari via di testa cioè dei psicopatici, logicamente con una intensità diversa.

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    1. mimmo 5 mesi fa

      questa poi…già è un grosso errore quello di esprimersi per pregiudizi,
      ma poi tirare in ballo una persona equilibrata e serena come il sig. Piero, è proprio una sciattoneria!
      Sono stato sottufficiale nell’esercito italiano quando c’era ancora il servizio di leva e di psicopatici di tutto lo stivale ne ho visti.
      Anche tra i militari semplici che dopo 12 mesi tornavano nella normalità della vita civile.
      Tanta gente per bene, anche tra gli ufficiali e sottufficiali.
      Dubito fortemente che lei abbia avuto questo privilegio.
      In ogni caso, non le appare perlomeno esagerato un paragone tra Mattis e il Sig.Piero?
      Chi è tra i due il militare? Certo non Mattis!

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      1. Citodacal 5 mesi fa

        A livello generale (non voglio includere per forza di cose Giorgio) s’è diffuso un grosso fraintendimento tra ciò che è marziale e ciò che è militaresco, complice e responsabile l’espandersi di questa seconda circostanza; la marzialità dunque è elemento sostanzialmente alquanto differente dal militarismo (a ciò può valere, come immediato paradigma, il drammatico dialogo per radio che intercorre, nello splendido film “La sottile linea rossa” – Terrence Malick, 1998 – tra il colonnello interpretato da Nick Nolte e il capitano di origini greche interpretato da Elias Koteas).
        Purtroppo si può osservare come, in casi spesso eclatanti, il militarismo prenda appunto il sopravvento sulla marzialità, avvelenando i pozzi che sono all’origine della stessa (in ciò conformandosi all’epoca di decadenza attuale). Se ad esempio fa parte della marzialità l’avere un comportamento onorevole (e l’onore non è mai un fatto esclusivamente personale, bensì rapportato all’interezza della circostanza), ne consegue che non sia affatto marziale l’uccidere civili inermi, imporre ordini assurdi ai propri sottoposti, arrogarsi diritti o trattamenti arbitrari derivanti dalla semplice ingiunzione del grado, impartire un trattamento disumano ai prigionieri e varie altre “amenità” da copione. Perfino alla prestigiosa accademia di West Point, qualche anno addietro, uno scandalo che implicava moleste e sevizie ai danni di un cadetto di sesso femminile venne insabbiato e messo a tacere: comportamento assolutamente aberrante per i valori di un militare “marziale” poiché, quale che sia il sesso o qualsivoglia altra caratteristica di un compagno d’armi, il soggetto dev’essere considerato tale sotto ogni aspetto, cioè come un sodale le cui decisioni integre possono fare la differenza in prima linea. Invece di preoccuparsi a costruir loro la copertura quindi, i responsabili di quell’odioso gesto avrebbero dovuto essere cacciati dall’accademia a sonori calci in culo e col massimo del disonore possibile!

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        1. Giorgio 5 mesi fa

          Non sono vittime ne di un grosso ne di un infimo fraintendimento, Citodacal, quella poca etimologia che conosco la uso con cognizione.
          Google dichiara: “marziale
          mar·zià·le/
          aggettivo
          1.
          Che trova applicazione nell’ambito giuridico determinato da circostanze eccezionali o di guerra.”

          I carabinieri sono militari, le già guardie forestali sono state conglobate nella prima arma, i marinai, come Pietro, vanno ad accogliere gl’invasori contro la volontà della maggioranza del popolo italiano.
          Le guardie di finanza sono militari che usano la violenza delle armi per assoggettare la popolazione alla volontà di terzi, l’esercito nemmeno lo considero perché lo ritengo composto da una massa di poveretti, gli avieri si sono adattati a giocare con le play-station che credono di ammazzare degli ologrammi, ciò è quello che hanno fatto nell’ex Jugoslavia, in Afganistan, in Iraq ed in Libia ed ora in altri modi in Siria.
          Per il resto mi trattengo perché da ciò che ho letto capisco di trovarmi di fronte a dei bamboccioni inesperti. Con le armi non si gioca si ammazza.

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          1. Citodacal 5 mesi fa

            Non si limiti all’attuale, ma ripercorra all’indietro la storia e il valore sociale del “miles”. Prima di giudicare superficialmente gli altri bamboccioni. Poi faccia come vuole: ma un conto è il dissenso, un altro il pregiudizio.

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          2. Giorgio 5 mesi fa

            Non credo ad una sola parola di ciò che leggo, Citadacal, sono della linea tommasiana, ci devo mettere il dito, perciò ritengo vero solo ciò che vivo, dal momento che sono un contadino, i quadri mirabilmente dipinti dai loro autori aventi come soggetto nature morte non hanno mai nutrito nessuno.
            Un “pazzoide” vissuto due millenni or sono mi ha raccomandato di giudicare dai frutti, certo è che questi sarebbero marci se dovessi rifarmi ai “miles” (?).
            Non è corretto estrapolare un unico passo da un concetto molto più ampio, da lei non me lo sarei aspettato.
            Così operando si può attribuire al proprio interlocutore qualsiasi cosa.
            Quando uno scrive che la naja durava dodici mesi cosa le avrei dovuto rispondere secondo lei?
            Che lo eleggevo a mio mentore?
            Chi non sa cosa scrive è preferibile che si dedichi a scavare buche e poi ricoprirle.
            Qui dentro non c’è solo Tania.

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          3. Giorgio 5 mesi fa

            Dimenticavo, il mio non è un pregiudizio ma proprio un giudizio perché a differenza di Brodoglio che sostiene “chi sono io per giudicare?” non essendo ipocrita e non volendomi nascondere dietra ad un dito, Citodacal, mi assumo ogni responsabilità.
            Il buonista od il politicamente corretto non è il mio mestiere.
            Qui le accuse si spargono un tanto al kilo, il buon Eugenio Orso mi ha accusato di essere un troll e chissà cos’altro, conviene guardarsi allo specchio prima di spagliare.

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          4. Citodacal 5 mesi fa

            Caro Giorgio, non riesco a comprendere dove io abbia estrapolato parzialmente (peraltro ho fatto la premessa che intendevo ritenerla esente dalle mie considerazioni, parlando d’un livello d’intendimento generale, sia in chi militare è quanto in chi ne osserva i tratti, constatato in diecine d’anni a questa parte). Forse nel citare la sua accusa d’essere bamboccioni? Semplicemente non la posso accettare, perché appare superficiale, oltre che irriguardosa, nel contesto di riferimento, ovvero se applicata indistintamente a qualsiasi attività e soggetto a risvolto militare (rivendicando io a pieno titolo la differenza sedimentata tra militarismo e marzialità, di cui più oltre darò brevi indicazioni). Posso ben comprendere che non si nutrano né simpatie, né attitudini alla vita militare e che se ne auspichi la scomparsa (e per un certo periodo anch’io mi sono cullato in questa volonterosa illusione). Ma la realtà dimostra che il possedere una capacità offensiva, a scopo difensivo, purtroppo può essere necessario poiché come appare evidente dalla prassi, è spesso il nemico a scegliere d’essere nemico, così come il delinquente ad essere criminale. E il possedere detta capacità non è, né deve essere sinonimo, d’applicazione indiscriminata della stessa: se lo diventa, sancisce la decadenza del principio, la cui errata applicazione diventa allora problematica, così come per l’uso errato e mal disciplinato della forza in qualsivoglia ambito umano.
            In questo ambito mi permetta di affermare che la sua citazione da Google è affatto insufficiente – poiché lo è nella sintesi della fonte, e non per causa di Lei – a definire una realtà antica e sfaccettata quando il mondo e tale da aver preservato, ad esempio, la Grecia classica dall’invasione persiana, nonché implicante tutta un’altra serie di valori formativi utili al comporre una società coesa (e l’India ne propone un intero poema dai risvolti pienamente trascendenti e sapienziali, così come i trattati giapponesi d’arte della spada d’epoca Tokugawa – ma non solo).
            Credo non ci sia alcun dubbio sull’accordo comune a considerare soggetti come Mattis pericolosi e infausti (stando la presentazione del medesimo elemento e i suoi precedenti) quanto il dottor Stranamore e accoliti vari, proprio perché la degenerazione del principio, medico quanto militare, del “primum non nocere” è degenerata al punto che i militari spesso prima agiscono e poi semmai riflettono (Lao-tze dichiara essere miglior guerriero colui che evita dal combattere direttamente: questo è un principio marziale), così come le multinazionali di BigPharma si preoccupano di nuocere abbastanza per poter vendere i loro farmaci: ma questo non è un comportamento etico degno né del “miles”, né del “medicus”, e se l’attuale sistema ne ha creato e favorito l’aberrazione per abuso di forza e di potere, ebbene sarebbe simile al gettare il bimbo assieme all’acqua sporca il disconoscerne i principi primevi con cui le due attività nascono e fino a un certo punto si perpetuano (continuando tuttavia a farlo nell’intenzione innegabile dei soggetti coscienziosi d’ambedue le funzioni).
            La cultura del “miles” (il vedico “kṣatriya”) nasce legata pari passo a quella dell’amministrare equa giustizia, dunque prevede e pretende pieno equilibrio e padronanza di se stessi per poter attendere a questo delicato compito; se nel tempo la tempra dell’umanità si è sfilacciata al punto di capovolgerne e snaturarne il senso – di questo ritroviamo ovunque piena e triste testimonianza, anche nelle definizioni che Lei stesso correttamente enumera – non è motivo sufficiente per ripudiarne in via assoluta le origini reali, le quali sono state svuotate nella loro originaria funzione. Esiste infatti fondamentale diversità tra militarismo e marzialità (il primo termine intende esattamente la distorsione del secondo, con buona pace di Google che, per motivi ovvi, si attiene al senso più superficiale) e un testo come Hagakure, oltre che un’abbondante messe d’altrettanti, ne è la più evidente prova, accanto alla pratica tradizionale e storica di coloro che ne attingevano le rigorose regole di comportamento educativo: che poi la bassa natura umana spesso prevalga sull’intento formativo – viepiù nei tempi attuali -, appartiene a un altro discorso, ma è a quella ad imputarsi la responsabilità, non all’intento di base.
            Se quindi riusciamo a comprenderci e mantenere una dialettica entro allo spazio testé delineato, peraltro in via del tutto riassuntiva, che attinge al senso profondo e reale intessuto nella storia e nella cultura, anche assai precedente, allora bene: io stesso porto un’accusa – per quanto possa valere collettivamente… – all’attuale diffuso metodo “militaresco”, raramente davvero marziale (nell’accezione che spero aver adeguatamente delineato), perché altro non ha fatto che degenerare: e prove lo sono, tra il resto, l’elevata percentuale di disadattati angloamericani in ritorno dai vari fronti sparsi per il globo, quanto le penose diatribe medico legali, concernenti pure militari italiani, in merito alla ufficialmente negata intossicazione da armi all’uranio impoverito, causa di cancro e patologie svariate, nonché altre “facezie” del genere (problema già presente durante la naja del sottoscritto, dovuto alle emissioni di particolari radar e apparecchiature d’aggancio e puntamento della contraerea).
            In altro caso dalla volontà di comprendere il livello di riferimento del problema, una polemica sterile non m’interessa affatto né intendo alimentarla. Le auguro buona serata.

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          5. Giorgio 5 mesi fa

            La ringrazio per la sua ampia ed argomentata esposizione ma praticamente ha lasciata inevasa ogni mia osservazione.
            Archivio che le nostre posizioni sul tema sono diametralmente opposte ed è giusto che sia così a dimostrazione che ragioniamo ognuno con la propria testa e non l’abbiamo consegnata all’ammasso della sinistra.
            Noto anche che lei non è mai vissuto nel territorio della Serenissima, occupato militarmente dall’Italia, e quando scrivo occupato non è un eufemismo ma la pura realtà. Sono certo che se la corposa e nutrita presenza delle forze militari nel suolo sullodato fosse estesa anche ad altre regioni italiane la criminalità organizzata tanto strombazzata sarebbe da un pezzo evaporata.
            Qui mi fermo perché ho messo troppa carne al fuoco, anche nei miei precedenti commenti, ed è rimasta a carbonizzare.
            Vede Citodacal, io ho parlato in generale dei militari, non ho rivolto accuse specifiche a qualche persona qui ospite, a differenza invece di essere oggetto di mirati attacchi, non solo di Orso, ma di molti altri, nessuno ha mai espresso parole a valenza negativa verso la categoria degli agricoltori a cui mi onoro di partecipare. Quindi ritengo fuori luogo ogni difesa d’ufficio che qui qualcuno si è avvocato.
            Tanto le dovevo.

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  3. Mardunolbo 5 mesi fa

    Ah,be, se questo è il nuovo segretario alla difesa negli Usa, andiamo di male in peggio ! Del resto negli Usa probabilmente utilizzano come in Italia ed altre nazioni, i più servili cani da guardia per addestrarli alle azioni militari. Quindi la capacità intellettiva non può risultare notevole…
    Ma quando si palesano criminali, allora dovrebbero rimanere quantomeno nell’ombra Ma non si può chiedere ad una nazione criminale di condannare i suoi soldati criminali…come quanto successe in Sicilia durante l’invasione Usa (2a guerra mondiale, poco prima dell’armistizio di Cassibile del settembre 1943) ove furono non pochi gli episodi di fucilazione ai soldati valorosi che si arrendevano per il solo fatto di aver dato “filo da torcere” ai marines Usa.Per avere una idea + chiara della criminalità insita in questi individui che si proclamano democratici ma sopra ogni altro umano, leggere il libro di Alfio Caruso:”arrivano i nostri”

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    1. Citodacal 5 mesi fa

      Se non mi difetta la memoria, nel 1944 qualcuno all’interno delle forze armate americane tentò, ma senza successo, di mandare sotto processo il generale Mark Wayne Clark per l’esito disastroso dell’assalto operato, per suo preciso ordine, dalla 36a Divisione di Fanteria texana attraverso il fiume Rapido, in prossimità del fronte di Cassino; l’ inopportuno attacco portò alla quasi totale distruzione della Divisione, creando sconcerto, risentimento e demoralizzazione su buona parte della linea americana. Per dire che, quando ci si mettono, mostrano di non avere alcun ritegno nemmeno nei confronti dei loro propri uomini. Anche i metodi rudi e sbrigativi e il carattere di Patton non godevano di molta stima tra i suoi soldati; il disegnatore satirico-umoristico Bill Mauldin, allora sergente sotto di lui – viene citato anche da Snoopy nelle strisce di Charles Schulz – ebbe col generale un difficile faccia a faccia, poiché quest’ultimo considerava con disprezzo la visione scarna, antiretorica e realistica delle vignette di Mauldin in merito alla guerra, molto popolari invece tra i soldati di prima linea, ritenendola indebitamente estrema, debole e disfattista.

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  4. Salvatore Penzone 5 mesi fa

    A salvarci dal Nazismo è stata la Russia non certo l’America che è intervenuta solo dopo il mancato sfondamento e i primi segnali di arretramento della grande armata schierata da Hitler sul fronte orientale. L’esercito russo era già pronto a spazzare via le linee di difesa tedesche e gli Stati Uniti avevano paura che da solo avrebbe liberato l’intera Europa, fu questo il vero motivo della loro discesa in campo. In realtà l’industria bellica tedesca fu finanziata da un cartello industriale e petrolifero di cui facevano parte banche inglesi, industrie e banche americane ma questo non si trova nei libri di storia e viene accuratamente nascosto dai media. Gli stessi cartelli che oggi hanno concepito la globalizzazione liberista e sono dietro la politica guerrafondaia degli USA. Il Nazismo non è mai sparito, anzi con la discesa in campo degli Stati Uniti è riuscito a tramutare in una vittoria la sconfitta che ha patito grazie alla Russia. Quindi nessuna meraviglia, il comportamento dell’allora generale Mattis è assolutamente coerente con la natura dell’élite che governa quella nazione.

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    1. Christian 5 mesi fa

      Esatto Salvatore, si tratta proprio di questo. Nella realtà militare americana, uno come Mattis è la normale routine. Anche il soprannome “Mad dog”, cane pazzo, mica viene nascosto o sminuito, ma viene esaltato come fosse una cosa buona. Buona parte del sistema nazista venne importato clandestinamente dalla Cia negli Usa: scienziati sopratutto, ma anche dirigenti e capi dei servizi segreti come Heinrich Müller comandante dell’Amt IV del RSHA e della Gestapo dal 1939 al 1945, o come Reinhard Gehlen, che fù il direttore dell’intelligence sul fronte orientale durante gli anni della seconda guerra mondiale, e che venne poi reclutato dalla Cia, al fine di organizzare una rete di spionaggio contro l’Urss e il Patto di Vrsavia, e fu a capo del BND (Bundesnachrichtendienst, servizio segreto nato nella Germania ovest) fino alla fine degli anni sessanta. Von Brawn, il padre del programma spaziale americano, che progetto anche il Saturno-5, sotto i nazisti lavorava per la Luftwaffe sulle V2. Il nonno dell’ex presidente Usa George “dubya” Bush, Prescott Bush, ricevette la massima onoreficenza che il regime nazista concedeva agli stranieri, per via della sua collaborazione con i nazisti. Henry Ford, feroce antisemita (nel vero senso della parola) si fece in non in 4, in 4000, per aiutare Hitler, fornendogli tutto ciò che gli chiedeva, mentre si rifiutò di vendere anche alla Gran Bretagna in guerra con la Germania nazista. E ci sarebbero centinaia di altri esempi, di persone, politici, multinazionali e banche che collaborarono con la Germania nazista anche durante gli anni in cui gli Usa e la Germania erano in guerra. Gli Usa in Germania nonbombardarono MAI le filiali tedesche delle multinazionali americane o le industrie tedesche che cooperavano con gli Usa, tanto che tra lapopolazione civile si era diffusa la consapevolezza che gli impianti industriali, specialmente quelli americani erano i posto più sicuri!. Gli Usa, la Nato, l’EU nella sua attuale forma sono, anche per via dei loro comportamenti passati e presenti, sono la continuazione del Nazifascismo sotto mentite spoglie, e dovrebbe bastare solamente il fatto, tra gli altri, che l’EU, la Nato e gli Usa hanno piazzato a Kiev un regime dichiaratamente russofobo e neonazista, e continuano a sostenerlo tutt’ora (anche se è un regime con i mesi contati) in funzione anti russa.

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  5. michy 5 mesi fa

    decenni di condizionamento mentale attuato dalla scuola,media e filmografia hollywoodiana stanno finalmente vacillando sotto il peso sempre + insostenibile della menzogna…..

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