"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Italia: disoccupazione, disinformazione e piddi’

di Eugenio Orso

Quale è’ il legame fra disoccupazione/inoccupazione, altissima di questi tempi, e la disinformazione, imperante anche in materia di andamenti economici e occupazionali nel nostro paese? Il trait d’union è senza ombra di dubbio il governo affidato dalla troika al piddì, o meglio, la necessità di tenerlo in piedi anche come consenso (fittizio?) espresso negli immancabili sondaggi.

Il sotto-potere piddino ha necessità di presentare al volgo i suoi presunti successi, in materia di “lotta” alla disoccupazione e l’altrettanto vitale necessità di disinformare la popolazione, millantando andamenti economici sia pur moderatamente positivi.

Ecco perché si da molta enfasi al modesto ridursi della disoccupazione ufficiale in Italia, notizia rimbalzata su tutti i media in questi giorni. Un po’ più in sordina, per ovvi motivi, la contestuale avanzata della deflazione, testimoniata da un calo dell’indice dei prezzi di qualche decimale di punto. Infatti, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività assume andamenti negativi, in questa fine d’anno, smentendo clamorosamente le previsioni (artefatte) di Padoan e del governo.

Il sistema di disinformazione mediatica in atto, a supporto del piddì collaborazionista della troika, mette in evidenza il (modesto) calo del tasso di disoccupazione ufficiale, che è valutato dall’Istat all’11,5% della forza lavoro in ottobre, ma non può esimersi dall’avvertire che contemporaneamente aumentano gli scoraggiati/ inoccupati, infatti, secondo la stessa fonte, gli occupati diminuiscono di quasi quarantamila unità. E’ evidente che parte significativa del calo dei disoccupati censiti alimenta non nuova occupazione, ma le file degli scoraggiati che non cercano più un lavoro, mentre l’occupazione continua a diminuire. Gli inoccupati sono riserva della riserva, cioè del grande esercito di lavoratori di riserva che esiste fin dai tempi di Marx.

Come se non bastasse, sono in aumento i Voucher, indicatori di massima precarietà e di lavoro saltuario, utilizzati dai datori di lavoro per pagare (poco) il “lavoro accessorio”, fuori dai regolari contratti. Bonus bebè e buoni lavoro sono le sole cose che può concedere, a una popolazione sempre più stracciona, un governicchio euroservo e troikista come quello piddino-renziano. Per il resto, sono mazzate continue, passate presenti e future, tanto che l’ex coop Giuliano Poletti, ministro contro i lavoratori per la distruzione del welfare, ha già lanciato il sasso nello stagno (per studiare le reazioni dei colpiti) ipotizzando di sostituire l’”attrezzo vecchio” dell’ora lavorata con qualcos’altro. Persino gli schiavi del mondo antico non avevano questo “attrezzo vecchio”!

L’infernale triangolazione disoccupati in calo, occupati anch’essi in calo e inattivi/scoraggiati in crescita è palesemente una spia della cattiva situazione economico-produttiva del paese.

Tuttavia, gli esponenti piddini gongolano, amplificati dai media, per il solo calo del tasso di disoccupazione ufficiale, decontestualizzandolo in modo truffaldino, e cioè considerandolo disgiuntamente dal numero degli occupati, in calo, e da quello degli inattivi, in crescita. “Non ci accontentiamo”, “#Italiacolsegnopiù” e altre corbellerie, scrivono costoro nei tweet con trionfalismo provocatorio. Renzilandia, come la definisce ironicamente qualcuno in contrapposto all’Italia reale, è anche questo, anzi, soprattutto questo, quando si parla di andamenti economico-produttivi e aspetti sociali. Tutto ciò fa parte dell’ondata di disinformazione che dovrebbe nascondere la realtà, economica e sociale, o almeno renderla confusa e illeggibile per il volgo, nonostante la sempre più difficile esperienza quotidiana.

In una simile situazione, se si volesse fare veramente la lotta alla disoccupazione, si tornerebbe indietro agendo sull’età pensionale e riducendola a sessant’anni, ma soprattutto, andando all’origine del problema, si uscirebbe completamente dal cerchio infernale delle politiche neoliberiste d’austerità (esclusivamente per la popolazione) imposte dai trattati europei. Il che vorrebbe dire uscita in tempi brevi dall’euro e dalla sedicente unione, provvedere a nazionalizzare con urgenza il sistema bancario e ciò che resta della grande industria, estinguere la precarietà (compreso lo jobs act), stabilire salari e pensioni minimi non irrisori (almeno 1.000 euro mensili netti), sotto i quali non si può andare. Cosa impensabile non solo per il piddì euroservo – che mai e poi mai lo farebbe, suscitando le ire dei suoi vendicativi padroni! – ma anche per le cosiddette opposizioni parlamentari, come il cinque stelle e la Lega+centrodestra, che difficilmente, una volta al governo con regolari elezioni politiche (per pura ipotesi, se non per assurdo!), avrebbero il coraggio e la volontà politica di farlo veramente.

Ciò che ci resta, in simili contesti dove il bicchiere mezzo vuoto che presto sarà vuoto lo si fa passare per mezzo pieno, non è la speranza, ma la certezza che continuerà, sine die, la mortale triangolazione disoccupazione-disinformazione-governo del piddì.

Fonte: Pauper Class

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