"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Italia. Cronache della sub colonia, l’ultima trovata del sistema per accattivarsi il consenso: cambiare le facce dei politici

Renzi alfano Letta

 

Nelle strategie delle centrali finanziarie dominanti, l’Italia, nel contesto europeo, possiamo essere sicuri che rappresenti un caso particolare, un teatro di “sperimentazione” dove si attuano dei sistemi di controllo e di gestione occulta che ancora debbano essere utilizzati in altri “mercati”.
Il grande capitale finanziario e la “elite” che ne gestisce gli interessi e che (dietro le quinte) dispone le operazioni inviando le sue direttive ai funzionari in loco, immaginiamo che abbia dato un ordine perentorio:
cambiare le facce dei politici poiché quelli che ancora persistono sulla scena sono del tutto impresentabili. Sarebbe controproducente mantenerli nelle posizioni”. La parola d’ordine è cambiare, sostituire, innovare”.


Ecco quindi che vengono catapultati volti presentabili di quarantenni o di trentacinquenni che vengono in TV a discutere di programmi dei partiti (rinnovati), di riforme elettorali e di nuovi equilibri. Il PD, il partito leader della coalizione, si è appena dato un nuovo segretario,Matteo Renzi, un trentanovenne rampante, allevato alla scuola del partito ma apparentemente si presenta come un manager della politica, un volto nuovo e presentabile, una loquela sciolta ed accattivante, pompato e sostenuto da una massiccia campagna di marketing (come mai si era vista), finanziata da banche ed entità finanziarie che appoggiano il candidato che ne hanno permesso la sua elezione alla segreteria del PD.

Rimane la contraddizione del quasi novantenne presidente della Repubblica che detta l’agenda e tutela la coalizione di governo, a garanzia dei mercati e della finanza estera.
In realtà, se si vanno a spulciare i programmi dei nuovi “quarantenni”, si vede subito che poco o nulla cambia, visto che nessuno mette in discussione l’adesione all’ideologia neoliberista che ha prodotto la crisi in cui si trova l’Europa e l’Italia in particolare. Si parla di riforme di facciata, liberalizzazioni e privatizzazioni per dare l’impressione di un “nuovo corso”. In concreto si prepara una cessione di beni patrimoniali ed aziende di Stato che andranno a finire nel circuito delle grandi “corporations”.
Un copione già visto con le privatizzazioni degli anni ’90 attuate dai Ciampi, Amato, Prodi, D’Alema e compagni.
Si parla di tagli alla spesa pubblica ed alle spese della politica, se ne parla in realtà da anni senza che si scalfisca il gigantesco apparato politico clientelare ne’ tanto meno le  burocrazie parassitarie, una “mano morta” che si presenta ormai come insostenibile per le finanze pubbliche ed intollerabile per l’opinione pubblica.

Questo è un dato scontato con il quale sono d’accordo tutti a partire dalle centrali di potere mondialiste che vogliono per l’Italia una gestione più snella che tuteli sostanzialmente i propri interessi di libera circolazione dei capitali, di controllo del sistema bancario, di riscossione di interessi sul debito, di omologazione del mercato, di livellamento delle condizioni di lavoro, di assoggettamento alle normative europee che sono già programmate per arrivare ad un unico grande mercato mondiale integrato tra Europa, USA e Canada che permetterà la supremazia delle grandi “corporations” internazionali.
Identiche le necessità della Germania, il paese leader in Europa che ha interesse a vedere scomparire la fastidiosa concorrenza dell’industria manifatturiera italiana, il rientro dei crediti per le proprie banche e, possibilmente, il drenaggio del risparmio privato dei cittadini italiani, ancora notevole. Tutto possibile anche grazie all’euro che avvantaggia la Germania e penalizza sia lo Stato che le imprese italiane. Lo Stato obbligato ad utilizzare una moneta straniera , presa a prestito dal cartello bancario dietro interessi, le imprese impossibilitate ad avere il credito ed obbligate a vendere nell’export con moneta sopravalutata.

Un accurata regia vuole far credere agli italiani che dei nuovi personaggi, anagraficamente più giovani, possano portare un “cambiamento” con un taglio alle spese della casta, maggiore efficienza dei servizi pubblici  e quindi cercano di pilotare il consenso degli elettori grazie a campagne mediatiche ben studiate.
D’altra parte un in paese che non dispone di alcuna sovranità, non dispone di una moneta propria, non può legiferare sulle materie più importanti (credito, industria, concorrenza, assicurazioni, commercio, agricoltura, ecc.) se non adeguando le proprie norme a quelle europee, dove quindi lo stesso Parlamento può soltanto  ratificare le norme decise a Bruxelles, quali margini di manovra potrebbe avere il governo per decidere una propria politica economica, un proprio bilancio, un eventuale rilancio di opere pubbliche per dare lavoro ? Nessuno.

Di conseguenza si adottano delle tecniche di distrazione di massa evitando di parlare dei nodi essenziali: la subalternità del paese agli interessi esterni, la totale ed assoluta mancanza di sovranità.
Questo è un argomento tabù che si evita accuratamente di enunciare anzi, se qualcuno si permette di evidenziare il problema, questi viene immediatamente tacciato di “populista”, “complottista” e nemico del progresso e dell’Europa.

Eppure risulta evidente il fallimento di questa Europa in mano ad una oligarchia tecno finanziaria ( non eletta da nessuno) che decide per tutti in base a politiche monetariste di austerità che hanno prodotto recessione, indebitamento e disoccupazione, politiche che hanno gettato nella miseria e nell’indigenza paesi come la Grecia e che hanno determinato l’impoverimento generalizzato dei ceti medi e popolari in Italia come in Spagna ed in Portogallo ed in Grecia.
Parlavano di maggiore integrazione e l’Europa ha prodotto molta disgregazione e rivalità fra i vari paesi ,con la Germania in particolare che si è ben guardata di prendersi in carico una parte dei debiti degli altri paesi, la stessa Germania che aveva scaricato sull’Europa buona parte dei costi della riunificazione.
L’Italia poi è uno dei paesi messi ancora peggio quanto a conseguenze su indebitamento, disoccupazione, cauta del PIL, caduta della domanda interna e dei consumi.
Nonostante questo non è consentito mettere in questione la “sacralità” dell’euro, le politiche monetariste, anzi l’Italia dispone di un governo guidato da un personaggio come Letta che aveva scritto “morire per Mastricht”, che aveva dichiarato di vedere l’Europa come “ una mamma affettuosa” e che ad ogni occasione parla di “più Europa” per rispondere alla crisi.
Ci si chiede certe volte se questi creda davvero lui stesso a quello che dice e ci sarebbe da preoccuparsi della sua sanità mentale.

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