"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Intesa tra Buenos Aires e Mosca come tassello del mosaico multipolare

Putin con Cristina Kirchner

Pubblichiamo una interessante analisi  di  Enrico  Trotta

Nonostante la crisi Ucraina sia ancora lontana dall’essersi  conclusa, si può certamente affermare che tutto ciò che il governo statunitense sia riuscito a stringere fra le mani, fino ad adesso, sia una manciata di sconfitte politiche. In queste settimane la macchina propagandistica occidentale, come di consueto, si è messa in moto e, inarrestabile, ha diffuso immagini di una Russia isolata, senza dubbio dalla parte del torto. Questa visione non regge nemmeno ad una lettura prima facie degli avvenimenti odierni. Com’è noto, i paesi del BRICS – che non sono certamente realtà marginali – hanno deciso di non schierarsi dalla parte della NATO. Con essi, nel corso della crisi, numerosi altri governi hanno espresso riserve e perplessità.

L’ordine unipolare, figlio della fine della Guerra fredda, ancora una volta ha dimostrato la sua fragilità, ma la sconfitta politica di Obama risiede anche in un altro fattore: quello che ha convinto tutti quei governi “non allineati” dell’urgente necessità di rafforzare maggiormente i propri rapporti economici, politici e militari, in vista di una nuova recrudescenza della situazione internazionale. Le sanzioni alla Russia non faranno altro che spingere quest’ultima ad avvicinarsi ulteriormente alla Cina, al Brasile, all’India, al Sudafrica e alle altre economie emergenti che si sottraggono al sempre più scricchiolante ordine unipolare. Questa ulteriore spinta alla collaborazione, dettata dalle contingenze, non poteva che avvenire in un momento migliore: la Russia, già da tempo, ha imperniato la sua politica estera verso un graduale ma intenso avvicinamento ai paesi dell’America del Sud. La metaforica traversata oceanica di Mosca trova le sue fondamenta nelle parole di Vasili Belozerov, copresidente della Associazione dei politologi militari:

“I processi che avvengono in America Latina non possono fare a meno di toccare la Russia. In modo particolare perché l’America Latina vive attualmente un periodo di identità civilizzatrice o attraversa un periodo di affermazione di sé nel mondo, e in queste condizioni percepisce la Russia come un coerente combattente contro le intenzioni degli Stati Uniti di instaurare un mondo unipolare. Bisogna tenere a mente che per molto tempo l’America Latina è stata un feudo assoluto degli Stati Uniti. E gli attuali processi in America Latina non piacciono a Washington.”

Non è un quindi per caso che il commercio tra Mosca e America Latina sia quasi triplicato dal 2000 al 2012. La strategia russa però non si ferma solamente al settore economico. E’ proprio nell’ambito militare che si registrano grandi successi, perché i paesi sudamericani hanno deciso di affidarsi agli armamenti russi. L’anno scorso il Perù ha siglato un accordo di 500 milioni di dollari per l’acquisto di 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 e ha espresso interesse per i carri T-90S. Il Brasile, occupando anche un posto di rilievo nell’area come membro dei BRICS, attualmente utilizza elicotteri Mi-35 e Mi-17 e ha deciso di acquistare 7 unità del nuovissimo Ka-62, diventando il primo paese ad importarlo. Anche il Venezuela non si è fatto mancare un’attiva collaborazione in campo militare con Mosca. Per quanto riguarda la protezione dei mari la Russia ha intenzione di imprimere una svolta decisiva. Hanno fatto il giro del mondo i piagnistei occidentali riguardo alla visita a L’Avana della nave ELINT Viktor Leonov nel febbraio di quest’anno. Il governo di Mosca ha recentemente smentito alcune dichiarazioni secondo le quali sarebbero in costruzione delle basi militari russe in territorio latinoamericano, ma ha aggiunto che l’intenzione è invece quella di aprire centri di manutenzione per le navi della Marina Militare. Assodato quindi il legame solido e ormai collaudato con il sud America, è interessante andare a sviscerare i dettagli della cooperazione tra i due paesi già citati nel titolo di questa trattazione: Argentina e Russia. I termini di questa collaborazione sono apparsi negli anni fortemente legati a considerazioni strategiche e economiche, ma certo non sono di poca rilevanza le affinità politiche tra questi due paesi divisi dall’oceano.

Il filo che unisce Mosca a Buenos Aires non è certamente recente: l’inizio delle relazioni bilaterali risale al lontano 1885. L’Argentina, inoltre, fu il primo paese dell’America latina a stipulare un accordo commerciale con l’Unione Sovietica nel 1953, e il volume degli scambi raggiunse il suo picco nel 1981. Naturalmente, la dissoluzione dell’URSS e la conseguente destabilizzazione della Russia compromisero per un breve lasso di tempo il buon andamento delle relazioni. Dal 1998 si assite, però, ad una crescita praticamente lineare del volume degli scambi economici tra i due paesi, situazione che si inserisce coerentemente con il succitato progetto russo di riscoperta dell’America latina. Nell’area, infatti, Cuba ha cessato di essere il principale partner economico della Russia nei primi anni novanta, primato oggi rilevato dal Brasile. Il secondo partner commerciale di Mosca è però proprio l’Argentina. Il commercio bilaterale tra i due paesi è cresciuto nel 2013 del 30%, raggiungendo un volume pari a 2627 milioni di dollari, rispetto ai 1989 milioni dell’anno precedente.
Buenos Aires importa da Mosca principalmente derivati dal petrolio, mentre esporta soprattutto frutta e carne; ma è soprattutto quest’ultimo prodotto che vedrà probabilmente un aumento delle esportazioni nelle prossime settimane, perché la Russia ha recentemente deciso di non utilizzare più carne proveniente dell’Australia, dalla Lituania e dalla Polonia per questioni di sicurezza. Aumenterà quindi il consumo di carne latinoamericana.

Questi dati numerici sono sì freddi, ma riescono bene a riassumere l’esigenza di due paesi, geograficamente distanti, alla collaborazione, vitale in questo caso per interessi geopolitici e strategici. Una collaborazione a cui Cristina Kirchner ha dato un particolare impulso fin dall’inizio del suo mandato presidenziale, accogliendo in patria nel 2010 Dimitri Medvédev, primo presidente russo – considerando anche il periodo sovietico – a calcare il suolo argentino. Nel 2009 è stato stipulato anche un altro importante trattato in materia energetica, con cui l’impresa statale russa Rosatom si è impegnata a collaborare e finanziare il progetto di costruzione della quarta centrale nucleare argentina. Interessante inoltre notare come, nel 2013, durante una importante visita del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov siano stati stipulati ben 21 accordi bilaterali; decisamente molti rispetto a quelli stipulati nello stesso anni con la Spagna (10) e con gli Stati Uniti (7). Nel dicembre 2011 sono stati consegnati i due elicotteri da trasporto Mi-171, ed altri due sono stati ordinati, usufruendo di un credito da parte delle autorità russe. «L’argentina non è solamente un paese amico, ma anche un alleato strategico in America latina.» Sono le parole di Víctor Koronelli, ambasciatore russo a Buenos Aires, che ha citato, in una recente intervista al quotidiano La Nación, i recenti progetti e investimenti con cui la Russia si rende oggi protagonista in territorio argentino: Mosca collabora con Pechino e Brasilia alla costruzione di una centrale idroelettrica a Neuquén, coopera nel settore dell’energia nucleare, è interessata alla Campagna antartica argentina del 2013-2014, nella quale saranno utilizzati i due elicotteri russi recentemente acquistati.

Ma non è solo il mero dato economico a spingerci a parlare di un’intesa russo-argentina. Nell’ambito della crisi crimeana, Cristina Kirchner ha assunto una posizione recisa, condannando le ingerenze occidentali nei confronti di una regione da sempre appartenuta alla Russia. La Kirchner ha inoltre collegato la crisi al tema molto caro della sovranità delle Falkland/Malvinas, puntando il dito contro il doppio standard applicato dai governi occidentali che, se da un lato non hanno riconosciuto il referendum in Crimea, dall’altro hanno ritenuto perfettamente valido quello votato in un arcipelago distante 14000 chilometri dalle coste britanniche. Sullo stesso tema la Federazione russa, come membro del del Comitato speciale per la decolonizzazione, ha sempre sostenuto una risoluzione rapida della questione della sovranità sull’arcipelago, condannando qualsiasi tentativo di militarizzazione della zona e invocando il rispetto del Trattato di Tlatelolco del 1967 che vieta il possesso e l’utilizzo di armi nucleari in America latina. Dello stesso parere sono il governo brasiliano e quello cinese – e quindi può decadere anche il mito sul presunto isolamento internazionale dell’Argentina sulla questione Falkland/Malvinas – che sostengono nettamente la causa argentina e la sua sovranità sull’arcipelago. L’attività di ricerca di una più ampia unità di vedute tra i due governi sembra in continuo fermento. Questo stesso mese, il 4 aprile, il governo argentino ha dato l’incarico di nuovo ambasciatore in Russia a Paolo Anselmo Tettamanti, commentando la nomina sottolineando l’intensità con cui si svolgono ultimamente i rapporti bilaterali con Mosca.

Quali sono le prospettive di questa amicizia tra il popolo russo e il popolo argentino? Possiamo certamente aspettarci nel lungo periodo un aumento della cooperazione, già avviata in campo economico e energetico ma più sommessa in ambito militare e strategico. La Russia ha bisogno dell’Argentina, così come di una America latina stabile e che non lasci spazio alle ingerenze nordatlantiche. Non sono quindi rassicuranti, in questo senso, le proteste che in questi giorni stanno agitando le strade di Buenos Aires; non è improbabile che le manifestazioni possano venire strumentalizzate e deviate verso un altro binario, quello delle “rivoluzioni colorate” che stanno dilagando già in Venezuela. Mosca e Buenos Aires sono dunque naturali alleate, oggi più che mai. I due paesi sono collegati da una lunga storia di ingerenze occidentali, di minacce politiche e dunque militari. Se Putin ha indiscutibilmente ripreso in mano l’eredità imperiale e sovietica nella politica di potenza della Russia moderna, Cristina Kirchner non ha certo dimenticato i temi fondamentali che hanno visto in prima linea anche i suoi predecessori; le Malvinas, l’indipendenza, lo sviluppo sociale e la lotta all’anarchia economica e agli interessi dei grandi gruppi capitalistici. Sono queste le battaglie dell’Argentina intesa come comunità storica e a cui il suo popolo non può rinunciare.

Enrico Trotta

Tratto da Millenium.org

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