"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

INTERVISTA DI OUDAY RAMADAN RILASCIATA ALLA TV RUSSA RT

Siriano, figlio di un importante intellettuale alawita (Hassan Ali Ramadan, nda), Ouday Ramadan vive da anni in Italia dove è stato per due mandati consigliere comunale di Cascina . Il dr. Ouday è intervenuto a diversi convegni sulla Siria ed ha partecipato a manifestazioni in appoggio del Governo di Bashar al-Assad ed è stato spesso interpellato come opinionista in merito alla guerra civile che da cinque anni infiamma la Siria.
In altre precedenti dichiarazioni Ouday ha sempre specificato : “Non sono membro del governo, né ho contatti con Assad”, per sottolineare la sua posizione di cittadino siriano indipendente ed appassionato alle vicende del suo paese.

Segue il testo della significativa intervista rilasciata da Ouday all’emittente TV Russa RT :

Giornalista: Sig. Ramadan, “risolvere i problemi dell’integralismo è la condizione essenziale e prioritaria, per dare una soluzione definitiva alla crisi siriana”.
Questo è quanto ha affermato il Presidente Putin dopo l’incontro con il Presidente austriaco.
Quali saranno le reazioni delle Capitali Occidentali dopo queste parole pronunciate dal Presidente Putin?

Ouday Ramadan   : Sig.ra mia, se mi permette prima di risponderLe di esprimere la mia replica al sedicente opinionista turco, che dopo la mia intervista precedente rilasciata al Suo collega, mi ha accusato di avere depredato da cinquant’anni il popolo siriano, insieme al Regime di Assad.
Bene, per dovere di cronaca, io ho lasciato la Siria da più di trentacinque anni, e non ho mai occupato alcuna carica politica o amministrativa in Siria, e non ho alcun rapporto istituzionale con il Regime di Assad o altri.

Giornalista: Sig. Ramdan, questo però non è il tema di oggi.
O.R.: lo so perfettamente, ma mi era doveroso replicare.
Tornando alla Sua domanda, certamente l’Austria si è molto distinta rispetto alla Comunità Europea, nel relazionarsi con la crisi siriana.
E’ stata forse l’unico Paese della CE a non interrompere i rapporti diplomatici con la Repubblica Araba Siriana, tenendo ancora aperta a Vienna l’Ambasciata Siriana. E questa cosa è molto positiva.
Inoltre, L’Austria ha giocato un ruolo positivo per risolvere la crisi siriana, si è distinta con grande equità rispetto ad altri Stati Europei. La visita oggi del Presidente austriaco al Presidente Russo avrà conseguenze positive su tutti i livelli politici, economici e sociali. L’Europa oggi avverte che la lontananza dalla Russia nella crisi siriana porterà solo problemi e disastri, e questo lo vediamo chiaro e lampante negli attacchi terroristici accaduti nel cuore dell’Europa.

Giornalista: si è vero, appare chiaro da questi avvenimenti, e molti politici europei considerano che la sorgente di questi attacchi è proveniente dalla Siria.
Come potrà l’Europa annientare questo fenomeno terroristico proveniente dalla Siria?

O.R.: l’Europa per arginare questo fenomeno terroristico, per prima cosa dovrà collaborare con la Federazione Russa, impegnata seriamente per addivenire ad una soluzione politica della crisi siriana;
per seconda cosa l’Europa è chiamata a riaprire tutte le sedi diplomatiche nella Repubblica Araba Siriana, dialogando con la dirigenza siriana.
L’Europa dovrà comprendere che si trova di fronte ad un incendio wahabita feroce, che potrà bruciare non solo le sue sterpaglie, ma anche i suoi alberi fiorenti.
Questa ondata di terrorismo fa leva sul sentimento di rabbia, che nutrono i musulmani in generale e gli arabi in particolare nei confronti degli europei, per la loro storia di colonizzatori e occupanti dei paesi islamici.
Ti sembrerà strano e paradossale, che il fanatismo radicale e l’integralismo presente all’interno di ambienti islamici residenti in Europa sia di gran lunga superiore a quello presente negli stati arabi ed islamici.

Giornalista: Ok. Ma perché la Comunità Europea, visto questo fenomeno che attraversa i continenti, non ha coordinato le azioni, contro il terrorismo, con la Russia?

O.R. : Sig.ra mia, sai benissimo che la stragrande maggioranza degli Stati Europei non sono altro che dei segugi politici degli Usa.
Quando il ruolo degli Usa, nella crisi siriana, ha iniziato il suo tramonto, tutto questo grazie all’ingresso della Russia sul campo di battaglia, con forza e fervore, e con una precisione chirurgica lampante nelle sue azioni, ha costretto l’Europa a rivedere le sue posizioni.
Ci avevano abituato a chiamare i terroristi in Siria, come dei rivoluzionari.
Dal 2011 fino a poco tempo fa venivano chiamati rivoluzionari.
Oggi ammettono che la stragrande maggioranza di costoro sono dei terroristi.
Hanno fatto un passo da gigante nel riconoscerli!

Giornalista: ci sono elementi nuovi nel cooperare per quanto riguarda i profughi?

O.R.: questo è un grosso problema, come ben sai, la CE ha strapagato l’ottomano Erdogan, per arginare il fenomeno dei cosiddetti profughi. All’inizio, ai profughi, hanno promesso mari e monti, gli avevano promesso persino il Paradiso in terra.
Quando la Germania ha colmato il suo far bisogno di tecnici e di manodopera siriana specializzata, si può dire che abbia chiuso i battenti.
Il resto dell’Europa ha avvertito la sua incapacità di fare fronte a queste ondate immigratorie, incapacità dovuta ad una crisi economica che attraversa tutta l’Europa. Qualcuno mi potrà spiegare, come farà l’Italia, a garantire,a questi profughi, una vita dignitosa, dal momento che in Italia ben sei milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà?
Non dimentichiamo che la stragrande maggioranza del popolo italiano , di questi tempi, non riesce a sbarcare il lunario.     (Tratto da RT.com  )

A proposito delle ultime  notizie circolate sulla Siria:

Gli alawiti abbandonano Assad: la menzogna che piace a Israele

Intervista di Alberto Palladino per Il Primato Nazionale

Pochi giorni fa sulle colonne del Telegraph e successivamente da quelle dei principali quotidiani italiani, Repubblica in primis, era apparsa la notizia che la comunità siriana degli Alawiti era pronta a prendere le distanze dal presidente Bashar al-Assad e addirittura si prodigava a far sottoscrivere un memorandum di riforme condivise per “partecipare alle trattative di pace in corso a Ginevra“.

La notizia aveva trovato vasta eco nei media sopratutto per la portata dirompente di un simile gesto che vedrebbe questa importante minoranza siriana allontanarsi dal presidente Assad che pure è membro della stessa e che in passato, era stato accusato di tutelare solo gli interessi di quella comunità. Insomma secondo Telegraph e Repubblica serbava d’essere passati da un Assad che governa con un manipolo di fedelissimi appoggiato da un cerchio magico etnicamente uniforme a un Assad isolato anche dalla sua comunità. Per fare luce sulla vicenda abbiamo chiesto l’aiuto del dottor Ali Hasan Ramadan, guida spirituale alawita e membro dell’Alta Commissione per gli Affari religiosi siriana.

P.N.: In relazione alla notizia apparsa su alcune testate internazionali, come il Telegraph, che vorrebbero i leader della comunità degli alawiti di Siria in rotta con il presidente Assad, può esprimere una sua opinione lei che riveste forse il ruolo più prestigioso all’interno appunto degli alawiti?

Dott. Ramadan: Questa notizia apparsa sul Telegraph è a dir poco falsa e tendenziosa, possiamo ammettere che nelle comunità alawite ci siano, per la verità pochissimi, elementi in dissenso con il presidente Assad ma ci chiediamo come mai questi pochi soggetti trovino sempre abbondante spazio mediatico su network d’informazione come Al Jazeera ed altri legati ai soldi degli emiri del golfo. Gli alawiti saranno sempre con Assad, La comunità alawita è stata da sempre perseguitata e addirittura colpita da una fatwa (anatema lanciato da un imam, quasi come una scomunica cristiana) che prometteva il paradiso a chi uccideva gli alawiti considerati miscredenti ed eretici nell’Islam. Vorrei ricordare che il primo martire di questo attacco terroristico in Siria fu proprio un fruttivendolo alawita che a Baniyas venne linciato da una folla di estremisti pro Isis, solo perché alawita.

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