"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Iniziano a manifestarsi i primi “pentiti” della dittatura finanziaria ?

Stefano fassina

di Luciano Lago

Al risveglio dal torpore causato dalla festa del Santo Natale, gli italiani si trovano con il nuovo “pacchetto neo liberista” sul lavoro approvato in fretta prima delle feste dal governo Renzi. Un “pacchetto” voluto ed imposto sotto dettatura del FMI e della Troika europea.

Che il “pacchetto” di Renzi, denominato “Job Acct”, avrebbe istituzionalizzato la precarietà ed abolito le vecchie tutele sul lavoro esistenti, questo lo si sapeva, come anche si sapeva che Renzi opera sotto dettatura della Troika, sebbene lui cerchi di dissimularlo con cortine di fumo e di chiacchiere.

La sorpresa sta nel fatto che questa constatazione viene fatta non dai “biechi populisti” della Lega o dal 5 Stelle, ma da uno degli esponenti di punta del PD: Stefano Fassina.
Dichiara Stefano Fassina sul Jobs Act di Renzi: “…..con questa riforma il premier segue i dettati della Troika” e prosegue l’attività di Monti e Letta di “svalutazione del lavoro”. “Il vero valore aggiunto della Legge Delega e dei Decreti sta nella attribuzione di completa libertà di licenziamento alle imprese – ironizza -. Infatti nessuno rischia la strada del ‘disciplinare’ quando ‘l’economico’ è senza reintegro”.


“Purtroppo, i primi due decreti attuativi della Delega Lavoro confermano l’obiettivo vero dell’intervento: ulteriore svalutazione del lavoro, data l’impossibilità di svalutare la moneta, per puntare illusoriamente a crescere via export. Insomma, un’altra tappa del mercantilismo liberista raccomandato dalla Troika”, ribadisce Fassina sul blog dell’Huffington Post. “Non è una rivoluzione copernicana. E’ una rivoluzione conservatrice, un cambiamento regressivo”, attacca. (…………..)
Poi Fassina torna a parlare sui licenziamenti e ribadisce: “Anche quando un giudice rilevasse l’insussistenza di ragioni economiche per il licenziamento, si perde il diritto al reintegro e si ricevono due mensilità per anno di occupazione. La celebrata concessione sul reintegro per i licenziamenti disciplinari si rivela un guscio vuoto, nessuna impresa rischia la strada del disciplinare quando l’economico è senza rischio di reintegro”.
“Il governo Renzi sul lavoro segue l’agenda della Troika, dei conservatori e dei liberisti europei: si indebolisce ancor di più la capacità negoziale e, conseguentemente, la retribuzione del lavoro subordinato. E’ una strada iniqua e recessiva che, nel quadro di una Legge di Stabilità restrittiva, consolida uno scenario di stagnazione, disoccupazione e debito pubblico insostenibile”, conclude Fassina, aggiungendo: “Proposito per il nuovo anno: intensifichiamo l’impegno, anche attraverso la partecipazione diretta dei cittadini, per correggere la rotta, per una politica economica di sviluppo, rivalutazione del lavoro e della dignità della persona che lavora”. Fonte: tgcom24

Bene, con queste dichiarazioni ci sembra possibile arruolare Stefano Fassina fra i “pentiti” del partito della grande finanza neo liberista, il PD. Come tutti i pentiti, se collaborerà con la Giustizia, gli potremo assicurare forti sconti di pena quando tutti gli esponenti del PD e associati, quelli che hanno disastrato questo paese e lo hanno privato di ogni sovranità, consegnandolo ai poteri esterni delle grandi centrali finanziarie, saranno portati davanti ad un Tribunale del Popolo a rispondere dei loro crimini. Quel giorno verrà e non è neppure tanto lontano.

Noi da parecchi anni sosteniamo la stessa tesi: che l’euro ha portato l’Italia in una camicia di forza ove non è possibile adeguare il trend della nostra economia alle economie forti (Germania) mediante lo strumento della svalutazione, quello che si faceva prima con la lira e che hanno fatto ultimamente paesi come Gran Bretagna, Giappone e, da ultimo anche la Svizzera. Di conseguenza era inevitabile che si procedesse ad una svalutazione dei salari e stipendi nel tentativo di allinearsi alle economie trainanti.

Sostenevamo e sosteniamo anche che uno Stato privato della sovranità monetaria (senza una propria moneta e senza una Banca di Stato ) è costretto a prendere a prestito una moneta estera (l’euro) dal cartello bancario a cui paga gli interessi, si deve forzatamente avvitare nel debito e finisce per sopperire alle sue necessità di cassa aumentando a dismisura le imposte su famiglie ed imprese fino a strozzare il sistema economico, ad impoverire la classe media (quella dell’alta borghesia ha già trasferito i suoi capitali all’estero), a far chiudere migliaia di imprese strette tra alte imposte, crisi, mancanza di credito, moneta troppo forte per l’export, burocrazia, ecc., creando miseria, disoccupazione ed emigrazione.  Un tipo di politica economica neo liberista che favorisce soltanto i grandi gruppi finanziari e le grandi multinazionali che hanno campo libero per poter operare nel paese contando su una mano d’opera a basso costo e privata di ogni tutela sostanziale (grazie al Jobs Act).

Scrivevamo e tuttora sosteniamo anche che i provvedimenti del governo agiscono soltanto dal lato dell’offerta e non da quello sostanziale della domanda che ristagna per mancanza di investimenti ed affossamento dell’economia dovuto all’alto carico delle imposte.
Avevamo previsto (noi come i vari economisti indipendenti, Bagnai, Antonio M.Rinaldi, Jacques Sapir, Borghi, P.Savona, ecc.) esattamente quello che è accaduto in questi ultimi anni con l’avvento dei governi fiduciari della Troika: Monti prima, Letta dopo e Renzi adesso. Avevamo l’esempio evidente della Grecia di quanto siano errate le ricette imposte dalla Troika ed avevamo esempi lontani ma calzanti come quello dell’Argentina, che fanno testo dei disastri che possono provocare le politiche neoliberiste.

La situazione naturalmente si è fortemente aggravata allo stato attuale con l’aumento del debito pubblico arrivato al 138% circa del PIL, riduzione delle entrate fiscali, contrazione del PIL e della produzione industriale da cui sono già sparite oltre il 25% delle aziende manifatturiere che costituivano la ricchezza di questo paese.

Ci fa piacere che inizino tardivamente a manifestarsi dei “pentiti” tra le fila dei sostenitori ad oltranza dell’euro ma la situazione non cambia se l’opinione pubblica non esce dal torpore e non prenderà coscienza del disastro in cui ci stanno portando i nostri governanti “marionette” pilotate dalla Troika di Bruxelles e Francoforte.

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  1. Werner 2 anni fa

    Ho paura che con questo Jobs Act, l’immigrazione selvaggia afro-islamica sarà più consistente di prima. É chiaro che questo provvedimento che schiavizzerà il lavoratore e lo priverà dei più elementari diritti, farà sì che le multinazionali (i famosi investimenti stranieri di cui il fiorentino parla) per poter operare, cercheranno solo manodopera a basso costo e senza tutele, e poiché questo certamente determinerà maggiore disoccupazione tra gli italiani, che rifiuteranno queste condizioni e preferiranno emigrare altrove, questo attirerà inevitabilmente un massiccio ricorso da parte loro di manodopera extracomunitaria low-cost proveniente in massima parte dall’Africa, e il processo di snazionalizzazione della nostra Patria é servito.

    La svalutazione del lavoro che Fassina denuncerebbe (almeno che non recita una parte e in realtà é d’accordo), é funzionale per la costituzione del Nuovo Ordine Mondiale, una conseguenza della globalizzazione, che consiste principalmente nell’omologazione delle condizioni di lavoro nel mondo, ma al ribasso non al miglioramento sul piano qualitativo e salariale.

    Non c’è che dire, il mondo invece di progredire, regredisce.

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