"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

In Francia crolla la fiducia dei lavoratori nell’euro

Proteste in Francia

Kevin O’Rourke su Irish Economy commenta le notizie che arrivano dai sondaggi e dai giornali sul clima anti-euro che si respira in Francia: non sono le minuscole variazione dello zero virgola a indicare la direzione, ma è il movimento lento delle grandi variabili quello che fa la storia (e il fallimento arriva graduale, ma poi precipita).

di Kevin O’Rourke

L’area dell’euro sembra attraversare acque più tranquille. Ma nessuno dei suoi problemi è risolto: l’euro ha meno del 50% di possibilità di sopravvivere. E’ tempo di considerare il dopo-euro. Il messaggio può sembrare paradossale. La moneta unica sembrava salva. Dopo la peggiore crisi della sua giovane storia, gli indicatori ritornano positivi. Alla fine del 2013 l’attività è ripartita, più forte di quanto si pensasse. Il governo prende in prestito al 3,5 % in Spagna e in Italia, a un tasso quasi due volte più conveniente di due anni fa. L’euro si avvicina a 1,40 dollari, ai massimi dal 2011. Ma, in fondo, non si è risolto niente. L’area dell’euro rimane bloccata in un circolo vizioso. Il debito delle famiglie, delle imprese, degli Stati membri rimarrà troppo elevato nei prossimi anni, data la crescita che rimane troppo lenta perché possa essere facilmente ripagato, e l’inflazione troppo bassa perché possa erodere la montagna.

Bisogna quindi approfittare della tregua in corso per prepararsi agli eventi. La crescita troppo lenta risveglia i vecchi demoni. In Italia, in Austria, in Germania, in Finlandia, in Francia, dei partiti politici ovviamente molto diversi tra loro prosperano su un’idea comune: la vita sarebbe migliore senza l’euro – e non solo, anche senza la UE. Probabilmente otterranno un clamoroso successo alle elezioni europee di Giugno.

Secondo le previsioni degli esperti di Deutsche Bank, nel prossimo Parlamento europeo un deputato su sei, o uno su quattro, apparterrà al movimento anti-euro. […]”

Il che a sua volta mi ha condotto a questo sondaggio Ipsos, così commentato da Eurointelligence:

Il sondaggio Ipsos in Francia risulta abbastanza scioccante. Gli ultimi sondaggi di opinione suggeriscono che la Francia potrebbe essere l’avanguardia di una vera e propria insurrezione, con una completa perdita di fiducia nelle istituzioni nazionali ed europee. Il numero dei francesi favorevoli all’uscita dall’euro è aumentato di 5 punti percentuali dallo scorso anno, arrivando al 33%. Il 45% dei francesi ritiene che l’appartenenza della Francia alla UE sia una buona cosa, mentre il 40% la ritiene una cosa negativa. I tre quarti degli intervistati non hanno fiducia alcuni nell’Assemblea Nazionale e nel Senato. Tra i lavoratori, la maggioranza è a favore dell’uscita dall’euro. Un numero crescente di persone afferma di sentirsi rappresentato dal Front National.

Sono dei risultati che fanno riflettere, ma la scoperta che più mi ha colpito – dal momento che sto scrivendo di questo da anni ormai – è che la maggioranza degli elettori della classe operaia francese ora è favorevole a uscire dall’Euro. Infatti, solo il 34% dei lavoratori francesi ritiene che l’adesione all’UE sia una buona cosa.

Non è sorprendente come dei piccoli insignificanti segnali di breve periodo nei vari indicatori economici possano portare i potenti a supporre che tutto vada bene col progetto UEM ? Sono invece le variabili più lente – la disoccupazione di lunga durata, i cambiamenti graduali dell’opinione pubblica, e così via – che rappresentano la più importante minaccia alla sopravvivenza dell’euro.

Se alle elezioni europee la destra otterrà i risultati che ora ci si aspetta, questo presumibilmente sarà presentato dai media come uno “shock” per il sistema, ma non era forse già evidente dal 2010, al più tardi, che una cosa del genere era probabile che accadesse, date le politiche macroeconomiche dell’eurozona? E non era evidente, da anni, che l’UEM attualmente esistente sta danneggiando il più grande progetto europeo?

I leader politici europei dovrebbero ricordare la definizione data da Ernest Hemingway del fallimento.

Pubblicato da Carmenthesister

Fonte : Voci dall’estero

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  1. Piero61 3 anni fa

    salve
    non amo i francesi ma, ultimamente, mi stanno dando molte soddisfazioni morali e questa notizia ne aggiunge un’altra…so benissimo che l’uscita dall’euro e dalla UE porterebbe ad un periodo, forse ancora peggiore di questo ma, alla fine, saremo liberi, indipendenti, sovrani e migliori…speriamo
    saluti
    Piero e famiglia

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    1. Redazione 3 anni fa

      Personalmente ritengo che il cambiamento in Europa avverrà per opera della Francia, come altre volte avvenuto nella storia del continente. In questo paese si è diffusa ormai la consapevolezza della contrarietà del sistema euro agli interessi nazionali nella maggioranza della popolazione. Per chiarire quali possano essere le conseguenze nel breve e medio periodo dell’uscita dall’eurosistema, propongo la lettura un articolo scritto dal noto economista Jacques Sapir: http://scenarieconomici.it/le-domande-piu-frequenti-sulluscita-dalleuro-di-jacques-sapir/
      Ricambio i saluti
      Luciano Lago

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