"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Gli USA iniziano la “retromarcia” dall’appoggio in Siria alle milizie ribelli

nusra-extremists

L’Amministrazione USA rivede i suoi piani in Siria nella prospettiva di un prossimo collasso delle milizie  ribelli anti Assad ed in particolare del così detto “esercito libero di Siria”

Questo risulta da un dispaccio inviato dal Dipartimento di Stato USA, riservato ma  intercettato il 10 di  Giugno, nel quale si prevedeva una sconfitta delle forze dei miliziani ribelli in Siria. In questo messaggio si fa riferimento ad una informativa della CIA che aveva rilevato come le truppe dell’esercito nazionale siriano stavano recuperando terreno nelle zone già sottoposte al controllo dei miliziani ribelli.

Nonostante questa informativa, gli USA avevano provveduto a rassicurare  i propri alleati nel Medio Oriente (la monarchia saudita e le altre petro monarchie come Oman, Qatar e Kuwait) che le forze ribelli stavano guadagnando terreno nei combattimenti contro le truppe lealiste  del regime di Assad. Tuttavia la falsità di queste informazioni è risultata chiara al momento in cui le forze lealiste hanno riconquistato le posizioni abbandonate dai ribelli nel sud ovest e nella Siria centrale con gravi perdite subite dalle milizie ribelli.

Il New York Times ha segnalato lo scorso 23 di ottobre che i servizi di “intelligence”  USA avevano avvertito già all’inizio dell’anno di un prossimo collasso delle forze ribelli.  Le nuove previsioni che hanno fatto seguito, a distanza di circa un anno, alle affermazioni fatte dalla Casa Bianca circa la prossima caduta del regime di Assad, hanno dovuto constatare di fatto  che l’esercito nazionale siriano  ha stabilizzato la situazione su tutto il fronte e che la Russia e l’Iran  avevano rifornito l’esercito lealista con le armi  le munizioni di cui necessitava.

I servizi di “intelligence”  USA hanno inoltre rilevato che i gruppi affiliati ad A Quaeda, come “Al Nusra”,  hanno acquistato sempre maggiore peso all’interno  della coalizione ribelle e sono divenuti il gruppo dominante.  Secondo una informativa pubblicata dal “Los Angeles Times” questo mese, i servizi americani iniziano ad essere preoccupati che i gruppi integralisti possano creare una propria base santuario nel nord della Siria analogamente a quanto avvenuto nel nordest del  Pakistan o in Somalia.

Un responsabile dei servizi di “intelligence”, a condizione di mantenere l’anonimato, ha dichiarato a Los Angeles Times che i miliziani integralisti che operano in Siria potrebbero costituire una fonte di  pericolo molto seria per i paesi occidentali, vista l’estrema vicinanza della Siria alle zone di interesse strategico degli USA, la facilità di viaggiare in Europa da quel paese e la disponibilità per i miliziani  integralisti di poter disporre un arsenale di armi avanzate (le stesse fornite dagli USA e dall’Arabia Saudita).  Gli stessi servizi segnalano la debolezza dei gruppi moderati dei ribelli e la loro incapacità di frenare l’ascesa dei gruppi estremisti fra i più  integralisti e fanatici e la loro crescente forza nella coalizione delle milizie ribelli.  Inoltre la maggior parte delle armi e dei rifornimenti forniti dagli USA e dai sauditi sono finiti tutti nelle mani del fronte “Al Nusra”  per mezzo delle proprie cellule e attraverso queste ripartiti fra le milizie integraliste.

Sembra che attualmente, per effetto di questa situazione, gli americani stiano riconsiderando la loro attitudine ed i piani di rinforzare ed armare i ribelli (meglio tardi che mai). Il New York Times sostiene che il Dipartimento di Stato USA stia dirigendo tutta la sua attenzione all’applicazione delle deliberazioni prese dal consiglio di sicurezza dell’ONU per lo smantellamento delle armi chimiche.

Nonostante questo continua in Giordania la missione iniziata dalla CIA dell’addestramento di milizie ribelli ai confini con la Siria ma fonti USA affermano che non ci siano piani per un loro utilizzo immediato sotto la guida del Pentagono. La casa Bianca sembra preoccuparsi in questo momento di non sabotare gli sforzi diplomatici per procedere allo smantellamento dell’arsenale chimico e di arrivare ad una prossima conferenza di pace a Ginevra, malgrado il fronte dei ribelli abbia manifestato il suo diniego a partecipare.

Commento:

Gli americani cambiano atteggiamento ma rimangono sul campo gli oltre centoventimila morti, le decine di migliaia di feriti e mutilati, i circa due milioni di profughi, le immani distruzioni e le sofferenze per la popolazione civile provocate in Siria dall’aggressione indotta dagli USA, dalla Francia e dal Regno Unito, con la complicità di Arabia Saudita e Turchia, per i propri obiettivi di egemonia sulla regione. Non sono riusciti a piegare il popolo e l’esercito siriano che hanno fornito una lezione al mondo di come una piccola nazione, orgogliosa e testarda, sia stato capace di difendere la sua sovranità e rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri.

Rimane l’infamia della campagna mediatica di falsità e menzogne condotta dai giornali e dalle TV dei paesi occidentali, in Italia ed in Francia in particolare, per sostenere che in Siria ci fosse una rivolta “popolare e democratica” contro il regime tirannico di al Assad. La verità presto o tardi viene a galla e le menzogne rimangono scritte e scolpite  per la vergogna di chi le ha sostenute.

http://www.nytimes.com/2013/10/23/world/middleeast/obamas-uncertain-path-amid-syria-bloodshed.html

http://www.latimes.com/world/la-fg-syria-islamists-20131008,0,5605017.story#axzz2iwgfMvdZ

http://www.almanar.com.lb/spanish/adetails.php?eid=43965&cid=23&fromval=1&frid=23&seccatid=67&s1=1

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